Pittura lingua viva 100. La pittura oggi secondo gli artisti

La rubrica dedicata alla pittura italiana contemporanea è sbalorditivamente giunta alla 100esima puntata. E quindi è tempo di tirare le somme.

Per celebrare il centesimo appuntamento con la rubrica dedicata alla pittura contemporanea in tutte le sue declinazioni e sfaccettature, una speciale raccolta di statement, nuovi o ripresi dalle precedenti interviste, per cercare di rispondere alle domande “Cosa significa fare pittura?” e “Perché fare pittura oggi?” attraverso una polifonia di voci e punti di vista di alcuni dei più interessanti artisti italiani incontrati fino a oggi su Artribune.

Damiano Gullì

1. MARTA SFORNI

Marta Sforni, Mirror Fenice III, 2017, olio su tela, 76 x 62 cm

È la lingua attraverso la quale mi esprimo. (Marta Sforni)

2. GIULIO FRIGO

Giulio Frigo, Yilin Topologica (monocromo ∞), 2020. Francesca Minini, Milano

Dipingere per me significa pensare per immagini. Produrre un dipinto significa lasciare una testimonianza di una sensibilità singolare, la traccia dell’impatto che l’esperienza del “mondo” può avere su un individuo. Qualcosa di irriducibile a qualsiasi stile di rappresentazione “statistico”. (Giulio Frigo)

3. ELISA FILOMENA

Elisa Filomena, Sylvia P., 2019, tecnica mista su carta, cm 50×40

La pittura è un mezzo espressivo atavico, parte inscindibile della natura umana, che trascende e supera il tempo. La domanda la virerei su cosa significa essere artisti oggi. E la risposta è che se sei un artista non puoi fare a meno, con tutte le tue forze, di onorare il compito che hai sulle spalle. Si può facilmente comprendere come sia importante in questa società dare il giusto peso agli artisti. (Elisa Filomena)

4. LORENZO DI LUCIDO

Lorenzo Di Lucido, Tessitura fertile, 2018, olio su tela, 20×30 cm

Io non penso molto a oggi, non penso molto alla cronaca quotidiana e credo che fare pittura oggi sia come è sempre stato. Per me disegno, pittura, scultura sono arte oggi come ieri ed è questo l’unico vero discrimine possibile. Cosa sia o cosa non sia arte, e anche qualora sia anche questo un discorso insulso e vuoto, il che è probabile, lo trovo comunque più interessante e accattivante di qualunque disanima sul perché ancora si dipinga o si sia tornati a dipingere. (Lorenzo Di Lucido)

5. DAVIDE SERPETTI

Davide Serpetti, Two Carp One Frog #2, 2018

Più che fare pittura oggi, preferisco parlare del “fare arte”. Il pittore è un artista come tutti gli altri, purtroppo in Italia abbiamo bisogno di fare mostre di pittura chiamandole PITTURA o di unire le forze per avere più visibilità perché ci rivolgiamo a un pubblico bigotto che aspetta di venire investito dall’ennesima moda esterofila per poi (in ritardo) farsela piacere. Fare arte oggi significa avere presente ciò che accade fuori dal tuo studio e volercisi sporcare. Più l’artista si dà al suo pubblico e più il pubblico può comprendere la poetica dell’artista. Il fine ultimo di fare arte è quello di lasciare qualcosa agli altri. A volte questo semplice concetto passa in secondo piano. (Davide Serpetti)

6. MICHELE BUBACCO

Michele Bubacco, Young musician plays his trumpet sitting on a chair, 2018, oil and print on wood, 173,5×130 cm. Photo Anna Lott Donadel

Registrare, avendo a che fare con l’elettricità, la propria. (Michele Bubacco)

7. ENRICO TEALDI

Enrico Tealdi, Volto, 2015, tecnica mista su carta incollata su tela, cm 20×20

Fare pittura è qualcosa che hai dentro di te. Non la si fa per denaro, gloria e riconoscimento. Anche se queste cose quando arrivano, aiutano tanto un artista che ha bisogno di stima e di sostegno da parte di galleristi, collezionisti e degli artisti stessi. Io mi sento molto semplice, per me dipingere è come l’amore, quello vero. Quando l’hai trovato, non puoi pensare ad altro, anche mentre fai le cose più semplici. Io penso che chi fa e continua a fare la pittura, anche se non è sempre capito, valorizzato, curato o sostenuto, lo fa perché è il suo modo di esistere e di poter amare. (Enrico Tealdi)

8. GIUSEPPE ADAMO

Giuseppe Adamo, The Morning After Your Death, 2018, acrilico su tela, 50×40 cm

La pittura è, in un certo senso, una necessità biologica dell’essere umano. Impariamo a tracciare dei segni su un foglio prima che a parlare o mangiare in autonomia. Credo sia una pratica che per le sue specifiche caratteristiche sia impossibile da sostituire con altri linguaggi. È al tempo stesso dentro e fuori la Storia e forse per questo è sempre stata in grado di assorbire e ricostruire l’estetica del proprio tempo. (Giuseppe Adamo)

9. ETTORE PINELLI

Ettore Pinelli, I met my own worst enemy by chance (1), 2019, olio su tela, 30×24 cm. Courtesy White Garage Gallery. Photo credits Daniele Cascone

Non so se riuscirei ad attribuire un significato specifico al fare pittura oggi. Oggi, come sempre, per chi la pratica vuol dire misurarsi con qualcosa per cui si è destinati e che è imprescindibile dalla propria vita. (Ettore Pinelli)

10. STANISLAO DI GIUGNO

Stanislao Di Giugno, Wien sensation #8, 2015, acrylic and plaster on canvas, 120×90 cm

È, prima di tutto, una grande sfida perché la pittura nasce con l’uomo. È poi un atto di sincerità e coraggio mettersi di fronte al vuoto e creare un’immagine in un mondo di schermi e immagini che si susseguono senza tregua a folle velocità. Vuol dire riappropriarsi di un tempo diverso, meditativo-contemplativo. Quindi vuol dire anche proporre qualcosa di diverso dalla quotidianità. (Stanislao Di Giugno)

11. ANDREA BARZAGHI

Andrea Barzaghi, Spettatori, 2017, acrilico su carta, 42×118,9 cm

Quello che secondo me ha sempre significato: cercare qualcosa. (Andrea Barzaghi)

12. FRANCESCO DE GRANDI

Francesco De Grandi, Come Creatura, 2018, olio su tela

Credo ci sia una posizione esistenziale, politica e spirituale nel fare pittura. È un sottrarre spazio al tempo coercitivo e alienante del Capitalismo avanzato, ridando alle persone umanità e ritmo sincrono alla propria natura. È cercarsi nel profondo, denudarsi e condividere questa nudità. È un modo per sottrarsi al materialismo cinico e distruttore del potere e del pensiero tossico che oggi sta proliferando in ogni angolo del mondo. Ogni secondo che un pittore sottrae a quella bestia orrenda che è la devastazione culturale cui stiamo assistendo recandosi in studio a dipingere un quadro, è un centimetro guadagnato, un punto a favore dell’essere umano. (Francesco De Grandi)

13. ENNE BOI

Enne Boi, The Painter’s Position, 2015, olio e pittura spray su tela, 70×100 cm

Perché la pittura è un linguaggio fuori dal tempo, c’è sempre stata e sempre ci sarà, a prescindere da qualsiasi direzione o tendenza prenda l’arte contemporanea occidentalizzata. (Enne Boi)

14. AMEDEO POLAZZO

Amedeo Polazzo. Untitled. UCLA Thesis Show, New Wight Gallery, Broad Art Center, Los Angeles 2019

Non saprei, ma me la rido al pensiero che faccio tutto con una scatoletta di gessetti e un po’ d’acqua! Questo ha un qualcosa di molto rassicurante. (Amedeo Polazzo)

15. ALESSANDRO GIANNÌ

Alessandro Giannì, Untitled, 2018, olio su tela, 150×100 cm

Essere assimilato da un agglomerato di cose con cui non hai nulla a che fare. (Alessandro Giannì)

16. ELENA RICCI

Elena Ricci, Who by fire, 2019, olio su tela, cm 92×110 © Elena Ricci. Courtesy Viasaterna

Significa usare una tecnica antica per creare qualcosa di nuovo, ed esattamente come è possibile comporre nuove canzoni usando le stesse note che aveva a disposizione Bach si possono vedere ancora oggi cose sorprendenti in pittura. (Elena Ricci)

17. MARTA RAVASI

Marta Ravasi, Untitled, Mussle, 2016, olio su tela, 35 x 47 cm. Photo Roberto Marossi

Farla bene significa non approfittarne, ma farla e basta. (Marta Ravasi)

18. MADDALENA TESSER

Maddalena Tesser, Noise, 2020. Courtesy of the artist & A plus A

Essere un po’ funamboli. (Maddalena Tesser)

19. LUIGI PRESICCE

Luigi Presicce, La sepoltura di Adamo, 2012, performance per un gabbiano morto, litoranea Porto Cesareo. Photo Francesco G. Raganato

Oggi è facile. Quando ho iniziato io quasi ti sputavano se dicevi di essere un pittore. C’era un senso di disgusto nei confronti della pittura che per fortuna è mutato e chiunque può esercitare questa pratica con serenità. Certo si vendono molti meno quadri e qualcuno non ne ha mai venduto ancora uno, ma almeno il linguaggio si è liberato dai pregiudizi e non ci si vergogna più a dichiararsi pittori. Sul significato invece di fare pittura oggi posso dire solo che se c’è un significato non va neanche cercato, quando si fanno cose belle è inutile farsi tante pippe. La pittura si basta da sé e basta a chi la fa. (Luigi Presicce)

20. ALESSANDRO SARRA

Alessandro Sarra, Senza titolo, 2017, olio e graffio su tela, cm 58×47

Esattamente quello che ha sempre significato. Il pittore dipinge dei quadri e li vende, poi ne dipinge altri. (Alessandro Sarra)

21. GABRIELE PICCO

Gabriele Picco – New York era piena di zigomi (Postmedia Books, Milano 2021)

La sola idea che un essere umano voglia dire qualcosa con dei colori stesi su una tela per me è qualcosa di sensazionale, anche oggi. (Gabriele Picco)

22. ANGELO MOSCA

Angelo Mosca, Piano teorico-critico su cui poggia la pittura, 2008, olio su tela su legno

Dopo 100 interviste sarei curioso di avere da te una risposta a questa domanda, dico sul serio, ma magari ne parliamo la prima volta, spero presto, che ci ri-incontreremo. Saresti più distaccato e sicuramente più lucido. Però, c’è un però e, a questo punto, rilancio. Finché si è in ballo conviene ballare che poi la sostanza diventa quella: non è tanto cos’è la pittura ma chi sono i pittori bravi, quelli mediocri e quelli pessimi e perché. Forse passando da lì riusciremmo anche a rispondere con maggiore chiarezza alla tua domanda. (Angelo Mosca)

23. GIANLUCA CONCIALDI

Gianluca Concialdi, Pollo fantasma, 2018. Photo Marco Davolio


(Gianluca Concialdi)

24. MICHELE TOCCA

Michele Tocca, Belvedere 4, 2018, olio su tela, 45×19 cm. Photo Sebastiano Luciano

Perché non mi viene in mente nulla che faccia la stessa cosa. Già il fatto che la pittura esista rimane un mistero. (Michele Tocca)

25. LORENZA BOISI

Lorenza Boisi, Autumn Night, 2020, olio su tela, 120×160 cm

Fare pittura oggi… Soprattutto perché la si vuole fare. (Lorenza Boisi)

26. FULVIA MENDINI

Fulvia Mendini, Orchidea della foresta, 2016

Per me la pittura è il respiro del colore. L’anima dell’uomo. La mano dell’animale. Il cuore della tecnica. La mente della passione. La pancia della natura. La solitudine dell’esistenza. La voce della poesia. (Fulvia Mendini)

27. VALENTINA D’AMARO

Valentina D’Amaro, Untitled dalla serie Viridis, 2018, olio su tela, 50×60 cm

Perché la pittura ferma il tempo. Risuona, apre un varco e ti conduce oltre. (Valentina D’Amaro)

28. ANGELO SARLETI

Angelo Sarleti, Veduta aeree di un organigramma, 2017

Essenzialmente per un’empatia verso un linguaggio piuttosto che un altro. Ma è pur vero che, essendo rimasto uno dei pochi (se non l’unico) prevalentemente analogico, ha il pregio di essere ancora capace di registrare le impercettibili sfumature dell’animo umano, attraverso l’esperienza della pratica. (Angelo Sarleti)

29. ANDREA KVAS

Andrea Kvas, Senza Titolo, 2020, tecnica mista su cotone grezzo, 128x132x3 cm

Perché ne ho bisogno. (Andrea Kvas)

30. GIULIANA ROSSO

Giuliana Rosso, Libellula, 2018

Perché una parte importante del linguaggio umano riguarda l’esperienza diretta dello sguardo e le sensazioni che non possono essere restituite in un altro modo. A questo livello, anche se sono in atto grandi cambiamenti,  la pittura ha sempre molto da poter offrire, nel rimandare all’incontro tra la superficie, il materiale e lo sguardo nascosto. (Giuliana Rosso)

31. MARTA MANCINI

Marta Mancini, Senza titolo, 2018. Courtesy Matèria e l’artista. Photo Sebastiano Luciano

Perché la pittura non è oggi. Semmai è una catena… (Marta Mancini)

32. FRANCESCO LAURETTA

Francesco Lauretta, Le gratitudini, 2020, olio su tela, 110×183 cm

Paint is always the Future. (Francesco Lauretta)

33. GIANLUCA DI PASQUALE

Gianluca Di Pasquale, Tuta rossa, 2017

E se domani nessuno più dipingesse? (Gianluca Di Pasquale)

34. VERA PORTATADINO

Vera Portatadino, Time, 2017, olio su tavola, 30×24 cm. Photo Cosimo Filippini

Vorrei rispondere solamente: perché non farlo? Davvero abbiamo ancora bisogno di porre questa domanda? E perché porla sulla pittura piuttosto che sulla performance? Crediamo ancora al progresso tecnologico dell’arte, alla sua strumentalizzazione, alla tediosa bugia della pittura borghese quando non c’è niente di più democratico e universale del colore e della materia spalmati su una superficie. Per me è un dibattito inutile. Se davvero vogliamo, di motivazioni potrei darne molte più di quante stiano in tre righe. Io dipingo, tu scrivi, egli legge. C’è chi usa il video, chi compone musica, chi opera in tre dimensioni. Io vivo il mondo attraverso la pittura. Tutti parliamo. Perché parlare oggi? Parliamo da millenni e millenni. Ci siamo detti tutto, eppure continueremo a farlo. (Vera Portatadino)

35. GUGLIELMO CASTELLI

Guglielmo Castelli, The organization of the feeling, 2019, tecnica mista su tela, 50×40 cm

Perché, per quanto mi riguarda, non so fare altro, perché la pittura si fa con la pittura. È un dono, una responsabilità, un dovere. (Guglielmo Castelli)

36. RICCARDO BARUZZI

Riccardo Baruzzi, Sette chili di quattro verdi, 2016, dettaglio

Dipingere se il Biru Biru è passato in sala parto è una cosa lecita, giusta e sacra, allo stesso tempo bisogna metterne in dubbio la sacralità. Il talento non basta, mai. Consiglierei però di fare questa domanda a un pittore. (Riccardo Baruzzi)

37. GIANNI POLITI

Gianni Politi, Norble Lord (Autunno), 2016. Courtesy of Galleria Lorcan O’Neill, Roma

Perché è importante. (Gianni Politi)

38. SOFIA SILVA

Sofia Silva, María Cayetana, 2017, olio e guazzo su tela, 70×50 cm

La pittura è una disciplina d’origine arcaica, al pari del canto e della danza. Chi si chiede “Perché la pittura?” mette in discussione la storia dell’umanità. Perché ascoltare? Perché parlare? Penso che si debba tornare a riflettere sul concetto di “intelligenza”, una parola in disuso ora che si apostrofa solo la “cultura”. Bisogna tornare a chiedersi, dinanzi a un’opera, se il pittore è intelligente. (Sofia Silva)

39. THOMAS BERRA

Thomas Berra, Untitled, 2018, acrilico su tela, cm 30×40. Courtesy UNA e l’artista. Photo credit Cosimo Filippini

Perché no? (Thomas Berra)

40. GIULIO SAVERIO ROSSI

Giulio Saverio Rossi, Performance per un albero morto che brucia dentro ad una stanza bianca affumicandone le pareti, 2020, matita, inchiostro e acquerello su carta, 29×21 cm. Courtesy Il Crepaccio Instagram Show curated by Caroline Corbetta

Si sceglie di fare arte o di non farla, ma non si può scegliere di fare pittura: è un modo di pensare e di tradurre il mondo. Se si pensa in pittura si dipinge, altrimenti no. (Giulio Saverio Rossi)

41. ALESSANDRO SCARABELLO

Alessandro Scarabello, Collodi(o), 2009, acrilici e olio su tela, 126×104 cm. Collezione privata

Dipingere è un istinto che lascia traccia attraverso le immagini, ed è essenziale come l’istinto di camminare. L’utilizzo di innumerevoli medium artistici è come l’utilizzo di innumerevoli mezzi di locomozione, nonostante tutto continuiamo a camminare. (Alessandro Scarabello)

42. MARCO BONGIORNI

Marco Bongiorni, Untitled_teste nere, 2014 (particolare), tessuto, tavoli, libri, oli su tela, disegni, sculture, oggetti, dimensioni variabili. Photo credit © Michele Rossi

Da un lato per resistere. È una forma di resistenza. Dall’altro, per me importantissimo, per restituire dignità ai pittori, per riappropriarsi dell’importanza che ha la pittura in un mondo in cui non le viene riconosciuta. Un pittore è ancora oggi una persona in grado di vedere delle cose in un modo che altri non vedono. Fare pittura oggi vuol dire avere la responsabilità e la voglia di rivendicare questo. (Marco Bongiorni)

43. PESCE KHETE

Pesce Khete, Untitled, 2018

Perché avere un supporto piano su cui riversare manualità e pensiero resta un’ottima formula, utile e molto funzionale. (Pesce Khete)

44. MANUELE CERUTTI

Manuele Cerutti, Studio per Liturgies (III), 2013, olio su tavola, 30,9×24 cm. Courtesy l’artista & Guido Costa Projects, Torino

Non so trovare una giustificazione valida “per la Società”. Penso invece che per molte vocazioni “originarie” l’esercizio della pittura rappresenti il campo di atterraggio più soddisfacente, e comunque più vicino ai loro dati interiori. (Manuele Cerutti)

45. JACOPO CASADEI

Jacopo Casadei, Amante blu, 2018, dettaglio, tecnica mista su tela, 70×60 cm

Per amore. Nel mio caso è difficile smettere. (Jacopo Casadei)

46. GIANLUCA CAPOZZI

Gianluca Capozzi, Untitled, 2018, acrilico su tela, 100×150 cm

La pittura è quasi una necessità, è bella mentre la fai, la guardi. Può essere realtà e astrazione nello stesso tempo, sconfinare nella scultura. Come un mandala ripercorre un percorso. (Gianluca Capozzi)

47. ALESSANDRA MANCINI

Alessandra Mancini, Untitled, 2008, olio su tela, 40×50 cm

Il fatto che gli artisti continuino deliberatamente a scegliere di fare pittura ignorando o anche giocando con le periodiche dichiarazioni di morte dimostra la sua continua attualità. (Alessandra Mancini)

48. RUDY CREMONINI

Rudy Cremonini, The red waiting, 2018, olio su lino, 80×70 cm

La pittura, come la cultura in genere, è strettamente legata alla sopravvivenza sia personale che della comunità. (Rudy Cremonini)

49. NAZZARENA POLI MARAMOTTI

Nazzarena Poli Maramotti, Un’altro dubbio, 2019, tecnica mista su carta, 42×30 cm. Courtesy Galleria Z2O, Roma. Photo © Masiar Pasquali

Sarebbe semplice rispondere: “Perché no?”. Ed effettivamente spontaneamente risponderei così. Forse la domanda può esser formulata anche così: “Perché non si è ancora smesso di fare pittura?”. Quello del mezzo espressivo è una scelta, alle volte cosciente, altre volte meno. Se la pittura è ancora nella rosa delle possibilità che l’umanità prende in considerazione quando si parla di arte, nonostante tutte le evoluzioni tecnologiche e le riflessioni sulla presunta morte della pittura, è segno evidente che essa ha caratteristiche specifiche che la rendono ancora irrinunciabile. Finché sopravvive, significa che non ha esaurito il suo potenziale, tant’è che siamo ancora qui a discuterne. (Nazzarena Poli Maramotti)

50. VINCENZO FERRARA

Vincenzo Ferrara, Senza titolo, 2019, olio su tela, 35×35 cm

Perché “i poeti sono i più arrischianti”, scrive Heidegger, quindi per gli stessi motivi di ieri e di domani. (Vincenzo Ferrara)

51. LUCA BERTOLO

Luca Bertolo, Striscione (Banner), 2018. Courtesy of Arcade, Londra

La pittura ha 20mila anni di storie. Il fare (fare qualsiasi cosa) è l’umana, compulsiva alternativa alla contemplazione del creato. Quanto all’oggi, non è già più. (Luca Bertolo)

52. ALICE VISENTIN

Alice Visentin, L’eremo, 2018, olio su tela, 130×150 cm

Cerco di creare dei collegamenti che forse prima di iniziare un quadro non conoscevo. Io voglio rimanere fedele alla vitalità, non voglio aspirare a forgiarmi una visione del mondo. Credo che, come dice Moravia, a livello della vitalità non ci sia ancora il mondo degli uomini e le sue convenzioni. Esso è sottinteso nella vitalità. Voglio sostituire il culto della vitalità alla visione del mondo perché voglio trarre ispirazione da tutte le persone che sento vive di fronte a me. (Alice Visentin)

53. THOMAS BRAIDA

Thomas Braida, Lontano dai cigni vicino ai salmoni, 2020, olio su tela, 216x170cm. Courtesy l’artista & Monitor, Roma-Lisbona-Pereto

È una necessità. In questi tempi bui. (Thomas Braida)

54. ANDREA CARPITA

Andrea Carpita, Some Things Last a Long Time, 2019

Rispondo con una domanda: “Perché l’uomo ha sempre dipinto?”. (Andrea Carpita)

55. VALERIO NICOLAI

Valerio Nicolai, Toilette, 2019, olio e acrilico su tela, 185×160 cm

Perché no? (Valerio Nicolai)

56. MAURIZIO BONGIOVANNI

Maurizio Bongiovanni, Your Own Saint, 2018, olio su tela, 50×70 cm

Perché è un atto rivoluzionario. Ci vuole molto coraggio. È da folli! Però è necessaria per vedere e capire la vita attraverso il filtro pittorico. E poi mi piace l’idea della pittura che, come una prostituta truccatissima, ti chiama, ti seduce. (Maurizio Bongiovanni)

57. MARTA SPAGNOLI

Marta Spagnoli, The Greetings (Vesuvio), 2019, 184,5×194,5 cm. Installation view at Bagni Misteriosi, Milano 2019

Ieri, oggi, domani, è un “fare” che seguirà passo passo l’uomo, a spasso nel tempo. (Marta Spagnoli)

58. CHRYSANTHOS CHRISTODOULOU

Chrysanthos Christodoulou, Untitled. Cagoule. Koukoula

Per tanti motivi. È un mondo infinito: la superficie bianca, la tela non finiranno mai. Ed è il mio amore. Non potrei abbandonarlo facilmente. (Chrysanthos Christodoulou)

59. FABIO MARULLO

Fabio Marullo, Untitled, 2019, acrilico su moquette, cm 300×200

Perché la pittura è come una “cura” che lenisce e che permette, se sei molto ricettivo, di emozionarti, di vivere di enthusiasmós per qualcosa di veramente profondo, a prescindere da quale sia il tuo ruolo. (Fabio Marullo)

60. OSCAR GIACONIA

Oscar Giaconia, Colon (The Monkfish Soliloquy), 2017. Collezione De Iorio

Non c’è risposta, la pittura genera solo domande e non mette al sicuro nessuno. Se lo sapessi non la praticherei. (Oscar Giaconia)

61. ANDREA MARTINUCCI

Andrea Martinucci, 17032018.jpeg, 2018, acrilico e grafite su tela, 100×160 cm. Courtesy AmC Collezione Coppola, Vicenza

Perché è un dono e una prigione. Io ho negato la pittura, e, nonostante l’avessi scansata, è tornata e continua a tornare. Fare pittura è una cosa che mi permette di vedere e di vedermi. Dipingo da sempre e mi rivedo quando vedo quelle prime opere. È più di uno specchio. Solo con la pittura riesco a fare questo. È una necessità. È una cosa fisica, sensoriale, mentale, ultra fisica. Sento sempre il bisogno di dipingere. (Andrea Martinucci)

62. VIOLA LEDDI

Viola Leddi, Mimic, 2017, olio su tela, 120×150 cm

Mi rendo conto che dipingere ha bisogno di un certo tipo di contemplazione e di attenzione che oggi è difficile far proprie, o cui non tutti gli artisti si sentono affini. Io stessa non credo di essere mai riuscita a instaurare un dialogo profondo con la materialità del medium, o con quella forma di jouissance riferibile alla trascinante disinvoltura del muovere il pennello sulla tela. In un certo senso dipingere non mi diverte, lo trovo anzi molto difficile e faticoso. È forse per questa mia incapacità o insicurezza che nel processo creativo ripiego su un appoggio tecnologico, lavorando sui miei disegni in digitale. Alternare da reali a virtuali i punti di vista sul mio lavoro è una valida tutela contro il terrore di quel caos vischioso che si spreme fuori dai tubetti. (Viola Leddi)

63. SIMONE CAMERLENGO

Simone Camerlengo, Cancellando una N, 2018, tecnica mista su tela, 120×160 cm. Photo Pierluigi Fabrizio

Perché ha un tempo diverso rispetto agli altri medium, perché penso sia un rapporto più intimo e diretto tra l’individuo creatore e la cosa creata. Siamo diventati troppo effimeri anche nell’arte, dobbiamo ridare valore al “tempo” e prendere coscienza che ci vuole tempo per fare arte. (Simone Camerlengo)

64. DIEGO GUALANDRIS

Diego Gualandris, Terza testa del Galloleone, 2018, olio su tela, 205×235 cm

Se c’è un’esigenza reale di dipingere è bene farlo oggi, domani, dopodomani. (Diego Gualandris)

65. PAOLA ANGELINI

Paola Angelini, The Story told by my father, 2016, Olio su tela, 180×200 cm. Photo credit Michele Alberto Sereni

Non riesco a rispondere a questa domanda in generale o da un punto di vista altro. Penso che la pittura continui a essere presente perché́ è bella. Una bellezza che sa percepire solo chi prova un amore forte e antico per questa. L’egocentrismo a volte risiede in questa identificazione, ma, superata una certa fase iniziale, si arriva semplicemente a goderne a prescindere se si è l’artefice o no. (Paola Angelini)

66. ANDREA CHIESI

Andrea Chiesi, Tacito infinito andar del tempo, 2020, olio su lino, cm 100×140

Perché dipingere è bellissimo. (Andrea Chiesi)

67. DANIELE INNAMORATO

Daniele Innamorato, Untitled, 2016, acrilico su tela, cm 200×200

La pittura è assolutamente eterna ed è anche vero che nell’ultimo secolo abbiamo conosciuto cambiamenti radicali dei linguaggi e svariate nuove contaminazioni. Di conseguenza la pittura, che è praticamente primitiva, è qualcosa di vecchio, scontato, superato. Ma pur sempre intramontabile. È più facile, ha una comprensione più semplice. Io dipingo perché sono pazzo, sono ossessionato, posseduto. È un’esigenza, non dipende da nient’altro. È vitale. Lo devo fare e basta. Anche questo è un dramma: migliaia di opere in archivio, mi chiedo: “Ma perché?”. Ma non puoi farne a meno. (Daniele Innamorato)

68. FEDERICA PERAZZOLI

Federica Perazzoli, Untitled, 2016, acquerello su carta, cm 15×15

Perché è la forma d’arte più vera che ci sia. Da sempre. Perché è eterna. È la più grande espressione che ci sia stata, che c’è e che ci sarà in assoluto. Per troppo tempo, purtroppo, è stata messa da parte. (Federica Perazzoli)

69. ALESSANDRO PESSOLI

Alessandro Pessoli, Uomini che si voltano, 2016, olio, pittura spray e acrilico su tela, 200×150 cm. Courtesy Anton Kern Gallery

Rimane il linguaggio più semplice e sofisticato per un artista visivo. (Alessandro Pessoli)

70. SILVIA ARGIOLAS

Silvia Argiolas, Snack Bar, 2019, tecnica mista e collage su carta, 250×150 cm. Courtesy Collezione Rivabella

Perché è l’unica ragione di vita, la pittura non morirà mai. (Silvia Argiolas)

71. DARIO CARRATTA

Dario Carratta, Medium, 2020

Oggi bisogna fare pittura perché è una pratica umana, spirituale. Bisogna farla perché è antica, arcaica. È un ritornare alle forme primitive e primarie di comunicazione, che al giorno d’oggi stiamo demolendo con la tecnologia. (Dario Carratta)

72. ANGELO BELLOBONO

Angelo Bellobono, Linea 1201. Tappa numero 3 – Valsamoggia, 2020

La pittura, che in questo caso deriva da un processo di attraversamento del paesaggio, può essere un atto di decolonizzazione dalla bulimia delle immagini, del consumo immediato, che oggi, attraverso il web, colonizzano e accelerano il nostro vissuto. Alla fine questa mia frase racchiude al meglio il mio fare: “Dipingo per tornare a casa. La pittura è la mia mappa fatta di sudore, vento, freddo, sole, salite e discese, è la costruzione del sentiero”. (Angelo Bellobono)

73. DAVIDE D’ELIA

Davide D’Elia. Antivegetativa. Exhibition view at Ex Elettrofonica, Roma 2014

La pittura è un mezzo senza tempo, soprattutto per chi, come me, cerca di farla. In un mondo di rarefazione e filtri fotografici la verità risiederà sempre di più nel gesto. E la pittura è uno dei mezzi d’espressione che ancora oggi trattiene dentro sé, pura, l’anima di chi la compie. (Davide D’Elia)

74. BEATRICE MEONI

Beatrice Meoni, Caduta, 2019. Courtesy Cardelli & Fontana. Photo C. M. Santini

È una forma di resistenza al potere delle immagini. (Beatrice Meoni)

75. CHRIS ROCCHEGIANI

Chris Rocchegiani, Il pelo, 2020

Faccio molta difficoltà a rispondere a questa domanda. Non mi sento di aver scelto. Non ricordo di aver mai valutato delle opzioni in seguito alle quali aver poi optato per la pittura come linguaggio. Mi sono trovata a dipingere e, a oggi, sento di farlo anche quando ricamo, o coinvolgo il corpo o scelgo l’inquadratura di una foto. Mi sento io stessa forma e macchia e configurazione del visibile. Capisco di non aver fiducia nel tridimensionale, nella materia in termini oggettuali, perché fin da bambina mi è stata mostrata la sua parziale illusorietà, per cui ora mi resta difficile abbandonarmi a essa e non credo che si possa fare arte in un rapporto con riserve. Per questo sono macchia tra le macchie, mutevole, impalpabile, fortemente condizionata e mai oggettiva come ogni cosa che si vede. (Chris Rocchegiani)

76. STEFANO PERRONE

Stefano Perrone, Re del qualunque, 2019, olio e grafite su tela, 140×100 cm

Ho trascorso almeno un decennio della mia vita a produrre e lavorare con immagini che sono rimaste intangibili, sotto forma di file, dimenticate in qualche hard disk. Ho iniziato a dipingere come reazione a questa tendenza, per rispondere a un bisogno personale di realizzare qualcosa di concreto, che rimanesse fisicamente. Penso anche all’appropriazione di queste foto dai social network: il fatto che io me ne appropri e le dipinga significa anche salvarle, dar loro modo di sopravvivere. Siamo arrivati a un punto in cui la fotografia di un dipinto è più importante del dipinto stesso e questa è una svolta drammatica che andrebbe invertita. (Stefano Perrone)

77. LINDA CARRARA

Linda Carrara, Lo stagno, 2019, olio grafite e matita bianca su tela, 110×160 cm

Come non farla? È intrinseca nell’essere umano. Morta lei, muore l’umano. (Linda Carrara)

78. ADELAIDE CIONI

Adelaide Cioni, To be naked. Breasts, 2020, particolare. Photo C. Favero

Non penso che sia una scelta, che ci sia un perché che si può dire. Chi la fa non può non farla. Dipingere è un modo di stare nel mondo, di rapportarsi con una certa materialità delle cose. (Adelaide Cioni)

79. MARCO EUSEPI

Marco Eusepi, Senza titolo. Paesaggio, 2019, olio su tela, 175×210 cm 506×420

Perché non farla? Significa semplicemente continuare a lavorare con un medium che nel tempo si è rivelato insostituibile. (Marco Eusepi)

80. NARCISA MONNI

Narcisa Monni, Tua madre non ti ama, 2020, tempera e acrilico su carta, 28×20 cm

Oggi, ieri, domani si fa pittura perché è una delle forme d’arte che non morirà mai, è una esigenza che ha l’artista di fare e dello spettatore di osservare. Non credo abbia un periodo di scadenza, si evolve, cambia, poi ritorna come prima, poi cambia di nuovo. (Narcisa Monni)

81. ALESSANDRA GIACINTI

Alessandra Giacinti, Via del Badile, 2019, matita colorata su carta, 33×24 cm

Perché privarci di un linguaggio che ci permette di pensare? (Alessandra Giacinti)

82. MISS GOFFETOWN

Miss Goffetown, Si vive di sguardi fermi e risposte folgoranti, 2020

Cos’altro c’è da fare? (Miss Goffetown)

83. OTTAVIA PIAZZA

Una stanza tutta per sé. Ottavia Plazza. Installation view at Edicola Radetzky, Milano 2019

Penso che la pittura sia come l’oggetto libro. Per quanto esistano strumenti che riproducono immagini, i quadri non abbiamo mai smesso di farli. (Ottavia Plazza)

84. MATTEO CORDERO

Matteo Cordero, Mountain Top, 2020, acrilico su tela, 80×60 cm

La pittura, come il disegno, è una delle attività sempre più rilevanti nella nostra società altamente tecnologizzata. La pittura, attraverso il colore e il disegno, ha la capacità di dare forma alla parte predominante della nostra personalità, che è l’inconscio umano. È uno strumento “utile”, se applicato in maniera intuitiva e automatica, senza regole e preconcetti. (Matteo Cordero)

85. BEATRICE ALICI

Beatrice Alici, Sulltane, 2017, olio su tela, 177×120 cm

Perché non fare pittura oggi? Siamo una società che ragiona per immagini. Siamo ancora materiali e non virtuali. (Beatrice Alici)

86. MATTIA BARBIERI

Mattia Barbieri, Young Signorino Madonna, 2020, olio e china su carta, 33×48 cm

La pittura è un canale. Finché le cose accadono e il mondo esiste ci sarà sempre la necessità di tradurre il reale con nuovi stilemi. (Mattia Barbieri)

87. GIOVANNI COPELLI

Giovanni Copelli, Tre figure, 2020, olio su lino, 40×40 cm

Mi viene da dire che si fa pittura perché si vive la necessità di farla. La cosa bella e propria della pittura è che non richiede motivazioni ma soltanto visione. (Giovanni Copelli)

88. ANNA CAPOLUPO

Anna Capolupo, Warriors, 2021, olio su legno, 30×25 cm

Perché, al pari di altri linguaggi o mezzi, è un motore di ricerca, occhi con i quali indagare il mondo, porsi delle domande, osservare e capire le cose. (Anna Capolupo)

89. ANNA MARZUTTINI

Anna Marzuttini, Radici, 2019, tecnica mista su carta, 29,7×21 cm

Oggi e anche domani, perché avrà sempre qualcosa da dire. (Anna Marzuttini)

90. VINCENZO FERLITA

Vincenzo Ferlita, Senza titolo, 2019, tecnica mista su tela, 140×100 cm

Per ricordarci che siamo esseri umani. (Vincenzo Ferlita)

91. VINCENZO SCHILLACI

Vincenzo Schillaci, Tenterò questa volta di non farti svanire, 2020. Photo © Sebastiano Luciano

La pittura, come diceva Picasso, non serve a decorare gli appartamenti, è uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro un nemico, Questi “oggetti” che chiamiamo quadri rivelano la vita degli uomini e la loro esperienza del mondo all’interno di un sistema di relazioni con esso. Fare pittura serve a “provocare” la vita. (Vincenzo Schillaci)

92. PIERPAOLO CURTI

Pierpaolo Curti, Variation of the Theme, 2014, tecnica mista su tela, 160×160 cm

Non esiste oggi, ieri o domani per fare pittura. Si fa perché è meraviglioso farla, studiarla e guardarla. (Pierpaolo Curti)

93. LUCA ZARATTINI

Luca Zarattini, Water no get enemy, 2020, tecnica mista su tela, 200×170 cm

Non sono ancora riuscito a darmi una risposta convincente al perché non farlo. Sarebbe come smettere di esplorare un media che offre moltissime possibilità. (Luca Zarattini)

94. LE INTERVISTE INTEGRALI DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Pittura lingua viva #1 ‒ Gabriele Picco
Pittura lingua viva #2 ‒ Angelo Mosca
Pittura lingua viva #3 ‒ Gianluca Concialdi
Pittura lingua viva #4 – Michele Tocca
Pittura lingua viva #5 ‒ Lorenza Boisi
Pittura lingua viva#6 ‒ Patrizio Di Massimo
Pittura lingua viva#7 ‒ Fulvia Mendini
Pittura lingua viva#8 ‒ Valentina D’Amaro
Pittura lingua viva#9 ‒ Angelo Sarleti
Pittura lingua viva#10 ‒ Andrea Kvas
Pittura lingua viva#11 ‒ Giuliana Rosso
Pittura lingua viva#12 ‒ Marta Mancini
Pittura lingua viva #13 ‒ Francesco Lauretta
Pittura lingua viva #14 ‒ Gianluca Di Pasquale
Pittura lingua viva #15 ‒ Beatrice Meoni
Pittura lingua viva #16 ‒ Marta Sforni
Pittura lingua viva #17 ‒ Romina Bassu
Pittura lingua viva #18 ‒ Giulio Frigo
Pittura lingua viva #19 ‒ Vera Portatadino
Pittura lingua viva #20 ‒ Guglielmo Castelli
Pittura lingua viva #21 ‒ Riccardo Baruzzi
Pittura lingua viva #22 ‒ Gianni Politi
Pittura lingua viva #23 ‒ Sofia Silva
Pittura lingua viva #24 ‒ Thomas Berra
Pittura lingua viva #25 ‒ Giulio Saverio Rossi
Pittura lingua viva #26 ‒ Alessandro Scarabello
Pittura lingua viva #27 ‒ Marco Bongiorni
Pittura lingua viva #28 ‒ Pesce Kethe
Pittura lingua viva #29 ‒ Manuele Cerutti
Pittura lingua viva #30 ‒ Jacopo Casadei
Pittura lingua viva #31 ‒ Gianluca Capozzi
Pittura lingua viva #32 ‒ Alessandra Mancini
Pittura lingua viva #33 ‒ Rudy Cremonini
Pittura lingua viva #34 ‒ Nazzarena Poli Maramotti
Pittura lingua viva #35 – Vincenzo Ferrara
Pittura lingua viva #36 – Luca Bertolo
Pittura lingua viva #37 – Alice Visentin
Pittura lingua viva #38 – Thomas Braida
Pittura lingua viva #39 – Andrea Carpita
Pittura lingua viva #40 – Valerio Nicolai
Pittura lingua viva #41 – Maurizio Bongiovanni
Pittura lingua viva #42 – Elisa Filomena
Pittura lingua viva #43 – Marta Spagnoli
Pittura lingua viva #44 – Lorenzo Di Lucido
Pittura lingua viva #45 – Davide Serpetti
Pittura lingua viva #46 – Michele Bubacco
Pittura lingua viva #47 – Alessandro Fogo
Pittura lingua viva #48 – Enrico Tealdi
Pittura lingua viva #49 – Speciale OPENWORK
Pittura lingua viva #50 – Bea Bonafini
Pittura lingua viva #51 – Giuseppe Adamo
Pittura lingua viva #52 – Speciale OPENWORK (II)
Pittura lingua viva #53 ‒ Chrysanthos Christodoulou 
Pittura lingua viva #54 – Amedeo Polazzo
Pittura lingua viva #55 – Ettore Pinelli
Pittura lingua viva #56 – Stanislao Di Giugno
Pittura lingua viva #57 – Andrea Barzaghi
Pittura lingua viva #58 – Francesco De Grandi
Pittura lingua viva #59 – Enne Boi
Pittura lingua viva #60 – Alessandro Giannì
Pittura lingua viva #61‒ Elena Ricci
Pittura lingua viva #62 – Marta Ravasi
Pittura lingua viva #63 – Maddalena Tesser
Pittura lingua viva #64 – Luigi Presicce
Pittura lingua viva #65 – Alessandro Sarra
Pittura lingua viva #66 – Fabio Marullo
Pittura lingua viva #67 – Oscar Giaconia
Pittura lingua viva #68 – Andrea Martinucci
Pittura lingua viva #69 – Viola Leddi
Pittura lingua viva #70 – Simone Camerlengo
Pittura lingua viva #71 – Davide Ferri
Pittura lingua viva #72 – Diego Gualandris
Pittura lingua viva #73 – Paola Angelini
Pittura lingua viva #74 ‒ Alfredo Camerottti e Margherita de Pilati
Pittura lingua viva #75 – Andrea Chiesi
Pittura lingua viva #76 – Daniele Innamorato
Pittura lingua viva #77 – Federica Perazzoli
Pittura lingua viva #78 – Alessandro Pessoli
Pittura lingua viva #79 ‒ Silvia Argiolas
Pittura lingua viva #80 – Dario Carratta
Pittura lingua viva #81 ‒ Il progetto Linea 1201
Pittura lingua viva #82 – Stefano Perrone
Pittura lingua viva #83 – Linda Carrara
Pittura lingua viva #84 – Adelaide Cioni
Pittura lingua viva #85 – Marco Eusepi
Pittura lingua viva #86 – Narcisa Monni
Pittura lingua viva #87 – Alessandra Giacinti
Pittura lingua viva #88 – Miss Goffetown
Pittura lingua viva #89 – Ottavia Plazza
Pittura lingua viva #90 – Matteo Cordero
Pittura lingua viva #91 – Beatrice Alici
Pittura lingua viva #92 – Mattia Barbieri
Pittura lingua viva #93 – Giovanni Copelli
Pittura lingua viva #94 – Anna Capolupo
Pittura lingua viva #95 – Anna Marzuttini
Pittura lingua viva #96 – Vincenzo Schillaci
Pittura lingua viva #97 – Vincenzo Ferlita
Pittura lingua viva #98 – Pierpaolo Curti
Pittura lingua viva #99 – Luca Zarattini

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Damiano Gullì
Damiano Gullì (Fidenza, 1979) vive a Milano. I suoi ambiti di ricerca sono l’arte contemporanea e il design. Dal 2020 è Head Curator del Public Program di Triennale Milano. Dal 2004 si occupa di comunicazione per Triennale Milano, dove dal 2018 è anche Assistente Curatore del Direttore del Museo del Design Italiano. Del 2020 la curatela, con Joseph Grima, della monografica "Corrado Levi. Tra gli spazi" in Triennale Milano. Ha curato diverse mostre in Italia e suoi testi compaiono in cataloghi e pubblicazioni italiane e internazionali. Scrive regolarmente per “Flash Art”, “Inventario” e "Artribune", per la quale ha creato la rubrica "Pittura Lingua Viva".