Viva, morta o X? 47esimo appuntamento con la rubrica dedicata alla pittura contemporanea in tutte le sue declinazioni e sfaccettature attraverso le voci di alcuni dei più interessanti artisti italiani: dalla pittura “espansa” alla pittura pittura, dalle contaminazioni e slittamenti disciplinari al dialogo con il fumetto e l’illustrazione fino alla rilettura e stravolgimento di tecniche e iconografie della tradizione.

Alessandro Fogo (Thiene, 1992) vive e lavora a San Benedetto del Tronto. Nel 2017 consegue un Master di Pittura presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa, dopo aver ottenuto nel 2016 la Laurea triennale in Arti Visive presso lo IUAV di Venezia. Nel 2018 vince il primo premio per la sezione pittura al Premio Arte Laguna di Venezia. Tra le recenti mostre personali: ABRACADRA, Il Crepaccio Instagram Show, 2018; Alessandro Fogo in de Bourlaschouwburg, Toneelhuis, Anversa, 2017. Tra le mostre collettive: Immersione Libera, Palazzina dei Bagni Misteriosi, Milano 2019; Sotto la tazza blu, Yellow, Varese, 2019; Prize Città di Treviglio, Treviglio, 2018; If you care to see me you should think about it, Galleria Otto Zoo, Milano, 2018; Arte Laguna Prize, Arsenale di Venezia, 2018; 101ma Collettiva Giovani artisti, Fondazione Bevilacqua La Masa, 2017; Marie Louise Rousseau Painting Prize, Chapelle de Boondael, Bruxelles, 2017; Kunst-Werk, Plein Publiek, Anversa, 2017; BE- MASTERS, Royal Academy of Fine Arts, Anversa, 2017.

Come ti sei avvicinato alla pittura?
Al di là della vocazione, credo che la prima vera presa di coscienza sia successa durante gli ultimi anni di liceo. Ho avuto dei docenti di pittura che hanno sempre assecondato e incentivato la mia voglia di fare e imparare e da lì ho cominciato a maturare una sorta di consapevolezza. In seguito ho scelto di laurearmi allo IUAV di Venezia nel corso di Arti Visive, un luogo assolutamente anomalo per la pratica della pittura. Quel periodo di studio e di formazione mi è servito per capire che volevo dedicarmi esclusivamente alla pittura.

Quali sono i maestri e gli artisti cui guardi? Penso al recente confronto con de Chirico in occasione della collettiva Immersione Libera alla Palazzina dei Bagni Misteriosi di Milano.
Nei Bagni Misteriosi ho pensato fosse doveroso rivolgere un tributo a lui in quanto il nome del luogo deriva proprio da una sua serie di tele. Mi interessava il suo parquet liquido e ho pensato di trasformare quella stessa texture in una moquette calpestabile. A ogni modo de Chirico è ovviamente uno dei maestri indiscussi, ma se devo dirti qualche nome di artista che guardo ti direi degli artisti contemporanei. Mi vengono in mente Victor Man e Pietro Roccasalva. Ultimamente anche l’inglese Alastair Mackinven.

Alessandro Fogo, Piccola fiamma all'origine dell'universo, 2018, olio su lino, 50x60 cm
Alessandro Fogo, Piccola fiamma all’origine dell’universo, 2018, olio su lino, 50×60 cm

Perché la scelta della figurazione?
Ho bisogno della figurazione. Quando penso procedo per associazioni di immagini, soprattutto quando dipingo.

Che ruolo ha il disegno nella tua pratica e in relazione alle tue opere?
A ora non è mai uscito alcun disegno dal mio studio. Conservo due piccoli quaderni dove disegno e appunto in maniera molto frenetica mentre dipingo. Mi servono per capire come procedere o a volte per appuntare delle parole. Diciamo che ho bisogno di quegli schizzi per pensare.

E il colore, la tecnica quanto contano?
Il colore e la tecnica contano molto nel mio lavoro. Non dipingo in maniera seriale anzi, mi preservo la libertà di cambiare spesso modalità, misura e soggetto nei miei lavori. Quindi, in base a quello che sto facendo, mi servo di diverse soluzioni pittoriche e sono scrupoloso nella scelta delle tonalità, il dipinto deve restituirmi ciò che ho in mente.

La tua è una pittura lenta o veloce?
In studio procedo con più tele alla volta. A volte finisco un lavoro in pochi giorni, altre volte ho bisogno di lunghi tempi di osservazione e ponderazione. Mi è capitato di concludere dipinti anche a distanza di un anno, alternando fasi di messa in discussione del dipinto e sedimentazione delle idee.

Lavori in studio?
Certo, la mattina presto.

Numerosi sono gli oggetti che popolano le tue tele. Perché questa ricorsività della natura morta? Parli spesso di tracce…
Sì, la mia ricerca si concentra specialmente sugli oggetti. Lavoro con la loro semantica, trovo affascinante quanto un oggetto riesca a raccontare di sé rispetto alla propria origine e funzione. Spesso gli oggetti estrapolati dal loro contesto, specialmente in ambito sacro, mantengono un’aura particolare ma diventano in qualche modo ambigui. Da qui possono nascere nuove narrazioni.

Alessandro Fogo, La Sacra Muerte, 2019, olio su lino, 130x155 cm
Alessandro Fogo, La Sacra Muerte, 2019, olio su lino, 130×155 cm

Come anche spesso compaiono degli animali. Che significato hanno?
Non attribuisco a loro alcun significato particolare. Sono grandi o piccoli felini che mi aiutano ad attivare gli oggetti in scena.

Cos’è per te la notte?
La notte è un momento cromatico.

Come nascono i titoli delle tue opere?
Quando dipingo procedo per associazioni di immagini e di concetti, così anche per i titoli. Il titolo mi serve per fornire delle chiavi di lettura, è parte del lavoro.

E come nasce un’opera quale Bear Ritual del 2018?
È la resurrezione di un grande animale impagliato. “La Morte non porta via nessuno. Svuota solo le idee di fisicità” (Il Buio, Jantelagen, 2010)

La religione, il sacro, gli archetipi cosa rappresentano per te?
Sono espressioni dell’uomo per dare forma a una necessità, quella di darsi delle risposte a quesiti esistenziali e di dialogare con qualcosa che fisicamente non c’è. Chiamiamolo Dio, Cosmo, Entità superiore, qualsiasi cosa sia. Ognuno di noi di volta in volta può interpretare queste manifestazioni come delle verità assolute o delle grandissime menzogne. Dipende da molte cose, specialmente dalla propria civiltà e dalle proprie origini. Quindi, ciò che ogni individuo compie davanti a queste manifestazioni è un atto di fede, scegliendo di credere, indipendentemente dal fatto che deontologicamente queste manifestazioni siano menzogne o verità. La stessa cosa succede davanti al lavoro di un artista. Ognuno sceglie se ritrovarsi e credere in una determinata manifestazione.

Cosa pensi della scena della pittura italiana contemporanea?
Vorrei rispondere a questa domanda separando due categorie: la generazione di giovanissimi pittori, cui appartengo, e la generazione di pittori precedente. Per la mia generazione il percorso è stato agevolato, poiché possiamo dire che la pittura sia tornata in voga in maniera preponderante nel sistema dell’arte tra gallerie, fiere e istituzioni pubbliche (specialmente all’estero). Credo sia una questione di trend e di mercato, e questo meccanismo si è sviluppato anche grazie alla diffusione web di social network come Instagram. Questi strumenti permettono una diffusione e una fruizione delle immagini imponente e immediata e le foto dei dipinti, o meglio la pittura fotogenica, si presta perfettamente a queste modalità. Negli ultimi anni, a mio parere, è in atto una sorta di corsa al pittore più giovane e più talentuoso. Rimane comunque un meccanismo molto superficiale e fragile. Credo che questo porti i giovani artisti ad acquisire una maniera. Che noia avere una maniera a vent’anni! Sapere già che quadro aspettarmi da un mio coetaneo/a lo trovo molto triste. È importante ricordare che la pittura va guardata ed esperita dal vivo, per una serie di fattori imprescindibili come ad esempio l’impatto di una dimensione di un quadro rispetto a un’altra, non replicabile sullo schermo di uno smartphone. Ammiro la resistenza e la resilienza della generazione precedente. Pittori che, grazie alla capacità di mettersi in discussione, hanno raggiunto una solidità, una coerenza e una qualità nel proprio lavoro. Mi vengono in mente Luca Bertolo, Paola Angelini, Thomas Braida, Giulio Frigo, Guglielmo Castelli.

‒ Damiano Gullì

Pittura lingua viva #1 ‒ Gabriele Picco
Pittura lingua viva #2 ‒ Angelo Mosca
Pittura lingua viva #3 ‒ Gianluca Concialdi
Pittura lingua viva #4 – Michele Tocca
Pittura lingua viva #5 ‒ Lorenza Boisi
Pittura lingua viva#6 ‒ Patrizio Di Massimo
Pittura lingua viva#7 ‒ Fulvia Mendini
Pittura lingua viva#8 ‒ Valentina D’Amaro
Pittura lingua viva#9 ‒ Angelo Sarleti
Pittura lingua viva#10 ‒ Andrea Kvas
Pittura lingua viva#11 ‒ Giuliana Rosso
Pittura lingua viva#12 ‒ Marta Mancini
Pittura lingua viva #13 ‒ Francesco Lauretta
Pittura lingua viva #14 ‒ Gianluca Di Pasquale
Pittura lingua viva #15 ‒ Beatrice Meoni
Pittura lingua viva #16 ‒ Marta Sforni
Pittura lingua viva #17 ‒ Romina Bassu
Pittura lingua viva #18 ‒ Giulio Frigo
Pittura lingua viva #19 ‒ Vera Portatadino
Pittura lingua viva #20 ‒ Guglielmo Castelli
Pittura lingua viva #21 ‒ Riccardo Baruzzi
Pittura lingua viva #22 ‒ Gianni Politi
Pittura lingua viva #23 ‒ Sofia Silva
Pittura lingua viva #24 ‒ Thomas Berra
Pittura lingua viva #25 ‒ Giulio Saverio Rossi
Pittura lingua viva #26 ‒ Alessandro Scarabello
Pittura lingua viva #27 ‒ Marco Bongiorni
Pittura lingua viva #28 ‒ Pesce Kethe
Pittura lingua viva #29 ‒ Manuele Cerutti
Pittura lingua viva #30 ‒ Jacopo Casadei
Pittura lingua viva #31 ‒ Gianluca Capozzi
Pittura lingua viva #32 ‒ Alessandra Mancini
Pittura lingua viva #33 ‒ Rudy Cremonini
Pittura lingua viva #34 ‒ Nazzarena Poli Maramotti
Pittura lingua viva #35 – Vincenzo Ferrara
Pittura lingua viva #36 – Luca Bertolo
Pittura lingua viva #37 – Alice Visentin
Pittura lingua viva #38 – Thomas Braida
Pittura lingua viva #39 – Andrea Carpita
Pittura lingua viva #40 – Valerio Nicolai
Pittura lingua viva #41 – Maurizio Bongiovanni
Pittura lingua viva #42 – Elisa Filomena
Pittura lingua viva #43 – Marta Spagnoli
Pittura lingua viva #44 – Lorenzo Di Lucido
Pittura lingua viva #45 – Davide Serpetti
Pittura lingua viva #46 – Michele Bubacco

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AutoreAlessandro Fogo
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