Pittura lingua viva. Intervista a Vincenzo Schillaci

Viva, morta o X? 96esimo appuntamento con la rubrica dedicata alla pittura contemporanea in tutte le sue declinazioni e sfaccettature attraverso le voci di alcuni dei più interessanti artisti italiani: dalla pittura “espansa” alla pittura pittura, dalle contaminazioni e slittamenti disciplinari al dialogo con il fumetto e l’illustrazione fino alla rilettura e stravolgimento di tecniche e iconografie della tradizione.

Vincenzo Schillaci (Palermo, 1984) vive a Roma e Berlino. Tra le sue mostre personali: GAM Galleria d’Arte Moderna, Palermo, 2021 (upcoming); Rising of the Moon, programma di residenza e mostra personale, Galerie Rolando Anselmi, Berlino, 2020; Pampa (con Thomas Kratz) Capanna di Sant’Irma, Capalbio, 2019; Mike, Operativa Arte Contemporanea, Roma, 2018; Figures(?), Schoenhauser Alee 22, Berlino, 2018; Figures(?), Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Milano; Dove Nessuno Va, Operativa Arte Contemporanea, Roma, 2016. Tra le mostre collettive: Grand Opening, Galerie Rolando Anselmi, Roma, 2020; The Hawt Show II, Galerie Rolando Anselmi, outdoor project, Borgo Colle Melone Atina, 2020; The Italian Open, Galerie Rolando Anselmi, Berlino, 2019; Palko, outdoor project, Galerie Rolando Anselmi, Castello San Basilio, Pisticci, 2019; Il Vello d’Oro, Galleria Giorgio Galotti, Torino, 2018; La Febbre, Manifesta 12, Palazzo Mazzarino, Palermo, 2018; Twiner#5_La Joie de Vivre, Centrale del Tennis, Foro Italico, Roma, 2017; La mostra Bianca, Operativa Arte Contemporanea, Roma, 2017; WAX, Galleria Francesco Pantaleone, Palermo, 2016.

Vincenzo Schillaci, 2020. Photo © Riccardo Malberti
Vincenzo Schillaci, 2020. Photo © Riccardo Malberti

L’INTERVISTA A VINCENZO SCHILLACI

Come ti sei avvicinato alla pittura?
Con sentimento, come si fa quando si è attratti dal mistero di una donna.

Perché la scelta della astrazione, arrivando al monocromo?
Penso che l’idea dominante, propria della storia dell’arte, tenda a considerare il monocromo come un “sottogenere” della pittura, come il paesaggio, la natura morta, il ritratto, il nudo, ecc. Il monocromo, a mio avviso, rappresenta la spina dorsale dell’astrazione pittorica, direi una delle forme più emblematiche della vicenda modernista. Nella maggior parte dei quadri monocromatici il colore non è più il mezzo per la comprensione dell’opera, ma diventa espressione di una superficie in cui convivono visibile e invisibile, opera e idea. Se in considerazione di questo rifletto sulle opere che ho prodotto negli ultimi anni, penso che il mio tentativo in questa direzione sia stato quello di sviluppare dei dipinti che volessero estendere questa idea di monocromo, ragionando sulla relazione che intercorre tra il mondo delle “idee” e la cornice “quadro”. Sebbene molte delle mie opere si presentino quasi come un monocromo, esse accolgono nei vari livelli possibilità molteplici di rappresentazione che sono state accennate, superate e fallite di volta in volta. La mia volontà è quella di mettere in campo il desiderio di connettersi con il mondo e con il proprio tempo, al di là di categorie fisse, esplorando confini prettamente personali. Proprio per questo non posso considerare nessuna mia opera un monocromo, per quanto esse si portino dietro molte delle sue caratteristiche.

Vincenzo Schillaci, Dove ero già, 2018, dettaglio. Photo © Sebastiano Luciano
Vincenzo Schillaci, Dove ero già, 2018, dettaglio. Photo © Sebastiano Luciano

PITTURA E DISEGNO SECONDO VINCENZO SCHILLACI

Il disegno ha un ruolo nella tua pratica?
Da molti anni ho quasi rinunciato alla pratica del disegno, ma non all’idea di quello che, a mio avviso, è il senso che risiede in questo atto, ossia di fissare le idee. L’altro giorno rileggevo alcuni appunti di Matisse che si sono configurati nella mia mente come delle istruzioni poetiche. Ho trovato una strana connessione con quello che faccio ogni volta che inizio un’opera. Queste parole le ho ripensate come fossero un mantra, parole in ripetizione che conducono alla distruzione di un codice, di un linguaggio, assumendo un significato simbolico. In questo senso offrono una riflessione sulla relazione tra un oggetto e la sua immagine, tra un’idea e la sua rappresentazione formale. “Dipingere una figura: cominciare a disegnare grandi masse esagerando le linee tra l’addome e gli arti per affermare una posizione in piedi. I vuoti possono servire da correttivi. Sapere che una linea non può esistere sola ma deve condurre sempre a un’altra, ed è in tale rapporto di continuità che i volumi sono creati. Dare agli elementi arrotondati la loro forma, cercare la pienezza dei loro contorni. Non dimenticare le linee di costruzione centrate sulle spalle e il bacino, come quelle delle gambe, delle braccia, del collo e della testa. Ogni linea deve avere la propria funzione: questa conduce dal torso alle braccia, quella dal bacino alle gambe, un’altra prosegue lungo tutta la colonna dalla testa ai piedi, dalle radici del corpo che affondano nella terra all’estremo del capo che si proietta in alto verso il cielo. Ogni linea deve poter ritornare idealmente a un centro altrimenti il disegno non avrà unità. Se linee di fuga partono in tutte le direzioni senza potersi arrestare, il centro deve restare prioritario”.

Come si è trasformato il tuo lavoro nel tempo?
Negli ultimi anni ho cercato di fare dell’interrogativo sui codici di rappresentazione un punto fermo nella mia ricerca. Riflettendo sul mezzo e sull’immaginario di un’opera cerco costantemente di creare immagini stratificate che vogliono scardinare concetti fissi e paradigmi estetici. Direi che in qualche modo c’è nella mia mente uno schema mentale di evoluzione del mio lavoro, che non mi è del tutto conosciuto ma che di progetto in progetto mi permette di espandere il campo semantico in cui le opere agiscono. Negli ultimi tre mesi ho lavorato a Berlino in residenza per preparare la mia prima mostra personale alla Galerie Rolando Anselmi, in cui presento un nuovo corpus di opere. Questa nuova serie è composta da dipinti a olio, “copie” di stralci di cielo estratti da paesaggi del Romanticismo tedesco, rimodulati in scala. Come paesaggi psicologici, queste opere diventano strutture che mediano tra i regni interni ed esterni, metafore per la fuga, la speranza, il cambiamento o l’ignoto. Ho cercato di fondere riflessioni poetiche ed esistenziali dentro una materia fitta e quasi malleabile. Un elemento su cui ho orientato la produzione è stata la scelta di una tavolozza molto scura. L’assenza di luce è qualcosa di palpabile simile a un velo o una nebbia, quasi a sottolineare un livello di mascheramento personale in una manifestazione esteriore. Questa tensione emotiva cela una sorta di desiderio indefinito, facendo sì che le opere cessino di avere un ordine chiaro perdendo quasi il loro significato originale. Quasi sempre nel mio lavoro manca un riferimento a una forma mimetica, questo mi interessa per creare come un divario percettivo, un “interblocco” che demarca la loro presenza dentro un confine di categorie antropologiche: lo spazio e il tempo.

Vincenzo Schillaci, Ritratto, 2018
Vincenzo Schillaci, Ritratto, 2018

DA NIETZSCHE ALLA PITTURA

Per una tua mostra hai ripreso l’aforisma 125 della Gaia Scienza di Friedrich Nietzsche.
Mi piacerebbe rileggerlo: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? […] Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatori, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Vengo troppo presto – proseguì – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate”.

La pittura è un fine o un mezzo?
Mi sono sempre scontrato con questo tipo di definizioni. Poniamo il caso che la volontà di “fare” un quadro agisca su ciò che si sa piuttosto che su ciò che si vuole. Nell’intento di un pittore c’è volontà di rappresentare qualcosa, che si tratti di un oggetto, di una scena posta davanti agli occhi, di una memoria, un’idea o un sentimento? O questo è solo un pretesto? E se la volontà di realizzare un quadro sia quella di concepirlo come realtà a sé stante, come un oggetto che ha la capacità di vivere di vita propria in quanto concepito come elemento appartenente alla realtà della pittura stessa che è diversa dalla realtà vissuta? Forse a questo punto potrei dire banalmente che come punto estremo, nello spazio e nel tempo, la pittura è un fine.

‒ Damiano Gullì

LE PUNTATE PRECEDENTI

Pittura lingua viva #1 ‒ Gabriele Picco
Pittura lingua viva #2 ‒ Angelo Mosca
Pittura lingua viva #3 ‒ Gianluca Concialdi
Pittura lingua viva #4 – Michele Tocca
Pittura lingua viva #5 ‒ Lorenza Boisi
Pittura lingua viva#6 ‒ Patrizio Di Massimo
Pittura lingua viva#7 ‒ Fulvia Mendini
Pittura lingua viva#8 ‒ Valentina D’Amaro
Pittura lingua viva#9 ‒ Angelo Sarleti
Pittura lingua viva#10 ‒ Andrea Kvas
Pittura lingua viva#11 ‒ Giuliana Rosso
Pittura lingua viva#12 ‒ Marta Mancini
Pittura lingua viva #13 ‒ Francesco Lauretta
Pittura lingua viva #14 ‒ Gianluca Di Pasquale
Pittura lingua viva #15 ‒ Beatrice Meoni
Pittura lingua viva #16 ‒ Marta Sforni
Pittura lingua viva #17 ‒ Romina Bassu
Pittura lingua viva #18 ‒ Giulio Frigo
Pittura lingua viva #19 ‒ Vera Portatadino
Pittura lingua viva #20 ‒ Guglielmo Castelli
Pittura lingua viva #21 ‒ Riccardo Baruzzi
Pittura lingua viva #22 ‒ Gianni Politi
Pittura lingua viva #23 ‒ Sofia Silva
Pittura lingua viva #24 ‒ Thomas Berra
Pittura lingua viva #25 ‒ Giulio Saverio Rossi
Pittura lingua viva #26 ‒ Alessandro Scarabello
Pittura lingua viva #27 ‒ Marco Bongiorni
Pittura lingua viva #28 ‒ Pesce Kethe
Pittura lingua viva #29 ‒ Manuele Cerutti
Pittura lingua viva #30 ‒ Jacopo Casadei
Pittura lingua viva #31 ‒ Gianluca Capozzi
Pittura lingua viva #32 ‒ Alessandra Mancini
Pittura lingua viva #33 ‒ Rudy Cremonini
Pittura lingua viva #34 ‒ Nazzarena Poli Maramotti
Pittura lingua viva #35 – Vincenzo Ferrara
Pittura lingua viva #36 – Luca Bertolo
Pittura lingua viva #37 – Alice Visentin
Pittura lingua viva #38 – Thomas Braida
Pittura lingua viva #39 – Andrea Carpita
Pittura lingua viva #40 – Valerio Nicolai
Pittura lingua viva #41 – Maurizio Bongiovanni
Pittura lingua viva #42 – Elisa Filomena
Pittura lingua viva #43 – Marta Spagnoli
Pittura lingua viva #44 – Lorenzo Di Lucido
Pittura lingua viva #45 – Davide Serpetti
Pittura lingua viva #46 – Michele Bubacco
Pittura lingua viva #47 – Alessandro Fogo
Pittura lingua viva #48 – Enrico Tealdi
Pittura lingua viva #49 – Speciale OPENWORK
Pittura lingua viva #50 – Bea Bonafini
Pittura lingua viva #51 – Giuseppe Adamo
Pittura lingua viva #52 – Speciale OPENWORK (II)
Pittura lingua viva #53 ‒ Chrysanthos Christodoulou 
Pittura lingua viva #54 – Amedeo Polazzo
Pittura lingua viva #55 – Ettore Pinelli
Pittura lingua viva #56 – Stanislao Di Giugno
Pittura lingua viva #57 – Andrea Barzaghi
Pittura lingua viva #58 – Francesco De Grandi
Pittura lingua viva #59 – Enne Boi
Pittura lingua viva #60 – Alessandro Giannì
Pittura lingua viva #61‒ Elena Ricci
Pittura lingua viva #62 – Marta Ravasi
Pittura lingua viva #63 – Maddalena Tesser
Pittura lingua viva #64 – Luigi Presicce
Pittura lingua viva #65 – Alessandro Sarra
Pittura lingua viva #66 – Fabio Marullo
Pittura lingua viva #67 – Oscar Giaconia
Pittura lingua viva #68 – Andrea Martinucci
Pittura lingua viva #69 – Viola Leddi
Pittura lingua viva #70 – Simone Camerlengo
Pittura lingua viva #71 – Davide Ferri
Pittura lingua viva #72 – Diego Gualandris
Pittura lingua viva #73 – Paola Angelini
Pittura lingua viva #74 ‒ Alfredo Camerottti e Margherita de Pilati
Pittura lingua viva #75 – Andrea Chiesi
Pittura lingua viva #76 – Daniele Innamorato
Pittura lingua viva #77 – Federica Perazzoli
Pittura lingua viva #78 – Alessandro Pessoli
Pittura lingua viva #79 ‒ Silvia Argiolas
Pittura lingua viva #80 – Dario Carratta
Pittura lingua viva #81 ‒ Il progetto Linea 1201
Pittura lingua viva #82 – Stefano Perrone
Pittura lingua viva #83 – Linda Carrara
Pittura lingua viva #84 – Adelaide Cioni
Pittura lingua viva #85 – Marco Eusepi
Pittura lingua viva #86 – Narcisa Monni
Pittura lingua viva #87 – Alessandra Giacinti
Pittura lingua viva #88 – Miss Goffetown
Pittura lingua viva #89 – Ottavia Plazza
Pittura lingua viva #90 – Matteo Cordero
Pittura lingua viva #91 – Beatrice Alici
Pittura lingua viva #92 – Mattia Barbieri
Pittura lingua viva #93 – Giovanni Copelli
Pittura lingua viva #94 – Anna Capolupo
Pittura lingua viva #95 – Anna Marzuttini

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AutoreVincenzo Schillaci
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Damiano Gullì
Damiano Gullì (Fidenza, 1979) vive a Milano. I suoi ambiti di ricerca sono l’arte contemporanea e il design. Dal 2020 è Head Curator del Public Program di Triennale Milano. Dal 2004 si occupa di comunicazione per Triennale Milano, dove dal 2018 è anche Assistente Curatore del Direttore del Museo del Design Italiano. Del 2020 la curatela, con Joseph Grima, della monografica "Corrado Levi. Tra gli spazi" in Triennale Milano. Ha curato diverse mostre in Italia e suoi testi compaiono in cataloghi e pubblicazioni italiane e internazionali. Scrive regolarmente per “Flash Art”, “Inventario” e "Artribune", per la quale ha creato la rubrica "Pittura Lingua Viva".