Viva, morta o X? 79esimo appuntamento con la rubrica dedicata alla pittura contemporanea in tutte le sue declinazioni e sfaccettature attraverso le voci di alcuni dei più interessanti artisti italiani: dalla pittura “espansa” alla pittura pittura, dalle contaminazioni e slittamenti disciplinari al dialogo con il fumetto e l’illustrazione fino alla rilettura e stravolgimento di tecniche e iconografie della tradizione.

Silvia Argiolas (Cagliari, 1977) vive a Milano. Tra le sue mostre personali: Tragödie, Casa Testori, Novate Milanese, 2019; Ti amo dal profondo del mio odio, Richter Fine Art, Roma, 2019; Als ich begriff, dass sterblich bin, Galerie Rompone, Colonia, 2019; Last Moments, Robert Kananaj Gallery, Toronto, 2015; A Day In The Life, L.E.M Laboratorio Estetica Moderna, Sassari, 2014; Walk on the wild side (Conversion Of Evil), Galleria Antonio Colombo, Milano, 2014. Tra le collettive: PHOENIX – The Resurrection Show, Galerie Rompone, Colonia, 2020; PanoRama, Torino, 2015; La famosa invasione degli artisti a Milano, Galleria Antonio Colombo, Milano, 2015; Selvatico tre – una testa che guarda, Museo Civico delle Cappuccine, Bagnacavallo, 2014; P2P #02 – Deep, Circoloquadro, Milano, 2014. Le sue opere sono state esposte in diverse occasioni tra cui molte fiere di arte contemporanea, come Artissima nel 2017.

In quale modo ti sei avvicinata alla pittura?
In modo molto naturale, da bambina. Avevo una zia che dipingeva: la guardavo, sentivo l’odore dell’olio. Lei dipingeva il marito cacciatore. Poi, quando lui tornava, la aiutavo con l’acqua calda a strappare le piume degli uccelli sparati. L’odore mi è sempre rimasto impresso facendomi capire che l’arte può dare vita ma che solo la morte e gli odori creano l’immaginario interiore che completa la nostra percezione della vita, logicamente dell’arte.

Chi sono i maestri e gli artisti cui guardi e che sono stati importanti per la tua formazione?
Primo su tutti Mike Kelley. Poi Chris Ofili e Aníbal López (A-1 53167). Con quest’ultimo ho avuto la fortuna di far parte di una performance durante la sua ultima mostra personale, qualche anno prima della sua morte. Amo i coraggiosi, gli artisti che si prendono la responsabilità del proprio operato.

La tua è una pittura veloce o lenta?
Ogni opera ha un tempo differente.

Perché la scelta del linguaggio figurativo?
Non c’è un perché, credo di non aver scelto.

Come, in generale, si è trasformato il tuo lavoro nel tempo?
Siamo cresciuti in contemporanea, la vita ci fa evolvere verso le strade più complesse. Ogni luogo, ogni persona che incontriamo cambia la percezione di noi. Le bugie che ci raccontiamo vengono svelate nel nostro lavoro.

E il disegno ha un ruolo nella tua pratica?
Il disegno è curativo, mi aiuta a vivere. Quando viaggio disegno sempre. Il disegno rivela la parte più intima di noi.

LE DONNE E LA DIMENSIONE EROTICA

Silvia Argiolas, La musa, 2019, tecnica mista e collage su tela, 50x70 cm. Courtesy Collezione Rivabella
Silvia Argiolas, La musa, 2019, tecnica mista e collage su tela, 50×70 cm. Courtesy Collezione Rivabella

Chi sono le donne che ritrai? E perché spesso ricorrono figure femminili?
Sono quelle che generalmente le altre donne odiano. Indipendenti, sbagliate, depresse, rifatte, chiacchierate ed ex bambine prodigio. Decadenti, forse le più interessanti, perché in esse mi riconosco. Ricorrono spesso perché spontaneamente parlo di ciò che conosco e per me è una vittoria mostrare i punti deboli, le imperfezioni interiori ed esteriori per dare un vantaggio a chi mi trovo di fronte. Mostrare il fianco al nemico.

Quali sono i formati che prediligi? In Ti amo dal profondo del mio odio, tua personale a Roma del 2019 alla Richter Fine Art hai lavorato sui piccoli formati… E come è nato il titolo di questa mostra? E in generale i titoli delle tue opere?
La mostra nasce da una foto scattata un anno prima insieme al mio compagno, mentre camminavamo lungo una strada. Istintivamente ho fotografato la scritta, mi ha incuriosita.
Ho pensato a un rapporto amoroso: anche l’odio è una forma d’amore anche se, sfortunatamente, delle volte si trasforma in morte. Ho preparato questo progetto in contemporanea a un altro ispirato al regista Fassbinder che ho portato in Germania nella galleria Rompone. Chi meglio di lui ha indagato sui rapporti amorosi? Dunque una sorta di filo logico. A Roma, oltre alle opere pittoriche, ho presentato anche un video dove esploravo i cliché delle telenovelas e di come viene raccontato l’amore, il buono, il cattivo, il potere etc. La dimensione è una scelta che cambia sempre: a giugno avevo preparato, per Casa Testori, delle opere di grandi dimensioni, dunque volevo fare altro. Da un estremo all’altro, un po’ come quando si ama realmente, senza mezze misure.

Il tuo lavoro è stato collocato nella sfera del dionisiaco, ti ritrovi in questa lettura?
Sì e no, non mi ritrovo in una definizione sola. La collocazione è sempre lo sguardo dell’altro: noi siamo l’altro.

Che significato assume la dimensione onirica nei tuoi quadri? E quella erotica?
Ho fatto analisi lacaniana per diversi anni, dunque ho fatto un lavoro profondo su di me.
Faccio quello che sento e amo. L’erotismo è vita e il sesso è un argomento che utilizzo per parlare di altro, del potere ad esempio. Mi piace mostrare il sesso come un atto di assoluta normalità. Delle volte si dà al cazzo un’importanza superiore, il cazzo è solo un cazzo.

E il tempo?
Il tempo non esiste.

LA TECNICA NELLA PITTURA DI ARGIOLAS

Silvia Argiolas, Blue Cat, 2020, acrilico su tela, 20x20 cm. Courtesy Galleria Richter Fine Art, Roma
Silvia Argiolas, Blue Cat, 2020, acrilico su tela, 20×20 cm. Courtesy Galleria Richter Fine Art, Roma

I tuoi lavori sembrano procedere per accumulo: di segni, sogni, narrazioni, memoria… Come nasce una tua composizione?
Nasce dal segno. Passo dopo passo, dal mio stato emotivo.

Corpo, ritratto, autoritratto cosa significano per te?
In tutti miei ritratti c’è un pezzetto di me perché le persone che scelgo di ritrarre sono forse quello che mi manca e quello che mi attira: mi annoio con molta velocità dunque mi diverte fare me attraverso tanti altri.

Quali sono le tue fonti iconografiche?
Amo tanto il cinema, in particolare il cinema inglese di Mike Leigh. Ho visto tantissimi film, quando vivevo in Sardegna era il mio modo di evadere e di viaggiare lontano. Il cinema mi ha formato.

Come usi il colore?
Mi piace usare i pigmenti, creare i colori, sia con l’acrilico che con l’olio.

La tecnica conta?
Se è fine a se stessa non conta, credo che per distruggere bisogna saper costruire. Bisogna avere una tecnica personale, un’evoluzione nel tempo.

GLI AUTORI CHE ISPIRANO SILVIA ARGIOLAS

Silvia Argiolas
Silvia Argiolas

Michel Houellebecq ti ha ispirata per la grande tela Il senso della lotta del 2019. Cosa ti colpisce del suo lavoro e magari ritrovi o riporti nelle tue opere?
A mio parere è uno dei grandi della poesia, mi piace perché attraverso essa esce la sua parte più bella, la poesia come salvezza. Un modo per andare avanti, per lottare contro la vita stessa.

Pasolini, Penna, Bellezza. Perché ti sei soffermata nei tuoi lavori su queste figure?
Amo la poesia, però credo che i poeti siano rari, ciò che li unisce è la percezione dell’esistenza. Pasolini e Bellezza forse erano i più combattuti; Penna forse è quello che sento di più, forse per la sua sintesi. Forse perché lo immagino nella sua stanza, piena di odori, di fogli, di quadri che vendeva per sopravvivere. Il suo spazio era lui, lui era poesia.

In generale, oltre a letteratura, poesia e cinema, di cosa si nutrono i tuoi immaginari? Della musica, della fotografia?
Della musica un po’ meno, però adoro Nina Simone.

Perché fare pittura oggi?
Perché non morirà mai.

Cosa pensi della scena della pittura italiana contemporanea?
Credo che ci siano validissimi artisti, in particolare amo Alessandro Pessoli, Giuliano Sale e Iva Lulashi.

Damiano Gullì

http://www.silviaargiolas.com/

LE PUNTATE PRECEDENTI

Pittura lingua viva #1 ‒ Gabriele Picco
Pittura lingua viva #2 ‒ Angelo Mosca
Pittura lingua viva #3 ‒ Gianluca Concialdi
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Pittura lingua viva#6 ‒ Patrizio Di Massimo
Pittura lingua viva#7 ‒ Fulvia Mendini
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Pittura lingua viva #45 – Davide Serpetti
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Pittura lingua viva #49 – Speciale OPENWORK
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Pittura lingua viva #51 – Giuseppe Adamo
Pittura lingua viva #52 – Speciale OPENWORK (II)
Pittura lingua viva #53 ‒ Chrysanthos Christodoulou 
Pittura lingua viva #54 – Amedeo Polazzo
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Pittura lingua viva #57 – Andrea Barzaghi
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Pittura lingua viva #74 ‒ Alfredo Camerottti e Margherita de Pilati
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AutoreSilvia Argiolas
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