Mancano solo pochi giorni al debutto modenese dello spettacolo del duo Deflorian/Tagliarini ispirato all’opera dello scrittore Édouard Louis.
Un titolo enigmatico, “Venezuela”, per una coreografia speculare eseguita due volte cambiando musica, luci e danzatori, tra canto gregoriano e musica elettronica.
Un tris di donne. Tre coreografe contemporanee che lasciano il segno: Aszure Barton, Sharon Eyal e Crystal Pitie. A riunire la loro firma in un’unica serata è stata Emily Molnar, direttrice uscente del Ballet British Columbia, compagnia canadese approdata per la prima volta in Italia, al Teatro Sociale di Trento.
Parola a Matteo Negrin, a capo di Piemonte dal vivo, l’organismo capofila del progetto della Lavanderia a Vapore.
Palazzo Altemps ospita una piece teatrale dedicata a Maria Antoinette. Ne abbiamo parlato con il regista, mentre è in corso a Roma, fino al 24 giugno 2020 Ō/Tempo di Festival
CollettivO CineticO ha messo in scena un nuovo lavoro, affidando la coreografia e la regia ad Enzo Cosimi. Il risultato è avvincente.
“Il Pubblico in Danza” è una raccolta di storie, esperienze dirette ed espedienti per favorire l’incontro fra spettatore e linguaggi del corpo. Ne abbiamo parlato con gli autori.
Globalizzazione, devastazione del pianeta, infelicità esistenziale sono i temi del grande testo di Cechov rielaborato dalla regista ungherese Kriszta Székely per il Teatro Stabile di Torino.
Nell’ambio del nostro approfondimento sulla clubbing culture, uno sguardo all’influenza esercitata da fenomeni come il voguing sulle arti performative.
Il 4 gennaio Brendan Fernandes ha presentato al Palazzo delle Esposizioni di Roma la performance “Art by Snapchat”. Lo abbiamo intervistato.
Teatri di Vetro, festival delle arti sceniche contemporanee diretto da Roberta Nicolai, sviluppa per il triennio 2018-2020 un programma rivolto all’esplorazione dei “residui artistici” che scaturiscono dalla costruzione di uno spettacolo, per indagare e stimolare le relazioni vitali tra scena e platea. Qui qualche riflessione su “Oscillazioni”, ultimo capitolo del festival che ha preso vita negli spazi del Teatro India di Roma.
Lino Guanciale mette in scena il testo dello scrittore bulgaro: un paesaggio di rovine materiali e morali della civiltà europea alla vigilia della notte autocratica nazifascista.

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