Best of 2020: tutto il meglio dell’anno che si conclude secondo Artribune

Artisti, curatori, musei, progetti, città, politica: il meglio dell’anno 2020, secondo la redazione di Artribune

In questo anno assurdo guardiamo al meglio (secondo la redazione di Artribune). Artisti, curatori, musei, gallerie: anche nel 2020, nonostante la pandemia, i lockdown, le nuove e le vecchie chiusure, premiamo coloro che maggiormente si sono distinti con la propria ricerca nella scena dell’arte e della cultura contemporanea.

IL BEST OF DI ARTRIBUNE DEL 2019
IL BEST OF DI ARTRIBUNE DEL 2018
IL BEST OF DI ARTRIBUNE DEL 2017

1. MIGLIORE GIOVANE ARTISTA – FEDERICA DI PIETRANTONIO

L’avatar di Federica di Pietrantonio

Federica di Pietrantonio (Roma, 1996) lavora al confine tra la dimensione digitale e quella fisico-sensoriale, un nodo concettuale di grande importanza per la sua generazione e per tutte quelle a venire (ben visibile nella personale allestita pochi mesi fa negli spazi di The Gallery Apart). Dopo aver studiato pittura all’accademia, ha iniziato a sperimentare con media diversi, raccontando con grande efficacia la natura estetica e sociale di “mondi” e contesti diversi: i videogame, le app e le piattaforme social. È inoltre parte del team che gestisce l’interessante artist-run space Spazio In situ (Tor Bella Monaca, Roma) e insieme ad Andrea Frosolini pubblica il magazine di ricerca ISIT.

2. MIGLIORE ARTISTA AFFERMATO – ANGELO BELLOBONO

Linea 1201. Angelo Bellobono #01

Premiamo Angelo Bellobono (Nettuno, 1964) per il progetto Linea 1201, che dal giugno 2020 lo ha impegnato nelle aree interne e verticali dell’Appennino, sulle Mainarde in Molise, in Basilicata, e ancora in Calabria e in Campania. Il progetto che si è svolto sui tracciati e i percorsi che conducono sulle cime degli Appennini è stato reso possibile grazie al sostegno della Fondazione Cultura e Arte Terzo Pilastro e curato da Nos Visual Arts Production, realizzato con grande sforzo nonostante la situazione sanitaria. Il programma di residenze ha raccontato attraverso la pittura di Bellobono la voce della montagna e di un’Italia da rivalutare. Un progetto particolarmente significativo in un momento in cui decentramento, isolamento, pensiero, il bisogno di distanza, il desiderio di vicinanza sono le parole chiave della riflessione contemporanea. Artribune ha pubblicato sulle sue pagine il diario dell’intera esperienza. Senza dimenticare che non è la prima volta che Bellobono riesce ad utilizzare l’arte come strumento di rigenerazione umana e culturale di territori difficili e dimenticati, non solo in Italia e non solo in Europa. Si pensi al progetto Atla(s)now svoltosi lungo sette anni nella catena montuosa dell’Atlante marocchino. Al confine tra arte, sci, costruzione di nuove comunità e riattivazione di comunità ancestrali.

3. MIGLIOR ARTISTA INTERNAZIONALE ‒ NEÏL BELOUFA

Biennale de l’Image en Mouvement, Ginevra 2018. Neïl Beloufa, Restored Communication, 2018. Courtesy of the artist, Centre d’Art Contemporain Genève and Balice Hertling, Paris

Dopo aver catalizzato l’attenzione su di sé alla Biennale dell’Immagine in Movimento di Ginevra nel 2018, grazie a una reinterpretazione distopica dei giochi di ruolo da reality show, Neïl Beloufa ha presentato alla Biennale d’Arte di Venezia del 2019 una azzeccata sintesi della contemporaneità, specchio di una dipendenza sempre più tossica dallo sguardo dell’altro. Ma il vero exploit l’artista franco-algerino, classe 1985, l’ha tenuto in serbo per questo anno tragicamente memorabile, divulgando una nuova versione del progetto web interattivo Home Is Whenever I’m With You ‒ ideata nel 2014 ‒, intitolata Screen Talk: un ambiente nel quale colori e grafiche acidi accompagnano l’utente, con l’abituale dose di dissacrante ironia, attraverso scenari post-apocalittici in un universo minacciato da una pandemia respiratoria. Vi ricorda qualcosa? Ma non finisce qui perché, emergenza permettendo, il Pirelli HangarBicocca alzerà il sipario sulla sua mostra personale il prossimo 11 febbraio.

4. MIGLIOR FOTOGRAFO – LUIGI SPINA E MATTEO DE MAYDA

Statua di Meleagro, fine I – inizio II sec. d. C.  – Foto di Luigi Spina per il progetto “L’imperfezione della bellezza”, commissionato da BNL, Palazzo Altemps, Roma

Quest’anno abbiamo deciso di “sdoppiare” il riconoscimento come miglior fotografo, assegnandolo a un senior dell’obiettivo come Luigi Spina (1966) e a uno junior, ma ben avviato sulla strada del successo, come Matteo de Mayda (1984). Se il primo ha maturato una solida esperienza nella documentazione in bianco e nero di paesaggi che combinano il rigore della composizione ad atmosfere quasi oniriche, offrendo il meglio di sé nella recente restituzione fotografica del patrimonio canoviano, il secondo ha dato nuovo valore al reportage. Portano la firma di Matteo de Mayda gli scatti realizzati durante la marea eccezionale che travolse Venezia nel 2019 e confluiti nel progetto Era Mare. Senza contare il dettagliato lavoro svolto a Vo’, epicentro veneto della prima ondata pandemica, e nei campi profughi Saharawi, in Algeria, quest’ultimo pubblicato sul New York Times.

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5. MIGLIORE FONDAZIONE – LA FONDAZIONE PINO PASCALI

Pino Pascali, Cinque bachi da setola e un bozzolo, 1968. Courtesy Fondazione Pino Pascali, Polignano a mare

La Fondazione di Polignano a Mare si è distinta quest’anno per un progetto di altissima levatura che affonda le sue radici nel 2018, anno dell’acquisizione dei Cinque Bachi da setola e un Bozzolo (1968) di Pino Pascali. Da premiare la decisione di non limitarsi ad un semplice acquisto ma di costruire una narrazione intorno incaricando insieme a Regione Puglia e Apulia Film Commission un regista blasonato come Walter Fasano, collaboratore storico di Luca Guadagnino, a realizzare un docufilm sull’esperienza. Il risultato, poetico e di grande raffinatezza, con le voci di Suzanne Vega, Alma Jodorowsky, Monica Guerritore e Michele Riondino, non è stato riconosciuto solo da noi, ma anche dal Torino Film Festival, edizione 2020, che lo ha insignito come Miglior Film nella sezione Italiana.doc.

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6. MIGLIOR MUSEO ITALIANO – IL CASTELLO DI MIRAMARE A TRIESTE

Museo storico del Castello di Miramare Trieste

Nonostante la crisi dei musei e il lockdown, le attività del Castello di Miramare di Trieste non si sono fermate. Il Museo diretto da Andreina Contessa ha scelto la data simbolica del 2 giugno per ricominciare ad accogliere i visitatori. E i risultati non sono mancati: sono stati quasi 1700 infatti coloro che hanno scelto di trascorrere il giorno della Repubblica nel maniero a strapiombo sul mare costruito tra il 1856 e il 1860. Tante le attività programmate dal Museo per continuare a mantenere un rapporto vivo e costante con il proprio pubblico, tra queste anche la mostra dedicata all’importante artista triestino Marcello Dudovich e la possibilità offerta a tutti di continuare a frequentare il parco nel periodo successivo al Dpcm del 3 novembre. Miramare sta lavorando con impegno nel tentativo – nonostante la relativa lontananza dal centro – di diventare un pezzo di città, sfruttando anche le potenzialità enormi (e le identiche difficoltà) date dal suo grande parco. Si tratta di un caso esemplare di museo che è risorto grazie al coraggio dello Stato Italiano nel dare maggiore autonomia gestionale alle grandi istituzioni culturali del paese. Un coraggio che deve essere ulteriormente rilanciato.

7. MIGLIOR MUSEO INTERNAZIONALE – HUMBOLDT FORUM

Humboldt Forum

Non chiamatelo solo museo. Il nuovo arrivato sulla scena berlinese rivendica a partire dal nome la sua identità ibrida: un “forum”, appunto, nel quale troveranno spazio e forma istanze diverse. Dalla scienza alle arti, il polo culturale tedesco – progettato dall’architetto italiano Franco Stella e inaugurato per il momento solo online, a causa delle restrizioni connesse alla pandemia – accoglierà progetti multidisciplinari, affiancando arte, scienza e riflessioni di carattere sociale. Frutto del dialogo fra quattro istituzioni partner ‒ Stiftung Preußischer Kulturbesitz, Kulturprojekte Berlin, Stadtmuseum Berlin e Humboldt-Universität zu Berlin, ‒ e loro dimora, l’Humboldt Forum si ispira all’approccio cosmopolita e trasversale dei fratelli Alexander e Wilhelm, da cui prende in prestito il cognome, e trova nella commistione architettonica di elementi barocchi e moderni che lo caratterizza un’ulteriore conferma della propria identità. Le premesse ci sono tutte, ma bisognerà attendere il 2021 per vedere l’Humboldt Forum misurarsi con la realtà, si spera, post pandemica.

8. MIGLIOR NUOVO MUSEO ITALIANO DEL 2020 – PART PALAZZI DELL’ARTE DI RIMINI

PART – Palazzi dell’Arte Rimini. Photo Alex Nasser

Inaugurato lo scorso 24 settembre, PART – Palazzi dell’Arte di Rimini è il nuovo museo d’arte moderna e contemporanea ospitato all’interno di Palazzo del Podestà e Palazzo dell’Arengo, due luoghi di importanza cruciale per la storia riminese. Al suo interno, ha trovato collocazione parte della collezione di Fondazione San Patrignano, co-fondata da Letizia Moratti e costituita al 100% da opere donate da artisti, galleristi e collezionisti in base a una formula molto usata nel mondo anglosassone, quella dell’endowment: in sostanza, è stato raccolto un piccolo tesoretto sotto forma di opere d’arte che devono essere obbligatoriamente conservate per almeno cinque anni, poi possono essere vendute per far fronte a esigenze straordinarie legate alla lotta alle dipendenze della Fondazione San Patrignano. La collezione comprende, tra gli altri, opere di Vanessa Beecroft, Alessandro Busci, Giorgio Griffa, Agnes Martin, Davide Monaldi, Yan Pei Ming, Michelangelo Pistoletto, Julian Schnabel, Sandro Chia, Silvio Wolf, ed Enzo Cucchi, e il nuovo museo rappresenta un lungimirante esempio di collaborazione tra pubblico e privato e di progetto che coniuga cultura e impegno sociale.

9. MIGLIOR COLLEZIONISTA MECENATE – LA SEVEN GRAVITY COLLECTION

Helen Anne Flanagan, Gestures of Collapse (2019), opera vincitrice del VISIO Young Talent acquisita dalla Seven Gravity Collection

Un riconoscimento che premia una collezione condivisa e collettiva dedicata alla videoarte, per il suo impegno costante e intatto nel sostegno e nella promozione di artisti emergenti e mid-career italiani e internazionali che utilizzano le immagini in movimento come medium privilegiato. Fondata a Milano nel 2013 su iniziativa di sette collezionisti italiani di arte contemporanea, Seven Gravity Collection ha aggiunto, nel tempo, alle acquisizioni di video installazioni, film e video d’artista, anche un concreto sostegno all’educazione e promozione della video-art, offrendo nuovi punti di vista intorno allo statuto immateriale del video e nuove possibilità di fruizione e acquisizione. Dal 2014 collabora con il festival Lo schermo dell’arte e il workshop VISIO, con il premio di acquisizione dedicato, VISIO Young Talent Acquisition Prize. Dal 2019, ha avviato un percorso di co-produzione delle opere al fianco degli artisti, incoraggiando e supportando nuove ricerche e sperimentazioni.

10. MIGLIOR CASA D’ASTE INTERNAZIONALE – CHRISTIE’S

Christie’s e Sotheby’s. Le aste di ottobre

Un marketing irresistibile e un catalogo di opere da capogiro messi a punto da Christie’s per The One, l’asta-evento che le vale la corona anche quest’anno. Una sessione ibrida e infinita di oltre quattro ore per un viaggio dall’Impressionismo al contemporaneo, organizzata a staffetta tra i quattro grandi hub del mercato, Hong Kong, Parigi, Londra e New York, e trasmessa online attraverso la piattaforma Christie’s LIVE™. Impegno muscolare senza precedenti per un’innovativa operatività che resterà, certo, uno spartiacque nella storia del settore, a conferma della capacità strategica e della potenza di fuoco dei giganti globali.

11. MIGLIOR CASA D’ASTE ITALIANA – IL PONTE

Rossella Novarini, direttore generale de Il Ponte Casa d’Aste

Anche le case d’aste italiane hanno risposto con determinazione alle difficoltà e sono apparse da subito gli attori meglio equipaggiati a reagire in modo rapido ed efficiente. Il Ponte a Milano è riuscita a strappar via a quest’anno infausto risultati ottimi e può andar fiera di come sia riuscita a gestire il digital turn necessario. Dalla campagna comunicativa #RESTIAMOCONNESSI, per tenere – almeno virtualmente – vicino il proprio pubblico, alla nuova piattaforma di vendita online IL PONTE LIVE, inaugurata a gennaio 2020, il grado di controllo delle tecnologie ha certamente tenuto alta intorno alla casa l’attenzione, la fiducia e la partecipazione, in attesa di una nuova normalità.

12. MIGLIOR SPAZIO IBRIDO – NUMERO CROMATICO

L’ultimo numero della rivista Nodes, rivista sulla relazione tra arte e scienza, foto Archivio Numero Cromatico

Numero Cromatico è un gruppo ibrido, fondato nel 2011 a Roma e composto da artisti e neuroscienziati, che assieme indagano un campo quasi del tutto inesplorato, almeno in Italia: il legame tra arte e neuroscienze, per l’appunto. Da qui anche una rivista, nodes, strumento per approfondire e divulgare il risultato di queste ricerche. Dopo il trasferimento nel 2019 al Pastificio Cerere, Numero Cromatico è stato travolto dalla crisi giunta in seguito alla pandemia, non avendo altra scelta che trasferirsi. Il 2021 lo vedrà trasferirsi in un particolare palazzo novecentesco di via Tiburtina 213, pronto a riprendere da dove aveva lasciato. Intanto, possiamo goderci Gran Finale, il ciclo di mostre che avrebbero dovuto essere realizzate in presenza (cosa diventata impossibile, a causa del dpcm), ora fruibile online sulla pagina Instagram del gruppo.

13. MIGLIOR PROGETTO FUTURO – I MONUMENTI SULLA (FINE DELLA) PANDEMIA?

Black Lives Matter: il monumento a Jen Reid di Marc Quinn

Quest’anno è stato attraversato non solo dalla pandemia, ma anche dai movimenti di protesta partiti dagli Stati Uniti con l’uccisione di George Floyd e nel nome di Black Lives Matter. Movimenti che hanno rimesso in discussione anche la statuaria pubblica nel mondo (in Italia con la polemica sulla statua di Indro Montanelli). Le grandi crisi come quella che stiamo vivendo tuttavia, che ha peraltro ridato con l’esigenza di stare all’aperto e mantenere le distanze sociali nuova linfa all’arte urbana, hanno tra le prassi consolidate nei secoli (si pensi a quanti monumenti o architetture sono state realizzate per la fine delle pestilenze) quella di generare nuovi progetti di arte pubblica a beneficio della collettività. Ci auguriamo che le amministrazioni che raccoglieranno questa sfida si lanceranno in progetti all’altezza, nel segno della qualità, dei bisogni delle comunità e della giustizia sociale.

14. MIGLIORE MOSTRA – ENZO MARI ALLA TRIENNALE DI MILANO

Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli © Triennale Milano foto Gianluca Di Ioia

Questo nefasto 2020 ha assistito alla scomparsa – tra le tante altre illustri – anche di Enzo Mari, tra i più grandi autori e teorici del design italiano, contribuendo all’ascesa del fenomeno del Made in Italy nel mondo. I suoi testi hanno formato generazioni di designer, rileggendo la materia in termini estetici, funzionali e anche politici. Pochi giorni prima della sua scomparsa, avvenuta il 19 ottobre, la Triennale di Milano ha dedicato a Mari una grande retrospettiva – in questo momento chiusa a causa dei provvedimenti presi dal Governo per contrastare la diffusione della Covid-19 – dal titolo Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli. La mostra racconta gli oltre 60 anni di carriera del celebre designer, con contributi di artisti e progetti internazionali. “Ho cominciato a capire quante dimensioni convivono nella sua attività: Mari è un designer industriale, un disegnatore di mobili, un progettista di mostre, un artista, un autore di manifesti, un polemista celebre per le sue sfuriate contro il mondo del design. Ogni volta che passavo per Milano nel mio tragitto da Parigi a Venezia non perdevo l’occasione di incontrare lui e la sua compagna, Lea Vergine, grande critica d’arte, femminista, curatrice e pioniera della Performance Art, e insieme andavamo a visitare qualche mostra”, così scrive di lui il curatore Hans Ulrich Obrist. E prosegue: “Ciò che lo infastidiva di più era che il mondo del design puntasse al profitto: voleva liberarsi di questa idea di guadagno, di commercializzazione, di industria, di marchi, persino di pubblicità. Perché, secondo Mari, il design è tale soltanto se comunica anche conoscenza”. Ma oltre a questa importante rassegna non bisogna dimenticarsi che nonostante tutto questo è stato un anno di grandi mostre, con una capacità eroica degli organizzatori di andare oltre le atroci difficoltà. Se lasciamo Milano (dove nella prima parte dell’anno c’è stata la strabiliante mostra su Emilio Vedova, tra l’altro l’ultima curata da Germano Celant) e andiamo a Roma non è possibile non citare quella su Raffaello o quella sui Marmi Torlonia.

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15. MIGLIORE FIERA – NON ASSEGNATO

miart digital

In un anno così complicato, segnato dai rinvii e le cancellazioni delle fiere e delle manifestazioni di tutto il mondo, il nostro sostegno e il nostro pollice in su va a tutte le manifestazioni che si sono impegnate per creare nuovi progettisostenere le gallerie d’arte, traghettare il proprio palinsesto online e cercare di riflettere sull’attualità del format.

16. MIGLIORE EVENTO – L’INDIMENTICABILE PERFORMANCE DI PAPA FRANCESCO

Papa Francesco a Piazza San Pietro prega per la pandemia – 17 marzo 2020

L’evento dell’anno è, senza ombra di dubbio, la pandemia. Non è stato l’unico, certo: l’impennata del movimento Black Lives Matter, in seguito all’omicidio di George Floyd da parte della polizia, ha segnato profondamente la cultura e la società non solo statunitensi. La pandemia è però un fenomeno globale, che ancora non si placa, e che ha colpito l’Italia in maniera durissima. Sarà difficile dimenticare le strade vuote delle città, la natura che si riprendeva gli spazi, il suono delle sirene delle autoambulanze, la colonna di camion militari che trasferiva le salme da Bergamo. Anche qui, però, l’immagine globalmente più diffusa è un’altra: quella di Papa Bergoglio e della sua omelia il 27 marzo 2020 in una Piazza San Pietro deserta, sotto una pioggia scrosciante. Una icona che, in quanto tale, riassume un anno drammatico, al di là della componente spirituale.

17. MIGLIORE CITTÀ DELL’ANNO – ROMA

Roma, Palazzo delle Esposizioni

Avevamo dato la palma alla Capitale già nel 2019. E riconfermiamo, nonostante tutto e nonostante le inefficienze imbarazzanti della politica cittadina, quanto espresso lo scorso anno. È Roma la città più vivace per l’arte nel 2020. Sicuramente aiutata da regole meno stringenti e da effetti da pandemia più clementi nella prima fase, la Capitale è stata l’unica città italiana ad ospitare, malgrado tutte le difficoltà e l’incombenza di un nuovo dpcm, un evento con tutti i crismi come quello della Quadriennale. Ha aperto un nuovo museo come il Macro (dimostrando di saper correggere gli assurdi errori del passato) e generato un circuito virtuoso sulle arti performative al Mattatoio. Sono nati nuovi spazi per la creatività, come Spaziomensa e la Litografia R.Bulla, che riflettono sul futuro e sulla tradizione e dimostrano una vivacità incredibile dal punto di vista delle attività non – profit (anche perché in città a causa del malgoverno al Campidoglio di “profit” ce n’è davvero pochino). Bene pure le attività “a bando” come l’Estate Romana che ha acquisito una logica più diffusa affrancandosi dai soli mesi estivi. E poi ci sono i nuovi progetti come quello della Fondazione Ferrovie dello Stato a Termini o della Ex Zecca sempre all’Esquilino senza contare nomine particolarmente azzeccate: del Macro abbiamo già detto, del Mattatoio pure, ma non dimentichiamo che è arrivato il bravo Daniele Pittèri all’Auditorium. Da non trascurare poi il fatto che una grande parte del lavoro a Roma lo fa lo Stato, con attività museali e culturali di prim’ordine, dal Maxxi al Parco del Colosseo passando per Palazzo Barberini, Palazzo Altemps, la Galleria Nazionale. Una città con enormi potenzialità che attende ora una amministrazione all’altezza di una capitale europea, perché un grande sforzo di produzione culturale calato in un contesto dove nessun servizio funziona, dove lo sviluppo (soprattutto architettonico e urbanistico) viene bloccato e dove la visione è totalmente assente è uno spreco bello e buono. Basta osservare gli zero progetti per il Giubileo del 2025 per capire che questo primato culturale capitolino che stiamo confermando da due anni rischia di venire perduto a lungo nel prossimo lustro…

18. MIGLIORE CITTÀ OUTLOOK 2021 – MILANO

Zaha Hadid Architects, Citylife, Milano, Hufton + Crow

Si fa a gara a parlarne male negli ultimi mesi. “Eh ma ora con lo smart working Milano morirà”. Nulla di più sbagliato a nostro avviso. Anzi una città con la determinazione e la lucidità di Milano può solo cogliere le opportunità dei cambiamenti in atto. Dal punto di vista culturale vediamo un 2021 favorevole per la città con progetti in corso davvero importanti a partire dal Museo Etrusco di Mario Cucinella, passando per il nuovo mega centro culturale della Scala a Via Rubattino per arrivare al progetto di riqualificazione del secondo Arengario di Piazza Duomo per il raddoppio del Museo del 900. Per tacere dei mille progetti architettonici che porteranno il prossimo anno a lavorare in città i più grandi e acclamati studi d’architettura del mondo. Da Snøhetta a BIG passando per Herzog & de Meuron che dovranno costruire il nuovissimo Museo della Resistenza. Da qui alle Olimpiadi del 2026 un quinquennio entusiasmante per la città che consoliderà la sua leadership non solo italiana se sarà capace di coniugare crescita urbanistica e immobiliare con contenuti culturali da disseminare nel territorio e in periferia, per replicare quanto di buono già fatto coi progetti di Pirelli alla Bicocca e di Prada a Porta Romana.

19. MIGLIORE CITTÀ STRANIERA – SHANGHAI

Lo Skyline di Shanghai

La città nel mondo in cui nel 2020 le fiere dell’arte si sono in larga parte svolte così come avveniva nel resto del globo in epoca pre-pandemica? È esattamente la stessa in cui le gallerie sono aperte da aprile e alcuni dei grandi studi di architettura internazionali hanno da poco ultimato (o stanno costruendo) musei e arditi complessi residenziali. Stiamo parlando di Shanghai, in Cina, che nonostante la battuta d’arresto globale, sembra uscire dal 2020 mantenendosi nel solco di quanto avvenuto negli ultimi anni, costellati dall’apertura di centri culturali strategici anche sul fronte politico, come il Centre Pompidou Shanghai, e di nuove gallerie private.

20. MIGLIOR NAZIONE DELL’ANNO – COREA DEL SUD

Busan Cinema Center, Sud Corea (20052011) – progetto Coop Himmelb(l)au – modello tridimensionale – © COOP HIMMELB(L)AU 2

Il 2020 è stato l’anno in cui, per la prima volta, un’opera cinematografica in lingua non inglese ha vinto l’Oscar nella categoria “Miglior film”. L’assegnazione del riconoscimento a Parasite del regista Bong Joon-ho è stata (opportunamente) commentata da molti esperti come il culmine di un percorso avviato da tempo nel Paese asiatico, ritenuto sempre più appetibile anche da chi investisce in arte contemporanea. L’ascesa della Corea del Sud su scala internazionale si può infatti considerare un fatto conclamato, testimoniato dall’interesse globale per le sue produzioni cinematografiche (in parte rese più accessibili grazie alla diffusione sulle piattaforme on demand) e, in ambito musicale, dall’ascesa del k-pop. Il termine cinese “Hallyu”, coniato ad hoc e traducibile con “onda coreana”, raccoglie tutte quelle “espressioni culturali” in cui si sta manifestando il successo del Paese nel mondo: dalla cucina alla k-art, dall’intrattenimento ai prodotti cosmetici, dalla musica al cinema. Varrebbe la pena, infine, tenere d’occhio la Corea del Sud anche per la gestione dell’emergenza sanitaria: sebbene nell’ultimo mese si assista a un preoccupante aumento dei casi, fin qui il Paese era riuscito a contenere la diffusione dei contagi e il numero dei deceduti, che ad oggi resta saldamente sotto le 1000 vittime ufficiali dall’inizio della pandemia.

21. MIGLIOR DIRETTORE DI MUSEO – LORENZO GIUSTI

LORENZO GIUSTI ©ph. Paolo Biava

In una Bergamo martirizzata dal virus e protagonista di una delle pagine più tristi della storia italiana nel corso del primo lockdown, la GAMeC di Bergamo, è stata il museo che meglio ha saputo interpretare, con delicatezza e grande volontà progettuale, il ruolo del museo pubblico: stare vicino alla comunità, interpretare il cambiamento e le possibili fratture imposte dal presente, coltivare la relazione con il pubblico anche durante la chiusura, offrire opportunità di formazione e curare le ferite. Su tutti, il bellissimo progetto di Radio GAMeC che si è anche adoperata per sostenere l’ospedale Papa Giovanni XXIII della città. Lorenzo Giusti, direttore e mente creativa insieme al suo staff dietro a tutto questo, si è fatto in prima persona portavoce di tutte queste istanze.

22. MIGLIOR CURATORE – CECILIA ALEMANI

Cecilia Alemani. Photo Marco De Scalzi

Non ha bisogno di presentazioni Cecilia Alemani (1977): chief curator di High Line Art a New York, curatrice dello strepitoso Padiglione Italia alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2017 e prima donna a dirigere la kermesse lagunare slittata al 2022. Il 2020, poco prima della valanga pandemica, si è aperto infatti con la sua nomina, da parte dell’uscente Paolo Baratta, alla guida del settore arti visive della Biennale veneziana, stabilendo un importante traguardo di genere. In seguito al vuoto lasciato quest’anno dalla Biennale di Architettura, rinviata per ovvie ragioni al 2021, la Alemani ha dato un’ennesima prova del talento che la accompagna, coordinando con destrezza la mostra organizzata durante il lockdown e ospitata dal Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale. Un talento che, ne siamo certi, brillerà anche nel 2022.

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23. MIGLIOR NOTIZIA – LE GALLERIE CHE SI ALLEANO

Torino

Il mondo dell’arte e della cultura è senza dubbio uno degli ambiti che ha subito maggiormente gli effetti della pandemia, soprattutto a causa dell’impossibilità di organizzare grandi eventi e fiere. L’annullamento di queste ultime, in particolare, ha stravolto piani e assetti commerciali delle gallerie d’arte, alle prese con sale di osservazione online, rassegne virtuali e ogni altro tipo di iniziativa organizzata sfruttando le piattaforme digitali. Un’alternativa necessaria, ma non l’unica da perseguire per portare avanti i propri progetti e risollevarsi dalla crisi causata dal virus; anzi, in questo momento, si è riscoperta l’importanza della qualità della fruizione (diretta!) dell’opera d’arte, aspetto fondamentale e allo stesso insostituibile per galleristi, artisti, collezionisti, critici, appassionati. In questo scenario, hanno fatto notizia le collaborazioni e le alleanze nate dalle gallerie d’arte di numerose città d’Italia che, non potendo partecipare alle principali fiere del Paese, hanno deciso di organizzare in maniera indipendente circuiti di visita e di aperture dando vita ad art week, e addirittura dando ospitalità ad altre gallerie per fronteggiare insieme il momento di crisi e condividere pubblico e collezionisti (come è successo ad esempio con Flashback, dove i galleristi hanno deciso cosa e come fare) – ovviamente nel rispetto delle norme e delle restrizioni imposte dal Governo per contrastare la diffusione del virus –. Qualche esempio? La Gallery Weekend di Milano, le aperture coordinate di TAG – Torino Art GalleriesTogether we stand! a Venezia e Contemporaneamente – Appuntamento con l’arte contemporanea Napoli_Campania. O con il progetto Italics, dove le gallerie addirittura si sono consorziate, per promuovere insieme la cultura in Italia.

24. MIGLIOR GALLERIA ITALIANA – MASSIMO DE CARLO

Massimo De Carlo Virtual Space

Già conosciutissimo, Massimo De Carlo ha affrontato in modo brillante questo impervio 2020, dimostrando che essere già da tempo la galleria di ricerca più established di Italia non vuol dire essere incapaci di evolversi. Ne ha dato prova ad aprile 2020, in pieno lockdown, quando ha annunciato il suo Virtual Space, una delle prime gallerie in realtà virtuale che si vedevano a livello internazionale, coinvolgente e interattiva, anche più di altre fiere e esperimenti online susseguitisi nel corso del tempo. La stessa piattaforma è stata poi condivisa e messa a disposizione di cinque spazi milanesi nell’ambito dell’evento Risorgimento Milan Virtual Art Summer. Non da ultimo, Massimo De Carlo ha aperto a settembre a Parigi Pièce Unique, una sesta galleria (dopo quelle di Milano, Londra e Hong Kong) piuttosto inusuale. Trattasi infatti di una vetrina contenente una sola opera, concepita su un’idea del mitico gallerista napoletano Lucio Amelio risalente al 1989.

25. MIGLIOR GALLERIA INTERNAZIONALE – PERROTIN

Emmanuel Perrotin

Il nome Perrotin era sulla bocca di tutti già dalla fine del 2019, quando espose Comedian, o meglio “la banana di Cattelan” nel suo stand di Art Basel Miami Beach, mandando in tilt l’audience globale. Al gallerista parigino, con sedi a New York, Tokyo, Seoul, Hong Kong, Shanghai e naturalmente Parigi, va il merito di aver saputo rinnovare il format di galleria precedendo i tempi. A febbraio 2020 ha annunciato l’apertura di un quarto spazio nella capitale francese, non proprio una galleria bensì “un salotto per collezionisti in cui guardare opere proiettate”. A ottobre 2020 si è inventato una “caccia al tesoro” disseminando opere nella navata del Grand Palais; ancora a proposito della sua capacità di rompere gli schemi tradizionali del sistema dell’arte, ha chiuso l’anno annunciando l’avvento del suo Perrotin Secondary Market, ovvero “un’attività di mercato secondario (opere non appena prodotte insomma ma già passate di mano da altri proprietari) pensata come alternativa alle case d’asta”.

26. MIGLIOR FUNZIONARIO – ANNA MATTIROLO

Anna Mattirolo

Nata a Roma, Anna Mattirolo si è laureata in Lettere all’Università di Torino nel 1979, discutendo una tesi in storia e critica d’arte contemporanea, poi è tornata nella capitale per perfezionare i suoi studi alla Sapienza. Il suo ruolo all’interno del MiBACT e nelle istituzioni statali deputate all’arte è ormai quasi trentennale, e sempre in posizioni che hanno comportato la fondazione e la riconversione radicale dei progetti di cui si è occupata. Così è stato all’interno della DARC – Direzione generale per l’Arte e l’Architettura Contemporanee (divenuta nel 2007 PARC – Direzione generale per la qualità e la tutela del Paesaggio, l’Architettura e l’Arte Contemporanee) nel ruolo di direttrice del servizio arte; così è stato, in maniera memorabile, con la direzione del MAXXI fino al 2015, sin da quando, nel 1998, il museo non esisteva come edificio e collezione (a lei si deve, ad esempio, l’istituzione del Premio MAXXI). Molti altri sono stati gli incarichi, dal ruolo di curatrice per l’arte contemporanea alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma alla segreteria tecnica di Sensi Contemporanei. Arte e architettura nel Mezzogiorno italiano, dal Comitato Guida per la promozione dell’arte e dell’architettura contemporanee per la Regione siciliana all’attuale impiego presso le Scuderie del Quirinale. A questo ruolo istituzionale e dirigenziale non hai mai cessato di affiancare la curatela di mostre (con personali di artisti del calibro di Alighiero Boetti e Pablo Picasso) e la pubblicazione di saggi (uno su tutti: Il confine evanescente, scritto a quattro mani con Gabriele Guercio). Figura tra le più lucide nel panorama sistemico dell’arte contemporanea italiana, meriterebbe di chiudere la propria carriera con la direzione di un museo di caratura nazionale.

27. MIGLIOR GIORNALISTA – EDOARDO CAMURRI

Edoardo Camurri

 


Impegnato da tanti anni nel mondo del giornalismo, sia sulla carta stampata che in radio e televisione, Edoardo Camurri negli ultimi anni ha contribuito alla realizzazione di tantissimi programmi culturali (I grandi della letteratura italiana e Punto di Svolta per u Rai 5; Roar, dedicato alla Mostra del Cinema di Venezia su Rai3; Pagina 3 su Rai Radio 3, solo per citarne alcuni). Quest’anno Camurri si merita però una menzione speciale per il progetto #Maestri, la serie tv che Rai Cultura ha prodotto in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dedicata agli studenti delle scuole superiori. Da aprile a dicembre, in 44 puntate, Camurri ha intessuto dialoghi profondi ma sempre accessibili con numerosi protagonisti della cultura italiana. Un esempio paradigmatico di come si possa portare la cultura in tv senza essere noiosi e senza semplificare troppo.

28. MIGLIOR PROGRAMMA TV – THE SQUARE. SPAZIO ALLA CULTURA

The Square. Spazio alla cultura su Sky Arte

Tenere accesi i riflettori sulla cultura e sui suoi professionisti in un momento di incredibile difficoltà, nel quale musei, cinema, teatri e sedi espositive sono costretti a subire i violenti attacchi della pandemia. È questo l’obiettivo della serie The Square. Spazio alla cultura, recentemente approdata su Sky Arte e condotta Nicolas Ballario. Durante ciascun episodio, tra dialoghi a distanza e in presenza, la parola va ad artisti, attori, musicisti, danzatori, registi, finalmente accolti in un luogo che fa da cassa di risonanza alla loro voce. Qualche nome? Davide Toffolo, Roberto Recchioni, Nicola Lagioia, Drusilla Foer e Sara Cosulich. Un appuntamento settimanale i cui “capitoli” sono disponibili in streaming gratis per tutti sul video portale Sky e sui profili social di Sky Arte.

29. MIGLIOR NOVITÀ DIGITAL – DECAMERETTE

Decamerette


Le regole del distanziamento sociale ci hanno costretto, per gran parte dell’anno, a fruire dei contenuti culturali quasi esclusivamente attraverso lo schermo. Questa nuova situazione ha generato un overload di iniziative digitali: dirette, conversazioni online, podcast e visite virtuali. In un simile panorama, davvero molto ricco e affollato, spicca però per freschezza, originalità e qualità della proposta il progetto Decamerette, nato a Roma da un’idea di Natalia La TerzaDecamerette è una tv YouTube indipendente che va in onda il giovedì dalle 19 alle 23 e la domenica dalle 15 alle 23, con un palinsesto vario ma sempre di qualità che tocca tanti temi: letteratura, arti visive, musica, teatro, filosofia, fumetti, cucina e molto altro.

 

30. MIGLIOR CATALOGO – EX AEQUO: VALERIO BERRUTI / CHRISTIANE LOHR

Valerio Berruti, La giostra di Nina, Reggia di [email protected] Tino Gerbaldo

Di cataloghi importanti ne sono usciti parecchi nel 2020, da quello per la mostra di Raffaello a Roma al volume che ha accompagnato la retrospettiva di Enzo Mari alla Triennale di Milano. Il premio lo vince tuttavia un libro pop-up con annesso carillon: La giostra di Nina di Valerio Berruti. Edito da Gallucci, è parte di un progetto ben più ampio che ha coinvolto Sky Arte, il MAXXI di Roma, la Reggia di Venaria; e tanti media differenti, dal disegno all’installazione, dal libro d’artista al film. In un anno particolarmente duro per i più piccoli, l’artista originario delle Langhe ha restituito all’arte la facoltà di lenire almeno in parte le difficoltà. (Senza dimenticare l’impegno, al pari di quanto fatto da Andrea Mastrovito, nella raccolta fondi per contrastare l’epidemia). Da non perdere la monumentale monografia (in tedesco e inglese) che Hatje Cantz dedica ad importante artista internazionale, che però ha scelto di vivere nel nostro paese, come Christiane Lohr. Le grandi immagini, che registrano le tracce di un percorso estremamente coerente e organico a partire dagli anni ’90 ad oggi, sono accompagnate dai testi di Stephanie Buhmann, dei compianti Jannis Kounellis e Germano Celant, di Claudia Dichter, di Nicole Fritz, di Yuri Mitsuda e Marion Poschmann.

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31. MIGLIOR NOVITÀ DIGITAL MUSEALE – BRERAPLUS

BreraPlus

Quest’anno tutti i musei sono stati costretti a puntare sul digitale, progettando – a volte in fretta e furia – siti web, visite virtuali e dirette social. Tra le tante realtà che abbiamo osservato, ci sentiamo di premiare la Pinacoteca di Brera per il progetto Brera+, una piattaforma virtuale che si configura a tutti gli effetti come un’estensione dello spazio museale, offrendo ai propri abbonati un ricco programma di eventi, concerti e contenuti di approfondimento. Accessibile con il biglietto di entrata alla pinacoteca, Brera+ rilascia una tessera che trasforma i visitatori in soci, un cambio di prospettiva molto significativo voluto dal direttore James Bradburne.

32. MIGLIOR SAGGIO – EX AEQUO: MEMESTETICA / LE ALTERNATIVE NON ESISTONO

Valentina Tanni – Memestetica. Il settembre eterno dell’arte (Nero Editions, Roma 2020)

Memestetica. Il settembre eterno dell’arte è l’interessante riflessione declinata dalla storica dell’arte e curatrice Valentina Tanni. Si tratta di un’approfondita indagine attorno alle trasformazioni dell’arte contemporanea del XXI secolo sotto la spinta della diffusione del web e delle piattaforme social. Attraverso un insieme composito di esempi, Tanni tratteggia i contorni di una fenomenologia dell’arte del nostro tempo dove il paradigma della rapidità di fruizione e diffusione segue il conseguente scadimento e l’obsolescenza pressoché istantanea dei fenomeni culturali ed estetici.
Tommaso Labranca, scomparso prematuramente nell’estate del 2016 a soli 54 anni, è stato uno degli intellettuali più importanti della sua generazione. Tuttavia non erano in tanti a conoscerlo e, soprattutto negli ultimi anni, il suo nome era uscito dai radar, mettendo in ombra un grandissimo talento. Il libro che Claudio Giunta, docente di Letteratura italiana all’Università di Trento, ha deciso di dedicargli, dunque, non solo è un doveroso omaggio, ma si configura anche come uno strumento prezioso per raccontare l’uomo e l’artista Tommaso Labranca alle generazioni più giovani. Un po’ biografia, un po’ libro di analisi letteraria, Le alternative non esistono è sicuramente uno dei saggi culturali migliori che questo 2020 ci lascia in eredità.

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33. MIGLIOR GRAFICO – I FIRMATARI DEL MANIFESTO MONEY MUST BE MADE

Money Must Be Made, banconote d’artista

Da anni è presente a Venezia una comunità di lavoratori e lavoratrici del mondo della grafica e dell’editoria, ultimi eredi di una secolare tradizione. Un tessuto creativo e produttivo in grado di creare lavoro di altissima qualità, troppo spesso non adeguatamente conosciuto e valorizzato. Money Must Be Made è un tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità politiche sulla presenza in città di una dimensione di ideazione e produzione che ha saputo costruirsi una reputazione nazionale e internazionale e che vuole continuare a investire su Venezia per il proprio futuro professionale e di vita, e per pensare a un futuro sostenibile che metta veramente al centro dell’agenda politica l’industria culturale come fonte di ricchezza, lavoro e occupazione. Il manifesto è stato scritto dagli studi grafici: Livio Cassese, Tomomot, bruno, Tostapane Studio, Tapiro, Sebastiano Girardi Studio, Lorenzo Mason Studio Grafiche Veneziane.

34. MIGLIOR PERFORMANCE SOCIAL MEDIA – LE GALLERIE DEGLI UFFIZI

Chiara Ferragni davanti all’Adorazione dei Magi con autoritratto di Botticelli, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Dal museo più visitato in Italia al museo più seguito sui social. Le Gallerie degli Uffizi quest’anno hanno mostrato a tutti fino a dove può spingersi un museo nella comunicazione digitale. Nonostante il ritardo (la pagina Facebook è datata marzo 2020), gli Uffizi sono stati il primo museo italiano a sbarcare su Tik Tok e a portare opere e collezioni letteralmente nelle mani di tutti. Non si sono però limitati a questo, hanno avuto anche la lungimiranza e il coraggio di sfruttare ogni singola occasione, come nel caso della visita (non a pagamento) di Chiara Ferragni, che ha portato durante la prima riapertura, ad aumentare gli accessi al museo, non senza scatenare dibattiti e polemiche.

35. MIGLIOR PRESIDENTE DI MUSEO – CESARE PIETROIUSTI

Cesare Pietroiusti portrait by Ela Bialkowska Oknostudio performance Quadriennale di Roma novembre 2016.

Se Roma è la miglior città per anche per 2020 in parte lo si deve anche ai progetti di Azienda Speciale Palaexpo e all’impegno di un presidente che ha scelto di non essere una semplice carica onorifica, ma di portare il proprio immaginario nell’istituzione. L’artista Cesare Pietroiusti dimostra che talvolta la creatività al potere funziona. Oltre al già citato Macro, Palazzo delle Esposizioni ha ospitato una delle mostre che meglio hanno interpretato le problematiche del presente, Condizione Assange di Miltos Manetas – una mostra “aperta per rimanere chiusa”, che ha messo in questione proprio i concetti di reclusione, di esposizione mediatica, di apertura e chiusura. Ma anche il polo sulle arti performative nato al Mattatoio (il responsabile della programmazione è Angel Moya Garcia), con la collaborazione con l’Università, le installazioni di Andrea Galvani e Luke Jarram, le residenze a cura di Ilaria Mancia, ad esempio quella con Alessandro Sciarroni e Rä di Martino o con Luigi Presicce, che presto porterà in scena, non appena la situazione sanitaria lo consentirà, le sue Storie della Vera Croce.

36. MIGLIOR UFFICIO STAMPA – LARA FACCO

TELESCOPE, il progetto di Lara Facco

Di base a Milano, è uno degli uffici stampa più conosciuti nel mondo dell’arte: Lara Facco annovera tra i suoi clienti fondazioni, musei, gallerie, archivi, teatri, premi e realtà di tutta Italia. Bisogna considerare che in quest’anno pandemico è stato difficile anche per queste realtà tenere alte le performance lavorative, data l’assenza di viaggi stampa, eventi e molto spesso mostre. In questo caso, Lara Facco si merita un plauso, per essere riuscita a sviluppare un nuovo format chiamato TELESCOPE, a metà tra newsletter e appuntamento editoriale, puntuale ogni domenica nella casella mail degli iscritti, coinvolgendo giornalisti e professionisti dal mondo della cultura e incentivandoli a scrivere una riflessione riguardo alle mostre dei propri clienti una volta chiuse.

37. MIGLIOR CASA EDITRICE – POSTMEDIA BOOKS

Nicolas Bourriaud – Inclusioni. Estetica del capitalocene (Postmedia Books, Milano 2020)

Onore al merito ad un editore che vanta un catalogo internazionale con saggi cult e autori del calibro di Arthur Danto, Hal Foster e Jerry Saltz, che nel 2020 ha pubblicato il fondamentale libro sulla site specificity di Miwon Kwon (Un luogo dopo l’altro) e ha portato in Italia Inclusioni Estetica del capitalocene di Nicolas Bourriaud o le Cinque conversazioni con Hans Ulrich Obrist. Non senza dimenticare gli autori italiani di spessore, come Teresa Macrì con il suo Slittamenti della performance, né i giovani artisti come Laura Cionci, con il suo Stato di Grazia, o Giulio Alvigini e l’ironico Manuale per Giovani Artisti (italiani semplici).

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38. MIGLIOR ASSESSORE ALLA CULTURA – MAURO FELICORI

Mauro Felicori

“Un buon amministratore deve considerare la complessità del settore, ma ci sono cose a cui tengo particolarmente, e una di queste è il modo di intendere la cultura dal punto di vista sociale. Da un lato, è la cultura che replica e conferma le disuguaglianze sociali rivolgendosi solo alla parte colta della popolazione, dall’altra la cultura che segue il dettato della costituzione, con politiche che promuovono una cultura orientata a tutti i cittadini”. Con queste parole Mauro Felicori, manager culturale bolognese già “superdirettore” della Reggia di Caserta, raccontava in un’intervista rilasciata ad Artribune la sua visione in merito al ruolo della politica nella cultura, alla vigilia delle ultime elezioni regionali in Emilia Romagna. Candidatosi come consigliere e primo eletto della lista “Bonaccini Presidente”, Felicori è stato poi nominato Assessore alla Cultura, come tra l’altro avevamo auspicato. E la sua visione e verve, già note per il suo operato alla Reggia di Caserta, non si sono fatte attendere, soprattutto in un momento difficile come quello in corso: “la Regione Emilia-Romagna, anche per fare fronte all’emergenza causata dall’epidemia Covid-19, intende sostenere tra gli altri il settore delle arti visive, particolarmente colpito a causa della chiusura temporanea delle gallerie d’arte e dalla sospensione e annullamento delle fiere e delle mostre d’arte, nazionali e internazionali. In particolare, rivolgiamo l’attenzione ai giovani artisti che operano nel territorio regionale”, spiegava Felicori lo scorso ottobre, in occasione del bando lanciato dalla Regione finalizzato all’acquisizione di opere d’arte realizzate da giovani che operano nel territorio. Menzione speciale per la Regione Puglia, che ha scelto un intellettuale come Massimo Bray alla guida di un assessorato, come quello di cultura e turismo, molto strategico per il territorio, in un momento estremamente critico per entrambi i settori. Bisogna vedere cosa accadrà e cosa farà, ma gli auspici intanto sono ottimi.

39. MIGLIOR FUMETTISTA – LEO ORTOLANI

Leo Ortolani – Luna 2069 (Feltrinelli Comics, Milano 2019)

BedeliaRat-ManAndrà tutto bene. Alla faccia dell’anno sabbatico… Il 2020 doveva essere un periodo di quiete professionale per Leo Ortolani, e invece si è trasformato in un turbinio di idee e successi che hanno allungato non di poco il già glorioso palmares del fumettista pisano. Eppure a essere premiati qui non sono tanto i singoli volumi dati alle stampe, quanto la capacità di rimanere sul pezzo dimostrata dall’autore. Ci riferiamo in particolare alla serie di vignette pubblicate sui canali social durante i 57 giorni di quarantena: una spassosa e pungente cronistoria disegnata delle emozioni e delle situazioni che siamo stati costretti a vivere durante il primo lockdown. Tra i tanti che si sono cimentati nell’esperimento è stato il primo, e indubbiamente il più bravo.

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40. MIGLIORE ILLUSTRATORE – EMILIANO PONZI

Le illustrazioni di Emiliano Ponzi per il romanzo di Haruki Murakami “Abbandonare un gatto”

Noto per le sue potenti composizioni grafiche, giocate sul filo tra rigore estetico e immediatezza espressiva, Emiliano Ponzi è uno sperimentatore di linguaggi sempre nuovi. Dopo le collaborazioni con New York TimesLe MondeNew YorkerDer SpiegelPenguin Books e tantissimi altri colossi dell’editoria mondiale, l’illustratore di Ferrara si è nuovamente distinto quest’anno per una serie di ammirevoli progetti: dalla realizzazione del manifesto per il Premio Strega 2020 alla collaborazione con Einaudi per il bellissimo volume Abbandonare un gatto di Murakami Haruki. Giusto per non farsi mancare niente, inoltre, l’artista è tornato in libreria con Chronicles from the red zone, diario illustrato dalla zona rossa. Che altro? Ah, la partecipazione al progetto Ti Bergamo della GAMeC, le illustrazioni per Feltrinelli e una manciata di altre cose strepitose: tutte, miracolosamente, portate a termine nell’arco degli ultimi 365 giorni. Chapeau!

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