Statua di Indro Montanelli imbrattata a Milano. Tutte le volte che la scultura ha creato dissensi

Le attuali proteste antirazziste in corso in tutto il mondo hanno riacceso le polemiche – a dire il vero mai sopite – sulla statua di Indro Montanelli a Milano, imbrattata di vernice e con le scritte “razzista” e “stupratore”. Ultimo capitolo della storia di una statua che fin dalla sua creazione ha creato dissensi e dibattiti

Statua di Indro Montanelli imbrattata - Giardini pubblici in via Palestro, Milano
Statua di Indro Montanelli imbrattata - Giardini pubblici in via Palestro, Milano

Le proteste in corso in tutto il mondo al grido di Black Lives Matter per la morte di George Floyd – l’afroamericano di 46 anni che lo scorso 25 maggio ha perso la vita in seguito a un fermo della polizia di Minneapolis negli USA – stanno dando vita a riflessioni e a ulteriori proteste di natura storica e ideologica, come vi abbiamo raccontato qui: a essere al centro del dibattito adesso sono i monumenti e le statue inneggianti a periodi storici e personaggi legati ai temi del razzismo e del colonialismo, “simboli” che in questi giorni, in numerose città del mondo, vengono abbattuti come già accaduto ai monumenti dedicati a Cristoforo Colombo a St. Paul in Minnesota e Jefferson Davis in Virginia, e a Bristol, con la rimozione della statua del mercante e commerciante di schiavi Edward Colston, su cui si è espresso anche lo street artist Banksy. Negli ultimi giorni il dibattito infuria anche in Italia, da quando I Sentinelli di Milano, movimento di “laici e antifascisti” nato nel 2014, in una lettera indirizzata al Sindaco Beppe Sala hanno chiesto la rimozione della statua del giornalista Indro Montanelli (Fucecchio, 1909 – Milano 2001) dai giardini di via Palestro. Il motivo? “A Milano ci sono un parco e una statua dedicati a Indro Montanelli, che fino alla fine dei suoi giorni ha rivendicato con orgoglio il fatto di aver comprato e sposato una bambina eritrea di dodici anni perché gli facesse da schiava sessuale, durante l’aggressione del regime fascista all’Etiopia. Noi riteniamo che sia ora di dire basta a questa offesa alla città e ai suoi valori democratici e antirazzisti e richiamiamo l’intero consiglio a valutare l’ipotesi di rimozione della statua, per intitolare i Giardini Pubblici a qualcuno che sia più degno di rappresentare la storia e la memoria della nostra città Medaglia d’Oro della Resistenza”, si legge nell’appello dei Sentinelli pubblicato sulla propria pagina Facebook. “Dopo la barbara uccisione di George Floyd a Minneapolis le proteste sorte spontaneamente in ogni città con milioni di persone in piazza e l’abbattimento a Bristol della statua in bronzo dedicata al mercante e commerciante di schiavi africani Edward Colston da parte dei manifestanti antirazzisti di Black Lives Matter richiamiamo con forza ogni amministrazione comunale a ripensare ai simboli del proprio territorio e a quello che rappresentano”. Intanto, tra dibattiti e polemiche e dividono opinione pubblica e politica, il 13 giugno la statua di Montanelli è stata imbrattata con della vernice rossa, e alla base del monumento sono state scritte le parole “razzista” e “stupratore”. La vicenda in corso ci ha fatto domandare: della statua più discussa degli ultimi giorni in Italia quanto sappiamo?

Statua di Indro Montanelli imbrattata - Giardini pubblici in via Palestro, Milano
Statua di Indro Montanelli imbrattata – Giardini pubblici in via Palestro, Milano

VITO TONGIANI, L’AUTORE DELLA STATUA DI INDRO MONTANELLI A MILANO

Il monumento in bronzo che rappresenta Indro Montanelli è stato realizzato dallo scultore Vito Tongiani (Matteria, 1940), autore nel 1994 anche della statua di Giacomo Puccini a Lucca, in Piazza Cittadella, di fronte alla casa natale del compositore. Tongiani ha vissuto e lavorato a Parigi, Torino, Massa e Marrakesh, e attualmente è di base a Camaiore. Tra i sui lavori per gli spazi pubblici, sono anche la fontana Il trionfo di Afrodite a Massa (2004) e il monumento dedicato a Steno Mercegaglia a Gazoldo degli Ippoliti in provincia di Mantova (2013). Risale invece al 22 maggio 2006 l’inaugurazione del monumento a Indro Montanelli ai Giardini pubblici di via Palestro a Milano (luogo in cui il giornalista era solito passeggiare, e dove venne gambizzato dai brigatisti), evento presenziato dal sindaco di Milano di allora, Gabriele Albertini. La statua rappresenta il giornalista nell’atto di scrivere sulla sua Lettera 22, ispirandosi a una foto scattata nel 1940 da Fedele Toscani: nella fotografia, Montanelli è seduto su una pila di giornali e indossa un cappello. Nella statua invece il cappello è appoggiato alla sua destra. E dal momento del suo svelamento, la statua è stata spesso al centro di polemiche di diversa natura.

LA STATUA DI INDRO MONTANELLI A MILANO. TUTTE LE POLEMICHE

Quando venne inaugurata, furono molte le voci di scontento sulla statua, a partire dalla sua oggettivamente discutibile estetica: l’opera venne definita “funerea”, “degna di un cimitero”, accuse alle quali il sindaco Albertini – che volle fortemente la statua – rispose dicendo che “Indro non ha voluto una tomba, ma che la cassetta con le sue ceneri fosse adagiata su quella della mamma. Ecco: quella è la sua tomba, il monumento funebre che Milano gli ha imposto insieme alla milanesità”. E poi non mancarono considerazioni in merito all’idea di dedicare una statua al giornalista, cosa che, dissero in tanti, lo stesso Montanelli non avrebbe apprezzato per la sua avversione verso i monumenti alla memoria: “Indro mi avrebbe detto: ‘hai fatto una bischerata’. Se fosse vivo rifiuterebbe questa cosa, ma in fondo credo che l’avrebbe apprezzata”, spiegava Albertini. “è un’opera che potrebbe stare in un cimitero monumentale, ma è stata realizzata lì, in quel giardino dove pensava i suoi articoli facendo lunghe passeggiate, poco distante da dove si era aggrappato alla cancellata quando venne gambizzato dalle Br”.

LA STATUA DI INDRO MONTANELLI A MILANO. DAI MOVIMENTI FEMMINISTI AL BLACK LIVES MATTER E LA RISPOSTA DEL SINDACO BEPPE SALA

Un primo imbrattamento alla statua risale al 2012, quando sotto al cappello venne ritrovato un finto ordigno e la scultura venne rigata da segni di pittura di colore rosso. Nel corso del tempo, la statua finisce nell’occhio del ciclone per via dei trascorsi di Montanelli nell’allora Abissinia, con riferimento all’episodio dell’“acquisto” della sposa-bambina Destà: l’8 marzo 2019, durante una manifestazione per la Giornata Internazionale della Donna, le attiviste del gruppo femminista “Non Una di Meno” imbrattano la statua con una vernice lavabile di colore rosa, rivendicandone il gesto come “una doverosa azione di riscatto”. L’episodio della sposa-bambina è alla base delle attuali polemiche che ruotano attorno alla statua, sulla quale è stata versata una colata di vernice rossa e scritte le parole “razzista” e “stupratore”. Il gesto, rivendicato con un video pubblicato sui social da Rete Studenti Milano e LuMe, è stato così commentato dai Sentinelli: “ci limitiamo a scrivere che la nostra proposta civile, fatta in settimana alla luce del sole proprio per permettere una discussione pubblica, non contemplava altro. Piuttosto la violenza verbale fatta dal pensiero unico mainstream che ci ha voluto in modo caricaturale descrivere come dei talebani, ha portato il dibattito su un livello volutamente distorto”. Il sindaco Beppe Sala risponde alle polemiche con un video sulla propria pagina Facebook, dicendo che la statua non verrà abbattuta, sebbene abbia palesato le sue perplessità in merito al racconto che lo stesso Montanelli fece sul suo matrimonio con Destà, nel corso di un’intervista nel programma televisivo L’ora della verità di Gianni Bisiach (1969): “io ho rivisto più volte quel video in cui lui confessa quello che è successo in Africa e personalmente non posso che confessare a mia volta il mio disorientamento rispetto alla leggerezza con cui Indro Montanelli confessa un comportamento del genere. Però Montanelli è stato di più”, continua Sala, “è stato un grande giornalista, è stato un giornalista soprattutto che si è battuto per la libertà di stampa, è stato un giornalista indipendente e forse per tutti questi motivi è stato gambizzato. Noi quando giudichiamo le nostre vite, possiamo dire che la nostra vita è senza macchie, senza cose che non rifaremmo? Io metto le mani avanti: la mia vita no, ho fatto errori, ho fatto cose che vorrei non aver fatto, ma le vite vanno giudicate nella loro complessità. Per tutti questi motivi io penso che la statua debba rimanere lì”. 

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.