Perrotin apre la quarta sede a Parigi. Non proprio una galleria, più un salotto per collezionisti

Il galleristar, che conta sedi a Parigi, Hong Kong, New York, Seoul, Tokyo e Shanghai, aprirà uno spazio molto speciale nella capitale francese: un piccolo salotto destinato ai collezionisti, in cui osservare le opere proiettate da un particolare dispositivo. Si tratterà della prima galleria d’arte in realtà virtuale?

Table calendrier curation E. Perrotin
Table calendrier curation E. Perrotin

“L’atmosfera generale di questo luogo sarà quella di un salotto, dove spero vogliate trascorrere del tempo”. Con queste parole il galleristar francese Emmanuel Perrotin annuncia sul profilo Instagram della propria galleria l’apertura di un nuovo spazio a Parigi, dove ha già all’attivo ben tre sedi, per non contare poi gli avamposti a Hong Kong, New York, Seoul, Tokyo e Shanghai. Si tratterà quindi del quarto spazio espositivo nella capitale francese sebbene, come espresso dallo stesso Perrotin, il luogo e l’ambiente non saranno quelli tipici della galleria d’arte, sarà piuttosto un salotto culturale aperto ai propri collezionisti, più informale e intimo.

IL NUOVO SPAZIO DI EMMANUEL PERROTIN A PARIGI

Il nuovo spazio aprirà in primavera, nell’ottavo arrondissement di Parigi, sulla Avenue Matignon, non lontano dagli Champs-Elysées e dal Grand Palais. “I visitatori saranno invitati a scoprire una selezione di opere dei nostri artisti”, continua il post su Instagram, in cui i collezionisti potranno “visualizzare qualsiasi opera d’arte, su richiesta e su vasta scala”, ha affermato in una nota Perrotin. “Non intendo ospitare mostre, ma conterrà un dispositivo che consentirà al pubblico di accedere a modelli di opere d’arte”. Il piccolo spazio di 70 metri quadrati (le altre tre sedi parigine, nell’insieme, ammontano a 2300 metri quadrati) sorgerà al piano terra di un edificio del 1900, e sarà dotato di un dispositivo ad alta definizione in grado di proiettare riproduzioni di opere. Sarà quindi una sorta di “room” in realtà virtuale, dove però il gallerista non è intenzionato a organizzare mostre.

LE GALLERIE D’ARTE DI OGGI. MOSTRE E NON SOLO

Il salotto virtuale di prossima apertura è solo l’ultimo dei progetti che negli ultimi anni sta sviluppando Perrotin, sganciandosi così dagli usuali servizi offerti dalle gallerie d’arte e apparendo sempre più interessante e all’avanguardia agli occhi di pubblico e collezionisti. Per fare un esempio, da oltre un anno sul sito Internet della galleria sono disponibili i podcast dei talk tenutisi dal 2014 a oggi in occasione delle mostre più importanti organizzate da Perrotin. Qualche esempio? L’incontro svoltosi tra il curatore Matthieu Poirier e il redattore di ArtNews Barbara MacAdam in occasione di A Constant Storm. Works from 1923 to 1989, mostra di Hans Hartung alla galleria Perrotin di New York (12 gennaio – 18 febbraio 2018). Il binomio podcast-galleria d’arte non è comunque un’invenzione di Perrotin: alcuni mesi prima di lui infatti a lanciare un podcast dedicato ai personaggi e ai temi dell’arte contemporanea è stato David Zwirner, con Dialogues: The David Zwirner Podcast, serie audio che, di puntata in puntata, vede dialogare un artista e un protagonista del mondo della cultura e delle istituzioni provenienti dai settori delle arti visive, dell’architettura, del cinema o della musica.

PERROTIN, ZWIRNER, HAUSER & WIRTH. ESSERE (SUPER) GALLERISTI OGGI

Quella del gallerista è dunque un’attività che sembrerebbe sempre più basarsi su carisma, creatività e spiccate capacità imprenditoriali. E in questo caso a fare scuola è sempre Zwirner, che oltre a Dialogues nel 2018 ha anche aperto una piattaforma di vendita online gestita dalla social influencer Elena Soboleva. Non sono stati da meno Ursula Hauser e Iwan Wirth, fondatori dell’omonima galleria svizzera che un anno fa hanno lanciato Ursula, rivista d’arte contemporanea trimestrale che accoglie saggi, interviste e fotografie di scrittori e artisti internazionali. Per non parlare poi dell’Hauser & Wirth Institute, ente indipendente non profit che finanzia borse di studio per ricercatori e si adopera per la conservazione e la fruizione degli archivi d’artista. A riprova che il ruolo delle gallerie sta cambiando radicalmente: da una parte le megas che riescono a governare tutta la filiera facendo di tutto (le loro non profit, le loro riviste…), dall’altra le medie e le piccole con seri problemi di prospettiva e sostenibilità sul futuro.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.