Testimonianze dalla Cina: parla Mathieu Borysevicz, direttore di Bank Gallery a Shanghai

In concomitanza con la riapertura delle istituzioni culturali in Italia, condividiamo alcune le testimonianze di musei e gallerie cinesi, raccontando della pandemia che ha lasciato ovunque dei segni tangibili. Intervista Mathieu Borysevicz, fondatore e direttore di Bank Gallery a Shanghai.

Bank Gallery Shanghai, Installation view
Bank Gallery Shanghai, Installation view

Le gallerie in Cina hanno riaperto già con qualche settimana di anticipo rispetto all’Italia (essendo state ovviamente le prime a subire l’ondata dei contagi e del conseguente lockdown). Ora che le loro porte sono riaperte al pubblico, numerose sfide si sono poste per la loro continuità: tra queste, le modalità di accesso dei visitatori, le programmazioni di mostre da ridefinire e, non da ultimo, le piattaforme utilizzate per la fruizione e per la vendita. A raccontarci la situazione è Mathieu Borysevicz, fondatore e direttore Bank Gallery a Shanghai, curatore, critico e artista attivo nel sistema contemporaneo cinese a partire dalla metà degli anni ’90.

Bank Gallery Shanghai, Installation view
Bank Gallery Shanghai, Installation view

BANK GALLERY DI SHANGHAI

La galleria è stata fondata nel luglio 2013 ed è ospitata nell’ex Bank Union Building, situato vicino alla zona di Bund a Shanghai. BANK funge da sede e studio di MABSOCIETY (società internazionale di curatela e consulenza) ed è dedicata ad un programma espositivo che coinvolge temi di arte e cultura contemporanea e agisce come ponte tra la Cina e il resto del mondo. Una realtà dinamica e internazionale, la quale ha dovuto fare i conti con dei cambiamenti strutturali a seguito della pandemia. Borysevicz ha seguito le diverse fasi del lavoro, seppur da remoto: precisamente dalla Thailandia, dove è rimasto bloccato prima della chiusura delle frontiere senza la possibilità di tornare nel suo paese di residenza e senza poter rimettere piede all’interno della sua attività. Ecco la sua testimonianza. 

Come avete gestito il periodo di chiusura di Bank Gallery?
Casualmente il Covid-19 ha colpito la Cina durante le vacanze del Capodanno Cinese, quindi tecnicamente eravamo già in pausa. Ma la difficoltà maggiore è stata rimettersi in moto.

E cosa è successo?
Una volta consapevoli che non avremmo potuto riprendere il nostro normale programma, abbiamo lanciato immediatamente la mostra collettiva online Pure Beauty, che ha ricevuto molta attenzione da parte dei media, registrando anche alcune vendite.

Com’è cambiata la vostra modalità di vendita?
Abbiamo deciso, dopo anni di corteggiamento da parte della piattaforma di vendita online Artsy, di aderire ai suoi progetti. Ci rendiamo conto che, ora più che mai, la presenza online è fondamentale per la sopravvivenza.

Come si è svolta la riapertura della galleria?
In linea con quanto la città di Shanghai ci ha permesso, siamo aperti al pubblico dalla fine di aprile circa. Abbiamo prolungato la nostra mostra dalla fine dell’anno scorso fino a pochi giorni fa. Abbiamo avuto più visitatori del previsto durante questo periodo e abbiamo aperto una nuova mostra, dedicata al lavoro dell’artista Geng Yini, il 9 Maggio.

Bank Gallery Shanghai, Installation view
Bank Gallery Shanghai, Installation view

Questa attività legata alla dimensione digitale, che voi avete potenziato nel periodo del lockdown, continua ad essere valida o è stata sopperita semplicemente dalla riapertura dello spazio fisico?
Ci siamo resi conto che mantenere un rapporto virtuale con coloro che non sono in grado di venire da noi è molto importante. Non siamo mai stati esclusivamente dipendenti dal mercato locale ai fini della nostra sopravvivenza finanziaria, quindi stiamo ancora interagendo con il mondo attraverso social media, e-mail, presenza sul web e diverse forme di collaborazione con i media.

Questo comporta anche uno spostamento dei vostri investimenti?
Diciamo di sì. Ad esempio, per la nuova mostra abbiamo in programma di dirottare risorse che altrimenti sarebbero state usate per organizzare una cena o una festa per l’opening – eventi che non hanno più senso, date le regole di distanziamento sociale – verso la promozione virtuale.

Quali sono state per voi le difficoltà maggiori in tutto questo arco temporale, dallo scoppio del virus al suo contenimento?
La cosa più difficile per me è che, pur essendo il fondatore e direttore della galleria, mi è vietato tornare in Cina o lasciare la Thailandia, dove attualmente mi trovo. Non posso essere fisicamente presente, quindi controllo tutte le operazioni da remoto. Non è ancora chiaro quando potrò tornare in Cina (Nota del  traduttore: la Cina ha chiuso le frontiere a tutti gli stranieri, quindi anche i molti stranieri residenti in Cina che al momento della chiusura si trovavano all’estero non sanno quando potranno tornare).

E come ti senti a riguardo?
Ciò rende la situazione ancora più astratta e stimolante in termini di interfaccia con gli artisti, con il personale e con i collezionisti. Suppongo che per l’opening della mostra me ne andrò in giro con una birra in mano in collegamento Zoom.

Bank Gallery Shanghai, Installation view
Bank Gallery Shanghai, Installation view

A seguito di questa esperienza, pensa che l’arte possa avere un ruolo all’interno di questo fenomeno della pandemia?
L’arte è sempre stata un porto sicuro nei periodi di ansia o di stress. In questo period in particolare ha fornito all’umanità un rifugio in cui l’enormità della circostanza potesse prosperare. L’arte è conforto, ritiro, riflessione. Storicamente, ci consente di contestualizzare la nostra attuale crisi e dare una certa sobrietà alle nostre attuali nevrosi. Mentre l’industria dell’arte potrebbe sentirsi menomata al momento, l’arte stessa è più forte e pertinente che mai.

Si ringrazia Manuela Lietti per la mediazione con Bank Gallery.

-Giulia Ronchi

http://www.mabsociety.com/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.