Come sarà l’autunno della GAMeC di Bergamo? L’intervista a Lorenzo Giusti

Prosegue l’inchiesta di Artribune sull’autunno dei musei italiani. Da Bergamo, in una delle città più colpite dall’epidemia, risponde Lorenzo Giusti…

GAMeC, esterno. Ph. Giulio Boem
GAMeC, esterno. Ph. Giulio Boem

Come sarà l’autunno dei musei italiani? È una domanda che in tempi di post Covid, se così si può dire, e arrivati ormai ad una Fase numericamente indefinita, si pone tutto il settore e gli addetti ai lavori. Con coloro che guidano questo mondo, direttori e presidenti, analizziamo il prossimo futuro e la scorsa stagione. L’inchiesta partita con le parole di Cristiana Perrella al Pecci e di Caterina al Macte si sposta al nord e prosegue con il direttore della GAMeC di Bergamo, Lorenzo Giusti. 

Come sarà l’autunno 2020 per il tuo museo?
Il primo di ottobre inaugureremo due mostre a cui teniamo molto, perché segnano la riapertura degli spazi espositivi di Piazza Carrara dopo 7 mesi e perché, nella loro diversità, tracciano un confine tra un “prima” e un “dopo”. La prima mostra, Ti Bergamo, è un omaggio alla nostra comunità, un’esposizione ibrida di opere d’arte, immagini fotografiche, documenti, video, gesti e pensieri di quegli autori che, in tempi diversi e in particolare nei mesi del lockdown hanno raccontato Bergamo. Vogliamo dare testimonianza della forza, della solidarietà, della storia di una comunità che proprio in un momento così difficile si è riscoperta tale e in tutto questo ha saputo ritrovare la sua incredibile energia. 

E poi?
La seconda, In The Forest, Even The Air Breathes, è la mostra di Abhijan Toto, il vincitore della decima edizione del Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte – EnterPrize nominato a giugno 2019. Un’esposizione che riunisce il lavoro di sette artisti dell’area del Sud-est asiatico per immaginare quali forme di politica e pedagogia possano essere inventate per rendere più intimo il rapporto dell’uomo con le terre in cui abita: una mostra progettata in tempi pre-Covid che oggi, alla luce degli eventi, assume un nuovo valore.

Cosa ti aspetti da questa stagione che inizia?
Il periodo che abbiamo attraversato ha prodotto e continuerà a produrre dei cambiamenti profondi di cui ancora non siamo pienamente coscienti, e noi operatori culturali ci troviamo a dover ripensare il nostro mondo, rivedere le nostre priorità e scale di valori. Ora più che mai i musei pubblici hanno l’occasione di acquisire una nuova centralità e di incidere nelle politiche culturali e sociali: un museo come la GAMeC ha orgogliosamente riscoperto la propria vocazione civica, e questa cosa ora va preservata, valorizzata e capitalizzata. I musei hanno finalmente l’occasione di ribaltare quell’assioma che nell’ultimo decennio li ha voluti raccontare come volani per il turismo – fraintendendone in buona parte la funzione e la missione – per diventare, invece, un pilastro del welfare.

Come?
Se pensiamo al nostro caso, la comunità di Bergamo e quella dell’arte ci hanno dimostrato un grande affetto in questi mesi, sia durante il lockdown che ora con la riapertura: mi aspetto (e spero, per la verità) che la GAMeC continui a essere all’altezza di questo affetto, del calore e della fiducia che le persone hanno dimostrato nei nostri confronti e mi auguro sinceramente che questo rapporto si consolidi e sia da stimolo per il futuro. Quindi, per rispondere alla domanda, mi aspetto che – pur nell’incertezza e forse anche nel timore di riprendere le attività quotidiane – troviamo il coraggio e l’audacia necessaria non solo per ricominciare e tornare alla normalità, ma per avviare un cambiamento che veda i musei come motore di un nuovo modo di intendere la società.

Cosa invece ti preoccupa di più?
Mi preoccupa proprio l’incertezza, come a tutti credo. Ripartiamo con poche sicurezze, con la consapevolezza che tutto potrebbe di nuovo incepparsi. Abbiamo dei grossi cambiamenti da affrontare nelle nostre vite e il cambiamento spaventa sempre. Ma ogni crisi è occasione di rinnovamento e il nostro impegno vuole andare in quella direzione. 

Che attività hai in programma?
Nell’immediato, oltre alle mostre di cui ho già parlato, abbiamo in serbo delle importanti novità per Radio GAMeC, il progetto di condivisione di storie e testimonianze nato durante il lockdown ma pensato fin dai primi passi per diventare parte permanente del nostro programma: di questo parleremo molto presto! Nel frattempo, riprenderanno anche le nostre attività educative in presenza, sempre centrali nella progettualità del museo e ora più importanti che mai, nella visione di museo come strumento di welfarePer la primavera stiamo lavorando a un progetto importante in collaborazione con il Centre Pompidou. Ma è ancora presto per parlarne.

Farai delle modifiche ai tuoi progetti iniziali per adattarli alla situazione in corso?
La programmazione inziale prevedeva per questo autunno l’apertura della seconda mostra del ciclo “Trilogia della materia”, inaugurato due anni fa con Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile. Una mostra così ambiziosa, con prestiti provenienti da varie parti d’Europa, non poteva essere aperta in una fase come questa, per cui abbiamo deciso di rimandarla di un anno. 

Jenny Holzer. Tutta la verità (The Whole Truth). Installation view at GAMeC, Sala delle Capriate, Bergamo 2019 © 2019 Jenny Holzer. Photo Michele Stroppa
Jenny Holzer. Tutta la verità (The Whole Truth). Installation view at GAMeC, Sala delle Capriate, Bergamo 2019 © 2019 Jenny Holzer. Photo Michele Stroppa

Quali pensi che saranno le sfide che i musei dovranno affrontare nel prossimo futuro?
I musei dovranno rivedere il proprio ruolo nella società, e dovranno farlo con coraggio. Ne hanno già dato dimostrazione durante il lockdown, trovando una nuova dimensione per esistere nonostante la chiusura. È questa flessibilità che non dovranno perdere, la capacità di adattarsi a un contesto in continua evoluzione. Dovranno inoltre dimostrare di essere parte viva di una comunità, attenti alle sue esigenze e pronti a supportarla. Dovranno diventare dei catalizzatori per le loro comunità, pilastri di un modo nuovo di intendere il welfare.

Diamo i numeri: come è andata dalla riapertura in termini di pubblico?
L’affluenza alla mostra di Daniel Buren è stata e continua a essere sopra le aspettative: ad oggi, a meno di due mesi dall’apertura del 9 luglio, abbiamo già registrato 27.000 visitatori. Sicuramente il contesto di Palazzo della Ragione in Piazza Vecchia è stato d’aiuto nella stagione estiva, ma siamo felici che questo progetto, nel cuore della città, sia diventato un simbolo della rinascita del nostro territorio. 

LORENZO GIUSTI ©ph. Paolo Biava
LORENZO GIUSTI ©ph. Paolo Biava

Quale è stata la cosa più bella da quando hai riaperto?
La prima vera riapertura della GAMeC, o meglio del cortile della GAMeC, è stata in concomitanza degli appuntamenti di Radio GAMeC Real Live che hanno portato a Bergamo, nei mesi di giugno e luglio, ospiti come Nic Cester & The Milano Elettrica, Cristiano Godano, Andrea Pennacchi, Alessandro Sciarroni e Virgilio Sieni. La cosa che ci ha emozionato di più è stata senza dubbio la partecipazione della città. Avevamo il timore che la paura del contagio potesse fermare i cittadini e dissuaderli dal frequentare nuovamente un evento pubblico. Invece fin dalla prima serata abbiamo registrato il tutto esaurito e i Bergamaschi hanno dimostrato da subito la loro forza e la loro voglia di reagire. È stato proprio emozionante rivedersi, essere al centro di un grande abbraccio collettivo.

Cosa chiedi alla politica in questo momento comunque difficile?
Mettere la sostenibilità al centro di ogni ragionamento e di ogni scelta. E ovviamente maggiore attenzione verso il sistema culturale e museale: è il momento di avviare dei cambiamenti strutturali e il ruolo delle nostre istituzioni deve essere centrale. 

Consigliaci un libro per inaugurare la stagione.
Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.