Money Must Be Made: banconote d’artista per salvare la tradizione delle arti grafiche a Venezia

Venezia reagisce alla crisi economica attraverso una provocazione ironica e costruttiva. Gli studi grafici si sono coalizzati stampando delle banconote d’autore che verranno distribuite gratuitamente alla cittadinanza: ecco in cosa consiste il progetto e come partecipare

Money Must Be Made, banconote d'artista
Money Must Be Made, banconote d'artista

La crisi economica non sta risparmiando Venezia, che anzi pare essere una delle città più vessate del paese durante questi mesi. La prima causa è l’assenza quasi totale di turismo, che trascina anche altri settori nella recessione più profonda. A questo si aggiunge la cancellazione dei grandi eventi, significativa perdita di indotto per l’ambito culturale. Tuttavia Venezia non si arrende e tenta di mettere in mostra le proprie competenze e potenzialità: in questa cornice nasce Money Must Be Made, ideato da una rete di studi grafici (bruno – Giacomo Covacich e Andrea Codolo, Livio Cassese, Sebastiano Girardi Studio, Lorenzo Mason Studio, Tapiro Tomomot, Tostapane e Erika Froner) che operano a Venezia, coordinati da Grafiche Veneziane, l’unica tipografia rimasta attiva nel centro storico. Il progetto nasce come una provocazione: delle bustarelle contenenti soldi stampati in tipografia saranno infilate nelle cassette della posta dei residenti veneziani, con l’intento di puntualizzare su un problema economico che riguarda tutti e al tempo stesso sensibilizzando sulla necessità di investire in cultura per un ritorno di benessere collettivo. Gli esemplari di banconota sono otto, progettati con malcelata ironia e persino spirito goliardico.

MONEY MUST BE MADE SPIEGATA DAL SUO PORTAVOCE

Il punto di partenza è stato l’annullamento della Biennale di Architettura, inizialmente prevista a giugno 2020, e delle conseguenti opportunità lavorative svanite nel nulla. “Ci siamo poi posti la domanda, ‘perché dobbiamo continuare a dipendere per forza dai grandi eventi?’, e abbiamo cercato un modo per dare visibilità alla nostra rete e ai nostri lavoratori. Da qui l’idea di usare i soldi come provocazione per incoraggiare gli investimenti nella cultura”, ci spiega Filippo Ranchio, project manager di Grafiche Veneziane e portavoce di Money Must Be Made, raggiunto da Artribune. E prosegue, parlando dell’iconografia usata in alcune delle banconote del progetto. “Ci sono alcuni fili conduttori, come Venezia e l’acqua (perché noi stampiamo sull’acqua, in senso letterale!). Prendo come esempio la banconota da 187 euro fatta da Tapiro che si riferisce al livello in centimetri raggiunto dall’acqua alta a novembre 2019, una catastrofe climatica molto dura per la città, preludio del coronavirus. Poi c’è il tema della stampa, come nella banconota di bruno, dove compare lo strumento usato nelle tipografie per vedere l’avviamento della scala colore o la grandezza dei caratteri. Il riferimento costante è all’euro, adottando i suoi colori e i suoi tagli; tuttavia, nessuna banconota corrisponde a un valore reale: c’è quella da 49 euro invece che 50; ci sono i 122 euro, che sarebbero 100euro + iva; ci sono i 600 euro, che sono quelli promessi agli operatori del settore culturale e arrivati con grande ritardo, che hanno stampata la faccia del Mago Silvan come riferimento a una promessa illusoria”.

Money Must Be Made, i grafici di Venezia
Money Must Be Made, i grafici di Venezia

MONEY MUST BE MADE: IL MANIFESTO

Quando si pensa a Venezia si pensa sempre alla cultura. Ma è importante far capire che la cultura è un ambito professionale attorno al quale è necessario creare reddito”, conclude Ranchio. “Vorremmo che questo fosse riconosciuto da tutti”. Per partecipare alla causa portata avanti da Money Must Be Made, è possibile leggere il Manifesto in forma integrale al sito https://www.moneymustbemade.eu/ e sottoscriverlo. I firmatari – figure del mondo della cultura veneziana e non solo – sono già oltre 300.

-Giulia Ronchi

https://www.moneymustbemade.eu/  

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.