Various Small Fires di Los Angeles apre a Seoul. La Corea del Sud nuova destinazione artistica?

La galleria nata a Los Angeles si prepara ad aprire una nuova sede a Seoul, cavalcando l’onda di un nuovo trend che vede la Corea come futura destinazione dell’arte.

Seoul Sky Garden ph Ossip van Duivenbod
Seoul Sky Garden ph Ossip van Duivenbod

La Various Small Fires apre una nuova sede a Seoul con l’intento di fondare una realtà a cavallo tra mercato orientale e occidentale. Una strategia, adottata dalla sua gallerista di origini coreane, che si inserisce in quello che potrebbe diventare un trend del futuro prossimo, nell’ambito di un sistema di gallerie generalmente instabile alla continua ricerca di novità in cui affondare i denti. Dopo Shanghai e (soprattutto) Hong Kong, luoghi ormai largamente conquistati dalle gallerie europee e americane più potenti, la Corea del Sud potrebbe costituire una destinazione ideale ma ancora poco battuta, così da candidarsi come prossima piattaforma artistica di interesse globale.

VARIOUS SMALL FIRES: LA NUOVA SEDE A SEOUL

Dopo sei anni di attività nel sistema artistico di Los Angeles, la galleria Various Small Fires guarda a Oriente. La decisione è stata presa dalla sua fondatrice Esther Kim Varet, coreana bilingue di prima generazione con un forte legame con il suo paese natio. Una carta che gioca a suo favore, nel tentativo di approcciare un nuovo e promettente mercato (non sempre così accessibile per chi arriva dall’occidente) e, allo stesso tempo, essere un valido intermediario tra i due mondi. Come ha spiegato ad Artnet: “Seoul è la capitale culturale dell’Asia. Ha il più alto rapporto di collezionisti, i quali tendono ad essere molto evoluti nel modo di pensare al mercato dell’arte, in particolare a quello occidentale”. La gallerista spiega di aver riscontrato un forte desiderio da parte degli artisti, nel corso del tempo, di esporre in piattaforme affascinanti come quelle asiatiche. Nonostante la prudenza dimostrata da Varet (“dal punto di vista dell’Occidente, è molto difficile penetrare in queste culture omogenee” ha affermato), la gallerista è pronta a lanciarsi nella nuova sfida: “capisco l’interesse del collezionista che ha già iniziato a farsi strada in questo mercato. Con il nuovo trasferimento, abbiamo come obiettivo quello di servire una comunità globalizzata”.

La gallerista Esther Kim Varet
La gallerista Esther Kim Varet

SEOUL COME NUOVA DESTINAZIONE ARTISTICA

Le dichiarazioni di Esther Kim Varet sono un termometro interessante per un mercato, come quello dell’arte, che non trova mai quiete. Al centro dei recenti dibattiti attuali c’è proprio il mutamento del format delle gallerie, le mid-size contro i giganti iper-globalizzati con sedi in tutto il mondo. E mentre ci si domanda: “quanto a lungo vivranno le gallerie come le conosciamo oggi?”, dall’altra parte resta aperta la caccia alla piattaforma commerciale del presente e del futuro: finora, la frontiera più ambita è stata la Cina, un gigante economico molto attivo sull’arte contemporanea. Hong Kong su tutte, è stata la destinazione che ha fatto gola alle gallerie più affermate, come White Cube, Gagosian, David Zwirner, Pace Gallery e anche l’italiana Massimo De Carlo (oltre ad Art Basel, che qui ci ha fatto già sette edizioni, chiaro sintomo della potenza di questo mercato). Qualche eccezione l’ha fatta Galleria Continua, con una sede a Pechino, mentre Lisson Gallery inaugurerà la sua prossima venue a Shanghai. Seoul, invece, nonostante le sue già consolidate istituzioni artistiche, rappresenta ancora una nuova frontiera per l’occidente: finora è stata scelta da Pace Gallery (trasferitasi nella primavera del 2017) e Perrotin: quest’ultima, ha scelto l’Oriente come terra d’elezione, istituendo sedi a Hong Kong, Shanghai, Tokyo e Seoul.

LA NUOVA GALLERIA VARIOUS SMALL FIRES A SEOUL

La nuova sede della Various Small Fires, che sorge nell’aera di Hannam-dong, vicino al centro di Seoul, sarà sotto la direzione della coreana Joann Koo e continuerà a concentrarsi principalmente su artisti occidentali. Come quelli coinvolti nella mostra di apertura, gli americani Billy Al Bengston (1934, Kansas, Stati Uniti) e Ed Ruscha (1937, Nebraska, Stati Uniti), in una sorta di “revival”: la mostra Three Modern Masters, avvenuta alla Reese Palley Gallery di San Francisco nel 1969, metteva in dialogo i due artisti con un terzo maestro, ovvero Frank Lloyd Wright, che aveva progettato l’edificio di quella sede. Nel riallestimento di questo progetto, per rimediare all’assenza di elementi architettonici di Wright, verranno inseriti nella mostra dei mobili da lui disegnati. “La mostra di Seoul esplorerà la relazione speciale intercorsa tra queste figure nel corso dei decenni“, conclude Kim Varet. “Hanno collaborato a progetti insieme fin dagli anni ’70 e c’è così tanta storia tra loro che non è stata ancora esplorata per intero“.

-Giulia Ronchi

VARIOUS SMALL FIRES
LOS ANGELES:
812 North Highland Avenue
Los Angeles, California 90038
SEOUL:
Dokseodang-ro 79, Yongsan-gu (Hannam-dong 29-14)
Seoul 04419, Kore
http://www.vsf.la/

Dati correlati
AutoriEd Ruscha, Billy Al Bengston, Frank Lloyd Wright
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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.

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