Luigi Prestinenza Puglisi ripercorre la storia dell’architetto Giuseppe Samonà, autore di progetti come l’edificio Inail a Venezia.

Fu Renato Nicolini che nel 1975 mi consigliò la lettura di Giuseppe Samonà. Nicolini, che allora era assistente al corso di Composizione per il primo anno tenuto da Mario Fiorentino, ci avvertì che, se volevamo capire qualcosa dei rapporti tra architettura e urbanistica, non dovevamo approfondire i testi di Leonardo Benevolo. I nostri riferimenti sarebbero stati, invece, il libro di Carlo Aymonino, Origini e sviluppo della città moderna, pubblicato dalla Marsilio in una collana diretta da Aldo Rossi, e il saggio di Giuseppe Samonà, L’urbanistica e l’avvenire della città. Quest’ultimo era edito nella Universale Laterza, una collana che, insieme con la PBE della Einaudi, ha rappresentato la fonte della cultura a prezzo accessibile di noi studenti universitari negli Anni Settanta. Mentre Aymonino si leggeva con facilità, Samonà era un mattone per lo stile denso, pesante, involuto. Ricordo che la lettura fu una sofferenza, nonostante il fatto che in quegli anni fosse un vezzo scrivere e leggere difficile, come se la noia davanti alle pagine di un testo fosse l’assicurazione della sua bontà e profondità.
Samonà era, ai nostri occhi, un mostro sacro. Un personaggio al quale guardavamo con ammirazione. Era, infatti, stato nel 1967 l’autore del migliore progetto per il concorso per l’ampliamento della Camera dei deputati di Roma. Un edificio che mostrava i buoni risultati di un approccio, insieme critico e oggi diremmo genealogico, nei riguardi dell’eredità del Movimento Moderno. Erano tempi infatti in cui il Manierismo era il nostro orizzonte. E il progetto si muoveva abilmente lungo tale direzione riprendendo con abilità temi formali di Le Corbusier, a partire dalla scelta di inserire sul tetto una scultura che ricordava il sin troppo celebrato monumento alla mano aperta del maestro svizzero. Inoltre, Samonà godeva di una immensa popolarità per avere dato vita, costruendola pezzo dopo pezzo, a una delle più importanti scuole di architetture del mondo: lo IUAV di Venezia. Era riuscito, infatti come direttore e rettore, a chiamare docenti del calibro di Bruno Zevi, Ignazio Gardella, Franco Albini, Luigi Piccinato, Giovanni Astengo e Manfredo Tafuri.

LA STORIA DI GIUSEPPE SAMONÀ

Samonà era un impareggiabile manovratore, un abilissimo costruttore di opportunità e di occasioni in vista del raggiungimento di importanti obiettivi. Forse la definizione giusta che oggi si potrebbe utilizzare, pensando alle sue origini isolane e aristocratiche, è che fosse uno degli ultimi Gattopardi. Se approfondiamo la sua biografia lo vediamo infatti intento a scrutare il corso degli eventi per direzionarli, sfruttandone le opportunità senza esserne mai travolto. Da qui una eterna mobilità di posizioni e di atteggiamenti che ne renderebbe insopportabile la figura se questa non si riscattasse con risultati di alta qualità. Risultati probabilmente impossibili da raggiungere a chi fa, invece, della rigida coerenza ideologica e di schieramento la propria bandiera. Da giovane aderisce alle correnti più moderate se non reazionarie dell’architettura italiana. E saranno gli accademici tradizionalisti, Giovannoni compreso, a trovargli in breve tempo la cattedra. Lo vediamo anche attivo professionalmente. Sa procurarsi gli alleati giusti. Tra questi l’ingegnere Guido Viola, fratello di un prefetto che diventa dirigente amministrativo del Partito nazionale fascista, il quale sarà un punto di riferimento importante per l’ottenimento di commesse e incarichi.  Sta alla larga dal Gruppo 7 e dal Miar anche se mostra caute aperture nei confronti della modernità, tanto da realizzare ‒con un linguaggio tra il razionalismo e il monumentalismo piacentiniano ‒ uno dei nuovi quattro uffici postali romani, quello in zona Appio. Proprio nel 1933, prima del concorso per l’edificio postale, prende la tessera fascista. Ottenuta la cattedra a Napoli nel 1930, si trasferisce nel 1936 a Venezia dove, dal 1943 al 1946, diventa direttore dello IUAV. Ma presenta le dimissioni in tempo per non aderire alla Repubblica di Salò. Così nel 1945 può accettare, dal governo militare alleato, la conferma al posto di direttore. Come molti intellettuali del tempo, matura una conversione a sinistra. Questa non gli impedirà di tessere solidi rapporti con le istituzioni governative e il sottogoverno. Come testimoniano i numerosi incarichi professionali che gli vengono dalla mano pubblica e dai grandi enti dello Stato. All’Università il suo potere è indiscusso. Come abbiamo accennato, lo usa per realizzare una delle più importanti scuole a livello mondiale. Forse la migliore esperienza italiana di questo genere. Diventa a questo punto trascurabile il fatto che il figlio faccia carriera universitaria e così la sua migliore collaboratrice e partner di studio, Egle Trincanato. Sulla qualità di entrambi, del resto, non si può dire nulla: sia Egle che Alberto sono bravi progettisti e solidi studiosi, la Trincanato è anche una raffinata artista. Siamo lontani dai tempi recenti in cui si ha la sensazione che viga la regola del cavallo di Caligola: anche a quattro zampe purché raccomandato. Tra il maggio del 1972 e il luglio del 1976 Samonà è eletto Senatore della Repubblica. Sono gli anni in cui il PCI, guidato da Enrico Berlinguer, apre alla società civile, pensando di essere sempre più vicino al governo. Confluirà nel gruppo della Sinistra Indipendente, per sottolineare la propria autonomia e così presentarsi come una figura ideale di intellettuale, impegnato ma non fazioso, aperto ai segni dei tempi.

Restauro e trasformazione del vecchio stabile dell’INAIL a San Simeone Piccolo a Venezia, progetto di Giuseppe Samonà ed Egle Renata Trincanato, 1959-61, fotografia. Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti, fondo Giuseppe Samonà
Restauro e trasformazione del vecchio stabile dell’INAIL a San Simeone Piccolo a Venezia, progetto di Giuseppe Samonà ed Egle Renata Trincanato, 1959-61, fotografia. Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti, fondo Giuseppe Samonà

L’EDIFICIO INAIL A VENEZIA

In un’epoca segnata da rigide ideologie, Samonà mostra che alla regola dello o/o è preferibile quella dello e/e, soprattutto quando in gioco sono le forme dell’architettura. Formatosi con Enrico Calandra, promotore e studioso della architettura medievale, non esita a realizzare l’algido palazzo delle poste dell’Appio e non certo solo per opportunismo. L’architettura è una disciplina troppo importante per ridurla a semplici scelte stilistiche. Dopo la guerra cambiano i riferimenti e si lascia affascinare dai protagonisti del Movimento Moderno. Se l’architetto che lo appassiona di più è Le Corbusier, non per questo evita di iscriversi all’APAO di Bruno Zevi e di sondare l’architettura organica di Frank Lloyd Wright. È inoltre attento a di quanto di più interessante, razionale, espressionista o brutalista giunge d’oltralpe. Questa condizione di estrema libertà, unita a un innegabile talento (Samonà è stato uno dei più bravi disegnatori del periodo, tanto che le prospettive dei concorsi, anche in età avanzata le faceva lui), lo porta alla progettazione di opere importanti, quali la Palazzina Inail a San Simeon Piccolo a Venezia. Realizzata tra il 1951 e il 1961 rappresenta, a mio avviso, la più convincente risposta alla transizione dell’architettura Italiana verso nuovi modelli formali che caratterizzò il decennio successivo al dopoguerra. Con un esito migliore di molti altri coevi edifici, oggi più celebrati, quali per esempio la Bottega di Erasmo a Torino di Roberto Gabetti e Aimaro Isola (1953-56), la Torre Velasca a Milano di BBPR (1950-58), o la Casa alle Zattere a Venezia di Ignazio Gardella (1958-62).
Con l’edificio Inail, infatti, Samonà ed Egle Trincanato capiscono perfettamente che l’inserimento nel contesto veneziano può avvenire a condizione che della città se ne captino i valori cromatici e chiaroscurali. Da qui uno studio accurato e a volte estenuato del prospetto attraverso un susseguirsi di esili pilastrini e più ampie paraste di vari colori e materiali che rimandano alla grande tradizione architettonica veneta ‒ penso per esempio al Sansovino, senza mai cadere nelle sabbie mobili dell’ambientamento, come per esempio avviene alla Casa alle Zattere di Gardella. Un edificio, quello dell’Inail, che, pur profondamente diverso dal palazzo sul Canal Grande disegnato da Wright nel 1953 per i Masieri, ci racconta che il contesto non lo si deve inseguire per via di simboli ma comprendendone le valenze architettoniche e cioè, in primo luogo, il modo di rapportarsi con lo spazio circostante e con la sua luce.

Concorso nazionale per la nuova sede degli uffici della Camera dei Deputati a Roma, progetto di Giuseppe Samonà e Albero Samonà. Veduta prospettica (copia) Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti, fondo Giuseppe Samonà
Concorso nazionale per la nuova sede degli uffici della Camera dei Deputati a Roma, progetto di Giuseppe Samonà e Albero Samonà. Veduta prospettica (copia) Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti, fondo Giuseppe Samonà

GLI ALTRI PROGETTI DI SAMONÀ

Diversi altri sono gli edifici che il progettista siciliano realizza per l’Italia nel corso del tempo, tra questi la casa per abitazioni e negozi a Treviso (1949-53) e la villa Scimemi a Mondello (1950), che si rifà sin troppo esplicitamente al magistero wrightiano. Vi sono poi gli ospedali progettati per l’Inail e i grandi complessi produttivi per la Società generale elettrica sicula (Sges). Incompleto è rimasto l’edificio che probabilmente aspirava a essere il suo capolavoro: il teatro popolare a doppia sala di Sciacca, iniziato nel 1974. Samonà muore infatti nel 1983, troppo presto per i tempi siciliani. L’oggetto si caratterizza per un impatto forte e decisamente anti-contestuale. Tutto l’opposto della palazzina di San Simeon Piccolo a Venezia. Tanto che gli abitanti di Sciacca quasi concordemente lo percepiscono come un mostro metropolitano. Un monumento all’ego dell’architetto, che per la verità si è ispirato e non poco a Le Corbusier.
Il progetto stride, senza avere la forza di costituire un frammento di tessuto urbano attraverso il quale, come suggeriva proprio Samonà nel libro L’urbanistica e l’avvenire della città, gli architetti avrebbero dato vita a un nuovo habitat in continuità con la storia e degno di essere vissuto.

Luigi Prestinenza Puglisi

Ulteriori immagini e informazioni sull’opera di Giuseppe Samonà sono disponibili nel Petit tour dedicato a Giuseppe Samonà, mostra online a cura di Giovanni Marras

LE PUNTATE PRECEDENTI

Architetti d’Italia #1 – Renzo Piano
Architetti d’Italia #2 – Massimiliano Fuksas
Architetti d’Italia #3 – Stefano Boeri
Architetti d’Italia #4 – Marco Casamonti
Architetti d’Italia #5 – Cino Zucchi
Architetti d’Italia#6 – Maria Giuseppina Grasso Cannizzo
Architetti d’Italia#7 – Adolfo Natalini
Architetti d’Italia#8 – Benedetta Tagliabue
Architetti d’Italia#9 – Michele De Lucchi
Architetti d’Italia#10 – Vittorio Gregotti
Architetti d’Italia#11 – Paolo Portoghesi
Architetti d’Italia#12 – Mario Cucinella
Architetti d’Italia #13 ‒ Mario Bellini
Architetti d’Italia #14 ‒ Franco Purini
Architetti d’Italia #15 ‒ Italo Rota
Architetti d’Italia #16 ‒ Franco Zagari
Architetti d’Italia #17 ‒ Guendalina Salimei
Architetti d’Italia #18 ‒ Guido Canali
Architetti d’Italia #19 ‒ Teresa Sapey
Architetti d’Italia #20 ‒ Gianluca Peluffo
Architetti d’Italia #21 ‒ Alessandro Mendini
Architetti d’Italia #22 ‒ Carlo Ratti
Architetti d’Italia #23 ‒ Umberto Riva
Architetti d’Italia #24 ‒ Massimo Pica Ciamarra
Architetti d’Italia #25 ‒ Francesco Venezia
Architetti d’Italia #26 ‒ Dante Benini
Architetti d’Italia #27 ‒ Sergio Bianchi
Architetti d’Italia #28 ‒ Bruno Zevi
Architetti d’Italia #29 ‒ Stefano Pujatti
Architetti d’Italia #30 ‒ Aldo Rossi
Architetti d’Italia #31 ‒ Renato Nicolini
Architetti d’Italia #32 ‒ Luigi Pellegrin
Architetti d’Italia #33 ‒ Studio Nemesi
Architetti d’Italia #34 ‒ Francesco Dal Co
Architetti d’Italia #35 ‒ Marcello Guido
Architetti d’Italia #36 ‒ Manfredo Tafuri
Architetti d’Italia #37 ‒ Aldo Loris Rossi
Architetti d’Italia #38 ‒ Giacomo Leone
Architetti d’Italia #39 ‒ Gae Aulenti
Architetti d’Italia #40 ‒ Andrea Bartoli
Architetti d’Italia#41 ‒ Giancarlo De Carlo
Architetti d’Italia #42 ‒ Leonardo Ricci
Architetti d’Italia #43 ‒ Sergio Musmeci
Architetti d’Italia #44 ‒ Carlo Scarpa
Architetti d’Italia #45 ‒ Alessandro Anselmi
Architetti d’Italia #46 ‒ Orazio La Monaca
Architetti d’Italia #47 ‒ Luigi Moretti
Architetti d’Italia #48 ‒ Ignazio Gardella
Architetti d’Italia #49 ‒ Maurizio Carta
Architetti d’Italia #50 ‒ Gio Ponti
Architetti d’Italia #51 ‒ Vittorio Sgarbi
Architetti d’Italia #52 ‒ Fabrizio Carola
Architetti d’Italia #53 ‒ Edoardo Persico
Architetti d’Italia #54 ‒ Alberto Cecchetto
Architetti d’Italia #55 ‒ Fratelli Castiglioni
Architetti d’Italia #56 ‒ Marcello Piacentini
Architetti d’Italia #57 ‒ Massimo Mariani
Architetti d’Italia #58 – Giuseppe Terragni
Architetti d’Italia #59 – Vittorio Giorgini
Architetti d’Italia #60 – Massimo Cacciari
Architetti d’Italia #61 – Carlo Mollino
Architetti d’Italia #62 – Maurizio Sacripanti
Architetti d’Italia #63 – Ettore Sottsass
Architetti d’Italia #64 – Franco Albini
Architetti d’Italia #65 – Armando Brasini
Architetti d’Italia #66 – Camillo Botticini
Architetti d’Italia #67 – Antonio Citterio
Architetti d’Italia # 68 – Oreste Martelli Castaldi
Architetti d’Italia #69 – Paolo Soleri
Architetti d’Italia #70 – Giovanni Michelucci
Architetti d’Italia #71 – Lucio Passarelli
Architetti d’Italia #72 – Marcello d’Olivo
Architetti d’Italia #73 – Venturino Ventura
Architetti d’Italia #74 ‒ Ugo e Amedeo Luccichenti
Architetti d’Italia #75 – Walter Di Salvo
Architetti d’Italia #76 – Luigi Cosenza
Architetti d’Italia #77 – Lina Bo Bardi
Architetti d’Italia #78 – Adriano Olivetti
Architetti d’Italia #79 – Ernesto Nathan Rogers
Architetti d’Italia #80 – Mario Galvagni
Architetti d’Italia #81 – Ludovico Quaroni
Architetti d’Italia #82 – Adalberto Libera
Architetti d’Italia #83 – Vittoriano Viganò
Architetti d’Italia #84 – Cesare Leonardi
Architetti d’Italia #85 – Leonardo Savioli
Architetti d’Italia #86 – Giuseppe Vaccaro
Architetti d’Italia #87 – Eugenio Gentili Tedeschi
Architetti d’Italia #88 – Luigi Figini e Gino Pollini
Architetti d’Italia #89 – Mario Ridolfi

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AutoreGiuseppe Samonà
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Luigi Prestinenza Puglisi
Luigi Prestinenza Puglisi (Catania 1956). Critico di architettura. Collabora abitualmente con Edilizia e territorio, The Plan, A10. E’ il direttore scientifico della rivista Compasses (www.compasses.ae) e della rivista on line presS/Tletter. E’ presidente dell’ Associazione Italiana di Architettura e Critica (www.architetturaecritica.it ). E’ il curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche). Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 che appare a puntate sul sito www.presstletter.com . Tra i libri: Rem Koolhaas, trasparenze metropolitane, Testo&Immagine ,Torino 1997. HyperArchitettura, Testo&Immagine , Torino 1998 e Birkhäuser, Basilea 2008 ( HyperArchitecture). This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea, Testo&Immagine , Torino1999. Zaha Hadid, Edilstampa, Roma 2001. Silenziose Avanguardie, una storia dell’architettura: 1976-2001, Testo&Immagine , Torino 2001. Tre parole per il prossimo futuro, Meltemi, Roma 2002. Introduzione all’architettura, Meltemi, Roma2004. New Directions in Contemporary Architecture, Wiley, Londra 2008. Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012)