Architetti d’Italia. Maurizio Carta, il resiliente

Fra gli architetti d’Italia raccontati da Luigi Prestinenza Puglisi c’è anche Maurizio Carta. Urbanista di talento, che ha saputo costruirsi un ruolo nel panorama progettuale contemporaneo.

Io sarei voluto diventare papa”. Così mi rispose, scherzando, Maurizio Carta la sera di una ventina di anni fa quando, durante una cena a Palermo, parlavamo dei grandi personaggi della chiesa. Era un pensiero semplice ed esatto. Diverso dal mio, che prediligeva gli eroi della piazza: i protagonisti, alla San Francesco, generatori di energie e di movimenti riformatori. E, in effetti, Maurizio aveva ragione: le innovazioni le suscitano i personaggi controcorrente ma il successo delle riforme deriva dall’abilità di chi gestisce il potere dentro le istituzioni.
Sono i re, i papi e gli imperatori che contano, a condizione, ovviamente, di considerare i loro ruoli come assunzione di responsabilità e non come arrogante occupazione del potere.
Maurizio Carta, nella sua vita, è stato conseguente: ha ottenuto giovanissimo la cattedra di Urbanistica all’università, ha fatto l’assessore al comune di Palermo, è stato prorettore dell’Università di Palermo e oggi presidente della scuola Politecnica, è presidente della Libera Università della politica, per citare solo alcuni dei suoi numerosissimi incarichi, quasi impossibili da collezionare per chi ha appena varcato la soglia dei cinquanta (è nato nel 1967) in istituzioni dove ferrea vige la legge della gerontocrazia.
Se vuoi essere un intellettuale, devi avere potere perché la cultura è un modo ‒ il modo ‒ per organizzare il mondo e quindi un atto politico. Una prassi riflessiva che genera una prassi operativa. Rimarrebbe una velleità frustrata se non avesse dietro la forza delle istituzioni.
Come tutti i re, i papi e gli imperatori, Maurizio Carta sa, inoltre, che, se il potere si esercita nelle stanze dei bottoni, deve allo stesso tempo rispondere alle richieste dell’oggi. Sono i tempi odierni che richiedono una progettazione moderna ed efficiente, aperta alle nuove tecnologie, interattiva, ecologicamente sostenibile, intelligente, olistica, resiliente ecc. ecc. Quindi vicina alle utopie di alcuni grandi visionari dell’architettura e dell’urbanistica italiane eletti a Maestri: Adriano Olivetti, Giovanni Astengo, Giancarlo De Carlo. E in sintonia con le migliori proposte portate oggi avanti dalla ricerca internazionale. Ma non sempre coerenti con i modelli culturali dell’università e della città di Palermo. Come ottenerne il consenso?

Maurizio Carta – Augmented City. A Paradigm Shift (ListLab, 2017)

Maurizio Carta – Augmented City. A Paradigm Shift (ListLab, 2017)

TRE STRATEGIE

Maurizio Carta, da abile prestigiatore, mette in atto tre strategie.
La prima consiste nel lasciare spazio a tutti. Nessuna contrapposizione muro contro muro con le componenti moderate e reazionarie dell’istituzione. Ogni visione parziale può contribuire all’intelligenza collettiva. All’università di architettura di Palermo ci sono una scuola culottiana e una siziana? Poco male, anche quelle sono forme di attenzione al contesto culturale, di valorizzazione della storia e del paesaggio.
La seconda strategia consiste nel trovare nella debolezza aspetti di forza. Chi l’ha detto, per esempio, che la città intelligente o, come la chiama lui, la Augmented City, debba essere necessariamente un mostro hi-tech super efficiente? E che certe posizioni di arretratezza non abbiano potenzialità che, altre, compromesse da un’idea meccanica del progresso, non hanno? Dove è possibile trovare tanta intelligenza e tanta umanità quanto nel meridione?
La terza strategia consiste nel proporre temi universali, sui quali è difficile non essere d’accordo (chi può sostenere oggi che le città non debbano essere, per esempio, smart ed ecosostenibili?), ma mostrando una notevole elasticità nella scelta dei compagni di viaggio.
Due, però, sembrano i preferiti: Andrea Bartoli e Mario Cucinella.
Si tratta degli attuatori di due metodologie progettuali, tra loro diverse ma certamente complementari. Andrea Bartoli, con l’esperienza di Favara, ha mostrato che attraverso l’arte e l’architettura si può rivitalizzare un centro, arretrato e sconosciuto ai più, trasformandolo in una realtà viva, attraente e pulsante. A chi sosteneva che la cultura non produce sufficiente sostentamento, Bartoli ha dimostrato che non solo la cultura può essere motore di trasformazione ma può generare un rilevante indotto economico. E, in più, può veicolare idee sull’economia e la politica urbana in grado di attivare nuove visioni della società ed effettivi processi di rigenerazione della politica. Un modello perfetto, oltretutto, per le realtà più fragili del meridione perché non richiede importanti investimenti in tecnologie e sfrutta il capitale umano largamente inutilizzato dei giovani intellettuali, la cui alternativa è l’esilio forzato dell’emigrazione. Anche senza l’appoggio di Carta, probabilmente, Bartoli avrebbe portato avanti con successo la sua sperimentazione. Ma sicuramente il prima prorettore e poi presidente della scuola Politecnica è stato il suo più importante alleato, un punto di appoggio nelle istituzioni e una cassa di risonanza tra le aule universitarie.
Rispetto a Favara, Mario Cucinella propone un sistema tecnologicamente più evoluto e quindi applicabile a realtà metropolitane avanzate. Ma non privo di quella capacità di adattamento per affrontare situazioni difficili se non estreme. In fondo la slide più convincente che Cucinella propone nelle proprie conferenze è la fotografia del cammello di un medico, bardato con antenna GPS e con un pannello fotovoltaico per dare energia a un piccolo frigorifero, portato anch’esso in groppa, che mantiene al fresco i medicinali necessari per i pazienti nel deserto africano. Nel 2018 Carta è chiamato da Cucinella a far parte del team curatoriale del Padiglione Italia. Il tema “Arcipelago Italia” mette in evidenza i fenomeni di spopolamento e di degrado dei paesi e delle cittadine dell’interno italiano e le strategie progettuali per contrastarlo. Carta collabora, in particolare, con il gruppo strategico di progetto per il Belice e per Gibellina. La città del futuro ‒ è il messaggio ‒ può partire da subito e in Sicilia. Se teniamo conto delle nostre potenzialità, non c’è alcuna ragione per guardare a bocca aperta quanto stanno realizzando in Olanda, in Svezia, in Danimarca e nelle altre nazioni più progredite. Con un atteggiamento forse velleitario ma sicuramente positivo. L’alternativa è infatti guardare alla finestra, continuando nell’insopportabile lamento di chi aspetta assistenza.

Applicazione del Cityforming Protocol (ideato da Maurizio Carta) alla proposta per la rigenerazione e rinascita della Città Vecchia di Taranto, 2017

Applicazione del Cityforming Protocol (ideato da Maurizio Carta) alla proposta per la rigenerazione e rinascita della Città Vecchia di Taranto, 2017

TROVARE IL BENE

Scrittore prolifico e conferenziere brillante, Carta conosce a perfezione l’importanza della comunicazione e dei mass media. Ed è uno dei pochi che ha capito come usare i social. La sua presenza su internet si è trasformata in un lavoro incessante e impegnativo. L’immagine che trasmette di sé è sempre pacata, tranquillizzante, attiva e produttiva. Ricorre a terminologie di sicuro effetto: augmented city, city forming, future design, next city, urban hyper-metabolism, fluid city. Evita accuratamente le polemiche, così facili a scatenarsi su questo tipo di media. Continuo, invece, il resoconto della propria attività, vista come il frutto di uno sforzo collettivo con i colleghi, con gli studenti, con le istituzioni che lo vedono ospite o protagonista. In una di queste foto, in secondo piano ma bene in vista, appariva Monocle. Ho pensato subito che è forse la rivista che più lo rappresenta. Una cultura internazionale, moderna, politeista, aperta alla curiosità, apertamente democratica ma in cui importante è il ruolo di indirizzo delle élite nella cultura e nel gusto. Postmoderna e sensibile alla moda. Perché la moda, in questo universo in cui tutto ‒ dal global al local ‒ si tiene, serve a produrre intelligenza e a lubrificare la comunicazione. Per gestire storie di successo occorre saper trovare il bene in ogni realtà. Ecco, in sintesi, il segreto della storia di un urbanista che vedrei bene come il papa della rinascita culturale meridionale. E che, comunque, ha già fatto il miracolo di portare la cultura più avanzata all’interno di realtà che, senza la sua formidabile capacità divulgativa, operativa e persuasiva, difficilmente si sarebbero staccate dai loro stereotipi comportamentali e figurativi. Ho anche il nome per il suo pontificato: Resiliente primo.

Luigi Prestinenza Puglisi

Architetti d’Italia #1 – Renzo Piano
Architetti d’Italia #2 – Massimiliano Fuksas
Architetti d’Italia #3 – Stefano Boeri
Architetti d’Italia #4 – Marco Casamonti
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Architetti d’Italia#8 – Benedetta Tagliabue
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Architetti d’Italia#12 – Mario Cucinella
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Architetti d’Italia #19 ‒ Teresa Sapey
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Luigi Prestinenza Puglisi

Luigi Prestinenza Puglisi

Luigi Prestinenza Puglisi (Catania 1956). Critico di architettura. Collabora abitualmente con Edilizia e territorio, The Plan, A10. E’ il direttore scientifico della rivista Compasses (www.compasses.ae) e della rivista on line presS/Tletter. E’ presidente dell’ Associazione Italiana di Architettura e Critica…

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