I dimenticati dell’arte. La storia del poeta Lorenzo Calogero, il Rimbaud italiano

Disconosciuta in vita, apprezzata postuma, la poesia del medico calabrese è stata rifiutata a più riprese dagli editori. Oggi c’è un sito web che la racconta

Nella poesia trovo le origini della pace e della calma, dopo che conosco lei non voglio conoscere più nessuno”. Così scrive nel 1936 all’interno dei suoi quaderni il poeta Lorenzo Calogero (1910-1961), una delle voci più originali della poesia della prima metà del Novecento. Di origini borghesi, Lorenzo nasce nel paese di Melicuccà, in provincia di Reggio Calabria, da Michelangelo e Giuseppa Cardone. Lorenzo effettua gli studi al liceo scientifico di Reggio Calabria per poi iscriversi prima ad ingegneria e poi a medicina all’università di Napoli: fin da giovane soffre di patofobia ed è convinto di essere malato di tubercolosi e di tumore. All’inizio degli anni Trenta scrive versi in stile ermetico, densi di riferimenti a letterati come Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli e Giuseppe Ungaretti, pubblicati nel 1936 nella prima raccolta Poco suono, pubblicata a sue spese.  

Chi era il poeta Lorenzo Calogero

Dopo la laurea in medicina, nel 1937 comincia ad esercitate la professione nel suo paese. “Sono vissuto nella mia professione come se scrivessi versi” scrive Lorenzo, mentre il suo malessere psichico aumenta, tanto da portarlo ad un primo tentativo di suicidio nel 1942. Continua a scrivere e invia il manoscritto della raccolta Ma questo… a diverse case editrici, tra le quali Einaudi ma senza successo. Nel 1955 spedisce una copia anche a Leonardo Sinisgalli, accompagnata da una lettera in cui chiede la prefazione per un nuovo libro che sta per essere pubblicato “anche se dovesse dirne tutto il male che si può immaginare”. Comincia così il rapporto con Sinisgalli, amico ed estimatore di Calogero, che definisce i suoi versi “arabeschi”. Ma nonostante i suoi primi successi il dolore per la morte della madre, alla quale era molto legato, gli causa un tracollo nervoso: Lorenzo viene ricoverato nella clinica per malattie mentali Villa Nuccia a Gagliano (Catanzaro), dove ritenta il suicidio una seconda volta, tagliandosi le vene, e viene salvato in extremis.  

Lorenzo Calogero
Lorenzo Calogero

Calogero, i premi, il suicidio

Nel 1957 La Fiera Letteraria pubblica alcune poesie presentate da Sinisgalli, che gli valgono la vittoria del premio Villa San Giovanni. Uscito dalla clinica, dopo aver tentato di contattare diversi editori senza ricevere risposte, si ritira nel paese natio, dove nel 1961 viene trovato morto all’interno della sua abitazione: accanto al suo corpo un biglietto con la frase “Vi prego di non essere sotterrato vivo”. Dopo pochi giorni dalla scomparsa, l’Europa Letteraria pubblica i suoi versi introdotti da una nota di Giancarlo Vigorelli, che definisce Calogero “un ‘caso’, non soltanto letterario, che sembra inscriversi tra quelli eccelsi di Campana e di Artaud“. Oggi la vita e la carriera del “Rimbaud italiano” si possono approfondire grazie al sito a lui dedicato, che contiene un video nel quale Roberto Herlitzka legge alcune poesie di Calogero nel contesto dell’opera di Nino Cannatà Città fantastica, il lungo canto di Lorenzo Calogero, andata in scena al Teatro Belli di Roma il 16 novembre 2011, con Herlitzka e Lydia Mancinelli.

Ludovico Pratesi 

www.lorenzocalogero.it

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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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