Oltre a essere una delle prime artiste a fare uso della materia tessile, Franca Maranò diede anche vita al primo polo dedicato all’avanguardia creativa a Bari

Insieme con Maria Lai, Rosemarie Trockel e Yoko Ono, l’artista pugliese Franca Maranò (Bari, 1920-2015) è stata una delle pioniere dell’utilizzo del tessile nell’arte contemporanea internazionale degli Anni Settanta. L’avventura della Maranò comincia nei primi Anni Sessanta con una serie di dipinti astratti, vicini alle composizioni segniche di Giuseppe Capogrossi e Carla Accardi, definiti nel 1964 da Marcello Venturoli “figure geometriche non ancora ben individuate dentro lo spazio, che prendono corpo in un fare largo e morbido”.

Franca Maranò, anni '70. Photo Angelo Saponara. Courtesy Archivio Franca Maranò
Franca Maranò, anni ’70. Photo Angelo Saponara. Courtesy Archivio Franca Maranò

LA STORIA DI FRANCA MARANÒ

Alla produzione pittorica si affiancano sculture in ceramica di ambito informale, dove compaiono alcuni elementi arcaici e primordiali, imprigionati in composizioni dai toni bruni e rossastri, che l’artista espone in mostre collettive dedicate alla ceramica e in gallerie private di Milano, Bari e Roma, che le dedicano mostre personali. La svolta nella sua carriera avviene nel 1970, quando fonda con altri cinque artisti (Umberto Baldassarre, Mimmo Conenna, Sergio Da Molin, Michele Depalma e Vitantonio Russo) la galleria Centrosei, primo polo dedicato all’avanguardia a Bari. Uno spazio aperto alle sperimentazioni italiane e internazionali, che in vent’anni di attività ha presentato figure come Sol LeWitt, Luigi Ontani, Pier Paolo Calzolari e Joseph Beuys, con un’attenzione particolare al linguaggio fotografico, con mostre dedicate a Giorgio Ciam, Giorgio Colombo, Plinio Martelli e Franco Summa. Grazie alla Maranò la galleria si apre subito alle donne artiste: negli anni vi espongono Mirella Bentivoglio, Lucia Romualdi, Tomaso Binga, Simona Weller, Renata Boero e Ketty La Rocca, come racconta Christine Farese Sperken nel volume Centrosei. Storia di una galleria (Add editore, 2012).
Alla Centrosei la Maranò presenta l’evoluzione del suo lavoro attraverso nove personali, dal 1971 al 1985, che portano la sua ricerca all’attenzione del mondo dell’arte in Italia e all’estero. Un momento fondamentale è il ciclo del Cucito, composto da opere astratte cucite sulla tela, alla ricerca di “un più stretto rapporto tra l’attività artistica e la realtà esterna, tramite il recupero del lavoro con l’ago, ormai abbandonato a causa dell’espansione industriale”, ha spiegato l’artista. “Mi sono avvalsa, perciò, degli intrecci di ordito, anche per cercare di arrivare a una interpretazione dei motivi dell’ansia moderna, riportandomi così a una attività di ieri per intendere la tensione di oggi”.

Olio su tela di Franca Maranò, 1964-68 ca. Courtesy Archivio Franca Maranò
Olio su tela di Franca Maranò, 1964-68 ca. Courtesy Archivio Franca Maranò

L’ARTE E LE OPERE DI FRANCA MARANÒ

Il passaggio successivo è ancora più azzardato, e porta la Maranò a realizzare gli Abiti Mentali, opere in tela medievale, panno rosso e filo di cotone nero, che vengono indossati in occasione di azioni e performance, a partire dal 1977. Una decisione che l’artista spiega con queste parole: “Col tempo, il mio discorso ha acquisito una maggiore densità umana e, per un processo venuto a svilupparsi dall’interno verso l’esterno, la mia opera è divenuta indossabile e ha assunto, con la realizzazione dell’abito mentale, uno specifico segno di identità comportamentale”. Grazie a questa nuova fase di lavoro, viene invitata a due importanti collettive dedicate entrambe all’arte tessile: K 18 – Stoffwechsel (che si tiene a Kassel in concomitanza della Documenta del 1982) e Testi Tessili (Roma-Milano 1983). “Segnalando urgenze/emergenze, con le sue tele ricucite, cicatrici sulle coscienze collettive, fino alle fragili ‘armature’ da indossare, tracciando una personale azione politica radicale” ha scritto Anna Gambatesa, curatrice della mostra Franca Maranò: la magia delle mani. Linee – punti – abiti/corpo, la prima retrospettiva dedicata all’artista, che si è tenuta presso la galleria Misia Arte a Bari nel 2017. L’archivio Maranò è disponibile online.

Ludovico Pratesi

https://www.francamarano.com/

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AutoreFranca Maranò
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Ludovico Pratesi
Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore Artistico di Spazio Taverna Dal 2009 al 2011 è stato curatore scientifico di palazzo Fabroni di Pistoia. Dal 2006 al 2010 è stato Presidente dell’AICA. Dal 2012 al 2015 è stato Vice Presidente dell'AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiana). Dal 1995 al 2010 è stato Consigliere di Amministrazione per la Quadriennale d’Arte di Roma. Critico del quotidiano La Repubblica.