Si deve a Pietro Gaudenzi la realizzazione del ciclo di affreschi all’interno del castello dei Cavalieri a Rodi, andati perduti. Qui ne ripercorriamo la storia

Un artista dimenticato con un’opera perduta. Stiamo parlando del ciclo di affreschi eseguiti nel 1938 dal pittore Pietro Gaudenzi (Genova, 1880 ‒ Anticoli Corrado, 1955) nelle sale del Pane e della Famiglia all’interno del castello dei Cavalieri a Rodi, già sede del governatorato italiano del Dodecaneso dal 1912 al 1943 e oggi aperto al pubblico. Una commissione voluta espressamente dal governatore Cesare De Vecchi, che aveva fatto ricostruire l’edificio di origini medievali con uno stile monumentale e retorico. La scelta per gli affreschi cade su Gaudenzi, che aveva già una bella carriera alle spalle, cominciata in Liguria, dove l’artista si era formato, prima alla Spezia e poi all’Accademia di Belle Arti di Genova.

Pietro Gaudenzi, Donna con pagnotta infiorata, 1938, carboncino e pastelli su carta, 200x90 cm. Courtesy Galleria del Laocoonte, Roma-Londra
Pietro Gaudenzi, Donna con pagnotta infiorata, 1938, carboncino e pastelli su carta, 200×90 cm. Courtesy Galleria del Laocoonte, Roma-Londra

LA STORIA DI PIETRO GAUDENZI

Nel 1904 Pietro si trasferisce a Roma, dove rimane per cinque anni, trascorsi a studiare l’arte del Rinascimento e ad approfondire la conoscenza di artisti come Giulio Aristide Sartorio, Antonio Mancini e Francesco Paolo Michetti, per poi frequentare e perfezionarsi nello studio di Felice Carena. Nella Capitale conosce la modella di Anticoli Corrado, Candida Toppi, che sposa nel 1909 e dalla quale ha quattro figli: nel corso degli Anni Dieci la sua pittura si concentra su temi familiari, trattati con uno stile realista ma delicato, quasi impressionista. Due anni dopo il dipinto I priori viene acquistato dalla Galleria Comunale di Arte Moderna e la carriera di Gaudenzi prende il volo, con mostre sia in Italia che in Germania, oltre alla partecipazione a cinque edizioni della Biennale di Venezia e alla seconda Quadriennale di Roma (1935), con opere caratterizzate da un verismo drammatico.

Pietro Gaudenzi, Donna con asse di legno sul capo e pani, 1938, carboncino e pastelli su carta, 194x99 cm. Courtesy Galleria del Laocoonte, Roma Londra
Pietro Gaudenzi, Donna con asse di legno sul capo e pani, 1938, carboncino e pastelli su carta, 194×99 cm. Courtesy Galleria del Laocoonte, Roma-Londra

LA PITTURA DI GAUDENZI E IL NOVECENTO

Dopo la morte della moglie, Gaudenzi si risposa con la cognata Augusta e la coppia si trasferisce ad Anticoli Corrado, dove Pietro figura tra i fondatori della Galleria d’Arte Moderna della cittadina laziale. In questo periodo la sua pittura entra nell’orbita dello stile Novecento: non è un caso che nel 1936 riceva dall’Accademia d’Italia il Premio Mussolini per le arti, seguito dalla presidenza dell’Accademia di San Luca. Nel 1938 riceve la commissione per gli affreschi a Rodi, dei quali sono rimasti soltanto i cartoni, presentati nella mostra Pietro Gaudenzi. Gli affreschi perduti del palazzo dei Cavalieri a Rodi, che si è tenuta nel 2014 alla galleria del Laooconte a Roma. Curata da Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli, presentava per la prima volta l’unica testimonianza dell’opera, che aveva visto Gaudenzi confrontarsi con tematiche sacre e profane, come la Visitazione, la Natività e lo Sposalizio, accanto a immagini di donne impegnate nei lavori domestici o agricoli.
Schivo, taciturno creatore di un mondo e di un’umanità incantata in cui i modelli contadini, da lui ritratti dal vero nel paese di Anticoli Corrado, che egli elesse ad Arcadia personale, sono trasfigurati per grazia poetica, in modo che l’umano e il divino si confondano: così in Gaudenzi una Sacra Famiglia diventa una famiglia, una Visitazione una visita tra comari, uno Sposalizio un semplice banchetto di nozze, senza che il senso del sacro venga meno, ma senza che questo tradisca il senso del vero”, sottolineano i curatori della mostra , documentata dal catalogo, pubblicato da Polistampa nel 2015, che ha riportato i riflettori su un pittore ancora da scoprire.

Ludovico Pratesi

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AutorePietro Gaudenzi
CuratoriMarco Fabio Apolloni, Monica Cardarelli
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Ludovico Pratesi
Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore Artistico di Spazio Taverna Dal 2009 al 2011 è stato curatore scientifico di palazzo Fabroni di Pistoia. Dal 2006 al 2010 è stato Presidente dell’AICA. Dal 2012 al 2015 è stato Vice Presidente dell'AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiana). Dal 1995 al 2010 è stato Consigliere di Amministrazione per la Quadriennale d’Arte di Roma. Critico del quotidiano La Repubblica.