Cinema e letteratura sono i due ambiti in cui Elsa De Giorgi trovò la sua vocazione, avvicinandosi a figure del calibro di Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini

La sua fortuna arriva per caso, sotto forma di un concorso fotografico, al quale la giovane Elsa Giorgi Alberti, conosciuta con lo pseudonimo di Elsa De Giorgi (Pesaro, 1914 ‒ Roma, 1997), decide di partecipare con sei foto, spedite alla società cinematografica Cines. Elsa è figlia del nobile Cesio Giorgi Alberti e vive a Firenze, dove il padre insegna al Magistero, e non ha ancora 21 anni quando vince il concorso e viene scritturata dal regista Mario Camerini come protagonista del film T’amerò sempre, girato nel 1933. Elsa non avverte il padre, che è contrario alla carriera cinematografica e desidera che la figlia prosegua gli studi universitari: il suo contratto viene firmato dallo zio, proprietario del teatro Eliseo di Roma.

Elsa De Giorgi. Courtesy Archivio Vittoria Zileri Dal Verme
Elsa De Giorgi. Courtesy Archivio Vittoria Zileri Dal Verme

ELSA DE GIORGI DAL CINEMA ALLA LETTERATURA

Per la giovane è l’inizio di una brillante carriera cinematografica, portata avanti con impegno e tenacia, che la porta a interpretare film girati da registi come Alessandro Blasetti, Duilio Coletti ed Enrico Guazzoni. Ma Elsa nutre altre ambizioni: attraverso Emilio Cecchi, presidente della Cines, conosce il suo assistente Mario Soldati, Alberto Moravia e Carlo Levi, oltre all’attrice Anna Magnani, che descrive con queste parole: “Il lessico di Anna investiva trasecolante, sgorgante com’era da quella testa di medusa, dalla sua risata di cavallo, dal busto minaccioso: era la libertà e assunse ai miei occhi di liceale il tripudio di una festa plautina”.
Nel 1949 sposa il conte Sandrino Contini Bonacossi e da Roma si trasferisce a Firenze nella villa Bonacossi, dove si dedica alla scrittura e al teatro: interpreta Elena di Troia nel Troilo e Cressida di Luchino Visconti e Deianira ne Le Trachinie di Ildebrando Pizzetti. Nel 1955 pubblica per Einaudi il suo primo romanzo, I coetanei: l’editor è Italo Calvino, con il quale comincia una liaison che durerà fino al 1959, poi raccontata da Elsa nel suo libro autobiografico Ho visto partire il tuo treno (1992). Nello stesso periodo incontra Pier Paolo Pasolini, che la chiama sul set de La ricotta (1963): è l’inizio di una lunga e profonda amicizia, che porta Elsa a difendere Pier Paolo in diverse occasioni, e a partecipare al suo ultimo film, Salò e le 120 giornate di Sodoma (1975).

Adriana Pincherle, Ritratto di Elsa, 1954. Courtesy Archivio Collezione Elsa De Giorgi
Adriana Pincherle, Ritratto di Elsa, 1954. Courtesy Archivio Collezione Elsa De Giorgi

ELSA DE GIORGI E L’ARTE

Donna aperta e generosa, ama ospitare i suoi amici nei suoi appartamenti a Roma, in via Ruggero Fauro e poi in via di Villa Ada, e a San Felice Circeo. È una vocazione che il suo grande amico Elio Pecora ha definito “invasiva”: “Apparteneva a una genia quasi del tutto scomparsa. La genia di chi sa di portarsi dentro la diversità, la distanza”, ricorda il poeta. Elsa De Giorgi amava l’arte e gli artisti: la sua collezione viene oggi descritta da Valentina Di Prospero nell’interessante volume Elsa De Giorgi e il Circeo, curato da Vittoria Zileri dal Verme e pubblicato da De Luca nel 2021. Tra le opere più importanti spiccano il Ritratto di Elsa (1947), un busto in ceramica policroma di Leoncillo e il Ritratto di Elsa dipinto da Carlo Levi (1946). Notevole anche la raccolta di disegni, firmati da artisti come Renato Guttuso, Mino Maccari, Leonor Fini, Bruno Caruso e Adriana Pincherle.

Ludovico Pratesi

LE PUNTATE PRECEDENTI

I dimenticati dell’arte. Liliana Maresca
I dimenticati dell’arte. Antonio Gherardi
I dimenticati dell’arte. Brianna Carafa
I dimenticati dell’arte. Fernando Melani
I dimenticati dell’arte. Pietro Porcinai
I dimenticati dell’arte. Giuseppe Vannicola
I dimenticati dell’arte. Alberto Martini
I dimenticati dell’arte. Il Maestro di Castelsardo
I dimenticati dell’arte. Pilade Bertieri
I dimenticati dell’arte. Mario Puccini
I dimenticati dell’arte. Guglielmo Janni
I dimenticati dell’arte. Salvatore Meo
I dimenticati dell’arte. Federico Seneca
I dimenticati dell’arte. Il pittore Luigi Trifoglio
I dimenticati dell’arte. Clotilde Marghieri
I dimenticati dell’arte. Bruno Caraceni
I dimenticati dell’arte. Vincenzo Rabito
I dimenticati dell’arte. Giuseppe Novello
I dimenticati dell’arte. Carlo Romagnoli
I dimenticati dell’arte. Guido Seborga
I dimenticati dell’arte. Emanuele Rambaldi
I dimenticati dell’arte. Ennio Belsito
I dimenticati dell’arte. Colantonio
I dimenticati dell’arte. Edoardo Cacciatore
I dimenticati dell’arte. Matteo Olivero
I dimenticati dell’arte. Bortolo Sacchi
I dimenticati dell’arte. Alessandro De Feo
I dimenticati dell’arte. Ugo Celada da Virgilio
I dimenticati dell’arte. Paola Masino
I dimenticati dell’arte. Renato Tomassi
I dimenticati dell’arte. Gian Luigi Polidoro

Dati correlati
AutoriPier Paolo Pasolini, Italo Calvino
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Ludovico Pratesi
Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore Artistico di Spazio Taverna Dal 2009 al 2011 è stato curatore scientifico di palazzo Fabroni di Pistoia. Dal 2006 al 2010 è stato Presidente dell’AICA. Dal 2012 al 2015 è stato Vice Presidente dell'AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiana). Dal 1995 al 2010 è stato Consigliere di Amministrazione per la Quadriennale d’Arte di Roma. Critico del quotidiano La Repubblica.