Ebreo torinese innamorato di Bordighera e Parigi, Guido Seborga ha partecipato attivamente alla Resistenza ed è stato uno scrittore apprezzato soprattutto in Francia. Ma non è tardi per recuperarne la memoria e l’opera

Era stato l’amore per la Riviera Ligure a convincere il giovane Guido Hess (1909-1990), nato a Torino e di famiglia ebraica, a prendere come pseudonimo letterario il cognome Seborga, legato a un paesino vicino a Bordighera, che Guido considerava il suo vero luogo d’origine.

LA VITA DI GUIDO SEBORGA TRA BORDIGHERA E PARIGI

Figlio dell’alpinista Adolfo Hess e nipote del filosofo Moses Hess, Guido frequenta la facoltà di filosofia a Parigi senza laurearsi: la capitale francese era l’ambiente ideale per accogliere quel giovane, di temperamento ribelle e anticonformista, in contatto con scrittori e artisti d’avanguardia.
Negli Anni Venti si costruisce una villa a Bordighera, dove si trasferisce e vive per tutta la vita. Di fede socialista e antifascista, durante la Seconda Guerra Mondiale partecipa alla Resistenza nelle Brigate Matteotti; nel dopoguerra collabora come giornalista a testate come L’Avanti e fonda la rivista Socialismo, mentre a Parigi frequenta i tavolini del Café de Flore, dove incontra personaggi come Jean-Paul Sartre, Tristan Tzara, Antonin Artaud, oltre al suo grande amico, il pittore Alberto Magnelli.

Il figlio di Caino di Guido Seborga nell'edizione originale
Il figlio di Caino di Guido Seborga nell’edizione originale

LA CARRIERA LETTERARIA DI GUIDO SEBORGA

La sua attività di scrittore comincia nel 1948, quando Mondadori pubblica il romanzo L’uomo di Camporosso, che racconta le vicende tormentate di uno scaricatore di porto, sopraffatto da difficoltà economiche e difficili rapporti con la moglie e i figli.
Il romanzo successivo, Il figlio di Caino (1949), possiede un ritmo più libero e sperimentale nel narrare l’evoluzione drammatica della lotta partigiana in Liguria durante gli anni del fascismo, con una scrittura in bilico tra prosa e poesia. “Questo romanzo non rappresenta soltanto un episodio della lotta partigiana, ma riassume la resistenza stessa, grazie alla scoperta di una intima dialettica degli avvenimenti, la quale fa vivere il dramma agli uomini come soggetti coscienti della propria liberazione nella moralità concreta della storia”, ha scritto Domenico Zucaro nel 1952.
Una letteratura impegnata che piace fin da subito in Francia, dove i libri di Seborga vengono tradotti e recensiti con grande favore. Negli anni successivi ne pubblica altri tre: Morte d’Europa, Ergastolo e Gli innocenti, seguiti dal diario Occhio folle, occhio lucido, uscito nel 1968, senza contare la raccolta di poesie Se avessi una canzone (1965), dedicate alla terra e al mare dell’amata Liguria.

Guido Seborga e la moglie Alba Galleano. Courtesy Laura Hess
Guido Seborga e la moglie Alba Galleano. Courtesy Laura Hess

PER APPROFONDIRE LA CONOSCENZA DI SEBORGA

L’instancabile Seborga partecipa attivamente alla vita culturale di Bordighera come organizzatore del premio letterario Cinque Bettole, che vede la partecipazione di Italo Calvino e Giancarlo Vigorelli, mentre nel 1960 cura a Sanremo il ciclo di conferenze Incontri con l’uomo, al quale partecipa Salvatore Quasimodo.
I romanzi di Seborga sono stati ripubblicati dalla casa editrice Spoon River, mentre per approfondire la sua figura segnaliamo i testi di Massimo Novelli, L’uomo di Bordighera. Indagine su Guido Seborga (Spoon River 2003) e Laura Hess e Massimo Novelli, Guido Seborga. Scritti, immagini, lettere (Spoon River 2009).

– Ludovico Pratesi

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Ludovico Pratesi
Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore Artistico di Spazio Taverna Dal 2009 al 2011 è stato curatore scientifico di palazzo Fabroni di Pistoia. Dal 2006 al 2010 è stato Presidente dell’AICA. Dal 2012 al 2015 è stato Vice Presidente dell'AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiana). Dal 1995 al 2010 è stato Consigliere di Amministrazione per la Quadriennale d’Arte di Roma. Critico del quotidiano La Repubblica.