Gli artisti e la ceramica. Intervista ad Alessio de Girolamo

Mescola pittura, terra, suono ed elementi della tavola periodica Alessio de Girolamo, protagonista della nostra rubrica dedicata al legame fra gli artisti e la ceramica

Alessio de Girolamo (Sanremo, 1980) riflette sul linguaggio con opere visive e sonore. Durante i primi anni di attività lavora con materiali industriali a opere pittoriche, disegni e video a passo uno. Scopre nel 2015 curiose similitudini tra i modelli atomici e la musica creando un sistema compositivo che mette in relazione gli elementi della tavola periodica ai suoni del pianoforte. Inizia nel 2017 un lavoro sugli algoritmi che regolano la grammatica formale dello sviluppo di cellule vegetali, componendo metafore sonore della loro crescita ed evidenziando, formalmente, comportamenti similari tra ambienti di programmazione e ambienti naturali. Sviluppa dal 2018 opere incentrate sull’idea di “tempo reale” nelle quali indaga l’alterazione dei paesaggi sonori e delle immagini.

Alessio de Girolamo, Micro waves Concert. SRISA Gallery of Contemporary Art, Firenze 2017. Photo Gloria Marco Munuera
Alessio de Girolamo, Micro waves Concert. SRISA Gallery of Contemporary Art, Firenze 2017. Photo Gloria Marco Munuera

Recentemente hai concluso una produzione in Puglia, direttamente ispirata alla terra rossa che vedevi dalla tua finestra. Come spesso accade nel tuo lavoro, dalla terra sei poi passato alla pittura e all’elaborazione di un progetto sonoro. Come si sta sviluppando questa ricerca?
Dalla terra rosso arancio al suono primitivo di un lupo che diventa una melodia ancestrale. Penso adesso che, come è solitamente vaga la provenienza della terra che compone una scultura in ceramica, così è sostanzialmente incerta, nel comune immaginario, l’origine fisica di un lupo. È un archetipo che tale resta aleggiando come un essere fantastico pronto a rivelarsi all’improvviso. L’imprevedibilità governata dal suo istinto è lo specchio di quella natura da cui ci siamo sempre protetti, e per questo assurge a simbolo di paura per antonomasia. Quando modello i miei lupi con l’argilla, amo pensare che in quel momento conosco il segreto della loro genesi direttamente dalla terra. Nel caso di quest’ultima produzione è evidente, ma non inizialmente voluto, che il colore della terra in Salento è lo stesso della terra rossa per modellare e, questo, mi ha portato a rispettare la biscottatura senza intervenire con la mia pittura nera grafite. È stato anche casuale che alcuni dipinti di lupi che ho realizzato preventivamente ad Atene siano usciti di colore rosso arancione. Sono portato a credere che ci sia una sincronicità in questo senso stupefacente.
Dopo la cottura le sculture più grosse mi sono poi sembrate degli speaker naturali e ho pensato quindi di realizzare delle tracce sonore dove gli ululati dei lupi si fondono con melodie di musiche primitive, argomento che sto approfondendo con Anastasia Georgaki (a capo del Department of Music Studies of Athens) e il suo team di musicologi.

In passato, in una mostra a cura di Pietro Gaglianò, avevi presentato a Firenze un lupo che dialogava con un ambiente nero e (anche in quel caso) un’installazione sonora. Ci racconti come si sviluppava quel progetto?
La mostra del 2017 era stata progettata per la SRISA Gallery of Contemporary Art, uno spazio legato all’International School of Art dove Pietro Gaglianò è docente. Il titolo era WHO’S AFRAID OF THE WOLF e a guidare l’esposizione era proprio la mia prima scultura in ceramica raffigurante un lupo. Volevo mettere in mostra un argomento incentrato sulle derive psichiatriche del complottismo, in particolare legate al termine di “psicotronica”, con cui si delinea l’ambito, su più livelli, del controllo del pensiero e della materia per mezzo di campi elettromagnetici. Trovai per l’allestimento una pittura speciale, ormai fuori produzione, che isolava dalle frequenze radio e la usai per schermare una stanza dello spazio espositivo, decidendo poi di dipingere anche la scultura in ceramica. Oltre ad alcune interviste a individui convinti di essere vittime di esperimenti invisibili, durante l’inaugurazione feci ascoltare un’intervista inedita che, il caso volle, realizzai pochi mesi prima con un generale russo in merito agli esperimenti psicotronici a micro-onde in Afghanistan. L’attuale forno a micro-onde è, come molte altre cose, frutto di sperimentazioni belliche; per questo decisi di usarne uno inserendo al suo interno un microfono senza fili generando un “concerto” live che ebbe, dopo l’accensione del forno, una fine prevedibile.

Alessio De Girolamo, Wolf, 2022, pittura isolante per campi elettromagnetici su cartoncino, 35x50 cm
Alessio De Girolamo, Wolf, 2022, pittura isolante per campi elettromagnetici su cartoncino, 35×50 cm

PITTURA, CERAMICA E SUONO SECONDO ALESSIO DE GIROLAMO

La pittura nera ti ha poi guidato in una serie di ricerche legate al pentagramma e a un tuo personalissimo vocabolario, che avevi convertito anche in ceramica. Come si snodava in quel caso il rapporto tra scultura-pittura e suono?
Proprio sul magazine numero 27 di Artribune del 2015 il giornalista e curatore Daniele Perra mi aveva dedicato la copertina, scegliendo come immagine l’incisione del numero “138” sul fondo di un bicchiere. Il motivo di questa scelta era legato a una ricerca prettamente artistica, ma tangente i mondi della fisica e della musica, in cui la costante universale 137 ‒ numero che regola i “rapporti elettromagnetici” tra gli atomi ‒ mi consentiva di creare un metodo per composizioni sonore in cui suonavo gli elementi chimici della tavola periodica. La pittura nera schermante si era inserita come medium nella parte visiva. Dall’idea astratta di suono, avevo costruito un registro formale col quale ridisegnai le lettere dell’alfabeto concependole come dei “totem” su spartito musicale. Anche in questo senso l’idea di allontanamento del linguaggio attraverso una sacralizzazione di ogni lettera e il conseguente suo “isolamento” visivo è passato spesso per l’uso di questa vernice. Il desiderio di tradurre questo progetto in ceramica arrivò frequentando l’azienda ceramica Stylnove dei fratelli Lorenzo e Franco Zanovello, che produssero dei piatti con la forma delle mie lettere, dove l’idea di convivialità e di legame con la “terra” si intrecciava bene con una ulteriore riflessione sul linguaggio. Ricordo che avevo esposto un servizio di piatti che riportava la scritta LANGUAGE in una mostra da te curata nel 2020 durante la design week di Milano in via Durini, dove il suono di pappagalli “Infestava” letteralmente lo spazio. In quel periodo si notavano colonie sempre più numerose di pappagalli che in tutta Europa stavano prendendo confidenza con lo spazio urbano che, a causa del lockdown, vedeva invece un ritirarsi dell’elemento umano.

Il primitivo ha una forza che cerchi spesso di recuperare con forme sonore e pre-verbali. Questo elemento sarà presente anche nelle ricerche future? 
È sempre presente, sono io.

Irene Biolchini

https://alessiodegirolamo.com/

LE PUNTATE PRECEDENTI

Gli artisti e la ceramica #1 ‒ Salvatore Arancio
Gli artisti e la ceramica #2 ‒ Alessandro Pessoli
Gli artisti e la ceramica #3 ‒ Francesco Simeti
Gli artisti e la ceramica #4 ‒ Ornaghi e Prestinari
Gli artisti e la ceramica #5 ‒ Marcella Vanzo
Gli artisti e la ceramica #6 – Lorenza Boisi
Gli artisti e la ceramica #7 – Gianluca Brando
Gli artisti e la ceramica #8 – Alessandro Roma
Gli artisti e la ceramica #9 – Vincenzo Cabiati
Gli artisti e la ceramica #10 – Claudia Losi
Gli artisti e la ceramica #11 – Loredana Longo
Gli artisti e la ceramica #12 – Emiliano Maggi
Gli artisti e la ceramica #13 – Benedetto Pietromarchi
Gli artisti e la ceramica #14 – Francesca Ferreri
Gli artisti e la ceramica #15 – Concetta Modica
Gli artisti e la ceramica #16 – Paolo Gonzato
Gli artisti e la ceramica #17 – Nero/Alessandro Neretti
Gli artisti e la ceramica #18 – Bertozzi & Casoni
Gli artisti e la ceramica #19 – Alberto Gianfreda
Gli artisti e la ceramica # 20 – Sissi
Gli artisti e la ceramica #21 – Chiara Camoni
Gli artisti e la ceramica #22 – Andrea Anastasio
Gli artisti e la ceramica #23 – Michele Ciacciofera
Gli artisti e la ceramica #24 – Matteo Nasini
Gli artisti e la ceramica #25 – Luisa Gardini
Gli artisti e la ceramica #26 – Silvia Celeste Calcagno
Gli artisti e la ceramica #27 – Michelangelo Consani
Gli artisti e la ceramica #28 – Andrea Salvatori
Gli artisti e la ceramica #29 – Serena Fineschi
Gli artisti e la ceramica #30 – Antonio Violetta
Gli artisti e la ceramica #31 – Ugo La Pietra
Gli artisti e la ceramica #32 – Tommaso Corvi-Mora
Gli artisti e la ceramica #33 – Paolo Polloniato
Gli artisti e la ceramica #34 – Amedeo Martegani
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Gli artisti e la ceramica #36 – Gianni Asdrubali
Gli artisti e la ceramica #37 – Arcangelo
Gli artisti e la ceramica #38 – Francesco Carone
Gli artisti e la ceramica #39 – Federico Branchetti
Gli artisti e la ceramica #40 – Aurora Avvantaggiato
Gli artisti e la ceramica #41 – Marco Ceroni
Gli artisti e la ceramica #42 – Enzo Cucchi
Gli artisti e la ceramica #43 – Liliana Moro
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Gli artisti e la ceramica #48 – Christian Holstad
Gli artisti e la ceramica #49 – Brian Rochefort
Gli artisti e la ceramica #50 – Tony Marsh
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Gli artisti e la ceramica #53. Intervista ad Angela Maria Piga
Gli artisti e la ceramica#54. Intervista a Florence Peake
Gli artisti e la ceramica#55. Intervista a Riccardo Previdi

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AutoreAlessio de Girolamo
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Irene Biolchini
Irene Biolchini (1984) insegna Arte Contemporanea al Department of Digital Arts, University of Malta, ed è Guest Curator per il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, per il quale dal 2012 cura mostre site specific. È curatrice della collezione d’arte contemporanea di SCIC cucine, per cui segue anche un progetto di installazioni nel flagship store in Via Durini a Milano. Per Artribune cura la rubrica "Gli artisti e le ceramica".