Mondo dell’arte e quarantena. 10 cose che musei e gallerie hanno fatto durante il lockdown

Dai tour guidati delle mostre alle playlist musicali, passando dai laboratori didattici agli studio visit. Il tutto rigorosamente condotto in modalità virtuale: abbiamo analizzato strumenti e format utilizzati e lanciati da musei e gallerie durante il lockdown

Negli ultimi mesi vi abbiamo spesso raccontato delle attività alternative proposte da musei e gallerie durante il lockdown. Nonostante la chiusura forzata, istituzioni museali e gallerie d’arte italiane e internazionali hanno portato avanti, per quanto possibile, i propri programmi, sfruttando le tecnologie digitali per coinvolgere il vasto pubblico. Piattaforme web e social network sono stati gli strumenti più utilizzati, proponendo nuovi format o potenziando quelli già esistenti. Abbiamo così pensato di fare il punto della situazione, provando a capire quali sono stati gli strumenti più utilizzati e i format e le attività maggiormente proposti da musei e gallerie di tutto il mondo durante il lockdown. Sollevando, infine, una domanda: i progetti ideati e promossi durante l’emergenza sanitaria globale (molti dei quali riscuotenti anche successo) potrebbero entrare a fare parte, a questo punto, della programmazione “ordinaria” di luoghi e spazi deputati all’arte e alla cultura? 

– Desirée Maida 

1. MOSTRE FRUIBILI ONLINE

Raffaello, Madonna con il Bambino e san Giovannino (Madonna d’Alba), 1510 ca., olio su tavola trasferito su tela. Washington, D.C., National Gallery of Art, Andrew W. Mellon Collection. Photo © National Gallery of Art, Washington

Sono state probabilmente tra le prime iniziative promosse dai musei non appena il Coronavirus ha costretto la chiusura delle proprie porte al pubblico: il “trasferimento” online delle mostre in corso o appena inaugurate. Per permettere ai visitatori virtuali di fruire delle esposizioni, sono stati adottati diversi strumenti: video pubblicati sui canali social e sui siti web dei musei, ma anche l’utilizzo della piattaforma Google Arts & Culture. Gli esempi sono innumerevoli: dalla grande mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale a Roma (visitabile online attraverso Facebook, Instagram, Twitter e YouTube), fino all’esposizione dedicata a Van Eyck al Museum of Fine Arts di Ghent, visitabile a questo link sezione per sezione con la possibilità di attivare persino l’audioguida.

2. CONDIVISIONE QUOTIDIANA DI CONTENUTI ATTRAVERSO I CANALI SOCIAL

Nuove sale del Cinquecento agli Uffizi

Oltre alle mostre in corso, i musei negli ultimi mesi hanno condiviso molti contenuti circa le proprie collezioni ma anche i propri archivi, mettendo a disposizioni di amatori, studiosi e curiosi alcune chicche difficilmente fruibili o consultabili. Per questo tipo di attività è stato utilizzato soprattutto Instagram, con lunghi post che andavano a spiegare e approfondire il tema dell’immagine proposta: una fotografia di repertorio che va a raccontare una mostra del passato, opere o documenti dei depositi poco o per nulla esposti al pubblico fino ai focus dedicati ai capolavori più noti e amati. In questo caso, gli esempi sono innumerevoli, e ve ne abbiamo parlato nel dettaglio qui e qui.

3. LA PRESENZA SU YOUTUBE

Se Instagram e Facebook sono da sempre i social più battuti dalle istituzioni museali italiane, è anche vero che la pandemia ha portato a una rivalutazione di YouTube, piattaforma spesso privilegiata in questi mesi per proporre soprattutto tour virtuali. Molti musei hanno potenziato le attività dei canali già esistenti, altri invece li hanno aperti per la prima volta, registrando in breve tempo un buon numero di iscritti. In questo articolo vi abbiamo parlato nel dettaglio dei canali YouTube del Museo Egizio di Torino e del Museo Nazionale Etrusco di Roma, dandovi anche una classifica dei dieci musei che hanno registrato sui propri canali il maggior numero di iscritti. YouTube è stato molto utilizzato anche dai musei stranieri, e non solo d’arte antica e contemporanea: un caso “particolare” è rappresentato dal Museo dello Studio Ghibli a Tokyo, come vi abbiamo raccontato qui. 

4. TOUR GUIDATI E “PASSEGGIATE CON IL DIRETTORE”

Merita un approfondimento a parte una delle attività virtuali che ha riscosso maggiore successo tra addetti ai lavori e appassionati durante la quarantena, probabilmente perché tra le offerte che hanno saputo coniugare l’aspetto social – e quindi in un certo senso “mainstream” – a quello dell’approfondimento e dello studio. Parliamo dei tour alle mostre e alle collezioni, condotti da guide d’eccezione, ovvero curatori e direttori di musei. Qualche esempio? In Italia le “passeggiate con il direttore” del Museo Egizio di Torino con Christian Greco, all’estero i tour guidati dai curatori della mostra dedicata a Andy Warhol alla Tate Modern di Londra e del direttore dei musei di Bruges che conduce gli utenti alla scoperta della mostra Van Eyck. An Optical Revolution. 

5. ATTIVITÀ DIDATTICHE PER BAMBINI E ADULTI

Con la chiusura forzata dei musei, è venuta a mancare l’importante fetta di programmazione dedicata alle attività didattiche e ai laboratori pensati per bambini, ragazzi, adulti e famiglie. Per intrattenere in maniera utile e dilettevole i tanti (soprattutto) giovanissimi costretti a restare a casa, numerosi musei hanno reinventato una didattica pensata per essere fruita attraverso il web, con quiz e giochi finalizzati alla conoscenza dei musei e delle loro collezioni. Qui vi abbiamo parlato delle attività del MAXXI, e qui e qui delle numerose attività proposte da musei, fondazioni e gallerie, tra cui quelle proposte dal PAC di Milano. 

6. LA TV E LA RADIO

GAMeC, Bergamo

TV e radio sono stati tra gli strumenti utilizzati da numerosi musei durante il lockdown per comunicare con il proprio pubblico. La WebTv del Centro Pecci di Prato ha presentato un palinsesto dal titolo Centro Pecci Extra: la WebTv del Centro, con approfondimenti dedicati alle mostre in corso, video d’artista e materiali d’archivio; la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo invece ha lanciato Radio-GAMeC, e la Triennale di Milano ha dato vita a Radio Triennale, creata insieme a Radio Raheem. 

7. LE PLAYLIST SU SPOTIFY

Cerith Wyn Evans. …the Illuminating Gas. Exhibition view at HangarBicocca, Milano 2019. Courtesy of the artist & Pirelli HangarBicocca. Photo Agostino Osio

Ascoltare musica è stato senza dubbio una delle attività più svolte durante gli ultimi mesi di quarantena. Ebbene, molti musei hanno messo a disposizione dei propri utenti speciali playlist, con selezioni di brani curate da artisti, curatori, personaggi della cultura: è il caso delle playlist di Pirelli HangarBicocca, di CAMERA Torino (con brani a tema fotografico), di Club to Club, di Magazzino Italian Art a New York.

8. GLI STUDIO VISIT VIRTUALI E OPERE REALIZZATE “DA CASA”

Pastificio Cerere

Non potendo visitare gli studi d’artista dal vivo, musei e fondazioni hanno lanciato iniziative che hanno permesso al pubblico della rete di visitare gli studi d’artista virtualmente, provando così a cogliere i segreti del loro processo creativo. È il caso di #IORESTOASTUDIO, il format lanciato dalla Fondazione Pastificio Cerere; invece si intitola Homemade il progetto promosso da Magazzino New York che ha visto 8 artisti impegnati a realizzare nuove opere da casa, con tutti gli aggiornamenti condivisi sul profilo Instagram del museo.

9. LE DIRETTE SUI SOCIAL NETWORK

Arte Povera. From the Olnick Spanu Collection. Installation view at Magazzino Italian Art, New York 2018. Courtesy Magazzino Italian Art. Photo Marco Anelli © 2018

In tempo di distanziamento sociale e di quarantena, un modo per cercare di avere un contatto diretto con gli interlocutori della rete è stato (e continua a essere) quello delle dirette sui social. Interviste, talk, seminari, professionisti e istituzioni in dialogo hanno dato vita a momenti di approfondimenti e riflessione, a partire dall’impatto che la pandemia sta avendo sul sistema dell’arte globale. E anche Artribune ha alimentato il dibattito, con il proprio format di dirette Instagram intitolato 10 alle 10, che ha coinvolto artisti, curatori, direttori di musei e non solo. 

10. I VIRTUAL SPACE DELLE GALLERIE D’ARTE

Massimo De Carlo Virtual Space

La pandemia non è stata certamente la ragione che ha portato numerose gallerie di tutto il mondo a creare app, sale di osservazione online e spazi virtuali, ma senza dubbio il lockdown ha velocizzato questo processo di digitalizzazione delle gallerie, orientato in particolar modo alla realtà aumentata. Vi abbiamo parlato del Massimo De Carlo Virtual Space – facendoci raccontare inoltre dai suoi creatori come funziona uno spazio espositivo virtuale –, della app ideata da Oliver Miro, la app di Lisson Gallery, dei 3D virtual tour di The Flat – Massimo Carasi. Nello stesso tempo, numerosi galleristi hanno messo a disposizione di colleghi e artisti le proprie piattaforme online, per supportarli durante il periodo del lockdown: è il caso di David Zwirner, che ha condiviso il suo spazio di vendita online con le gallerie emergenti di numerose città del mondo, di Gagosian, che ha lanciato un format virtuale per supportare gli artisti della galleria, e di Massimo De Carlo, che nel corso dell’estate condividerà il suo Virtual Space con cinque spazi milanesi.

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.