Coronavirus: a Milano chiude la Triennale. Ma le attività continuano in streaming e sui social

La situazione di emergenza attuale ha portato l’istituzione milanese a chiudere al pubblico, complice il calo della percentuale di visitatori registrato nelle ultime settimane. L’attività culturale però continua sotto forma di progetti digitali

La Triennale di Milano. foto Gianluca Di Ioia
La Triennale di Milano. foto Gianluca Di Ioia

Nonostante il decreto firmato lo scorso 1 marzo dal Consiglio dei Ministri sulle misure da adottare, su tutto il territorio nazionale, per affrontare e contenere il propagarsi del Coronavirus, la Triennale di Milano ha deciso di chiudere al pubblico fino al 15 marzo. Il decreto aveva stabilito “l’apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, a condizione che assicurino modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”, ma l’istituzione milanese presieduta da Stefano Boeri ha deciso di chiudere le proprie porte ai visitatori in un momento in cui, nonostante il mondo della politica incentivi gli italiani a visitare i musei durante queste settimane di emergenza sanitaria, di fatto istituzioni artistiche, cinema, teatri e luoghi di aggregazione di ogni sorta registrano un rilevante calo di presenze e partecipazione di pubblico. “Ripartiamo dalla cultura, riapriamo qualcosa. Possiamo cominciare dai musei o altro. La cultura è vita”affermava il sindaco di Milano Beppe Sala in un video pubblicato lo scorso 27 febbraio sui canali social, ma nonostante l’ottimismo e la volontà di affrontare l’emergenza, sembra proprio che le contingenze – non ultime di tipo economico – abbiano il sopravvento, come avevamo già sottolineato in questo articolo. Tra l’altro se la Triennale decide come sembra di seguire il decreto di chiusura delle scuole, lo scenario potrebbe non essere quello di una riapertura al 16 marzo: è piuttosto irrealistico che gli istituti scolastici riaprano a quella data.

©Triennale Milano foto Gianluca Di Ioia
©Triennale Milano foto Gianluca Di Ioia

TRIENNALE CHIUSA FINO AL 15 MARZO. LE PAROLE DEL PRESIDENTE STEFANO BOERI

“Credo ci siano dei momenti in cui bisogna tener conto dei rischi e distribuire consapevolezza sui rischi, la situazione a Milano è ancora molto seria, non ci sono segnali convincenti di miglioramento”, dichiara Stefano Boeri ad Artribune“Le città e le istituzioni hanno il ruolo di trasmettere consapevolezza e generosità. Il virus colpisce le fasce più fragili, e che le istituzioni possano raccogliersi per tutelare queste fasce credo sia un segno di grande civiltà”. Senso civico quindi e soprattutto collaborazione nel voler fermare al più presto il pericolo di contagio del virus sono alla base della scelta della chiusura della Triennale che, così come sta accadendo a tante altre istituzioni culturali e luoghi di aggregazione di tutto il paese, nelle ultime settimane ha registrato un notevole calo di affluenza di pubblico: “c’è stata una riduzione fortissima”, continua Boeri. “Sappiamo che chiudere non vuol dire penalizzare o tagliare fuori, ma le quote di pubblico sono state molto basse. Penso ci sia un tempo necessario affinché il pericolo di contagio di questo virus cali di intensità, bisogna quindi rispettare dei criteri di serietà e di coerenza di comportamenti, ed è quello che abbiamo fatto noi decidendo di chiudere e attenendoci quindi a una linea di comportamento generale”.

©Triennale Milano foto Gianluca Di Ioia
©Triennale Milano foto Gianluca Di Ioia

LE ATTIVITÀ “A PORTE CHIUSE” DELLA TRIENNALE: IL BLOG

“Questo momento di crisi può diventare occasione per sperimentare linguaggi espressivi che in un regime di normalità non avremmo mai avuto il coraggio di sperimentare”, ci racconta il Direttore Artistico della Triennale Lorenza Baroncelli. Il museo infatti, pur tenendo le proprie porte chiuse, ogni giorno continuerà a produrre contenuti, eventi e a promuovere la cultura, attraverso il proprio sito, i canali social e la radio. “Abbiamo deciso di spostare la produzione di eventi nella dimensione digitale e in particolare di lavorare su tre livelli”, continua Baroncelli. “Il primo è quello del blog (in questo momento non è visibile online ma lo sarà nei prossimi giorni, con l’idea di incrementare il lavoro editoriale attraverso la pubblicazione di contenuti che produciamo durante la nostra attività ordinaria, ma che non sempre poi riescono a trovare spazio all’interno di mostre e progetti. L’idea è quella di utilizzare il blog per pubblicare il ‘dietro le quinte’ del museo, l’archivio, gli incontri che qui avvengono e le riflessioni che nascono da questi incontri”.

RADIO TRIENNALE

“Inoltre abbiamo chiesto ai ragazzi di Radio Raheem di costruire insieme a noi una ‘Radio Triennale’, con l’idea di fare trasmissioni live durante gli orari di apertura del museo”, ci spiega Baroncelli. La radio però non trasmetterà musica e non divulgherà notizie: “abbiamo chiesto a Radio Raheem di concepire lo spazio della radio come uno spazio espositivo, e quindi come uno spazio in cui gli artisti possono esprimersi”.

TRIENNALE DECAMERON

Un progetto partito proprio in queste ore, e in linea concettuale con l’attuale momento storico, è Triennale Decameron, progetto che si ispira alla celebre opera letteraria di Giovanni Boccaccio, in cui un gruppo di giovani per dieci giorni decide di trattenersi fuori da Firenze per sfuggire al pericolo della peste. Per trascorrere più piacevolmente il tempo, i giovani si raccontano delle novelle. E il racconto è anche alla base del Decameron della Triennale: “tutti i giorni artisti milanesi e italiani e personaggi della cultura vengono invitati all’interno della Triennale a fare qualcosa che non avrebbero mai fatto e a raccontare la loro esperienza in diretta sul canale Instagram del museo”, continua Baroncelli. Tra i personaggi invitati a vivere gli spasi vuoti della Triennale e a narrare la loro novella sono Fedez e Luis, Goldschmied e Chiari, Saturnino, Quattrox4, Pierluigi Pardo, Annamaria Ajmone, Invernomuto, Damiano Michieletto, Giovanni Agosti, Victoria Cabello.

– Desirée Maida

www.triennale.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.