Visitare le mostre con il 3D virtual tour. L’esperienza della galleria The Flat – Massimo Carasi

La galleria italiana già dal 2018 sfrutta le piattaforme digitali per proporre al pubblico mostre da esperire attraverso tour virtuali. Ci siamo fatti raccontare la loro esperienza di “precursori”, in un momento in cui le gallerie di tutto il mondo sperimentano la realtà aumentata

In my Room, The Flat - Massimo Carasi
In my Room, The Flat - Massimo Carasi

Pochi giorni fa, nell’intervista alla start up specializzata in contenuti real-time per l’arte Wide VR, abbiamo provato a capire cosa sta spingendo numerosi galleristi (tra tutti David Zwirner, Larry Gagosian, Oliver Miro e Massimo De Carlo) a dare vita a ad attività e a spazi espositivi virtuali, aldilà dell’emergenza sanitaria che in questo momento incombe sull’intero pianeta. Crescita della visibilità e della possibilità di vendita, ampliamento del pubblico e dei servizi da offrire ai propri collezionisti sono tra le ragioni che spingono le gallerie a cimentarsi in questo nuovo territorio, sebbene già nel 2018 una galleria italiana abbia fatto da apripista a questa dimensione digitale. Si tratta di The Flat – Massimo Carasi, galleria milanese che due anni fa ha deciso di sperimentare i 3D virtual tour per permettere al pubblico e ai collezionisti di tutto il mondo di visitare le proprie mostre. Attraverso questa tecnologia, è possibile fruire dell’esposizione attualmente in corso In my Room, degli artisti Andrea Carpita e Michael Bevilacqua. Ci spiega come funziona il 3D virtual tour e quali potenzialità questo rappresenti per una galleria d’arte Daniela Barbieri, condirettore di The Flat.

In my Room, The Flat - Massimo Carasi
In my Room, The Flat – Massimo Carasi

Nel novembre 2018 avete sviluppato un servizio di 3D virtual tour delle mostre. Come è arrivata questa idea? Quali esigenze vi hanno portato a svilupparla?

Oggettivamente siamo sempre stati piuttosto attenti nei confronti della tecnologia. Nel 1999 eravamo tra le prime 6 gallerie italiane dotate di un sito internet. Il motivo era che da una città piccola e provinciale come Mantova sentivamo la necessità di dialogare con il resto dell’Italia. Una volta trasferiti a Milano ci siamo voluti interfacciare con il resto del mondo e quindi abbiamo scelto di approdare anche su piattaforme specifiche per e-commerce come Artnet prima e Artsy poi.

Quali esigenze vi hanno portato a sviluppare l’idea del 3D virtual tour?

I nostri collezionisti sono percentualmente più esteri che nazionali. Quando Artland ci ha proposto i 3D virtual tour delle mostre, abbiamo avuto un primo momento di titubanza, ma in pochissimo tempo ci siamo persuasi che potesse finalmente essere il mezzo per avvicinarci a quanti ci seguivano da Brussels, da Miami ma anche da Roma. Questa tecnologia permette di “camminare” nel nostro spazio liberamente e comodamente dal divano di casa, consentendo a chiunque di esplorare e approfondire l’esposizione in corso. Aggiungo anche che questa applicazione prolunga all’infinito la durata delle mostre: anche dopo la sua chiusura fisica, grazie al 3D virtual tour è possibile visionare e approfondire la nostra prima mostra documentata con questo strumento, allestita nel novembre 2018, come se le opere fossero ancora alle pareti della galleria.

In my Room, The Flat - Massimo Carasi
In my Room, The Flat – Massimo Carasi

Che tipo di riscontro avete avuto da parte del pubblico?

Come tutte le novità tecnologiche, anche questo strumento incontra inizialmente la diffidenza del pubblico, probabilmente perché la si associa erroneamente alla realtà virtuale, a qualcosa quindi di “fasullo”, falso e non reale. Ma non c’è nulla di più sbagliato. Lo spazio è reale, le opere sono reali, la mostra è reale. 

In che senso “mostra è reale”? Spiegami meglio…

È l’evoluzione interattiva del consueto scatto che documenta una mostra ma permette allo spettatore di avvicinarsi a un’opera e indagarne i dettagli, o di muoversi attorno alla tridimensionalità di una scultura! Il pubblico quindi deve essere guidato nell’interazione – una prima volta – per far comprendere le potenzialità e superare le diffidenze, per poi lasciarlo libero di muoversi nello spazio della galleria, e di ritornare a visitarla, in remoto, tutte le volte che vuole tramite un semplice link.

In questo momento storico musei, gallerie e anche fiere si stanno servendo di piattaforme digitali per portare avanti la propria programmazione. Al di là della situazione di emergenza, questi strumenti in futuro che ruolo pensi possano svolgere nel mondo dell’arte e del suo mercato?

Il periodo di costrizione che stiamo vivendo ha probabilmente concesso a questo strumento di essere maggiormente sfruttato e compreso. Nell’ultimo anno in ogni caso anche musei e fiere hanno adottato questo come supporto alla diffusione dei propri contenuti. Sono quindi sicura che in futuro, soprattutto con la mobilità ridotta e le kermesse fieristiche in ridiscussione, il 3D virtual tour sarà il mezzo per poter solleticare il pubblico che si trova fisicamente distante dalle mura della galleria. 

Quali sono i pro e i contro che l’utilizzo di queste tecnologie comporta?

Premetto che, senza dubbio, nulla può sostituire la visione e l’esperienza diretta di un’opera. Ogni tipo di riproduzione è parziale e sicuramente carente, talvolta addirittura fuorviante come alcune fotografie eccessivamente ritoccate o realizzate con fisheye/grandangoli che dilatano e deformano gli spazi espositivi e le opere in esse contenute. La sfida è infatti quella di trovare strumenti che, senza ingannare, tendano sempre più a “rappresentare” ciò che si vuole indagare e per questo il ruolo della tecnologia è imprescindibile.  Attualmente esistono ancora delle criticità in questo mezzo di rappresentazione, soprattutto per quanto riguarda opere che mutano come le installazioni sonore e/o luminose, ma per queste probabilmente già una documentazione video può aiutare chi non ha la possibilità di essere presente in prima persona, alla stessa maniera delle performance. 

– Desirée Maida

In my Room: doppio solo show Andrea Carpita/Michael Bevilacqua
https://www.artland.com/exhibitions/inmy-room/embed

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.