Uno scatto che ci somiglia. La raccolta fotografica di Carlo Levi in mostra a Roma

Alla Fondazione Carlo Levi a Roma in mostra 120 scatti che delineano il percorso umano, intellettuale e creativo dello scrittore e pittore antifascista torinese. Un’occasione per conoscere la sua biografia e osservare i nostri territori nel dopoguerra

Carlo Levi nello studio di Palazzo Altieri, mentre dipinge un quadro con i gufi, Roma 1950-51

Lo strumento espressivo di Carlo Levi (Torino, 1902 ‒ Roma, 1975) non fu di certo la fotografia, che invece servì per documentare la propria biografia, i viaggi, gli incontri e i momenti significativi del suo percorso artistico e politico: fotografie che raccoglieva e che venivano a lui donate durante i suoi itinerari o fra gli scambi profondi con intellettuali e fotografi dell’epoca.

Carlo Levi sui banchi del Senato negli Anni Sessanta con Giorgio Amendola e Luigi Longo
Carlo Levi sui banchi del Senato negli Anni Sessanta con Giorgio Amendola e Luigi Longo

CARLO LEVI E LA FOTOGRAFIA

La mostra ospite dalla Fondazione a lui intitolata, infatti, raccoglie alcune delle più importanti immagini conservate nell’archivio fotografico, costituito da circa diecimila fotogrammi, molti dei quali furono scattati dai più autorevoli fotografi del tempo, amici di Levi nell’ambito dell’atelier romano o durante l’esperienza tragica e disarmante del confino in Lucania. Scrittori, fotografi neorealisti e intellettuali come Moravia, Morante, Saba, Cartier-Bresson, Seymour, Pasolini, Arnold Newman e Mario Carbone, solo per citane alcuni, rimandano a un fermento creativo e intellettuale del dopoguerra italiano di cui Levi fu testimonianza alta e complessa.

Mario Carbone, Francesca Armento presso la tomba del figlio Rocco Scotellaro
Mario Carbone, Francesca Armento presso la tomba del figlio Rocco Scotellaro

LE FOTOGRAFIE DI MARIO CARBONE

Tra le fotografie esposte quelle di Mario Carbone, realizzate in un viaggio con Carlo Levi in Lucania nel 1960 per documentare visivamente i luoghi di Cristo si è fermato a Eboli (1945), rappresentano l’apice poetico e drammatico di una geografia fortemente depressa, scrutata proprio in quegli anni da Ernesto de Martino e la sua équipe. Attuale sembra quel fotogramma che ritrae Francesca Armento in lacrime e vestita a lutto sulla tomba del figlio e poeta Rocco Scotellaro, intonando quel lamento antico che diventa magia, espressione, rito e dramma collettivo. La fotografia è considerata da Levi uno strumento di indagine teso a documentare una realtà circoscritta e definita, non solo quindi è materiale etnografico vivo, ma rappresenta anche un tassello che arricchisce il patrimonio socio-culturale: da qui la sua propensione a conservare gli scatti, a guardare dentro e da vicino il soggetto ritratto, a sfogliare come in un diario intimo la propria biografia e restituire al pubblico frammenti di storia contemporanea.

Fabio Petrelli

Evento correlato
Nome eventoUno scatto che ci somiglia: la raccolta fotografica di Carlo Levi
Vernissage29/09/2021 ore 18
Duratadal 29/09/2021 al 16/12/2021
Generefotografia
Spazio espositivoFONDAZIONE CARLO LEVI
IndirizzoVia Ancona 21 - Roma - Lazio
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Fabio Petrelli
Nato nel 1984 ad Acquaviva delle Fonti, è uno storico dell’arte. Laureato nel 2006 presso l’Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi in storia dell’arte (Storie notturne di donne. La rappresentazione perturbante della donna dal XV secolo ad oggi), nel 2013 si laurea in Storia dell’arte presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata con una tesi in Arti visive del XXI secolo (Imago Mortis. La rappresentazione della morte nell’arte contemporanea). Ha collaborato per diversi musei e gallerie; autore di molteplici saggi a carattere demo-etno-antropologico e storico-artistico, in ambito critico attinge agli studi sull’universo simbolico dei rituali religiosi e di come tali forme culturali si riverberano nell’universo archetipico della storia dell’arte dall’antichità al contemporaneo.