Da Napoli al mondo. È questo il percorso che ha compiuto Jorit, lo street artist noto per la sua ricerca sul volto umano. E che si appresta a omaggiare Pino Daniele.

Jorit (Napoli, 1990) affianca a un profondo realismo e a una grande padronanza tecnica del mezzo pittorico forti messaggi di natura sociale. La sua notorietà inizia nel 2005 per i muri dipinti nella periferia nord e nel centro storico di Napoli, mentre dal 2008 inizia il riconoscimento museale, dal MACRO di Roma al PAN di Napoli, e poi le mostre in galleria a Londra, Berlino, Sydney e Roma.

Ci racconti il tuo ultimo lavoro?
È un’opera con cinque volti, al centro c’è George Floyd, la persona uccisa a Minneapolis. Partendo da sinistra, ci sono Lenin, Martin Luther King, Malcolm X e Angela Davis. L’ho realizzata a Barra [quartiere di Napoli, N.d.R.], sul tetto di una casa, è il luogo in cui in questo periodo di quarantena ho dipinto anche a terra un’opera di 20 x 50 metri.

Scegli spesso soggetti prendendo spunto dalla cronaca. Perché?
Più che alla cronaca, mi ispiro alla storia. Se un evento o una persona mi interessa, mi dà un messaggio che per me è universale. Ma non mi sento di dire che racconto episodi di cronaca, perché spesso le figure che rappresento sono storicizzate. Anche nel caso dei cinque volti, solo quello di George Floyd è attuale.

Cosa ti spinge oggi a lavorare sui muri?
Ho sempre lavorato per strada, ho iniziato a dipingere con il graffiti writing, i tag, il bombing… riguarda la mia formazione. Anche se oggi dipingo per collezionisti, su tela o tavole in studio, sono nato così e mi sento di appartenere a quel mondo.

Cosa cambierà nella Street Art dopo la pandemia?
Può cambiare forse in negativo, nel senso che la Street Art è legata al contatto con il pubblico e per eccellenza è l’arte più pubblica che ci sia. Io ho sempre lavorato in solitudine, perché realizzando opere molto grandi si sta su un ponte o un cestello. Sto con le persone perché mi piace farlo, ma non è detto che lo si debba fare per forza.

Cos’ha significato per te questo periodo?
Sono stato fortunato perché ho potuto stare su questo tetto e dipingere, penso però a chi è stato costretto in case molto piccole o nei vasci. A Napoli molti sono abituati a vivere la strada e a stare poco in casa perché sono piccole, non arriva sole… Nella tragedia, sono riuscito a mantenere un equilibrio mentale dipingendo.

Jorit, Record. Photo Vincenzo de Simone
Jorit, Record. Photo Vincenzo de Simone

Quali tecniche utilizzi?
Dipingo con le bombolette spray MTN 9, però su tela dipingo anche con olio e acrilico: la mia tecnica principale rimane quella degli spray, quindi le sfumature con i vari toni di colore. Lo spray è molto duttile e, una volta capite certe cose, è semplice da usare e penso che mi rispecchi di più.

Perché ti sei avvicinato alla Street Art? Che ricordo ne hai?
Il termine Street Art l’ho scoperto dopo: quando ho iniziato a fare graffiti writing non avevo proprio idea di questo mondo. A Napoli non esisteva, la prima opera un po’ più grande l’ho realizzata io a Ponticelli, su più piani di un palazzo. Ho sempre fatto le mie cose, è stata più una ricerca personale, quando ho iniziato non avevo alcuna speranza di farlo diventare né un lavoro né di avere alcun tipo di riconoscimento.

La tua definizione di Street Art.

“Street Art” è un’espressione un po’ vaga che fa riferimento a tutto e niente, dai poster alle installazioni ad altre tecniche. Io mi sento più legato alla pittura, forse al muralismo messicano degli inizi del Novecento. In sostanza dipingo per strada, penso che l’azione dl dipingere faccia passare i mie messaggi, dipingere significa stare sul posto, passare del tempo con le persone, capire il territorio, e poi c’è bisogno anche di tempo, c’è bisogno di un consenso del territorio, quindi è diverso che fare un intervento, tipo attaccare un poster e poi andarsene.

Di cosa ti stai occupando ora?
Sono riuscito a raggiungere degli obiettivi per me importanti, ad esempio partecipare a dei festival, come a Mosca l’anno scorso, dove c’è stato il più grande festival di Street Art e di muralismo. Ho realizzato un’opera di venti piani, il record del murale più alto al mondo. Sono riuscito a raggiungere obiettivi che fino a pochi anni fa erano solo un sogno, come dipingere in Cina, in Sudamerica, negli Stati Uniti, a Sacramento.

E per quanto riguarda la ricerca?
Questo è un periodo di grande fermento per me. Avendo raggiunto obiettivi importanti, adesso sto cercando di superarmi, non nella grandezza ma nella ricerca stilistica. Credo che l’anno scorso si sia chiusa una fase, quella della sperimentazione, della giovinezza, adesso credo si stia aprendo la fase della maturità e questa è una responsabilità. Sto facendo anche opere diverse, in bianco e nero, alcune opere più grafiche, mi dedico all’iperrealismo, sto cominciando a sovrapporre dei volti, sto realizzando cose che non avevo mai fatto prima. È un periodo molto bello per me e spero che mi porti ancora più soddisfazione.

Progetti per il futuro?
Il progetto un po’ più grande per il futuro è un sogno che si sta realizzando, nonostante lo stop dettato dall’emergenza: invitare i più grandi street artist del mondo a Napoli. Il progetto era in uno stato già avanzato prima del lockdown, diversi avevano già dato la loro adesione, come Seth, Dus, Mono González, che è un pilastro del muralismo.

Qual è la tua reazione alle critiche?
La critica è un fatto positivo perché l’arte deve creare dibattito, in qualche modo deve spingere le persone a ragionare sulle cose. Sia l’arte che la Street Art troppo appiattite sul politically correct credo siano inutili. Non a caso il più grande street artist, Banksy, non le manda certo a dire, anzi, forse è l’unico che verrà ricordato di questo movimento. Per il resto, non vedo tutte queste riflessioni profonde.

‒ Alessia Tommasini

www.jorit.it

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Alessia Tommasini
Sono veneta di nascita, ho abitato per anni a Roma e ora a Firenze. Mi sono laureata in Filosofia a Padova e subito ho cominciato a muovere le mie prime esperienze nel campo della creatività e dell'arte, formandomi come editor, organizzando interviste e frequentando parallelamente una scuola di giornalismo. A Roma, mi sono specializzata come content curator e per quattro anni sono stata Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa di Studenti.it. Sono entrata in contatto con tutti i Centri Media nazionali per pianificare ogni tipologia di ADV online. In seguito, per cinque anni come responsabile media di una agenzia di comunicazione e creativa di Roma, che ha puntato, attraverso blog e social, a raggiungere e far conoscere artisti, creativi, designer, fotografi, illustratori, street artist italiani. Ho fondato nel 2018 il brand Just By Now!, agenzia media di digital PR per le startup creative, a favore di un rilancio creativo e artistico in Italia e all’estero.