Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alla Street Art. Stavolta i riflettori si accendono su Demetrio Di Grado.

Nato a Palermo nel 1976, dopo un trascorso nella cultura hip hop dal 1994 al 2000, Demetrio Di Grado è rimasto affascinato dall’arte e in particolar modo dalla pittura. Nel suo percorso artistico da autodidatta ha avuto modo di esporre i suoi lavori in numerose mostre itineranti, collettive e personali. Dal 2012 ha dato inizio a un nuovo progetto artistico, costituendo l’Associazione ManSourcing, impegnata attivamente nella promozione dell’arte attraverso le sue varie declinazioni. I suoi collage nascono dall’assemblaggio di carta e colla vinilica (con frammenti ripresi da vecchie riviste e vecchi quotidiani, dagli Anni Venti ai Cinquanta) per creare dei manifesti introspettivi. Un viaggio tra la coscienza e l’istinto.

L’INTERVISTA

Cosa significa per te fare Street Art?
Contestualizzare ogni singolo elemento della propria tecnica nel paesaggio urbano ed extra urbano senza stravolgerlo del tutto. Armonizzare e cristallizzarlo lì, come se ci fosse sempre stato.

Perché ti sei avvicinato alla Street Art?
Non credo ci sia un perché, è successo e basta. Avvicinarmi è stato semplice e naturale, dopo un trascorso nella cultura hip hop come rapper. Respirare vernice era la normalità, poiché i graffiti writing erano una disciplina strettamente correlata al movimento dal 1994 al 2000.
Per anni ho coltivato la passione per la pittura, ho partecipato a diverse mostre tra gallerie e musei, poi mi sono preso una pausa da me stesso che mi ha portato verso un’altra direzione, occupandomi di festival e mostre sull’arte urbana dal 2014 con un progetto chiamato ManSourcing.

Cosa vuoi comunicare?
La comunicazione è la base della mia ricerca stilistica, i miei soggetti hanno sempre qualcosa da dire. Attraverso quelle immagini e le parole che, dall’ottimismo al cinismo tagliano il volto di chi le pronuncia, resta un messaggio da voler condividere in questo presente. Valore del passato contestualizzato e attualizzato.

Demetrio Di Grado, Catania 2018
Demetrio Di Grado, Catania 2018

Quali tecniche utilizzi?
In strada carta manifesto, vinilica e spray. Scelgo dei soggetti, uomini, donne e bambini, su diverse riviste vintage che trovo nei mercatini, parto da un formato A4 fino ad arrivare alla grandezza naturale di un soggetto umano, rispettandone le proporzioni. Successivamente li impreziosisco, come direbbe il mio curatore Francesco Piazza, con degli elementi geometrici con vernice spray. 

I tre nomi più importanti di street artist di tutti i tempi, secondo te?
Guido Van Helten, Okuda, Elian. A Ragusa, grazie al FestiWall, ho avuto modo di apprezzare le loro potenzialità.

Quali maestri, in altri campi ‒ cinema, letteratura e musica, per esempio ‒, sono stati o sono ancora per te fonte di ispirazione?
Nel cinema non ho punti di riferimento, nella letteratura Bukowski, Machiavelli, Pessoa. Musica ne ascolto tanta, dal rap Anni Novanta al punk. A volte qualche citazione dei Colle der Fomento, per esempio, me la concedo.

Una tua opera alla quale sei particolarmente legato e perché.
Non ho un’opera in particolare, perché ogni progetto è fine a se stesso. I miei lavori sono delle serie, nascono prima in studio e poi li riporto in strada e in strada non ripeto mai lo stesso soggetto, mi piace offrire l’esclusiva, sempre. Essendo padre di due bimbi, prediligo la mia serie KIND (genere/bambino), perché in questi lavori, nelle immagini che cerco, tramite il messaggio sugli occhi, riesco a delegare loro delle responsabilità che noi adulti, oggi, non abbiamo.

Demetrio Di Grado, Senza parole, Sciacca 2018
Demetrio Di Grado, Senza parole, Sciacca 2018

La tua passione per l’arte quando si è sviluppata? Qual è stato il momento in cui hai capito che sarebbe stato il tuo lavoro?
Potrei dirti che sin da bambino ero predisposto al disegno, al colore, raccontarti che i grandi maestri della pittura del Novecento e bla bla bla. Ma invece tutto è cambiato poco dopo la mia adolescenza, osservando le prime foto dei graffiti o quando frequentavo le Jam; vedendo che con uno strumento ‒ un tappetto che spruzza colore chiamato cap, che non era un pennarello o un pennello ‒ si potevano creare dei volumi in funzione della pressione del tuo dito, ho capito che non era semplice e che questo fenomeno per me doveva essere approfondito.
Dopo una serie di insuccessi, col tempo si matura esperienza. Rialzarsi dopo le cadute fortifica. A volte incassi dei colpi, a volte vorresti smettere. “O su le mani per arresa o su le maniche per continuare…” e poi ti accorgi che senza tutto questo ti senti vuoto.

Come vivi il fatto che le opere in strada siano soggette alla caducità del tempo? Cosa saresti disposto a fare per proteggerle e salvaguardarle?
Nulla! Credo fortemente dal giorno zero che tutto deve restare così com’è in strada. Pertanto lo vivo così, zero stress.

Progetti per il futuro?
A breve sarò a Grotte, in provincia di Agrigento, dove collaborerò con l’associazione La Biddina. Presenteremo alla comunità un progetto di poster art denominato GLUE PORN ‒ l’eccesso della colla. A fine agosto sarò a Sciacca, sempre in provincia di Agrigento, per la settima edizione del festival “Ritrovarsi”. I primi di settembre sarò a Bruxelles per la VI edizione del Collagist Festival, poi sarò ospite di ManSourcing a Ragusa per FestiWall. Grazie a Vincenzo Cascone farò parte dello staff per un progetto B-side del festival. Da fine settembre mi chiuderò in studio per lavorare a nuovi pezzi da inviare alla mia nuova galleria The Blender Gallerya Glifada (Grecia) e nel 2020 esporrò la mia nuova personale.

Alessia Tommasini

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Alessia Tommasini
Sono veneta di nascita, ho abitato per anni a Roma e ora a Firenze. Mi sono laureata in Filosofia a Padova e subito ho cominciato a muovere le mie prime esperienze nel campo della creatività e dell'arte, formandomi come editor, organizzando interviste e frequentando parallelamente una scuola di giornalismo. A Roma, mi sono specializzata come content curator e per quattro anni sono stata Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa di Studenti.it. Sono entrata in contatto con tutti i Centri Media nazionali per pianificare ogni tipologia di ADV online. In seguito, per cinque anni come responsabile media di una agenzia di comunicazione e creativa di Roma, che ha puntato, attraverso blog e social, a raggiungere e far conoscere artisti, creativi, designer, fotografi, illustratori, street artist italiani. Ho fondato nel 2018 il brand Just By Now!, agenzia media di digital PR per le startup creative, a favore di un rilancio creativo e artistico in Italia e all’estero.