Un anno di architettura: i 10 nuovi musei e centri culturali del 2019

Dal National Museum of Qatar, a Doha, all’espansione del MoMA di New York; dal Ruby City Museum di San Antonio alla James-Simon-Galerie di Berlino: 10 progetti di architettura per ripercorrere gli ultimi dodici mesi del decennio. 

È una geografia meno polarizzata del solito quella che emerge ripercorrendo le principali aperture di musei e spazi culturali del 2019. Accanto al (prevedibile) doppio piazzamento di New York, tra l’altro con due interventi dello studio Diller, Scofido + Renfro, emergono infatti nuove destinazioni che, attraverso l’architettura di qualità, puntano a rafforzare o costruire ex novo la propria reputazione sullo scacchiere globale.

-Valentina Silvestrini

1. NATIONAL MUSEUM OF QATAR – ATELIER JEAN NOUVEL

Si possono contestare al Qatar, come in effetti avviene, le condizioni di lavoro delle maestranze impegnate nei cantieri in corso a Doha in vista dei Mondiali di Calcio del 2022. Di più difficile argomentazione, però, appaiono le motivazioni contro Jean Nouvel, che con il National Museum of Qatar, aperto a marzo, conduce l’esperienza di scoperta individuale dello spazio verso una dimensione dichiaratamente poetica, esaltando l’identità qatarina. La cosiddetta “collisione” tra le decine di dischi bianchi che formano il museo-manifesto del nuovo Qatar ammalia l’occhio dell’osservatore fin dal cielo (l’altrettanto notevole Hamad International Airport sorge infatti nelle immediate vicinanze). Cosa racchiude però questa “rosa del deserto abitabile”? Molto si può apprendere del Paese nelle undici gallerie del percorso permanente, ma nulla sembra fissarsi nella memoria come il ricordo della potenza scultorea dell’edificio, paragonato dal suo progettista a un “caravanserraglio moderno”.

2. THE NEW MOMA – DILLER SCOFIDIO + RENFRO CON GENSLER

Da due mesi, il MoMA si presenta in una veste profondamente rinnovata. Lo studio Diller, Scofido+Renfro, in collaborazione con Gensler, ha curato il restyling del museo statunitense, prevedendo un’espansione di oltre 4.000 metri quadrati e il riallestimento dell’intera collezione. In anteprima da New York, Maurita Cardone ci ha guidato in un tour a distanza tra le nuove sale del museo, mentre Bianca Felicori, qualche mese prima, aveva raccolto aspettative e obiettivi dalla voce del direttore Glenn D. Lowry.

3. BAUHAUS MUSEUM DESSAU E BAUHAUS MUSEUM WEIMAR

Non tutti i festeggiamenti per il traguardo dei cento anni vengono celebrati con l’apertura di ben due musei. Eppure questo è avvenuto in Germania, dove l’omaggio a un secolo dalla fondazione del Bauhaus è stato accompagnato da una doppia “consacrazione architettonica”: a Dessau e a Weimar. Progettati dallo studio Addenda Architects il primo e dall’architetta Heike Hanada il secondo, entrambi i musei costituiscono il lascito permanente di uno degli eventi culturali clou del 2019. E, adesso, l’attesa è tutta per l’espansione del Bauhaus-Archiv/Museum für Gestaltung, a Berlino.

4. THE SHED – DILLER SCOFIDIO + RENFRO CON ROCKWELL GROUP

Impossibile da racchiudere in una definizione funzionale univoca, The Shed potrebbe essere presentato come “una cattedrale umanistica in un deserto di lusso un po’ anonimo”. Compreso nel piano di sviluppo immobiliare Hudson Yards, l’edificio nel quale tutte le forme di espressione artistica potranno manifestarsi, grazie anche all’eccezionale flessibilità degli spazi, si muove. Dispone, infatti, di una parte fissa e di una mobile, da “attivare” a seconda delle richieste performative. Per Alex Poots, direttore artistico e CEO di The Shed si candida a divenire “un posto per l’inventiva e la curiosità”, capace di “andare oltre i dualismi”. Intanto sembra già essersi guadagnato il proprio posto nella storia dell’architettura del decennio in chiusura.

5. RUBY CITY MUSEUM – ADJAYE ASSOCIATES

Il museo è un “rubino rosso””, aveva raccontato Sir David Adjaye nell’intervista concessa a Marta Atzeni la scorsa estate. Commentando l’apertura del Ruby City Museum, l’architetto originario di Dar el Salaam non aveva avuto dubbi sul paragone con la pietra preziosa. “Abbiamo optato per pannelli in cemento, trovando nel vicino Messico gli artigiani di cui avevamo bisogno: con le loro sorprendenti competenze hanno composto la miscela di inerti e vernici che garantisce le necessarie longevità e resistenza. La loro maestria ci ha permesso di realizzare un edificio con un’incredibile colorazione, fatta di sottili variazioni di toni di rosso”, aveva inoltre spiegato, insistendo sulla matericità del complesso aperto a ottobre a San Antonio, in Texas.

6. MUSÉE CANTONAL DES BEAUX ARTS DE LAUSANNE – BAROZZI VEIGA

Autunno “memorabile” per lo studio italo-spagnolo Barozzi Veiga, che a partire dal mese di settembre ha tagliato il nastro del Musée cantonal des Beaux-Arts, a Losanna, della Tanzhaus Zürich, anch’essa in Svizzera, e si è aggiudicato l’incarico per il restyling completo dell’Art Institute of Chicago. Il tutto senza mai venire meno a quel principio della monumentalità sentimentale”, basato su un sostanziale “equilibrio tra la specificità di un luogo e l’autonomia della forma” che continua a identificarne il linguaggio.

7. JAMES SIMON GALERIE – DAVID CHIPPERFIELD ARCHITECTS

Guest editor per il 2020 di Domus, David Chipperfield ha tenuto a battesimo qualche settimana fa il Centre Pompidou Shanghai, al secolo West Bund Art Museum. Ma se l’edificio cinese non fa battere i cuori e resta imparagonabile rispetto al capostipite architettonico della “dinastia Pompidou”, ovviamente il Centre Pompidou di Piano&Rogers, ad alimentare il dibattito attorno al suo studio è stata la berlinese James-Simon-Galerie. Inaugurato a luglio, alla presenza della Cancelliera Merkel, l’edificio funge da nuovo accesso alla Museuminsel. Per Artribune, lo avevano visitato (e fotografato) in anteprima Nicola Violano ed Erika Pisa.

8. OMM – ODUNPAZARI MODERN MUSEUM – KENGO KUMA

A un anno dal successo del V&A Dundee, lo studio Kengo Kuma and Associates ha completato un nuovo intervento a carattere culturale oltre i confini del Giappone. Dopo la Scozia, è infatti approdato nel cuore di Eskisehir, città universitaria nel nord-ovest della Turchia. È qui che, da settembre, si può visitare l’OMM – Odunpazari Modern Museum, fondato per volere del collezionista Erol Tabanca. Concepito a partire dall’aggregazione di volumi compatti, rivestiti in legno lamellare, l’edificio testimonia una forte inclinazione all’integrazione verso il contesto, con la promenade di accesso concepita come un percorso capace di connettere zone a diversa quota del quartiere di inserimento. Ora l’attenzione si concentra nel Paese del Sol Levante, dove Kuma ha ultimato da qualche settimana il nuovo National Stadium, sede principale dei Giochi Olimpici Tokyo 2020.

9. TWIST – BJARKE INGELS GROUP

(Anche) nel 2019 molto è stato scritto sull’architetto danese Bjarke Ingels (e sul suo stile di vita), complice anche una certa assiduità del diretto interessato via Instagram. Nell’anno del taglio del nastro del centro d’arte MÉCA, sorto lungo il fiume Garonne a Bordeaux, della posa della prima pietra della Future Factory per San Pellegrino, debutto di Bjarke Ingels Groupin terra italiana, dell’aggiudicazione del nuovo tassello di Citylife, a Milano, e dell’inaugurazione di Copenhills, lo studio danese si è anche spinto fino alla remota Jevnaker, in Norvegia. Dotata di “grandi vetrate che affacciano sulle sterminate foreste”, la galleria d’arte Twistè un edificio-ponte che subisce una scenografica torsione nel passaggio tra le due sponde del fiume Randselva. Probabilmente l’intervento più scultoreo di Ingels, ma la prolificità del progettista induce a pensare che il “primato” non resterà tale a lungo…

10. THE WESTON – FEILDEN FOWLES ARCHITECTS

Selezionato per il RIBA Stirling Prize 2019, il riconoscimento annuale attributo alla migliore architettura della Gran Bretagna, il nuovo centro visitatori, con galleria espositiva, dello Yorkshire Sculpture Park è stato progettato dallo studio londinese Feilden Fowles Architects. The Weston, questo il nome dell’edificio, è stato costruito all’interno di una cava dismessa e nelle parole dei suoi autori “si siede con cura in questo paesaggio storico”. Tale atto che si compie con un impatto minimo sul contesto, senza tuttavia che il complesso risulti neutrale o invisibile. Anzi, al calare della sera, la sua “corona” in vetroresina lo trasforma in un punto di riferimento luminoso nel bel mezzo della campagna inglese.

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.