David Chipperfield è il nuovo guest editor di Domus

Dal numero 1042, in uscita a gennaio 2020, la rivista fondata da Gio Ponti avrà come guest editor l’architetto britannico. Dopo l’esperienza come curatore della Biennale Architettura 2012, per la quale scelse il tema Common Ground, nella “sua” Domus Chipperfield sembra voler aprire il campo alla condivisione. Invitando i professionisti ad agire di fronte alle crisi del nostro tempo.

Chipperfield, Mazzocchi, Bordone, Mariotti Photo Courtesy Editoriale Domus
Chipperfield, Mazzocchi, Bordone, Mariotti Photo Courtesy Editoriale Domus

Non è una donna, non è un esordiente, non arriva da un’area geografica emergente. Il terzo guest editor di Domus in ordine di tempo dal debutto del format 10x10x10 – il progetto editoriale della durata di un decennio, che condurrà al centenario dell’autorevole “creatura pontiana” – è David Chipperfield (Londra, 1953). Architetto tra i più rilevanti della sua generazione, guida lo studio da lui fondato nel 1985 nella capitale inglese, oggi con sedi anche a Berlino, Shanghai e Milano. Proprio nel capoluogo lombardo, nel pontiano Pirellone, si è svolta la presentazione ufficiale della “sua” Domus. Dieci numeri, a partire da gennaio 2020, per i quali resta confermato il ruolo di Walter Mariotti, direttore editoriale dell’intero sistema Domus e responsabile del progetto 10x10x10. Esattamente come già avvenuto con Michele De Lucchi e Winy Maas.

DOMUS NELL’ERA CHIPPERFIELD

In coerenza con lo spirito dell’iniziativa editoriale saranno dunque dieci i numeri di Domus “dell’era Chipperfield”. Ciascuno sarà contraddistinto dalle cover opera dell’artista e fotografo tedesco Thomas Demand, artefice di un progetto modulare per la rivista. Annunciata la partecipazione fissa del fotografo Iwan Baan, autore degli scatti destinati alla sezione architettura. Sul fronte del design, è stato coinvolto un altro protagonista di rilievo internazionale: il designer inglese Jasper Morrison, cui spetterà una rubrica fissa. Agenda; Architettura; Design e arte; Riflessioni saranno le quattro macro-aree tematiche. Tra gli argomenti affrontati non mancheranno le Olimpiadi – e, forse, non sarebbe potuto essere altrimenti, data l’imminenza dell’appuntamento di Tokyo 2020 -, l’edilizia popolare, lo spazio comune, il binomio protezione/identità. Un posto d’elezione sarà riservato al cambiamento climatico e alle diseguaglianze sociali, ponendo l’accento sulle responsabilità dell’intera categoria.

CHIPPERFIELD E L’ITALIA

Con questo incarico, di respiro globale ma profondamente connesso con l’identità del nostro Paese, il legame tra Chipperfield e l’Italia sembra rafforzarsi ancora, dopo l’esperienza della 13. Mostra Internazionale di Architettura, datata 2012. L’incarico di direttore giunse dopo vari concorsi in città italiane, tra cui Siena, Salerno e nella stessa Venezia, dove lo studio David Chipperfield Architects Milan è attualmente impegnato nel rilancio delle Procuratie Vecchie, in Piazza San Marco. In occasione di Common Ground, Chipperfield espresse la volontà di “stimolare i colleghi a reagire alle prevalenti tendenze professionali e culturali del nostro tempo che tanto risalto danno alle azioni individuali e isolate. Ho voluto incoraggiarli a dimostrare, invece, l’importanza dell’influenza e della continuità dell’impegno culturale, a illustrare idee comuni e condivise le quali costituiscono la base di una cultura architettonica.” Un invito che sembra riecheggiare nel manifesto programmatico che fa da preludio alla nuova avvenuta editoriale. Intitolato “What is our role?”, lancia un quesito all’intera categoria. Architetti, designer e urbanisti: come dovremmo reagire alle grandi sfide poste dalla crisi climatica e dalla crescente disuguaglianza economica e sociale? Spesso sosteniamo che la responsabilità è nelle mani di chi controlla il quadro finanziario e politico dove operiamo, ma è ora di smettere di accettare il paradosso di una posizione che mescola resistenza e complicità, sviluppando teorie per illustrare il nostro disagio. (…) Non siamo esperti di scienze ambientali né sociologi, tuttavia sappiamo che le nostre professioni hanno conseguenze sociali e ambientali, e sappiamo anche che possono contribuire a trovare delle soluzioni”. Possibili risposte, da gennaio, nella “nuova” Domus.

-Valentina Silvestrini

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AutoreDavid Chipperfield
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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.