Hudson Yards: come prosegue l’ambizioso piano di sviluppo immobiliare di New York?

Una ricognizione sui cantieri in corso nella città statunitense compresi nella colossale operazione finanziata da privati. Conto alla rovescia per The Vessel: l’architettura – scultura di escheriana memoria progettata da Thomas Heaterwick aprirà nella primavera 2019.

Hudson Yards
Hudson Yards Overall, October 2017. Courtesy of Related-Oxford

Con un ritardo di circa un semestre rispetto alla tabella di marcia inizialmente annunciata per la prima fase – una seconda è prevista per il 2025 -, proseguono gli imponenti lavori di edificazione degli Hudson Yards, ambitissimo lotto di 45 ettari incastonato tra Chelsea, Hell’s Kitchen, l’High Line e il fiume Hudson. Un investimento immobiliare di incalcolabili dimensioni – secondo la rivista Fortune, è il più grande sviluppo del settore privato nella storia degli Stati Uniti dal Rockefeller Center – gestito dalla Related Companies, società di real estate di lusso, amministrata da Stephen M. Ross. Il sito includerà più di 18 milioni di square feets di spazi commerciali e residenziali, oltre 100 negozi, 4.000 residenze, il celeberrimo The Shed, 14 acri di spazio pubblico aperto, una scuola, un hotel di lusso con più di 200 camere, vari ristoranti. Questi ultimi, curati dallo chef Thomas Keller in collaborazione con Kenneth Himmel, sono progettati da Elkus Manfredi Architects per offrire un’inaspettata esperienza, sia urbana che culinaria, dedicata alla città che non dorme mai.

DOPPIO INCARICO PER DILLER SCOFIDIO + RENFRO

Di grandissimo livello tutte le firme coinvolte, tra cui SOM, KPF, Foster and Partners e Diller Scofidio + Renfro, che, per Hudson Yards, progettano sia un edificio residenziale LEED Gold da 960mila piedi quadrati, sia The Shed. Il “nuovo centro per l’invenzione artistica di New York”, come vi avevamo raccontato, è un edificio di circa 18.500 mq che fa della flessibilità performativa il suo maggior pregio potenziale, in grado cioè di ospitare un’ampia gamma di prestazioni multidisciplinari.
Due le componenti principali: una costruzione di otto livelli per spazi di supporto e programmazione culturale e un guscio esterno telescopico che si distribuisce su una piazza adiacente. L’edificio base comprende due ampi livelli di spazio espositivo, un teatro versatile, uno spazio per le prove, un laboratorio per artisti e uno spazio per eventi, illuminato dal cielo. Il guscio semovente invece, forma una vasta sala per spettacoli, installazioni ed eventi su larga scala direttamente affacciati sulla High Line., The Shed prende ispirazione dal Fun Palace, macchina da costruzione concepita nel 1964 dal visionario architetto britannico Cedric Price e dal regista teatrale Joan Littlewood. Come il suo precursore, The Shed è concepito come “un’infrastruttura aperta che può essere permanentemente flessibile… La funzionalità “plug and play” consente di rispondere alla variabilità di scala, media, tecnologia e alle esigenze in continua evoluzione degli artisti”.

THE VESSEL VERSO L’ULTIMAZIONE

Insomma: almeno otto nuovi edifici mixed-use, servizi per l’intrattenimento, torri residenziali, un parco disegnato dai Nelson Byrd Woltz Landscape Architects e The Vessel, architettura – scultura di escheriana memoria firmata dall’archistar anglosassone Thomas Heaterwick, osteggiata non solo dai residenti. Costituita da 80 piattaforme panoramiche prefabbricate in acciaio e bronzo, The Vessel vanta anche sangue italiano grazie alla Cimolai S.p.A., ditta specializzata di Monfalcone (Gorizia) che ha prodotto i pezzi, trasportati via mare. Aprirà al pubblico non prima della primavera del 2019, anche se i project manager avevano ipotizzato come data l’autunno 2018.

LE VETRATE “SCULTOREE” DI HEATERWICK, DA CAPE TOWN A NEW YORK

Sulla scia del successo dello ZEITZ MOCAA di Cape Town, per New York Thomas Heaterwick sta realizzando anche 515 West 18th Street, “reinvenzione architettonica” del magazzino di Chelsea, resa contemporanea dall’interpretazione della vetrata e delle facciate in muratura. Si tratta di un edificio di 21 piani per 180 residenze con vista ininterrotta sul paesaggio urbano, poco distante dal complesso residenziale 520 West 28th di Zaha Hadid Architects. “Con un sito che attraversava entrambi i lati della High Line, c’era l’opportunità unica di celebrare la trama urbana del parco sopraelevato e il carattere distinto del quartiere” – afferma Heaterwick – “Lo studio ha voluto creare un nuovo tipo di collegamento visivo panoramico per gli abitanti dell’edificio e ha ri-concepito la vetrata residenziale come un pezzo tridimensionale he offre interni pieni di luce e momenti emozionanti. L’esterno in mattoni crudi, influenzato dal patrimonio di edifici industriali in mattoni di Chelsea, darà alla facciata un tocco artigianale e una micro texture.”

OCCHI PUNTATI SU NEW YORK

“Hudson Yards avrà un notevole impatto sull’economia di New York: secondo le stime contenute in ​un report diffuso nel 2016, pienamente operativo, potrebbe contribuire al PIL della città con circa 19 miliardi di dollari all’anno”. Giornalisti, critici, analisti, politici e urbanisti di tutto il mondo stanno osservando da vicino la sua evoluzione. Le sue dimensioni ambiziose e l’enorme potenziale stabiliranno (nuovi e forse irrealizzabili) standard per le città del futuro. Se l’operazione fallirà, le conseguenze – per la città, per Related e per Ross – sono insondabili. Fortunatamente per il developer e la sua azienda, finora, quasi tutti i segnali indicano il successo. Perché a New York tutto è possibile.

Giulia Mura

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.