Zurigo: lo studio Barozzi Veiga completa la Tanzhaus Zürich lungo il fiume Limmat

Selezionato nei giorni scorsi per il restyling completo dell’Art Institute of Chicago, lo studio di architettura italo-spagnolo ha recentemente ultimato un intervento in uno dei più importanti centri per la coreografia e lo spettacolo della Svizzera. Tutte le immagini.

TZH BarozziVeiga, Simon Menges Barozzi Veiga, Tanzhaus Zürich © Simon Menges
TZH BarozziVeiga, Simon Menges Barozzi Veiga, Tanzhaus Zürich © Simon Menges

Nei tre lustri che sono trascorsi dalla fondazione del loro studio, nel 2004, Fabrizio Barozzi e Alberto Veiga hanno indubbiamente costruito alcune “pietre miliari” dell’architettura contemporanea. La Filarmonica di Stettino, in Polonia – valsa ai suoi giovanissimi autori il Mies van der Rohe Award 2015 – l’auditorium di Àguilas, in Spagna (2011), e il recente Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna, in Svizzera (2019) sono tali per la loro indubbia qualità progettuale, ma anche in quanto presenze monumentali, nuove polarità visuali e funzionali nei contesti in cui s’inseriscono. Commissionata da Bauherrschaft Immobilien Stadt Zürich, Vertreten durch Stadt Zürich, Amt für Hochbauten, la Tanzhaus Zürich ha aperto al pubblico nel settembre 2019 dopo un concorso internazionale e tre anni di lavori. L’edificio sembra proseguire e declinare le riflessioni degli autori sulla “monumentalità sentimentale”, intesa come una condizione di “equilibrio tra la specificità di un luogo e l’autonomia della forma” architettonica. Il luogo, in questo caso, è un tratto della sponda in pendenza del fiume Limmat, parte di quel sorprendente sistema lineare di percorsi e spazi pubblici attrezzati che d’estate si trasforma nel principale centro d’aggregazione della città svizzera.

UN’ARCHITETTURA ANISOTROPA

L’architettura di Barozzi Veiga finisce per coincidere con lo stesso argine su cui sorge. Il salto di quota è l’occasione per definire una distribuzione settorializzata dei flussi: al piano superiore si accede agli uffici privati della scuola, mentre al livello inferiore il grande foyer aperto al pubblico si estende per tutta la lunghezza dell’edificio, fiancheggiando la promenade su cui affaccia. Così, è l’allineamento del Limmat ad orientare i flussi principali tanto all’esterno, sul lungofiume, quanto dentro la Tanzhaus. La pietra miliare, qui, scandisce il tracciato ma al tempo stesso s’identifica con esso. L’interpretazione attenta dell’intorno e del programma si traduce in un’architettura fortemente anisotropa che, più che come un oggetto auto-concluso, si presta ad essere letta come un sistema modulare, potenzialmente replicabile ed estendibile. Barozzi Veiga forniscono così un’interpretazione sensibile di un contesto urbano atipico, corroborata da scelte linguistiche eleganti e sommesse. È un’ottima prova per lo studio italo-spagnolo, che si appresta a confrontarsi con un incarico di complessità, scala e risonanza mediatica ben maggiori: la riprogettazione complessiva del macro isolato del Chicago Art Institute.

-Alessandro Benetti

https://barozziveiga.com/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Alessandro Benetti
Alessandro Benetti è architetto e curatore. Ha collaborato con gli studi Secchi-Privileggio, Macchi Cassia, Laboratorio Permanente, viapiranesi e Studio Luca Molinari. Nel 2014 ha fondato Oblò – officina di architettura, con Francesca Coden, Margherita Locatelli ed Emanuele Romani. Ha contribuito a numerose pubblicazioni di architettura contemporanea, tra cui la “Guida all’Architettura di Milano, 1954-2015” (a cura di M. Biraghi, Hoepli, 2014). Ha scritto per Abitare, Abitare.it, Alla Carta, AreaArte, Doppiozero, Gizmoweb, The Ship. È stato coordinatore scientifico di “The landscape has no rear” (progetto di Nicola Russi per la Biennale di Venezia 2014). Dal 2014 è co-curatore di SpazioFMG per l’Architettura, con Luca Molinari.