In attesa del trasloco che, nel 2021, vedrà il Musée de l’Elysée di Losanna spostarsi a Platforme 10, un focus sul museo svizzero dedicato alla fotografia.

Nel 2021 si apriranno le porte del nostro gioiello sul sito di Plateforme 10, vicino alla stazione ferroviaria di Losanna. Il Musée de l’Elysée si appresta infatti a traslocare, mobilitando tutto lo staff, che è rivolto contemporaneamente al presente e al futuro per soddisfare i desideri e le esigenze degli spettatori di oggi e di domani. Innovativo e aperto, il nostro museo è all’ascolto delle sfide sociali del secolo e, con il suo approccio, invita tutti gli attori in grado di rispondere alle domande sul futuro del sapere e la sua trasmissione, in particolare attraverso l’organizzazione di attività quali workshop, conferenze e altri eventi come la nostra ormai attesissima Nuit des images, grande festival annuale articolato intorno a rappresentazioni visive di artisti e specialisti che esplorano il mondo con noi per definire e ridefinire tutti i principi che lo modelleranno domani. Il museo continua lo studio e la conservazione delle opere che ospita e conduce un ampio lavoro sui propri fondi e archivi in vista della loro conservazione e valorizzazione, oltre ad accogliere nuove acquisizioni e donazioni che rafforzano le collezioni, sempre al centro delle nostre attività” (Tatyana Franck, direttore).

Bisognerà attendere ancora un paio d’anni ma, quando sarà a regime, il sito chiamato Plateforme 10 (cioè “Binario 10”, perché siamo nei pressi della stazione ferroviaria) con ogni probabilità manterrà le promesse. Che sono quelle di dotare Losanna di un grande, nuovo ed efficiente polo museale, che al contempo aggiorni e rilanci progetti museali cresciuti troppo bene per restare nelle loro precedenti dimore. Così sarà, in una situazione autonoma, per il MCB-A – Musée Cantonal des Beaux-Arts, in un edificio progettato da Fabrizio Barozzi e Alberto Veiga; e così sarà, in uno stabile disegnato da Aires Mateus e intelligentemente condiviso, per il Musée de l’Elysée e il MUDAC, che sta per Musée de Design et d’Arts appliqués Contemporains.
Ma di cosa si occupa il Musée de l’Elysée? Dal 1985, anno della sua apertura, è consacrato alla fotografia. In pratica, se guardiamo alla programmazione delle mostre temporanee di questi mesi, significa passare da una maestra come Martine Franck (con una retrospettiva coprodotta insieme alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi) a un autodidatta come Vasantha Yogananthan, dallo svizzero Yann Mingard all’americano Jan Groover (la cui collezione personale, fra l’altro, è patrimonio del museo dal 2017, insieme a collezioni e archivi altrettanto notevoli come quelli di Charlie Chaplin, René Burri, Nicolas Bouvier ed Ella Maillart). Ognuna di queste mostre è accompagnata da quello che sarebbe riduttivo definire un catalogo, trattandosi sempre di corposi volumi che fanno il punto in maniera approfondita e scientifica sull’opera e l’autore in esame.
Dal 29 maggio, inoltre, si ha la possibilità unica di accedere al piano in cui si procede allo stocktaking, ovvero alla verifica – preliminare al trasferimento nella nuova sede – dell’effettiva presenza delle opere inventariate. Un lavoro immane, visto e considerato che il Musée de l’Elysée possiede qualcosa come due milioni di item dislocati in diversi depositi – e questo sarà uno dei tanti motivi per gioire del trasloco, poiché finalmente tutti i possedimenti saranno conservati in un unico luogo.

Veduta aerea del quartiere Plateforme 10, Losanna © Aires Mateus
Veduta aerea del quartiere Plateforme 10, Losanna © Aires Mateus

L’ARCHITETTURA. ABRAHAM FRAISSE + AIRES MATEUS

È varcando la soglia di quella che un tempo fu un’elegante dimora padronale, immersa in un parco privato con affaccio diretto sul Lago di Ginevra, che si accede al Musée de l’Elysée di Losanna. L’edificio, opera dall’architetto Abraham Fraisse, fu eretto con la funzione di residenza tra il 1780 e il 1783; dopo aver accolto ospiti illustri e alcuni passaggi di proprietà, è stato acquistato dallo Stato nel 1971, quasi due secoli dopo la sua ultimazione. Bisognerà tuttavia attendere l’ottobre 1985 perché il suo destino inizi a intrecciarsi con quello della fotografia, arte che nell’ultimo trentennio ha trovato in queste sale, tra queste mura, un luogo d’elezione nel quale essere scoperta e apprezzata da professionisti e neofiti. A partire dal 2020 sarà una nuova sede museale a proseguire questo cammino di conoscenza. Grazie al piano Plateforme 10 – sostenuto dal Canton Vaud, dalla Città di Losanna e dalla CFF e considerato “senza precedenti per la Svizzera” –, Losanna si doterà di un unico polo che racchiuderà in sé le principali istituzioni culturali locali. Ad aggiudicarsi il concorso per la sua realizzazione è stato lo studio Aires Mateus, con sede a Lisbona. Vincitore nel 2015 del concorso internazionale al quale hanno partecipato ventuno società di architettura, ha concepito una struttura che “in un unico spazio sintetizza la dualità e la complementarietà dei due musei”, come sottolineato dagli stessi progettisti. Sede anche del Mudac, l’edificio è atteso per il 2020: il suo volume, introverso e rigoroso, viene eroso su tutti i lati da tagli netti che si lasceranno penetrare dalla luce. Per Aires Mateus, i visitatori si troveranno di fronte a “due corpi di calcestruzzo geometricamente levigati che si incontrano, si sfiorano l’un l’altro e si aprono. Tra di loro, uno spazio fluttuante. L’Elysée è la sua base, Mudac la sua volta”.

Marco Enrico Giacomelli e Valentina Silvestrini

www.elysee.ch

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48 – Speciale Svizzera 2019

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.