Berlino, pronta la James-Simon-Galerie progettata da David Chipperfield

Il prossimo 13 luglio sarà la cancelliera Merkel a inaugurare “i propilei della Museuminsel”, opera dell’architetto britannico Chipperfield, che in Italia si sta occupando il rilancio delle Procuratie Vecchie, a Venezia. Un commento dopo la visita in anteprima nell’edificio, accompagnato dalle fotografie di Erika Pisa.

David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa
David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa

Nel cuore di Berlino vi è un’isola chiamata Museuminsel e come tutte le isole è un’area delimitata da acqua su tutti i lati. Qui sorge uno dei più grandi complessi artistici costituito da diversi musei, tutti di importanza internazionale. In questa zona inaugura, su progetto di David Chipperfield Architects, una galleria che dà l’ingresso, insieme con la Promenade archeologica, all’intero sistema museale: la James-Simon-Galerie. L’idea generale che ha guidato negli anni la gestione politica di questo brano di città porterà il Museuminsel a diventare – molto probabilmente – il complesso museale più esteso e organico mai progettato, composto da presenze architettoniche costruite nel tempo e opera dalle migliori personalità delle varie epoche. L’UNESCO ne ha fatto patrimonio dell’umanità nel 1999, decretando con questo il massimo interesse per lo sviluppo dell’intera area, che conta ad oggi più di 10.000 metri quadrati dedicati alla cultura.

L’ISOLA DEI MUSEI, LO SPAZIO DELLE CONNESSIONI

Questa attenzione accolse, dal 1993 in poi, una serie di concorsi di progettazione per il miglioramento dell’isola nel Masterplan Museuminsel, il primo del quale fu vinto dall’architetto italiano Giorgio Grassi, che abbandonò in seguito il progetto in favore dello studio di David Chipperfield. Lo stesso studio britannico è autore oggi dell’intervento riguardante la James-Simon-Galerie, il nuovissimo tassello con la funzione di servire da connessione tra i vari musei presenti nelle circostanze. Un basamento chiaro sull’Eiserne Brücke sostiene il colonnato eretto che apre le porte ai musei circostanti, i quali trovano orientamento ognuno su un fronte diverso; l’Humboldt Forum, l’Altes Museum, il Neues Museum, l’Alte Nationalgalerie, il Bode-Museum, il Pergamonmuseum e l’Archäologisches Zentrum sono legati da un filo comune che, insieme con la Promenade archeologica, portano il visitatore a percorrere un attraversamento unico all’interno di un paesaggio fatto d’arte. Il nome attribuito ai nuovi propilei di Berlino si lega a quello del ricco mecenate James Simon, una figura non molto celebrata in città, ma che contribuì ad accrescere il suo patrimonio culturale donando diverse collezioni e finanziando molti degli scavi archeologici, nel corso dei quali venne portato alla luce persino il famoso busto di Nefertiti, oggi conservato nel Neues Museum. L’insieme delle scelte che hanno in qualche modo influenzato il destino di questo edificio lo ha portato ad essere, già da prima della sua nascita, un simbolo storico legato alla sua città, indipendentemente dalla provenienza degli architetti che l’hanno disegnato.

David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa
David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa

IL CORPO DELL’ARCHITETTURA: L’ESTERNO

La James-Simon-Galerie può essere vista, secondo alcune prospettive, come una nuova presenza. Il disegno architettonico insieme con la topografia suggeriscono però una lettura secondo la quale la nuova galleria potrebbe quasi essere interpretata come una ricostruzione, considerando il contesto. Un edificio con una funzione pubblica in una situazione simile deve sicuramente affrontare diverse difficoltà e tra queste anche quella dei collegamenti con rilevanti entità storiche e storicamente care alla storia di un Paese. Il tema in questione viene risolto attraverso un alto basamento che pone l’architettura su di un podio raggiungibile solo attraverso numerosi gradini. Questa non è una figura estranea alla storia dell’architettura neoclassica tedesca, che non per ultimo vide Mies van der Rohe adottare lo stesso sistema per la Neue Nationalgalerie. Karl Friedrich Schinkel ancor prima, che simbolicamente disegnò le regole di questa città europea, utilizzò l’archetipo greco per avviare un dialogo tra piano della città e piano dello spirito dedicato alla cultura, che si innalza per cercare un sacro rifugio per imparare ed esercitare l’arte. Wilhelm IV, il sesto re di Prussia e committente di molte opere, a suo tempo vide in tutto ciò la strada per la realizzazione di un sogno neoclassico in cui l’Acropoli trovava la sua resurrezione sul fiume berlinese Spree.

COME NEI PROPILEI ATENIESI

I propilei contemporanei estendono le proprie colonne lungo il perimetro del cortile che abbraccia l’ambito in cui è accolto. La sezione quadrata dei pilastri staglia le proprie ombre nette sul cemento utilizzato, di un colore beige molto caldo. Appena sul retro, addossati alle superfici riflettenti, i setti di vetro sostengono senza imporre la loro presenza nelle grandi sezioni della James-Simon-Galerie. Alexander Schwarz, partner dello studio David Chipperfield Architects, dipinge la doppia facciata come uno spazio di mediazione tra interno ed esterno. Si viene invitati dall’esterno ad entrare nel profondo dell’edificio attraverso dei pilastri, ricordando Schinkel che utilizza il pronao per i suoi edifici come da regola greca. Il colonnato non è una solitaria citazione, piuttosto uno spazio utilizzato per l’attraversamento, proprio come nei Propilei ateniesi. La tradizione architettonica berlinese, che deriva da quegli anni, viene riscritta a partire dai canoni riscoperti dal noto architetto neoclassico già citato e oggi, a distanza di tempo, assume anche quelli del nome britannico di David Chipperfield.

IL CORPO DELL’ARCHITETTURA: IL SUO INTERNO

Collocarsi a ridosso del fiume, all’ingresso di un sistema museale e al contempo in un quartiere dalla comprovata valenza storica, dona alla James-Simon-Galerie il potere di poter scomparire e comparire, in accordo alle prospettive da cui la si guarda. A volte questi propilei contemporanei assumono una scala monumentale che sovrasta ogni visitatore e in altri casi, perde la dimensione in favore di un composto ruolo organico se visto insieme con gli altri musei dell’isola. Il basamento sorge dall’acqua instaurando con essa un privilegiato rapporto di masse e aprendosi con delle ampie aperture sul canale adiacente. L’acqua è un elemento fondamentale del luogo e per questo dal suo interno se ne avverte la presenza, in special modo quando si è diretti verso la parte inferiore, e si giunge nel bookshop, dove un forte profumo di legno concorre a creare un’atmosfera dai toni caldi. Non appena si è al suo interno, ci si accorge attraverso le differenti uscite che le connessioni sono effettivamente assicurate in entrambe le direzioni, da sud-ovest a nord-est e da sud-est a nord-ovest. Nella sezione traversale il collegamento è chiaro se si focalizza l’attenzione sull’asse che dal canale giunge fino al cuore dell’Isola dei Musei.

David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa
David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa

TRA ESTERNO E INTERNO

All’interno del basamento è collocata anche la seconda biglietteria, che funge da secondo accesso alla struttura, uno spazio espositivo di un preponderante colore bianco e un auditorium per trecento persone, che sostituisce i pannelli acustici con delle superfici in cemento a vista. Alexander Schwarz illustra come l’esterno e gli interni risultino agire in modo molto differente tra di loro. Da fuori si viene invitati a entrare nel profondo del corpo architettonico e dall’interno si ha l’impressione di essere sempre in contatto con l’esterno, rendendo chiaro il rapporto con l’ambiente circostante. Prosegue ancora sottolineando che a Berlino vi è molto di costruito, ma al contempo che si è poco sensibili alla costruzione di una topografia comune; per questo la galleria propone di fondersi con il suo intorno in un’immagine unitaria.

L’IDEA OLTRE IL PROGRAMMA

Non è un museo nel senso convenzionale, afferma David Chipperfield, con la semplice funzione di ospitare mostre temporanee e non; bensì è un luogo designato ad orientare i visitatori dei poli attrattivi. Continua raccontando che quella di definire il programma è un’attività che dovrebbe essere naturalmente svolta dall’architetto; ciò che però aiuta effettivamente a rafforzare lo spirito e il vigore dell’architettura è la forma che essa stessa assume, poiché è il modo in cui comunica con il resto della città e le persone che la vivono. La domanda vera è: cosa potrebbe essere questo edificio? Non quante altre funzioni si potrebbero ancora accogliere. Se vogliamo, questo è un tema romantico, legato alle potenzialità di un determinato luogo e non solo al suolo essere. Il progetto richiede domande che si interroghino sull’influenza che l’oggetto avrà con il suo ambiente a partire dalla sua realizzazione. La rassegna delle pregiate opere architettoniche distribuite nei vari periodi ci dà una lezione fondamentale: al di là delle figure archetipiche della colonna o della funzione, l’uomo ha bisogno anche di commuoversi. Il momento più importante dell’architettura è quando ancora non si giunge al conferimento di un significato, quando l’impressione è nel pieno della sua attività e si lavora quasi solamente con ciò che si sente. “Molto presto caddi nell’errore della pura astrazione radicale […] e lì emerse un qualcosa di sterile e di rigido che escludeva la libertà ed eliminava completamente due elementi sostanziali: lo storico e il poetico”. Karl Friedrich Schinkel, Architektonisches Lehrbuch

– Nicola Violano

https://davidchipperfield.com/

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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.