Bjarke Ingels in Italia: al via i lavori per la Future Factory di Sanpellegrino

Posata la prima pietra della Future Factory di Sanpellegrino, progettata dell’architetto danese Bjarke Ingels nella Valle Brembana. Obiettivo 2022 per l’ultimazione dell’opera. Ecco come sarà.

Factory of the Future
Factory of the Future

A qualche mese dall’inaugurazione della MÉCA di Bordeaux e solo pochi giorni dopo l’apertura della galleria espositiva The Twist, in Norvegia, Bjarke Ingels è volato in Italia per la posa la prima pietra della “Fabbrica del Futuro” di Sanpellegrino. L’azienda italiana produttrice dell’acqua minerale S. Pellegrino, tra le più amate ed esportate nel mondo, nel luglio 2016, in previsione dei suoi 120 anni, aveva lanciato un concorso internazionale per la renovation del complesso industriale. A vincerlo, nel febbraio 2017, era stato BIG – Bjarke Ingels Group, superando i concorrenti MVRDV, Snøhetta e Michele De Lucchi. La nuova struttura di 17.500 metri quadrati ha lo scopo di valorizzare il patrimonio del sito, promuovendo al contempo efficienza e sostenibilità. Con un investimento totale di circa 90 milioni di Euro, il progetto della fabbrica-villaggio punta a produrre benefici anche nelle aree di Sanpellegrino Terme e Zogno, in un’ottica di rafforzamento del settore turistico della Val Brembana. La conclusione dei lavori è prevista per il 2022. 

IL CONCEPT

Ma in cosa consiste la Future Factory? È una fabbrica pensata per rendere il sito produttivo ancora più performante, per promuovere non solo l’immagine del brand, ma anche il territorio in cui sorge. Al centro del progetto, l’uomo, il benessere del lavoratore e l’idea di “italianità” che contraddistingue il brand, diventato un simbolo del benessere italiano. Nel ridefinire il sito, Bjarke Ingels e il suo team si sono lasciati ispirare dal paesaggio del fiume Brembo e dalla spettacolare valle locale, dominata dalle montagne: “L’elemento principale da cui partire è l’immersione nella natura”, ha affermato il progettista danese. Centrale nel concept è il tema dell’acqua: le superfici vetrate ne ricordano simbolicamente i diversi stati fisici, creano un forte collegamento visivo tra gli spazi esterni e il paesaggio esterno e donano leggerezza alla struttura. Sul fronte della composizione architettonica, l’intervento unisce elementi moderni a quelli classici, tradizionali dell’architettura italiana. In primis, l’arco: un sistema di arcate a ripetizione e di varie dimensioni si espande e si contrae in tutto il complesso. 

L’INTERVENTO ARCHITETTONICO

Abbiamo studiato la stratificazione del luogo e fatto emergere le sue caratteristiche, abbiamo ripreso l’idea di portico, simbolo di accoglienza, di invito all’ingresso. Qui, in questa valle, ci sono tantissimi acquedotti, ponti… E poi abbiamo pensato anche alle numerose cantine di vino del territorio e ne abbiamo ribaltato l’immagine, realizzando l’equivalente ‘acquatico’ ma luminoso, arioso”, ha indicato ancora l’architetto della Lego House. Per il progetto ha studiato il sito produttivo, sia all’esterno che all’interno, disegnando spazi in armonia con il territorio, pensati per il benessere del lavoratore. La Factory è una sorta di “micro-città”, con la sua agorà e luoghi di aggregazione sociale. Il tutto connesso da volte, tunnel coperti, portici e passaggi verdi. Gli spazi sono intervallati da vetri, pareti, tetti e alberi, che definiscono i confini tra interno ed esterno. Gli archi offrono anche una vista mozzafiato sulle montagne circostanti e sui paesaggi naturali: “Abbiamo immaginato l’uso di archi di campate diverse per dare maggiore fluidità agli spazi. L’uso del cemento armato ha permesso di giocare molto con le forme e gli spessori”. BIG, inoltre, ha previsto un ponte a sud a campata unica e un parcheggio per camion, sempre utilizzando le arcate ripetute. “Forse il parcheggio di camion più elegante al mondo”, ha affermato con ironia.

OLTRE LA FABBRICA TRADIZIONALE

Davanti al nuovo ingresso, una piazza poli-funzionale per eventi; al centro, lo scalone monumentale porta ai piani superiori, mentre due ingressi laterali conducono agli uffici. Nella Factory si romperanno i retrogradi schemi della fabbrica tradizionale. Gli spazi produttivi saranno prossimi agli spazi amministrativi: in altre parole, chi verrà a visitare la Sanpellegrino, avrà la possibilità di seguire, passo per passo, il processo di imbottigliamento. Il benessere quotidiano di tutti i dipendenti sarà incrementato dalla completa ristrutturazione degli uffici e degli spogliatoi, dalla realizzazione di una nuova mensa aziendale, di una nuova area break e di una palestra. Non solo azienda, accoglierà nuove funzioni e mixité: oltre l’auditorium, il ristorante, gli spazi polifunzionali, la Fun Factory avrà un Experience Lab, dove il visitatore potrà conoscere la storia aziendale e il viaggio dell’acqua, dalla fonte fino alla bottiglia. “Questa ‘vita all’italiana’ imbottigliata in una Sanpellegrino si rispecchia nel progetto e nell’elemento architettonico dell’arco. È un tempio che celebra la qualità dell’acqua”, ha concluso l’architetto che si appresta a presentare un altro, discusso quanto ambizioso, progetto. Il 4 ottobre, a Copenaghen, entrerà in funzione la pista da sci del termovalorizzatore Copenhill.

-Bianca Felicori

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Bianca Felicori
Bianca Felicori è architetto junior e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano presso il Politecnico di Milano. Inizia il suo percorso nella redazione di Domus insieme all’ex direttore Nicola Di Battista, correlatore della sua tesi di laurea triennale “L’occhio dell’arte in Domus” dedicata al rapporto tra la disciplina artistica e quella architettonica, con il contributo di Mimmo Paladino. Dopo l’esperienza all’interno della redazione, partecipa attivamente agli eventi dedicati all’architettura in Italia - Salone Internazionale del Mobile e Biennale di Venezia. Nata a Bologna e residente a Milano, è oggi redattrice di Artribune e si occupa di architettura e arti visive.