Best of 2019: tutto il meglio dell’anno che si sta concludendo secondo Artribune

Artisti, curatori, musei, progetti, città: palme d’oro e colpi di scena nel best of di Artribune 2019

Tutto il meglio del 2019 secondo Artribune. Artisti, curatori, musei, gallerie: anche quest’anno premiamo coloro che maggiormente si sono distinti con la propria ricerca, i progetti più sperimentali, i colpi di genio nella scena dell’arte e della cultura contemporanea. Non senza qualche colpo di scena….

1. MIGLIORE ARTISTA GIOVANE: Rebecca Moccia – Matteo Montagna – Reverie

Rebecca Moccia, Fireworks, installation view at Galleria Massimodeluca, Mestre 2019, courtesy Vulcano e Galleria Massimodeluca

Nell’anno che sta per concludersi più che un artista premiamo una triade. Matteo Montagna, brianzolo classe 1992: le sue opere, frutto di performance, installazioni, fotografia e grafica, sono un concentrato di cultura hip hop, sport, folklore e influenze pop. Insieme a lui la coetanea napoletana Rebecca Moccia: quest’anno ha infilato una bella sfilza di progetti tra Museo Novecento di Firenze, il manifesto per Opera Viva Barriera di Milano della fiera Flashback, la mostra La quarta notte di quiete a Verona, la personale da Massimodeluca, il progetto Rest your eyes per Mazzoleni. Chiudiamo il terzetto con l’artista performer rivelazione Reverie, con le sue impetuose azioni. Vi consigliamo di tenerla d’occhio.

2. MIGLIOR ARTISTA AFFERMATO: Andrea Mastrovito – Flavio Favelli

Andrea Mastrovito, Babel, 2019, installazione ambientale, materiali vari. Assab One, Milano

La ricerca di Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978; vive a New York) non smette di evolversi e stratificarsi, proprio come l’installazione per Assab One della scorsa primavera o gli interventi alla Biennale di Lione e le opere che hanno affollato la mostra andata in scena alla Galleria Nazionale di Roma. Un mix di richiami classici e contemporanei, veicolati attraverso linguaggi che spaziano dalla pittura al video al disegno, rendono la pratica di Mastrovito costantemente mutevole e capace di insinuarsi negli interstizi del tempo presente. Ex aequo per Flavio Favelli, bastasse solo la sua mostra Il bello inverso a Ca’ Rezzonico a Venezia, durante la Biennale Arte.

3. MIGLIOR ARTISTA INTERNAZIONALE: Arthur Jafa

Arthur Jafa, 2019. Photo Albin Dahlstroem. Courtesy Moderna Museet

È stato uno degli artisti più applauditi alla scorsa Biennale di Venezia, Leone d’Oro con il suo White Album, opera filmica costruita attorno ai temi caldi della poetica e di una discriminazione razziale tragicamente in auge. Stiamo parlando di Arthur Jafa (Tulepo, 1960), protagonista durante l’ultima art week torinese con la proiezione del video Love is the Message, the Message is Death a Palazzo Madama. Interprete della cultura black, Jafa sa restituirne i contorni mescolando implacabile realismo e tenace ironia.

4. MIGLIOR FOTOGRAFO: Giovanna Silva

Giovanna Silva ‒ Afghanistan 0Rh- (Mousse Publishing, 2017)

È una fotografa con un background da architetto. Ha fondato la casa editrice Humboldt Books e ed è stata contributor dal 2005 al 2007 per Domus. Ha fotografato Renzo Piano e Zaha Hadid per Abitare, e poi ha fotografato la guerra, con fotografie pubblicate in volumi che restituiscono una visione diversa del conflitto e della vita dei soldati. Come in Afghanistan 0Rh, edito da Mousse Publishing: le armi diventano oggetti inoffensivi casualmente stretti tra le mani, la missione “di pace” viene annotata con un senso di smarrimento da parte dei protagonisti dei suoi scatti. Giovanna Silva rivela le contraddizioni dell’ordine precostituito e per questo sale al primo posto tra i fotografi nella classifica di Artribune.

5. MIGLIORE FONDAZIONE ITALIANA: Ica

Fondazione ICA Milano

Ha aperto i battenti all’inizio del 2019, ritagliandosi fin da subito un ruolo di primo piano nello scenario culturale milanese. ICA – Istituto Contemporaneo per le Arti, diretto da Alberto Salvadori, è una fondazione privata non profit nata con l’intento di innescare un circolo virtuoso che trova nella sperimentazione e nella inclusione i suoi punti di forza. Dal public program rivolto anche e soprattutto a un pubblico costretto a fronteggiare diverse disabilità alle mostre connesse alle dinamiche dell’oggi – come il focus sulla ricerca del collettivo Radha May attorno alla censura cinematografica nei riguardi della donna –, l’offerta di ICA coniuga istanze creative e richiami all’attualità.

6. MIGLIOR MUSEO ITALIANO: Maxxi

MAXXI, Roma – Photo Credits Francesco Radino– Courtesy MAXXI

Il Maxxi di Roma, naturalmente. Senza voler nulla togliere alle altre istituzioni nazionali che operano con grande impegno e proposte importanti a livello nazionale ed internazionale, premiamo il Maxxi di Roma per la grande qualità (e quantità!) di mostre ed eventi che ha proposto nell’anno 2019, su tutti la grande mostra di Maria Lai. Da non sottovalutare anche la grande capacità del museo di stringere partnership con il mondo dell’impresa.

 

7. MIGLIOR NUOVO MUSEO: National Museum of Qatar

Jean Nouvel: The National Museum of Qatar [excerpt] from Rafia Oraidi on Vimeo.

Con l’apertura del National Museum of Qatar, avvenuta nel marzo 2019, il già solido rapporto tra l’architetto Jean Nouvel e il mondo arabo risulta ulteriormente rafforzato. Nonostante i lunghi tempi del cantiere e le polemiche legate alle maestranze in esso impiegato, l’edificio raggiunge l’obiettivo di accrescere l’attrattività culturale Doha, attingendo al un elemento identitario dell’identità qatarina, l’ormai celeberrima rosa nel deserto, sia sul piano formale che compositivo. Le risorse impiegate sostengono, con un allestimento denso di suggestioni e di display tecnologici, un apparato museografico che potrebbe essere rafforzato nei prossimi anni. Oltre alla notevole forza dell’impianto architettonico, il museo va premiato perché incarna la storia e le evoluzioni del Paese, anziché essere il risultato di un’operazione “importata” dall’estero.

8. MIGLIOR CASA D’ASTE: Christie’s

Asta da Christie’s a Londra – ottobre 2019

Anche qui c’è un ex aequo, ma le due case d’asta che abbiamo incoronato si dividono rispettivamente la sfera internazionale da quella italiana. A New York, Christie’s, la migliore casa d’asta globale 2019 per Artribune ha registrato una Post War and Contemporary Art Sale col botto e con un record pazzesco per Jeff Koons. Mentre per l’Italia la palma va a Il Ponte. Non ci credete? Date un po’ una occhiata qui.

9. MIGLIOR COLLEZIONISTA MECENATE: Giorgio Fasol

Giorgio Fasol

Ci sono collezionisti che tengono le proprie opere chiuse a chiave in un magazzino e quelli per cui l’acquisto dell’opera è una forma di investimento su un bene-rifugio. E poi c’è Giorgio Fasol. Il mecenate veronese, classe 1938, (si racconta in questo video) in questi anni ha dimostrato che il patrimonio artistico è un bene dinamico e sempre attuale. Ma soprattutto, che può diventare una fonte spendibile per le nuove generazioni. Così, dopo aver sostenuto l’arte contemporanea con varie iniziative (ricordiamo il fondo di acquisto istituito in occasione di ArtVerona), Fasol ha dato prova della sua vicinanza ai giovani (non solo artisti) concedendo una buona parte della propria collezione in un comodato d’uso di cinque anni a favore dell’Università di Verona. Attraverso il quale gli studenti potranno organizzare eventi, mostre, lezioni e appuntamenti di ogni tipo per imparare il mestiere “sul campo”. Ad maiora!

10. MIGLIOR SPAZIO IBRIDO: Contemporarry Cluster – Mare Culturale Urbano

Contemporary Cluster, Roma

Ex aequo Roma-Milano. Da una parte, il Contemporary Cluster di Giacomo Guidi: il controverso gallerista romano dopo tante gallerie ed esperimenti espositivi, ha trovato una sua dimensione nella realizzazione di un format di promozione ed esposizione dell’arte con la contaminazione tra diverse discipline. Facendo strada ad arte visiva, fotografia e video, ma anche a gioielli, metalli, design, fashion, musica e veicoli: un esempio è l’ultima mostra che crea la strana connessione tra ceramica e arte del tatuaggio, nella sede di Palazzo Cavallerini Lazzaroni nella Capitale. Dall’altra, Mare Culturale Urbano, una “isola di integrazione e cultura nel quartiere di San Siro a Milano”: concepito come un centro eterogeneo di produzione artistica da tre professionisti di formazione teatrale che dal 2012 lavorano con le realtà del territorio attraverso attività e appuntamenti aperti a tutta la cittadinanza.

11. MIGLIOR PROGETTO FUTURO: Casa degli Artisti

Quest’anno Milano, assieme alle realtà artistiche del suo territorio, ha compiuto un piccolo miracolo: quello di riportare in auge la Casa degli Artisti, che pone le sue origini all’inizio del Novecento. A gestirla, cinque realtà associate: le no profit ZONA K, That’s Contemporary, Spazio XPO’, NIC, e l’impresa sociale Centro Itard Lombardia. Il programma è già stato annunciato, e include formazione, ricerca e sviluppo e una serie di residenze e progetti che riguarderanno sia gli artisti ospiti all’interno dello spazio che la cittadinanza al di fuori. È tutto pronto per iniziare, e si parte ufficialmente nel 2020. Resta solo una raccomandazione: non perdersi la festa di apertura del 1° febbraio.

12. MIGLIORE MOSTRA: Bacon al Pompidou

Francis Bacon, Portrait of Michel Leiris, 1976 – Centre Pompidou, Parigi – (c) The Estate of Francis Bacon – photo Prudence Cuming Associates Ltd

La migliore mostra del 2019 è ancora in corso, per chi la volesse vedere, e si intitola Bacon en toutes lettres. Con questo progetto il Centre Pompidou di Parigi continua l’opera di rilettura dei più grandi artisti del XX secolo consacrando, fino al 20 gennaio, una vasta esposizione a Francis Bacon (Dublino, 1909 ‒ Madrid, 1992). Didier Ottinger, curatore della mostra, ha deciso per un’analisi dell’artista in chiave diversa, attraverso l’influenza che la letteratura ha avuto sul suo lavoro. Tale scelta investe anche un altro tema molto dibattuto in ambito museale, che verte sul modo in cui si possa esporre la letteratura.

13. MIGLIOR FIERA ITALIANA: Dama

Philipp Pflugg + Piktogram – DAMA 2019 ph credit Sebastiano Pellion di Persano

Quest’anno a prendersi la palma d’oro è una “non fiera”. Ci è piaciuta la quarta edizione del progetto espositivo DAMA ideato e organizzato da Giorgio Galotti con Domenico De Chirico. Nel 2019 la manifestazione ha raddoppiato dislocandosi tra due struggenti palazzi barocchi: il recentemente restaurato Palazzo Coardi di Carpeneto, dove hanno esposto 11 gallerie (due per sala) e Palazzo Birago di Borgaro, a pochi minuti di distanza a piedi. L’impatto è stato notevole: tra sale barocche con grandi lampadari in cristallo, stucchi e tende damascate, e una ottima selezione di opere e gallerie contemporanee europee.

14. MIGLIOR FIERA INTERNAZIONALE: Tefaf

TEFAF New York, 2019

Tantissimi i collezionisti, molto pubblico, stand di altissima qualità, servizi incomparabili con qualsiasi altra fiera. La fiera di Maastricht inoltre sta portando avanti una politica intelligente di espansione che la sta portando letteralmente alla conquista dell’America. Bravi.

15. MIGLIOR EVENTO DELL’ANNO: Biennale di Venezia

Rugile Barzdziukaite, Vaiva Grainyte, Lina Lapelyte, Sun _ Sea (Marina), opera-performance, Biennale Arte 2019, Venice © Andrej Vasilenko

Non c’è nemmeno da dirlo: La Biennale di Venezia resta la mamma di tutte le Biennali e l’evento per eccellenza dell’agenda dell’arte. Piaccia o non piaccia (e a noi è piaciuta) la selezione degli artisti ad opera del curatore, o le mostre collaterali. Anche quest’anno, e per tutti gli anni dell’epoca Baratta, Venezia è stata l’evento da non perdere. In attesa tuttavia di sapere (non senza una certa preoccupazione) chi sarà il prossimo presidente…

16. MIGLIOR CITTÀ ITALIANA: Roma

Roma, Foro romano, veduta dal Palatino

Vi abbiamo sorpreso, eh? Certo non ve lo aspettavate, ma per noi la città dell’anno è proprio Roma. Nonostante la politica ci metta tutto il suo impegno per renderla invivibile, nonostante le buche, gli autobus incendiati, la spazzatura… Il mondo della cultura regge e con grande forza. Grazie al Maxxi, agli spazi indipendenti, alle fondazioni eccellenti, all’impegno delle gallerie d’arte e ai musei Statali. Insomma la Capitale, in un contesto profondamente degradato, continua ad essere un palcoscenico culturale di prim’ordine. Con Milano che tenta un sorpasso che non riesce del tutto.

17. MIGLIOR CITTÀ STRANIERA: Parigi

Behavioral Matter, un workshop al Centre Pompidou

Nonostante l’edizione 2019 di Fiac non ci abbia convinto come quelle precedenti, Parigi resta sempre la città dove essere. Grazie alle tante mostre, ai musei, alle iniziative di una Francia sempre più viva sicuramente agevolata da una Londra più stanca e affaticata dall’incedere della Brexit che sta portando in Francia investitori e mercanti. E all’apertura di nuovi spazi per l’arte, tra tutti la Art Factory del Pompidou a Massy, che sorgerà nel 2025 appena fuori dalla Capitale senza dimenticare il nuovo spazio in pieno centro firmato Pinault.

18. MIGLIOR PAESE STRANIERO: Svizzera

Art Basel

Non che sia priva di ombre, la Confederazione Elvetica. Ma è soprattutto un Paese dove multietnicità e multilinguismo sono base e conseguenza di un’apertura a tutto campo che naturalmente si riflette anche nella cultura, percepita come vettore fondamentale di crescita intellettuale e senso comunitario. Un esempio fra mille altri: l’associazione AMoS riunisce gli undici musei più visitati del Paese. Che però sono privati e pubblici, statali e cantonali, d’arte contemporanea e design, di fotografia e arte antica – senza steccati o pregiudizi, se non i risultati. Se poi ci mettiamo anche un flusso di investimenti che è corposo e continuo, benché passato al vaglio di precisi e tutt’altro che populistici referendum, il gioco è fatto. E così, dopo la tappa zurighese di Manifesta nel 2017 e l’appuntamento immancabile e annuale con Art Basel, in una ventina di mesi gli svizzeri hanno allineato la riapertura di Palazzo Reali a Lugano e quella del Museum für Gestaltung a Zurigo, il progetto in dirittura d’arrivo della Kunsthaus – sempre a Zurigo – firmato da David Chipperfield, mentre a Losanna è in pieno fermento l’area Plateforme 10, dove entro il 2021 si sposterà anche il Musée de l’Elysée.

19. MIGLIOR DIRETTORE DI MUSEO: Christian Greco

Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino

Il titolo di miglior direttore di museo va senza dubbio a Christian Greco, a capo del Museo Egizio di Torino, istituzione da anni in prima linea nella difesa del diritto alla cultura e all’accoglienza, supportata da un programma espositivo di alto livello, che rende il patrimonio archeologico e la storia antica accessibile al grande pubblico. Accessibilità è una delle parole chiave usate dallo stesso Greco per descrivere l’approccio del Museo Egizio al suo pubblico, ribandendo un’idea di apertura al dialogo fondamentale in un’epoca incerta e fragile come la nostra.

20. MIGLIOR CURATORE: Eugenio Viola

Eugenio Viola, foto Camilo Delgado Aguilera (Camo), Bogota (detail)

Lo avevamo già segnalato come miglior curatore nel 2017, anno in cui è stato nominato “Chief Curator” del PICA – Perth Institute of Contemporary Arts in Australia, istituzione a cui è approdato nel febbraio 2017, dopo l’esperienza curatoriale maturata al Madre di Napoli. Lo scorso febbraio per Eugenio Viola è arrivato un altro importante incarico internazionale, questa volta al MAMBO – Museo de Arte Moderno de Bogotá, dove svolge il medesimo ruolo ricoperto in Australia. Continua così l’escalation globale del critico e curatore napoletano, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e campi di indagine. Non dimenticando l’Italia: pochi giorni fa al PAC di Milano è stata inaugurata Australia. Storie dagli Antipodi, grande ricognizione sull’arte contemporanea australiana curata da Viola, la prima mai realizzata in Italia.

21. MIGLIOR NOTIZIA: Franceschini di nuovo Ministro

Dario Franceschini

Abbiamo festeggiato con malcelata gioia il ritorno di Dario Franceschini al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (finalmente tornato alla cultura). In pochi mesi Franceschini ha spazzato via la assurda “controriforma” che lo scorso agosto, in piena crisi di Governo, l’ex ministro Alberto Bonisoli aveva firmato, ribaltando così l’assetto dell’organizzazione dei musei statali e togliendo ad alcuni di essi l’autonomia gestionale. Con il nuovo regolamento, Franceschini ha conferito nuovamente lo stato di autonomia a quei musei (ovvero le Gallerie dell’Accademia di Firenze, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e il Parco dell’Appia Antica a Roma) ed ha lanciato tantissime novità di ampissima portata. Le trovate tutte qui.

22. MIGLIORE GALLERIA ITALIA: Monitor

Maddalena Tesser. Exhibition view at Monitor, Roma 2019

Siamo di nuovo a Roma, nella Capitale. E non solo. Perché la galleria Monitor di Paola Capata e Delfo Durante non si ferma mai. Già miglior galleria italiana Artribune nel 2017, la Monitor nel 2019 – ribaltando completamente la prospettiva città-centrica del sistema dell’arte, ha aperto uno spazio gigantesco in quel di Pereto, dove da tempo promuove il format no profit Straperetana. Per non dimenticare, ovviamente la galleria fiorente di Lisbona…

23. MIGLIOR GALLERIA STRANIERA: Perrotin

Maurizio Cattelan, Comedian, 2019

Fosse anche solo (ma non solo) per l’operazione con l’opera The Comedian di Maurizio Cattelan, che ha fatto parlare veramente tutto il mondo, creando anche fenomeni di delirio nell’ambito di Art Basel Miami Beach, la galleria Emmanuel Perrotin di Parigi (ma anche New York, Tokyo, Seoul, Hong Kong e Shanghai) merita per noi il premio “Miglior galleria straniera del 2019”.

24. MIGLIOR POLITICO: Leoluca Orlando

Leoluca Orlando

In un’intervista rilasciata lo scorso novembre ad Aldo Premoli, Leoluca Orlando ha fatto il punto sui suoi ultimi due mandati come sindaco di Palermo, un’amministrazione fortemente fondata su quei due capisaldi diventati, nel corso di questi anni, il leitmotiv e il manifesto della sua visione politica: diritti umani e cultura. Eletto sindaco di Palermo per 6 volte nell’arco di 35 anni, Orlando è senza dubbio il personaggio chiave attorno cui ruota il processo di cambiamento che ha trasformato, e sta trasformando, la città “da capitale della mafia a Capitale della Cultura”, come dice spesso il sindaco, con il clou raggiunto nel 2018, anno in cui Palermo è stata nominata Capitale Italiana della Cultura e ha ospitato la biennale d’arte contemporanea Manifesta. E senza ombra di dubbio, la Palermo di oggi non è come la Palermo di dieci o vent’anni fa: la recuperata consapevolezza della bellezza del centro storico, un bene da tutelare e allo stesso tempo uno strategico volano per il turismo e l’economia tutta, il recupero – lento, ma c’è – delle coste e del waterfront, l’apertura a imprenditori, filantropi e mecenati intenzionati a investire energie e risorse a Palermo, nell’ambito della cultura (come Massimo Valsecchi) e non solo. Certo, le criticità in città rimangono ancora tante, non ultimo il divario urbanistico e sociale tra il centro e le periferie, e i disagi propri delle città in trasformazione, alle prese con la realizzazione di nuove infrastrutture e servizi. La novità però è che oggi, oltre ai problemi, Palermo ha anche prospettive.

25. MIGLIOR FUNZIONARIO: Antonio Lampis

Antonio Lampis

53 anni, residente a Bolzano, ex dirigente della Provincia autonoma con incarico di direttore della Ripartizione 15, Antonio Lampis, alla guida della Direzione Generale Musei del MIBACT è per noi il miglior funzionario dell’anno. Docente nella libera Università della sua città, è stato presidente della fondazione Teatro Civico e auditorium di Bolzano, Vicepresidente della fondazione Museion, Membro del board del comitato organizzatore della biennale Manifesta 7 durante la quale si fece conoscere a tutto il mondo dell’arte contemporanea, Vicepresidente della consulta musei Alto Adige, e molto altro ancora. Quest’anno, nell’ambito dei cambiamenti che hanno scosso il ministero del Collegio Romano, ha rappresentato un caposaldo di lucidità e coerenza.

26. MIGLIOR GIORNALISTA: Michele Masneri

Michele Masneri

Fosse solo per aver scoperchiato sulle pagine de Il Foglio un nuovo dibattito intorno alla città di Milano, Michele Masneri, tra i giornalisti culturali del momento, è per Artribune la migliore penna del 2019. Per noi Milano is the place to be, e questo è riconosciuto a livello internazionale e dalle classifiche in merito alla vivibilità prodotte annualmente da Il Sole 24 Ore, ma riteniamo sia doveroso aprire un confronto sulle implicazioni intrinseche lo sviluppo inarrestabile della città, tema che comunque continua a scaldare gli animi. Da non dimenticare, al di là di questo, la fitta frequentazione di Masneri nel mondo dell’arte: ormai non si perde un’inaugurazione.

27. MIGLIOR TRASMISSIONE RADIO: Te la do io l’arte

Nicolas Ballario, Te la do io l’arte

Tra le novità del palinsesto di Rai Radio1 nel 2019 abbiamo trovato Te la do io l’arte, programma radiofonico targato Rai che ha come soggetto l’arte contemporanea. A condurre la trasmissione è Nicolas Ballario. Te la do io l’arte ha toccato tutte le questioni più incalzanti del contemporaneo: quali sono i musei più stravaganti? Quali sono le fotografie più costose della storia? Come si legge l’arte contemporanea? Come si fa a entrare nelle grazie di un collezionista affermato?

28. MIGLIOR CATALOGO: Design from the Alps

Design from the Alps. Exhibition view at Kunst Meran-o Arte, Merano 2019. Photo Irene Fanizza

Abbiamo selezionato Design from the Alps  1920 – 2020 Tirolo Alto Adige Trentino. Il catalogo, edito da Merano Arte, è il risultato finale di una poderosa e definitiva ricerca durata due anni che porta, nero su bianco, tutti gli aspetti estetici e culturali dei prodotti del design “delle Alpi”. La ricerca è stata promossa da Kunst Meran/Merano Arte, con la collaborazione della Libera Università di Bolzano e di NABA di Milano. Il catalogo è curato da Ursula Schnitzer, Massimo Martignoni e Claudio Larcher.

29. MIGLIOR PROGETTO DIGITALE PER I BENI CULTURALI: App Paestum

Paestum si racconta – La app sul cellulare di un visitatore (courtesy ECCOM)

Bello questo progetto di app lanciato dal Parco Archeologico di Paestum ed ECCOM, in collaborazione con VISIVALAB- L’app Paestum è disponibile in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo e cinese, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente l’offerta considerando le lingue del nuovo turismo emergente.  Ma la vera novità riguarda la traduzione dei contenuti audio della app nella lingua dei segni italiana (LIS), una scelta di inclusione importante perché allarga il bacino di fruizione del servizio a tutti gli appartenenti alla comunità sorda italiana. Un passo in avanti significativo nel percorso di eliminazione di barriere o discriminazioni nella fruizione del patrimonio artistico-culturale.

30. MIGLIOR PRESIDENTE DI MUSEO: Laura Valente

Laura Valente

Dopo aver lavorato nelle fondazioni liriche – dalla Scala al San Carlo – Laura Valente, Presidente del Madre di Napoli, in poco più di un anno ha fortemente trasformato la gestione del museo napoletano. La sua presidenza ha dato infatti un incisivo cambio di passo all’istituzione. Sono nate le edizioni Madre, con il risultato che tutti i cataloghi sono ora prodotti e distribuiti dal museo stesso, e, dopo molto tempo, finalmente ha preso vita l’Archivio, che è entrato nella piattaforma Google Arts & Culture. Un’altra importante iniziativa è stata la creazione della prima Summer School dei mestieri dell’arte con tutta la formazione fatta internamente. La Summer School ha registrato il dato record di 506 iscritti in pochi giorni e con 20 progetti ha visto il coinvolgimento di oltre 2000 ragazzi, 19 quartieri, 30 operatori, 24 artisti e 8 aziende. Da non dimenticare il progetto “Madre per il Sociale”, fortemente voluto dalla Valente: per la prima volta la Fondazione ha ampliato ulteriormente il proprio ruolo toccando temi quali l’inclusione sociale e lo sconfinamento dei linguaggi nelle culture del contemporaneo. Il progetto è stato premiato con un + 48% in termini di pubblico giovane che ha visitato il Museo. Laura Valente, inoltre, è riuscita a sanare tutte le cause pendenti del passato. Grazie al suo impegno, la Valente ha riportato l’attenzione anche sulla figura dei presidenti e sul loro ruolo fondamentale per le istituzioni che guidano.

31. MIGLIOR FUMETTISTA: AkaB

Un ritratto di Gabriele di Benedetto, in arte AkaB

Scelta difficile, eppure sentita e dovuta. Dopo un quarto di secolo speso in prima linea, AkaB ha salutato lo scorso agosto il mondo del fumetto, e tutto l’universo di chi gli ha voluto bene come persona prima che come autore. Questo tragico epilogo è stato per molti il pretesto per una riflessione consapevole sul suo operato: passato dalla Sergio Bonelli alla Marvel, dalla Dark Horse alla DC Comics, Gabriele di Benedetto è stato un instancabile agitatore culturale che ha reso, e che continuerà a rendere, il fumetto italiano una fucina di sperimentazioni. Tra le ultime attività dell’artista la creazione del Progetto Stigma, operazione editoriale ideata con l’obiettivo di restituire agli autori il totale controllo sul proprio lavoro. Un’iniziativa unica in Italia, ennesimo risultato di una passione creativa guidata dall’amore per il disegno.

32. MIGLIOR GRAFICO: Francesco Valtolina

Uno navigato e che, anno dopo anno, continua a rimpinzare il suo palmares di esperienze e collaborazioni d’alto rango. Membro del collettivo Rio Grande, fondatore – insieme a Kevin Pedron – dello studio di progettazione Dallas. Co-fondatore del fashion brand Cabinet Milano. Art director di numerose campagne pubblicitarie (vedi miart 2018) ed insegnante alla NABA di Milano e all’ISIA di Urbino. Tra gli ultimi lavori, il restyling grafico di Mousse magazine, in cui ricopre il ruolo di art director dal 2008. Per questi e altri motivi scegliamo di premiare Francesco Valtolina, capace di confermarsi anche quest’anno come una delle voci più autorevoli della grafica nazionale.

33. MIGLIOR SAGGIO: Duchamp di Marco Senaldi

Marco Senaldi – Duchamp. La scienza dell’arte (Meltemi, Milano 2019)

Da quando Mimesis ha fatto rinascere un altro glorioso editore, Meltemi, il panorama librario italiano ha riguadagnato respiro, almeno per quanto riguarda le humanities. La conferma risiede nella megamonografia su Duchamp firmata da Marco Senaldi, che si aggiudica il premio di miglior saggio d’arte del 2019. Un gigante della contemporaneità, il padre del 90% di quello che vediamo in musei, gallerie, fiere e biennali, colui al quale sono stati dedicati centinaia di libri – proprio quel Marcel Duchamp di cui si credeva fosse stato indagato ogni dettaglio, può invece riservare 600 pagine di sorprese. Ma per farlo ci vuole l’acume, la costanza e la curiosità di un Senaldi, che non per niente, da anni, fortissimamente vogliamo su ogni numero di Artribune Magazine con i suoi editoriali.

34. MIGLIOR UFFICIO STAMPA: Baleni, de Antonellis, Salvanelli

DDL Studio – logo

Da un lato ci sono le mega press firm che, soprattutto all’estero, coprono decine di clienti sparsi per il mondo, con staff da media azienda. Dall’altro ci sono le realtà composte da singoli o quasi, che però stentano a fare il salto di qualità, più che di quantità. In mezzo c’è poco. Ma quel poco è di gran valore. Il trio composto da Margherita Baleni, Alessandra de Antonellis e Maria Chiara Salvanelli ha trovato la quadra: operano come DDL arts, come Studio Battage – insomma, con perimetri estremamente adattabili, singolarmente, in coppia, in trio, a seconda di clienti ed esigenze. L’ufficio stampa più che tailor made, e i risultati si vedono. Clienti di ogni taglia, progetti vari e interessanti, cura estrema per le esigenze specifiche dei giornalisti e delle testate per cui lavorano. Bene, brave, tris.

35. MIGLIOR CASA EDITRICE: Abscondita

Collana Abscondita

Indecisi fra Postmedia Books e NOT, con il terzo incomodo rappresentato da Johan & Levi, la decisione l’abbiamo presa poche ore fa. Da qualche mese era infatti scomparsa dai radar la gloriosa Abscondita, quella dei libri neri, degli scritti d’artista. La notizia è che è stata acquisita da Electa, che riacquista il proprio nome e la propria autonomia all’interno del gruppo Mondadori, con Rosanna Cappelli come amministratore delegato di Electa S.p.A. e presidente di Abscondita. Tempeste in un bicchiere, se guardiamo ai numeri da capogiro che fanno i libri di ricette; ma, nel piccolo e prezioso mondo dell’editoria d’arte, è una notizia buonissima.

36. MIGLIOR ASSESSORE ALLA CULTURA: Michele Guerra

Duomo di Parma

Giovane, competente, colto, autorevole, professore universitario. Assessore alla cultura della seconda giunta Pizzarotti a Parma si è subito distinto per dinamismo e efficacia. E la nostra nomina è anche bene augurante per l’anno che lo aspetta: Parma sarà Capitale Italiana della Cultura 2020 infatti.

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