Giorgio Fasol dona parte della sua collezione agli studenti dell’Università di Verona

Le opere saranno in comodato d’uso per cinque anni e andranno a incrementare attività curatoriali e di ricerca condotte dagli studenti universitari. L’intervista a Giorgio Fasol

Giorgio Fasol
Giorgio Fasol

Giorgio Fasol, collezionista e fondatore dell’associazione AgiVerona, dopo aver sostenuto per molto tempo tanti giovani artisti, si dedica ora agli studenti. E sceglie per l’occasione l’Università di Verona, alla quale ha deciso di donare un patrimonio di circa 80 opere per un comodato d’uso della durata di cinque anni. In cambio, l’Università si impegna a conservarle e a valorizzarle, mettendole al centro di ricerche, workshop, mostre e incontri con professionisti del settore per favorire la maturazione di competenze trasversali. Il tutto, a beneficio degli studenti, che saranno i primi ad essere coinvolti nell’organizzazione e nello sviluppo dei progetti. Per favorire il progetto è stato composto anche un comitato scientifico di cui fanno parte, oltre a Giorgio Fasol, Francesca Rossi, direttrice dei Musei civici, il critico e curatore d’arte Denis Isaia, Valerio Terraroli, docente di Storia della critica d’arte in ateneo, Tommaso Cinti designato da AgiVerona e Pier Francesco Bettini, in rappresentanza del Consigli degli studenti. Il primo passo di questo percorso riguarderà l’allestimento, a partire dai primi di settembre, di una mostra permanente negli spazi del complesso di Santa Marta a Verona. Ce ne ha parlato Giorgio Fasol.

Da sinistra Denis Isaia, Giorgio Fasol, Nicola Sartor, Fabrizio Magani e Francesca Rossi
Da sinistra Denis Isaia, Giorgio Fasol, Nicola Sartor, Fabrizio Magani e Francesca Rossi

Com’è nata questa collaborazione con l’Università di Verona?
Semplicemente un giorno sono entrato nell’ingresso principale dell’Università e ho pensato che avrebbe potuto essere utile donare delle opere. La mostra sarà infatti un mezzo per il coinvolgimento degli studenti, questo è il fine del progetto, la sua anima.

E poi che è successo?
Il Rettore, a cui ho fatto la proposta, è stato entusiasta. Ne ha parlato con il Senato Accademico e con il Consiglio di Amministrazione dove è stata approvata all’unanimità, assieme a tutti i capi di dipartimento. Si è pensato, quindi, di fare una mostra principale al Santa Marta e di mettere un’opera in ogni dipartimento, in modo che sia possibile coinvolgere ogni sezione dell’Università. La mostra inaugurerà i primi di settembre e questo spero sia il primo passo di un cammino proficuo.

Da quanto tempo è in ballo questa proposta?
Dapprima, avevo pensato di dedicarmi a uno dei tre fabbricati (in stato di semi abbandono) su cui sorge il complesso Santa Marta. Attraverso un finanziamento della Legge di rivalutazione delle periferie, avrei voluto far nascere una sorta di campus per studenti d’arte, con un centro di ricerca, uno spazio espositivo, studi d’artista e diversi servizi. Senonché con il primo decreto fatto da questo governo l’anno scorso, sono stati tolti i finanziamenti ed è andato tutto a monte, abbiamo quindi ripiegato su una diversa soluzione.

Com’è avvenuta la selezione delle opere da donare all’Università?
Ho nominato un curatore che ha selezionato circa un’ottantina di opere tra quelle che io avevo messo a disposizione.

In che modo saranno coinvolti gli studenti? Sarà loro la gestione delle opere donate all’Università?
Esatto. Addirittura, per ogni opera ci sarà uno studente che le farà da tutor. Verrà fatto un convegno all’anno al quale dovranno far da relatori un numero pari di professori e studenti, la stessa cosa avverrà per i workshop. Sempre gli studenti gestiranno anche le visite guidate.

Quali sono state le reazioni degli studenti?
Si sono dimostrati tutti entusiasti, spero che abbiano voglia e tempo di seguire in maniera approfondita questo progetto. Perché devono essere loro gli artefici, non certo io né le opere messe a disposizione. Le opere sono un mezzo.

Quindi in futuro potrebbero anche proporre dei progetti che non sono in programma?
Dovrebbero passare per l’approvazione del Comitato Scientifico e dell’Università, ma è proprio quello che io spero avvenga!

Vuole fare un augurio agli studenti?
Credo che questa sia un’avventura che devono affrontare. Mi auguro che ci sia almeno un germe di passione necessaria. Se non c’è la passione, tutto pesa. Se invece c’è, si va dappertutto e non costa niente.

Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.