Arthur Jafa ha appena vinto il Leone d’Oro alla Biennale Arte di Venezia per il suo ultimo lavoro, “The White Album”. In questo articolo Aldo Premoli ci racconta la sua opera più famosa, “Love is Message, the Message is Death”, acquisita in collezione dal Perez Art Museum di Miami

Una bolla di cemento di fronte al Pacifico, aliena per la stessa nazione di cui fa parte. Miami è la sede di una tra le più importanti fiere di arte contemporanea al mondo e ha anche un celebrato design district, ma di certo non sono questi eventi a definirla. Ocean Drive diventa ogni giorno – soprattutto dalle 17 in avanti – una delle più rigogliose riserve di alienati che l’America possa vantare: fanno mostra di sé a bordo delle Gallardo Spyder (entry price level tra i modelli Lamborghini) oppure strusciano sui marciapiedi, impegnati nel marketing di carni trasformate in strumento promozione sociale. Miami Beach oggi non è più il luogo dove aveva casa Gianni Versace (una storia anni ’90) ma quello dove Gianluca Vacchi promuove se stesso per serate da 40 dollari a biglietto: una parabola temporale che un po’ sgomenta. Noi italiani per lo meno.
A differenza del resto degli Stati Uniti, la popolazione di Miami è composta da 70 % latinos, 20% neri, 8% bianchi e 1% asiatici, ma esattamente come nel resto del Paese la convivenza razziale resta un problema aperto che nessuna politica è riuscita a far dimenticare.

LOVE IS THE MESSAGE

Il Perez Art Museum di Miami ha presentato di recente la sua ultima sua acquisizione, Love is the Message, the Message is Death (2016). Si tratta di un video digitale a colori di 7’ 25” che scorre sulla colonna sonora fornita da Ultralight Beam di Kanye West: un gospel struggente che raddoppia il senso di speranza e sofferenza che avvolge la sequenza visiva del suo autore, l’artista afroamericano Arthur Jafa (1960).

Questo è un sogno di Dio, questo è un sogno di Dio, questo è tutto” recita West sul montaggio spietato e rigoroso che scorre davanti ai nostri occhi. Niente titolo di testa, niente titoli di coda, c’è un’unica scritta, che appare a un certo punto: WE ARE NOT ALIENS.
Love is the Message, the Message is Death, l’opera più celebre di Jafa, comprende scene di intensa bellezza, di umorismo e di violenza orribile, messe lì a testimoniare il dolore e la sofferenza che gli afroamericani hanno sopportato nella storia. L’artista lavora da tre decenni con una modalità multidisciplinare producendo film, installazioni, sculture e performance che affrontano il tema dell’identità culturale e razziale nera, sfruttando il potere della musica e del cinema. Suoi lavori sono inclusi nelle collezioni del Metropolitan Museum e del Whitney Museum a New York.
Love is the Message è un viaggio attraverso 400 anni di storia. Il film inizia nel presente con le riprese di un uomo qualunque, inserite all’interno di un ciclo di notizie orribili che ben raccontano ciò che gli esseri umani sono in grado di farsi l’un l’altro. Le immagini accelerano immediatamente: fan in un’arena di pallacanestro ondeggiano all’unisono; giovani manifestanti in marcia con passo deciso; una clip da Dance or Go Home; un nero ucciso da un agente di polizia che gli ha sparato alle spalle; un frammento di un video diretto da Kahlil Joseph; danze scandalosamente sessuali; Hortense Spillers che cammina al rallentatore; Barack Obama che irrompe in Amazing Grace all’elogio per gli otto parrocchiani di Charleston uccisi da un suprematista bianco; film in bianco e nero d’altri tempi in cui i predicatori bianchi posano le loro mani minacciose sulla spalla di un bambino nero; un giovane nero che salta giù dal marciapiede quasi volando in aria verso la porta di casa. Tutto questo accade nei soli primi 60 secondi.

Arthur Jafa, Installation view Love Is The Message The Message Is Death
Arthur Jafa, Love Is The Message The Message Is Death

REPLICARE LA POTENZA DELLA MUSICA NERA

Non c’è nessuna pausa narrativa, tutti i movimenti scelti sono espressioni di compressione corporea e conseguente rilascio. Jafa ha spesso affermato che il suo obiettivo principale è “replicare la potenza, la bellezza e l’alienazione della musica nera”. L’eterogeneità delle immagini in Love Is The Message è analoga alla complessità della musica afroamericana, una musica con radici africane che è stata importata dagli schiavi, introdotta negli Stati Uniti da persone che non erano nemmeno considerate persone, e successivamente eseguita con strumenti musicali occidentali dando vita a generi assolutamente unici come jazz, soul, gospel, rhythm and blues e hip-hop.
Jafa ha diretto, dal 2016 a oggi, videoclip per Jay-Z, Beyoncé e Solange Knowles. In Love is the Message ha inserito diversi momenti musicali: Michael Jackson che balla seduto sul retro di un’auto, Mahalia Jackson che abbraccia Louis Armstrong dopo la sua leggendaria esibizione di Lord Do not Move the Mountain al Newport Jazz Festival del 1970, una giovane Serena Williams che accenna felice passi di danza a bordo campo, il volto di Miles Davis, Jimi Hendrix con la sua Stratocaster, Drake che danza sulla musica della sua nemesi Kanye West. L’unico passaggio dialettico è quando Jafa include scene di film hollywoodiani con alieni e immagini del sole.
Per l’artista alieno significa originario di un altro luogo: colui che è temuto e desiderato. L’alieno è l’inconscio che opera attraverso l’alterazione costante del paradigma dato. E poi c’è il sole, che compare sei volte nel video, ma solo una volta è un cerchio giallo piatto nel cielo, altrimenti è un plasma infuocato e che sputa fuoco giallo-arancione. Un sole arrabbiato, pericoloso ed epico.

– Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.

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