Muore a 43 anni Gabriele di Benedetto, fumettista italiano noto come AkaB

Il fumettista e illustratore milanese Gabriele di Benedetto – meglio noto come AkaB – è morto lo scorso 14 agosto. Figura instancabile del fumetto italiano, si è spento all’età di 43 anni

Un ritratto di Gabriele di Benedetto, in arte AkaB
Un ritratto di Gabriele di Benedetto, in arte AkaB

La notizia della scomparsa di AkaB ha trovato impreparati tutti, anche e soprattutto quelli che conoscevano più l’artista che la persona, e che quindi mai avrebbero potuto sospettare un epilogo simile. A comunicare la morte del fumettista 43enne è stata la famiglia, mercoledì 14, con un post che in molti avranno avuto bisogno di leggere più di una volta, sperando in un errore. Nato a Milano nel 1976, Gabriele di Benedetto era uno dei pesi massimi del disegno italiano, uno della “vecchia scuola”. Uno che ci stava “dentro” da un po’, e che del fumetto aveva attraversato fasi e ambienti differenti, guidato solo dalla voglia di fare, di mischiare le carte, di smuovere le cose.

DAL FUMETTO AL CINEMA

AkaB comincia la sua attività negli anni Novanta. Agitatore culturale fin dagli inizi, nel 1993 fonda lo Shok Studio, avviando una serie di pubblicazioni con alcuni dei maggiori editori italiani e americani, dalla Marvel alla Sergio Bonelli, dalla Dark Horse alla DC Comics. Tante anche le collaborazioni con riviste e giornali nazionali: su tutti Linus, Il Manifesto e Rolling Stone. Sperimentatore instancabile, nel 2003 firma il suo primo lungometraggio: si tratta di Mattatoio, presentato alla 60a Mostra del Cinema di Venezia, seguito nel 2004 da Il Corpo di Cristo, e nel 2005 da Vita e opere di un Santo; film in cui “sporcature” grafiche e sonore disturbano continuamente l’immagine, traslando su pellicola quell’approccio tagliente e inquieto, da sempre marchio di fabbrica dei fumetti di AkaB.

ALCUNI LIBRI DI AKAB

Premio Micheluzzi al Comicon di Napoli del 2013 (con Era di Maggio, premiato come “Miglior storia breve”) lo stile di AkaB era riconoscibile come pochi: linea secca e tratto deciso, volti storpiati, corpi mutili. Un pittore prestato al fumetto, capace di riversare in ogni sua storia istinti e paure, dolori e profonda umanità. Tra i suoi libri più apprezzati ReVolver (Poseidon Press, 2003), Le 5 fasi (Edizioni BD, 2011), Monarch (Logos Edizioni, 2013), Arca vuota (Shockdom, 2016), fino al più recente Iron Kobra, in collaborazione con Officina Infernale (Progetto Stigma/Eris Edizioni, 2019). Tra le ultime attività dell’artista la creazione del Progetto Stigma, operazione editoriale ideata con l’obiettivo di restituire agli autori il totale controllo sul proprio lavoro. Un’iniziativa unica in Italia, ennesimo risultato di una passione creativa guidata dall’amore per il disegno, sempre.

– Alex Urso

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Laureato in Lettere Moderne presso le Università di Macerata e Bologna. Attualmente vive a Varsavia. I suoi interessi in ambito critico e curatoriale sono prevalentemente rivolti all'investigazione e alla concezione di punti di incontro tra artisti e istituzioni italiane e polacche. In questi anni Urso ha collaborato con spazi privati e pubblici, come la Galleria Nazionale di Varsavia – Zachęta e l'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Nel 2017 è stato curatore della Biennale de La Biche. Dal 2014 scrive di arte per Artribune come corrispondente dalla Polonia. Dal 2013 al 2017 è stato redattore per Lobodilattice. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali. Sempre per Artribune cura Fantagraphic, la rubrica di fumetti del sito.