Chi sarà il prossimo presidente della Biennale di Venezia? Il Governo batta un colpo

Non mancano i candidati (e qui facciamo qualche nome), ma la situazione di stallo sta diventando davvero troppo lunga e le micidiali festività natalizie si avvicinano. Il tempo è scaduto e la Biennale ha bisogno di un nuovo presidente. O di nuovi regolamenti per prorogare l’attuale

Paolo Baratta. Photo Jacopo Salvi, 2018
Paolo Baratta. Photo Jacopo Salvi, 2018

Stiamo pur sempre parlando dell’istituzione culturale più importante d’Europa o giù di lì. Una istituzione culturale, però, tanto internazionale quanto profondamente italiana operando sotto l’egida del Governo di Roma la nomina dei suoi vertici. La Biennale di Venezia potrebbe essere alla vigilia di importanti cambiamenti dopo aver chiuso – con numeri di pubblico lusinghieri – l’edizione 2019 della mostra internazionale d’arte contemporanea.

LA PRESIDENZA DI PAOLO BARATTA

I cambiamenti riguardano non tanto la parte di direzione artistica, che ruota ogni anno e che procede nella nomina dei nuovi direttori col consueto ritmo, bensì tutto quello che riguarda la presidenza. Paolo Baratta, che ha dato all’istituzione le sembianze che ha oggi e che ne ha anche impostato il futuro (ne abbiamo parlato in un’ampia intervista recentemente): ha terminato il suo mandato e non può essere rinnovato in alcun modo stante le attuali norme. La situazione appare bloccata perché da una parte i regolamenti non permettono il rinnovo, dall’altra non sembra esserci alcun accordo politico per la sostituzione. Oltretutto il Governo vive settimane complicatissime e affronta problemi che dal suo punto di vista potrebbero essere ben più importanti di questo, con le forze di maggioranza in continua tensione tra loro.
Paolo Baratta e Ralph Rugoff alla Biennale di Venezia
Paolo Baratta e Ralph Rugoff alla Biennale di Venezia

PRESIDENZA DELLA BIENNALE I TEMPI

Quali sono i tempi? Baratta decadrebbe alla metà del mese di gennaio. Siamo alla vigilia delle festività natalizie e, una volta finite, il nodo verrebbe al pettine. Le attuali leggi dicono che non ci può essere una ulteriore proroga e se è difficile immaginare un accordo politico su un nome, figurarsi se si può prevedere un accordo politico sulla modifica della legge che regola gli incarichi dell’ente veneziano. Dunque cosa succede? La Biennale resta senza presidente? Non proprio: dopo la decadenza il presidente, in assenza di un passaggio di consegne, può restare per 90 giorni in sella per il disbrigo degli affari correnti. Si arriva dunque alla metà di aprile e dunque a pochi giorni dall’inaugurazione della Mostra Internazionale di Architettura del 2020. Una situazione imbarazzante che pone il governo di fronte alle sue responsabilità che speriamo voglia prendersi in queste settimane.

PRESIDENZA DELLA BIENNALE. I NOMI

Inutile dire che per questo ruolo, di grandissimo prestigio, sia tanto difficile immaginare un sostituto per Paolo Baratta quanto siano piene le liste di aspiranti. Il profilo istituzionale alto, anzi altissimo, fa pensare subito a figure che – come Baratta del resto – abbiano svolto ruoli di grande caratura. Rumors su Francesco Rutelli e Giovanna Melandri – entrambi ex ministri dei Beni Culturali – non sono ad esempio mancati in questi giorni. Stesso ragionamento riguarda Massimo Bray che da molti viene dato in pole position viste le sue capacità di tenere insieme consensi da parte dei Cinque Stelle e del Pd.
Una figura che si starebbe muovendo sottotraccia ma con una certa determinazione per raggiungere il prestigiosissimo risultato sarebbe Goffredo Bettini, ma c’è da dire che non solo l’area romana è attiva per accaparrarsi una poltrona assai ambita. C’è infatti la candidatura fortissima di Stefano Boeri che da una parte salterebbe volentieri dalla presidenza della Triennale di Milano a quella della Biennale di Venezia, ma che dall’altra nutrirebbe qualche preoccupazione per l’impatto che un ruolo così “full time” potrebbe avere sulle attività assai impegnative del suo studio che miete commesse urbanistiche e architettoniche in giro per il pianeta. Non è un mistero, infine, il nome di Evelina Christillin, la presidentessa del Museo Egizio di Torino vorrebbe dimostrare che non è solo abile a portare olimpiadi invernali in Italia (Torino nel 2006 e Milano nel 2026), ma anche a gestire la più complessa macchina culturale del paese.
Sissi, La deriva è il nodo della mia gola, 2009, ceramiche smaltate, ferro, 600x500x400 cm. 53. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia. Courtesy Galleria Tizia-na di Caro. Photo Ela Bialkowska
Sissi, La deriva è il nodo della mia gola, 2009, ceramiche smaltate, ferro, 600x500x400 cm. 53. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia. Courtesy Galleria Tizia-na di Caro. Photo Ela Bialkowska

ALLA FINE PROROGA A BARATTA E VIA?

Inutile dire che la palla è nelle mani del ministro Dario Franceschini. A lui la decisione di una nomina, di una eventuale forzatura, di  un tavolo per accordarsi con tutte le parti politiche (quelle nazionali, certo, ma senza trascurare quelle venete e quelle addirittura comunali assai cruciali in una decisione simile). A lui, inoltre, la facoltà di valutare eventuali strade normative possibili per una proroga. Che secondo molti sarà la strada più probabile, a patto di trovare un percorso legale che metta a riparto da ricorsi e che non metta a disagio l’attuale presidente sicuramente disposto a restare ancora un po’ ma altrettanto sicuramente non disposto a trasformarsi in obbiettivo di polemiche strumentali.
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