Un 2022 di grandi mostre alla GAMeC e all’Accademia Carrara di Bergamo

Bergamo Capitale italiana della cultura scalda i motori, alzando il sipario sulle nuove proposte espositive dei suoi fiori all’occhiello: GAMeC e Accademia Carrara. La lista degli eventi da vedere

Una grande rivisitazione delle collezioni interne ai musei con un occhio rivolto all’esterno: ecco cosa accomuna la programmazione 2022 della Galleria dArte Moderna e Contemporanea di Bergamo e l’Accademia Carrara, nel cuore della città lombarda prossima Capitale italiana della cultura insieme a Brescia. Da una parte l’Accademia Carrara, che esibisce un patrimonio da capogiro in occasione di tre prestiti di grande peso di Giovanni Carnovali, detto Piccio, e dall’altra la GAMeC, che in occasione del suo trentesimo compleanno ha inaugurato due mostre, una dedicata al nuovo allestimento della collezione permanente e l’altra al vincitore del Premio Bonaldi, e ha messo a disposizione del pubblico quattro nuove acquisizioni. Ecco le mostre nel dettaglio.

Giulia Giaume

PICCIO ALL’ACCADEMIA CARRARA

Un’ampia sala divisa in tre nuclei cromatici incornicia una nuova sezione di prestiti dedicata al pittore Giovanni Carnovali (Montegrino, 1804 ‒ Cremona, 1873), detto Piccio, dall’Accademia di Carrara di Bergamo. La mostra ‒ che riprende il format IN alla riscoperta dei protagonisti del museo ‒ nasce dal prestito eccezionale di tre opere del pittore varesotto, tra i più sperimentali dell’ambiente lombardo del XIX secolo. Si tratta dei lavori Ritratto di Gina Caccia (La collana verde) ‒ affascinante ritratto di una giovane mentre si ripara il viso dal sole ‒, Paesaggio a Brembate Sotto, rarissimo paesaggio del Piccio ottenuto in prestito dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza, e Ritratto di Vittore Tasca, ritratto monumentale e patriottico dalla Fondazione Bettino Craxi. Piccio, già molto presente nell’Accademia e definito dalla direttrice Maria Cristina Rodeschini “un artista eccentrico, innovativo e molto poco accademico” ‒ nonostante sia stato illustre studente dell’Accademia della “città dei Mille” ‒, dimostra in queste tre opere una piena partecipazione agli umori del tempo, riassunti in una grande timeline accanto ai quadri: le committenze e le amicizie con i grandi committenti lombardi del XIX secolo non gli impediscono infatti di respirare l’aria del Risorgimento. Dopotutto, il garibaldino Tasca indossa la classica camicia rossa, come tutte fabbricata nella vicina Val Seriana. Le opere si uniscono ai quattordici lavori di Piccio già in possesso dell’Accademia (segnalati con un bollino sul pavimento), che vanta anche opere di Botticelli, un perfetto San Sebastiano di Raffaello e opere straordinarie di Mantegna, Lotto, Bellini e Moroni: è l’occasione giusta per riscoprire questo patrimonio straordinario. È di queste ore, inoltre, la firma dell’accordo tra PwC Italia e Accademia Carrara: fra le iniziative anche la riqualificazione di 3mila metri quadrati di patrimonio verde, accessibili al pubblico a partire dal 2023.

Giovanni Carnovali detto Piccio, Paesaggio a Brembate Sotto, 1868 69, olio su tela. Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza

Giovanni Carnovali detto Piccio, Paesaggio a Brembate Sotto, 1868 69, olio su tela. Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza

DANCING PLAGUE ALLA GAMEC: IL PROGETTO VINCITORE DEL PREMIO BONALDI

Negli spazi della dirimpettaia GAMeC prende vita il progetto vincitore dell’undicesimo Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte ‒ primo concorso internazionale per giovani curatori under 30 ‒, dedicato alla Dancing Plague, la “piaga del ballo”, un fenomeno di isteria di massa della Strasburgo del 1518 che ha portato alla morte diverse persone per sfinimento da danza. Curata dal vincitore Panos Giannikopoulos (1991), l’esposizione include i lavori di nove artisti dedicati alla danza, alla sessualità, al rapporto con la natura e con la musica:
C’è molto della rave culture nella follia della Dancing Plague, un fenomeno che riguardò soprattutto le donne del tempo. Oggi ci permette di affrontare nuove discussioni sul corpo e le esperienze non conformi”, racconta il curatore greco, che ha portato alla GAMeC opere di Benni Bosetto, Ufuoma Essi, Klaus Jürgen Schmidt, Lito Kattou, Petros Moris, Eva Papamargariti, Konstantinos Papanikolaou, Mathilde Rosier, Michael Scerbo ed Elisa Zuppini. Spiccano le mantidi di Lito Kattou, l’esperienza queer dei Vision Spells di Schmidt ‒ che traspone per la GAMeC una spirale di sguardi su un simbolico fazzoletto ‒, la resistenza culturale dei corpi digitali e diffusi del video di Papamargariti e le possibilità aperte dalla relazione tra i corpi nell’opera di Essi.

Lito Kattou, Mantis V, 2021. Courtesy l’artista e T293, Roma

Lito Kattou, Mantis V, 2021. Courtesy l’artista e T293, Roma

GAMEC: LA COLLEZIONE IMPERMANENTE #3.0

La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea ospita anche il terzo episodio del progetto di riallestimento della collezione permanente voluto dal direttore Lorenzo Giusti.
La prospettiva fornita da La Collezione Impermanente #3, curata da Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Angela Fabrizia Previtali, incasella una selezione di opere, tutte realizzate negli ultimi trent’anni, sotto quattro grandi aree tematiche. Sono la poetica dell’oggetto ‒ che, inanimato, esiste in questi lavori sempre in relazione a un soggetto ‒, le personae ‒ maschere e personaggi che vivono attraverso i loro artisti ‒, gli attraversamenti ‒ progetti che indagano la materia e il nostro modo di interfacciarci a essa ‒ e gli anaconismi ‒ dove la geometria si fonde con l’astrazione. Per citare alcune delle opere in mostra, rispettivamente una per ciascuna sezione, ricordiamo il video Cartaburro (Polaroids) di Anna Franceschini ‒ che porta avanti una ricerca filmica sul corpus artistico e teorico dell’architetto, fotografo e artista Carlo Mollino; i carotaggi del Sulcis di Giorgio Andreotta Calò, ottenuti tramite una donazione a undici diversi musei di un progetto esposto all’HangarBicocca (la GAMeC ha il primo tratto); i Cento capi di vestiario di Cesare Pietroiusti, frutto di un ampio lavoro di documentazione sulla sensualità degli indumenti volto a dimostrare l’assoluta arbitrarietà del concetto di “sexy”; e i sacchetti “respiranti” di Pablo Reinoso in Untitled, una geometria fluttuante e imperfetta. Tutt’altro che fisse, le sezioni saranno ripensate e riallestite durante il 2022 con il supporto di quattro artisti, Ruth Beraha, Iva Lulashi, Nicola Martini, Federico Tosi, e del pubblico. Sono state progettate per questo scopo una serie di postazioni interne al museo dove i visitatori possano esprimere le proprie opinioni e osservazioni sulle proprie opere preferite, motivando criticamente la scelta, e associando i lavori in mostra ad altri fenomeni culturali e popolari, aiutando a contestualizzare le opere. “La collezione appartiene alla comunità bergamasca: noi vogliamo aprire un dialogo costruttivo con i visitatori”, hanno detto le curatrici.
Queste opere, alcune delle quali sono donazioni recenti e mai esposte e progetti vincitori dell’Italian Council, sono state affiancate nella collezione permanente da quattro video degli artisti vincitori di Artists’ Film Italia Recovery Fund (di Leonardo Bigazzi, promosso da Lo schermo dell’arte), appena acquisiti: sono le opere del 2021 Pas De Deux/Pas Seul di Roberto Fassone, The Pornographer di Beatrice Favaretto, Diteggiatura di Riccardo Giacconi e Talking About Visibility di Caterina Erica Shanta.

Beatrice Favaretto, The Pornographer, 2021, still da video. Courtesy l’artista & Lo schermo dell’arte

Beatrice Favaretto, The Pornographer, 2021, still da video. Courtesy l’artista & Lo schermo dell’arte

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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