Bergamo e Brescia saranno le Capitali Italiane della Cultura 2023. C’è il sì della Camera

È passato alla Camera l’emendamento al decreto Rilancio che attribuisce alle due città il titolo di Capitale Italiana 2023. Una nomina straordinaria, senza che le due città abbiano partecipato al bando, per incoraggiarle alla ripartenza post pandemia. Adesso si attende il sì del Senato

Bergamo Alta
Bergamo Alta

Un emendamento al decreto Rilancio approvato dalla commissione Bilancio della Camera ha dato l’ok per conferire alle città di Bergamo e Brescia il titolo di Capitali italiane della Cultura 2023. Si attende ancora lo step successivo, ovvero il passaggio al Senato, che permetterà la conversione in legge del decreto. Si tratterà di una nomina straordinaria, dato che il titolo verrà assegnato senza che le due città abbiano partecipato al bando di selezione previsto per il prossimo anno. Lo scorso maggio, le due città storicamente rivali avevano annunciato l’intensione di candidarsi insieme per concorrere al titolo, come segno di rinascita dopo la sofferenza causata dalla pandemia. La nomina straordinaria di Bergamo e Brescia a Capitali Italiane della Cultura 2023 arriva quindi come un segno di speranza per far ripartire le due città, tra le più colpite in Italia dall’emergenza sanitaria. “È un riconoscimento importante per due città ricche di storia e cultura, duramente colpite dalla pandemia”, scrive sul proprio profilo Facebook Antonio Misiani, viceministro all’Economia. “Da oggi, lavoreremo tutti insieme, bergamaschi e bresciani, per rendere questo progetto una bellissima occasione di rilancio per le due città”.

Museo di Santa Giulia, Brescia. Santa Maria in Solario con la Croce di Desiderio
Museo di Santa Giulia, Brescia. Santa Maria in Solario con la Croce di Desiderio

BERGAMO E BRESCIA: DA RIVALI A CAPITALI DELLA CULTURA

Lo scorso maggio, le due città storicamente rivali hanno così deciso di unire le forze e ripartire dalla cultura, come atto di rinascita per superare la crisi sanitaria. “Abbiamo tutte le ragioni per pensare che Brescia e Bergamo possano essere per storia, cultura e anche per quello che ci è capitato, simbolo di una ripresa del paese, di un nord fortemente ferito”, spiegava il sindaco di Brescia Emilio Del Bono durante una videoconferenza stampa. “Abbiamo ragionato insieme considerando questa candidatura un emblema per l’intero paese, dopo quello che abbiamo vissuto e in parte stiamo ancora vivendo. Dimostrando come le città siano resilienti, reattive e in grado di riprendere il loro cammino e anzi recuperare quelle energie che hanno dimostrato di avere anche nei momenti più drammatici”. Sulla stessa lunghezza d’onda è la visione del sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che nella stessa occasione sottolineava come “tra i danni fatti dal Covid a tanti settori delle nostre città, ce n’è uno che sta soffrendo più di tutti, ovvero quello culturaleOggi il panorama è molto dissestato, non solo per le grandi istituzioni ma anche per le piccole associazioni che però nel loro insieme sono la linfa culturale della città. Noi non solo vogliamo candidarci a Capitale Italiana della Cultura, ma vogliamo dire che alla cultura diamo un primato tra le nostre attenzioni. A tutte queste realtà vogliamo dare un orizzonte comune. È un lavoro che comincia oggi e attraversa i prossimi due anni. E che crediamo abbia un effetto innanzitutto sui nostri cittadini: la cultura come il modo per prendersi cura delle ferite, per ripensare al senso della nostra comunità, del nostro modo di vivere e per dare a tutti un segnale forte di fiducia. Questo lo scopo che ci siamo prefissati”. Dopo il via libera da parte del Senato, entro la fine di gennaio 2022 le due città dovranno presentare al Mibact un progetto unitario con le iniziative finalizzate a incrementare la fruizione del patrimonio culturale.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.