In un’officina di una cantina vinicola di Treviso si è svolta una residenza per artisti. La mostra
A farsi portavoce dell'esperienza vissuta alla Tenuta Bonotto Delle Tezze di Vazzola sono le opere di Angelo Bellobono, Paolo Bini, Chiara Peruch e Silvia Vendramel, visibili fino al 5 luglio 2026
Nel cuore del borgo di Malanotte del Piave, l’arte contemporanea incontra la cultura del vino e la memoria del lavoro con Officina Malanotte, il progetto di residenza artistica ideato dalla Tenuta Bonotto Delle Tezze di Vazzola. Giunto alla sua quinta edizione, il progetto presenta la mostra conclusiva dedicata ai lavori realizzati dagli artisti Angelo Bellobono, Paolo Bini, Chiara Peruch e Silvia Vendramel durante tre settimane di permanenza sviluppatesi dal 18 maggio al 5 giugno. Curato da Daniele Capra, con la direzione artistica di Nico Covre, il progetto espositivo si propone come un dispositivo capace di leggere il territorio attraverso lo sguardo degli artisti e sarà visitabile fino al 5 luglio 2026.
La quinta edizione della residenza Officina Malanotte alla Tenuta Bonotto Delle Tezze di Vazzola
Utilizzata tra la fine degli Anni Sessanta e i primi Duemila come spazio per la vendita e la riparazione di trattori, l’officina meccanica sul retro della cantina conserva ancora tracce della propria funzione originaria, tra utensili, strutture industriali e odori di grasso e metallo. Un ambiente carico di memoria con cui gli artisti si sono confrontati durante la residenza. Per approfondire la loro esperienza, abbiamo chiesto ai protagonisti di raccontarci che cosa li abbia colpiti maggiormente.
Una residenza dedicata allo scambio, al dialogo e alla cura
“La Caneva persa (“cantina persa” è la vecchia cantina di inizio Novecento ora usata come spazio di accoglienza per gli ospiti e per la cena) è stata il luogo che, insieme all’Officina, ha accolto le nostre pause e i momenti conviviali. Il senso di cura che la famiglia Bonotto ha profuso negli spazi dell’azienda vinicola mi ha colpito sin dal primo giorno: cura per il luogo, per se stessi e per gli altri”, spiega ad Artribune l’artista Angelo Bellobono. “Riporto con me le corse lungo i sentieri del Piave, annusando l’odore fangoso del fiume, i profumi e le luci del paesaggio, abitando la pittura in ogni suo anfratto. Nell’officina che ospitava il nostro studio abbiamo poi percepito le nostre energie fondersi insieme, in attimi in cui passi e respiro hanno determinato i nostri percorsi, incrociandosi. Ho scoperto la meraviglia di osservare splendide artiste e splendidi artisti al lavoro, in un continuo scambio con il curatore, il direttore artistico e la famiglia, che ci hanno fatto sentire a casa”.
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Un dialogo aperto e condiviso sul quale si sofferma anche il collega Paolo Bini, sottolineando come tutti abbiano contribuito “a rendere questa esperienza particolarmente stimolante, dal punto di vista sia umano sia professionale”, permettendogli di creare “nuovi lavori astratti su tela e opere su carta in cui l’utilizzo del colore è forse più consapevole. Attraverso il reticolo di sovrapposizioni, questi lavori assumono una dimensione quasi cinetica, che si presta a esiti più instabili e, penso, più aperti. Nei dipinti su carta sta emergendo inoltre un autentico trasporto verso la materia, aspetto che non mi è quasi mai appartenuto. Dopo Officina Malanotte ritornerò nel mio studio con il desiderio di nuove esplorazioni”, conclude l’artista.
Officina Malanotte: un confronto generazionale per crescere
“Essendo la più giovane del gruppo, ho avuto l’opportunità di ascoltare percorsi e strategie differenti, comprendendo come ciascuno abbia costruito nel tempo il proprio modo di sostenere e sviluppare la propria ricerca”, dichiara l’artista Chiara Peruch. “Questo dialogo generazionale si è esteso anche all’incontro con la famiglia Bonotto, che da anni gestisce la cantina e i terreni circostanti. Passeggiando tra i campi di Tezze di Piave ho potuto osservare una campagna modellata dalla presenza umana, ordinata filare dopo filare. Al tramonto, però, emergeva una realtà diversa: con il calare della notte gli animali sembravano riappropriarsi silenziosamente di quegli spazi. Da questa esperienza è nato un dipinto di grande formato, in cui la figura umana è scomparsa, lasciando soltanto le tracce del proprio passaggio: un paesaggio sospeso, un angolo dimenticato in cui la natura torna lentamente a occupare ciò che era stato organizzato dall’uomo”.
Una residenza artistica per rispondere ai tempi bui che stiamo vivendo
“Mi viene da pensare che l’intenzione di ospitare artisti per fare ricerca, insieme alla nostra volontà di accogliere a piene mani l’invito, siano direttamente proporzionali ai tempi bui che viviamo, come se, in contropartita, ognuno di noi abbia contribuito a dar forma a un’altra forma. Non più utopia, ma vera azione”, conclude Silvia Vendramel.“Quella dell’artista può sembrare una professione controversa se confrontata con le dinamiche di un’impresa familiare consolidata come quella della Tenuta Bonotto. Eppure qui, per tre settimane, ho avvertito da entrambe le parti una ferma volontà di condividere il meglio, senza pregiudizi. Oltre al lavoro, non sono mancate risate, cene e balli. Battezzo con il Raboso una nuova fase della mia vita”.
Valentina Muzi
Officina Malanotte
Bonotto Delle Terrazze – Via Duca d’Aosta 36
31028 Tezze di Piave, Vazzola (TV)
Dal 6 giugno al 5 luglio 2026
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