Il meglio e il peggio di Artissima 2021. Top e flop secondo Artribune

L’attesissima fiera torinese è ripartita con entusiasmo proiettando sulla città una vivace scena culturale, animata da un vasto circuito di fiere collaterali, mostre, incontri, eventi. Ma quali sono state le iniziative più lodevoli e quelle che invece meriterebbero una revisione? Ecco il nostro parere.

Reduci dagli intensi giorni dell’art week torinese, abbiamo assistito a una ripresa della scena culturale che ha investito in modo pervasivo tutta la città. Attorno all’apertura di Artissima è stata realizzata una ricca programmazione di fiere collaterali, eventi e mostre dislocate in musei e fondazioni, ma anche in gallerie e palazzi riaperti appositamente per l’occasione. Un chiaro segnale di ripresa e voglia di tornare dal vivo con un’offerta strutturata che nel complesso non ha lasciato insoddisfatti. Abbiamo quindi stilato la classifica delle iniziative più meritevoli della manifestazione, esprimendo anche – perché no – qualche critica costruttiva sugli aspetti che avrebbero bisogno di migliorie e ripensamenti.

1. TOP – ARTISSIMA, HUB INDIA E COMBO

artissima 2021 ph Irene Fanizza

Dopo due anni complicatissimi, Artissima torna all’Oval e in presenza. Numero di gallerie ridotto, corridoi più ampi: non tutte le norme sanitarie vengono per nuocere. E così la fiera riacquista ariosità, il livello medio delle proposte è decisamente alto, l’afflusso di pubblico non è mastodontico (ancora il Covid) ma interessato, con grande soddisfazione da parte dei galleristi. Piacevole la collaborazione con Eataly sul fronte ristorazione (illy è ormai partner storico), pochi e selezionati i talk, misurate e ben costruite le sezioni speciali e i tanti i premi. Certo, la collocazione dall’area editoria, ribaltata rispetto alle precedenti edizioni, è stata penalizzante, anche a causa dei pannelli alti quattro metri a suddividere gli stand (il Covid, ancora). Da segnalare, per le iniziative fuori-fiera, il progetto Hub India, che dall’Oval si estende fino a dicembre in tre musei cittadini, e la rassegna Combo, con attività di frontiera di altissimo livello.

2. TOP – LE MOSTRE DELLA TORINO ART WEEK

La Fondazione Merz di Torino, con sede nell’ex centrale termica delle Officine Lancia, un ex edificio industriale del 1936. Photo Paolo Pellion. Courtesy Fondazione Merz

Tantissime le mostre sparse per la città, dai musei (GAM e Castello di Rivoli in primis) alle fondazioni (dalla Sandretto alla 107) alle gallerie (un profluvio di proposte che ha messo a dura prova la resistenza di chi ha partecipato all’apertura serale di sabato sera). Se proprio fossimo costretti a scegliere una tripletta, opteremmo per l’ossessione cartacea di Eugenio Tibaldi, in un percorso che molto racconta del nostro tempo al PAV per le cure di Marco Scotini; per Mario e Marisa Merz (insieme a tanti ospiti, non ultimo certo Virgilio Sieni) nella Fondazione a loro intitolata; per la riscoperta di Franco Marletta, un cosmista italiano dimenticato a opera di Gianluigi Ricuperati e DAMA, per una mostra che resta allestita ancora una settimana in un attico di Via Santa Giulia. Con un premio della giuria che va a Luca Bertolo, per una mostra personale curata da Sergey Kantsedal e con un testo di Antonio Grulli all’Associazione Barriera, luogo della tradizionale colazione della domenica mattina.

3. TOP – I LUOGHI INEDITI DELL’ARTE A TORINO

Flashback Torino 2021 ph Irene Fanizza

Quest’anno Torino ce l’ha messa tutta per farci scoprire luoghi nuovi, per tantissimi ospiti della città totalmente inediti. Uno sforzo che c’è sempre stato ma in questo 2021 si è sentito particolarmente. E allora siamo riusciti (grazie a DAMA) ad entrare in tanti cortili storici, siamo entrati in Palazzo Capris di Cigliè (grazie ad Artuner), siamo entrati in Palazzo Martini di Cigala (grazie ad una nuova rassegna, Design of Today), siamo entrati in una rigenerata Caserma Lamarmora che ora speriamo trovi pace dopo gli investimenti fatti dal team della fiera Flashback. E grazie a The Others siamo tornati negli spazi di Torino Esposizioni sotto le architetture magiche di Pier Luigi Nervi. Ancora? Sì ancora: abbiamo scoperto almeno due nuove ville liberty adibite in questi giorni a spazi perfetti per mostre. Villa Sanquirico e Villa Chiuminatto. E senz’altro qualcosa ancora che ci sfugge.

4. TOP – GLI EVENTI MUSICALI IN CITTA’

OGR Torino Throwing Balls at Night di Jacopo Miliani ph Claudia Giraud

La musica è stata protagonista dell’art week torinese. E non poteva essere altrimenti nella città che da 20 anni ospita uno dei più importanti festival di musica elettronica in Europa (un video dei Nationhood alla Fondazione Sandretto lo celebrava). Stiamo parlando di C2C (Club To Club) che quest’anno, nella serata internazionale con nomi come la compositrice inglese Beatrice Dillon e il produttore gallese Koreless, ha scatenato le danze sulla pista delle OGR, soprattutto con i ritmi spezzati e molto techno dell’artista finlandese Ripatti e con quelli più da dance floor dell’artista e designer Bill Kouligas. Stessa location e mood più glamour con Throwing Balls at Night di Jacopo Miliani (Firenze, 1979): molto di più di una performance o qualcosa di molto diverso da una canonica performance. Puro spettacolo, godibilissimo, 30 minuti di energia ed eleganza che hanno mixato intrattenimento con la cultura alta, Balletti Russi con le pose del Voguing anni ’80 e un omaggio alle partite di tennis che si disputeranno a Torino dal 14 al 21 novembre durante le Nitto ATP Finals, il più importante torneo indoor maschile. Sul versante gallerie, si è distinta la proposta di Oggetti Specifici di Caterina Filippini che, nell’ottica di futuro punto di riferimento per la soundart in città, ha allestito il proprio spazio come uno studio di sperimentazione sonora condiviso dai tre artisti Katatonic SilentioJacopo MazzonelliRoberto Paci Dalò che si sono esibiti in solo e in gruppo in diretta per Usmaradio, anche usando questo mezzo in modo performativo, tra suoni elettroacustici, digitali e analogici.

5. FLOP – LIBERO SPONSOR IN LIBERO MUSEO

Casa 500 alla Pinacoteca Agnelli, Torino, ph Claudia Giraud

Che ci siano grandi aziende che sostengono grandi musei a noi ci fa solo che piacere e tanto pure. Però est modus in rebus. Fiat, che sostiene la Pinacoteca Agnelli, ha trasformato mezza Pinacoteca Agnelli in uno showroom della Fiat 500. Ora, per carità, la 500 è un’icona assoluta non solo della Fiat ma dell’Italia e su questo non ci piove. Come non ci piove che la 500 meriti uno spazio esperienziale, immersivo, coinvolgente per parlare ai suoi fan. Però davvero non si poteva fare diversamente di così? Davvero non si poteva fare, chessò, un padiglione ad hoc nella bellissima nuova pista del Lingotto sistemata a verde con magari dentro realtà aumentate, virtuali, ritrovati tecnologici per raccontare la storia di questo straordinario prodotto italico? Lasciando però al museo l’aggio di fare il museo, con tutti i suoi spazi a disposizione e senza il rischio di disorientare il pubblico? Specialmente ora che si è dotato di una nuova super-squadra di direzione? Del resto anche la Tate Modern, a Londra, è sostenuta dalla Hyundai, ma mica dentro c’è una concessionaria di vetture coreane…

6. FLOP – LA FIERA DELL’EDITORIA VITTIMA DELLA PANDEMIA

FLAT – Fiera Libro Arte Torino, La Centrale, Nuvola Lavazza. Foto: Andrea Guermani

Ci piaceva da matti, e ve lo abbiamo detto più volte, la fiera Flat. L’acronimo sta per Fiera del Libro d’Arte di Torino. Come dite? Un doppioncino rispetto al Salone del Libro? Niente di più sbagliato. Flat, piazzata durante l’art week, negli anni dal 2016 al 2019 aveva trovato la sua nicchia di pubblico interessata e appassionata. E i suoi espositori di eccellenza. Quest’anno Flat però non c’era, vittima della pandemia e del lungo intervallo che ci separa dal 2019. Se andate su sito e social della manifestazione tutto è congelato al novembre di due anni fa, solo 24 mesi ma un’epoca in realtà… Restiamo speranzosi di un ritorno nel Ventidue!

7. FLOP – LA TORINO DEI MUSEI VA BENE MA NON VA BENISSIMO

The Rivoli Castle near Turin, Italy

Torino è famosa per la sua rete di spazi culturali ramificata e attiva. A partire dalle grandi istituzioni come la GAM e il Castello di Rivoli. Anche quest’anno le cose hanno girato bene, ma se si pensa alla potenza che riusciva ad esprimere questo sistema qualche anno fa (chi si ricorda la prima edizione della Triennale di Torino, nel 2005?) il confronto fa raggelare. Mostre tutte interessanti, intendiamoci, ma la città deve tornare a concentrarsi sull’arte, trovare risorse, investimenti, voglia e considerare questa come la sua identità primaria e primigenia come è stato negli anni d’oro. Quest’anno Torino sembrava distratta rispetto alla sua art week, vogliosa soltanto di gettarsi nel super torneo di tennis internazionale che inizierà domenica prossima.

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