25 ANNI DOPO LA CADUTA DEL MURO (1989-2014). Dialogo tra due città: Palermo – Berlino, attraverso l’occhio di quattro fotografi palermitani: Domenico Aronica, Valerio Bellone, Antonio Calabrese, Pietro Motisi.

Dal 20 febbraio al 4 marzo il fotografo palermitano Pietro Motisi a Berlino per una residenza artistica e per realizzare il lavoro che farà parte della mostra fotografica collettiva promossa e curata dal Goethe-Institut Palermo, in programma a Palermo in autunno.

Un diario di viaggio fotografico online per documentare dal 20 febbraio il soggiorno del fotografo nella capitale tedesca.
25 anni dopo l’evento che ha cambiato radicalmente la fisionomia dell’Europa, congelata da una Guerra Fredda durata quasi un trentennio, il Goethe-Institut Palermo diretto da Heidi Sciacchitano torna a ricordare la Caduta del Muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre del 1989, e le ripercussioni di questo evento storico sulla Germania e sul mondo intero.
Berlino – città simbolo della riunificazione tedesca ma anche luogo di profondi mutamenti storici, urbanistici, architettonici, politici e sociali – al centro di una serie di iniziative che non mancheranno di dialogare con Palermo, luogo per certi versi speculare alla “tormentata” capitale tedesca.
Il Goethe-Institut Palermo presenterà, nell’autunno di quest’anno, una mostra fotografica frutto di un lavoro collettivo di quattro artisti siciliani che di Berlino hanno subìto il fascino di una città sospesa, come poche, tra un passato carico di storia e un futuro di metropoli in perenne trasformazione. I fotografi coinvolti nel progetto sono: Domenico Aronica, Valerio Bellone, Antonio Calabrese e Pietro Motisi. Quattro rappresentanti della nuova generazione di fotografi che in Sicilia ha radici profonde e illustri.

“Nel 1989 erano ancora bambini o adolescenti e non hanno vissuto direttamente questo importante passaggio storico – dice Heidi Sciacchitano. La loro Berlino è dunque quella attuale, per lo più sfrondata dai simboli e dalle cicatrici del Muro. Diversi per approccio formale, tecnico ed estetico, i quatto fotografi sono però accomunati dallo stesso desiderio di confrontarsi con una città che, nell’immaginario giovanile, è diventata negli ultimi anni un importante punto di riferimento soprattutto per artisti, studiosi, architetti, urbanisti e punto di partenza, ma anche di arrivo, per nuovi sbocchi in ambito professionale. La mostra vedrà insieme lavori realizzati a Berlino e lavori realizzati a Palermo e sarà l’occasione per un dialogo e un confronto diretto tra queste due città”.

Domenico Aronica, palermitano, classe 1979, ha al suo attivo mostre presentate al Cairo, Milano, Palermo, Copenaghen, Varsavia, Cracovia, Budapest e Berlino. E’ laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Palermo. Nella capitale tedesca è stato due volte e il suo lavoro berlinese verrà presentato a Palermo per la prima volta proprio in questa occasione. Della sua esperienza e di questo lavoro dice: “Di Berlino mi affascina l’essere città simbolo della storia europea del ‘900, le strade piene di graffiti, la modernità dei grattacieli e l’antico ridotto in macerie, l’attenzione ed il rispetto verso la cultura e gli artisti.
Palermo, un po’ come Berlino, è stata testimone e vittima della storia del ‘900. A Palermo mi sento come un archeologo, alla continua scoperta di luoghi incredibili, abbandonati all’incuria. Qui si subisce il fascino dell’estetica del disastro. A Berlino ciò avveniva fino a qualche anno fa e si restava stupiti dalla storia e dalle rovine in ogni angolo della città”.
Valerio Bellone, anch’egli palermitano del 1979, è un vero cittadino del mondo che ha già realizzato numerosi lavori e reportage fotografici nel corso di lunghi viaggi tra Australia, Giappone, Sud-Est Asiatico, Europa. Al centro del suo percorso artistico: l’essere umano, le tradizioni culturali, la quotidianità, l’impegno sociale. A Berlino è stato due volte, l’ultima nel 2011 con l’intento di rimanerci. “Oggi la capitale tedesca è sicuramente una delle città europee più alla moda ed interessanti, anche se l’est sta svanendo per lasciare il posto ad un pericoloso appiattimento filo-americano che incombe sulla città e che rischia di snaturarla, come avvenne in passato per città come Londra e Parigi”.

Chi invece ha fatto la scelta di viverci per alcuni anni a partire dal 2007, è Antonio Calabrese, fotografo siciliano i cui temi più ricorrenti sono il teatro, gli spettacoli, i reportage di viaggio. L’esperienza berlinese ha contribuito notevolmente alla sua crescita personale ed artistica, ampliando e cambiando la sua visione del mondo e della fotografia. Durante quegli anni ha collaborato con riviste tedesche, videomakers, registi, scrittori e giornalisti.
“L’incontro con Berlino, avvenuto casualmente, si è rivelato fatidico. Il desiderio immediato di viverci, è scaturito dalla linfa vitale e creativa che essa trasmette. Camminare per le strade di Berlino e cercare di cogliere, attraverso l’obiettivo fotografico, ogni suo aspetto, è stato del tutto naturale”.
Pietro Motisi, nato a Palermo nel 1982, andrà invece proprio quest’anno per la prima volta a Berlino, accettando di partecipare al progetto artistico collettivo promosso dall’Istituto tedesco di Palermo.
Laureato in Fotografia presso la University of Wales di Newport (UK), ha iniziato la sua attività partendo dal teatro e dalla fotografia di scena e realizzando lavori per diverse compagnie teatrali. Oggi svolge il suo lavoro d’autore sviluppando progetti a lungo termine che hanno come tema prevalente il rapporto tra identità e paesaggio.
“Berlino incuriosisce e stimola la mia ricerca progettuale di fotografo grazie alla sua storia recente che, dal dopoguerra ad oggi, è caratterizzata da un atteggiamento di ricostruzione continua. Tale ricostruzione possiede una valenza molto differente da quella – sia pure temporalmente parallela – che si è verificata in Italia ed in particolare in Sicilia, e che rappresenta il cuore della mia ricerca”.
Dal 20 febbraio al 4 marzo, Pietro Motisi sarà dunque nella capitale tedesca per realizzare il lavoro fotografico che farà parte della mostra collettiva.
In quei giorni documenterà passo passo il suo soggiorno e il suo lavoro berlinese con un “diario di viaggio” fruibile online attraverso la homepage e la pagina facebook del Goethe cittadino.