Biennale d’Arte 2019, l’artista Alban Muja per il Padiglione Kosovo a Venezia

La mostra dell’artista Alban Muja riflette sul conflitto e sul modo in cui viene narrato e rappresentato dai media, a vent’anni dalla conclusione della guerra in Kosovo

Biennale di Venezia. ph. Desirée Maida
Biennale di Venezia. ph. Desirée Maida

Nonostante manchino oramai poche settimane all’inaugurazione della 58. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia (in programma dall’11 maggio al 24 novembre 2019), continuano a essere svelate anticipazioni su artisti e progetti che animeranno i Padiglioni alla prossima Biennale. La lista delle partecipazioni nazionali di cui vi abbiamo parlato negli ultimi mesi è davvero lunga (giusto per fare un breve ripasso, citiamo alcuni dei Padiglioni che abbiamo analizzato di recente: Slovenia, Romania, India, Portogallo, Pakistan, Turchia, Bosnia-Erzegovina, Polonia, Emirati Arabi Uniti), oltre ai focus che abbiamo dedicato al Padiglione Italiano curato da Milovan Farronato e rappresentato dagli artisti Liliana Moro, Chiara Fumai ed Enrico David, e alla mostra principale curata da Ralph Rugoff, May You Live in Interesting Times. A questo scenario, si aggiunge adesso il Padiglione del Kosovo, che presenterà al pubblico la mostra dell’artista Alban Muja intitolata Family Album.

IL PADIGLIONE DEL KOSOVO ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2019

Family Album è un progetto fortemente politico, con cui Alban Muja ricorda la guerra in Kosovo del 1998-1999. A vent’anni dalla conclusione dell’evento bellico, l’artista creerà all’interno del Padiglione del Kosovo un’installazione video che riflette sul conflitto e sul modo in cui la guerra viene rappresentata e narrata dai media. “Dato che a 20 anni di distanza dalla guerra in Kosovo, il mondo affronta nuovi e sempre più crescenti hotspot di conflitto e un’acuta crisi dei rifugiati, la cui esperienza e realtà dipendono dalla proliferazione e dalla diffusione di immagini documentarie, il progetto di Muja per il Padiglione del Kosovo schiude un campo più ampio di domande sul rapporto tra estetica e politica, tra soggetto e narratore”, si legge nella nota stampa del Padiglione del Kosovo. Quella della guerra, tra l’altro, è un’esperienza che Muja ha vissuto in prima persona: vent’anni fa l’artista è scappato con la famiglia dalla città natale di Mitrovica e ha trascorso un periodo in un campo profughi.

IL PROGETTO “FAMILY ALBUM” DI ALBAN MUJA PER IL PADIGLIONE DEL KOSOVO

Muja creerà un’installazione video in tre parti che intreccia le storie di tre persone che, durante la guerra in Kosovo, hanno vissuto l’esperienza di “rifugiato”. “Il lavoro riecheggia gli attuali stati di crisi e migrazioni, così come l’impersonalizzazione dei mass media”, spiega Vincent Honoré, curatore del Padiglione e direttore delle mostre del MoCo Montpellier. “Il lavoro mette in evidenza la circolazione problematica delle immagini, le loro relazioni, e le persone fotografate”.

– Desirée Maida

www.labiennale.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.