In attesa di avere ulteriori dettagli in occasione della presentazione ufficiale del Padiglione Italia alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte, abbiamo incontrato il curatore Milovan Farronato. Che a Venezia porterà i lavori di Enrico David, Chiara Fumai e Liliana Moro.

Che linee guida hai dato a ogni artista per impostare il proprio progetto?
Ho dato libertà con una prospettiva specifica e soprattutto un display che presuppone una tipologia di narrazione fatta di aperture e non di chiusure, di giustapposizioni e non di isolamenti, almeno in proporzione. Volevo presentare Chiara [Fumai, N.d.R.], che sarebbe stata la più giovane del trio, con un lavoro nuovo e avevo a disposizione le istruzioni, le conversazioni, le bozze e tutte le indicazioni di un progetto su cui stava lavorando da giugno del 2017 a poco prima di morire. Questa opera postuma sarà la sua più importante presenza in Biennale, ma non l’unica.

E per quanto riguarda Liliana Moro e Enrico David?
Volevo che Liliana presentasse un percorso fatto di cose inedite perché nuove, ma anche perché abbandonate sugli scaffali del suo studio, progetti pensati ma mai realizzati. Un percorso pluriviario che rappresentasse la sua eterogeneità nei materiali, nelle tecniche e nelle visioni. Di Enrico, che è onnivoro e ipertrofico, volevo l’eccesso: gli ho chiesto nuove produzioni e le ho costellate da presenze significative del passato. Queste le linee guida, tra di loro e tra loro e il mio team, composto in prevalenza da donne e madri.

Chiara Fumai, Chiara Fumai reads Valerie Solanas, 2013. Videoinstallazione. Courtesy l’artista
Chiara Fumai, Chiara Fumai reads Valerie Solanas, 2013. Videoinstallazione. Courtesy l’artista

Da chi è composto il team?
Da Stella Bottai, con cui ho lavorato sin dall’inizio; Lavinia Filippi, che mi aiuta con testi, contenuti e attività collaterali; Giorgia Gallina, un avamposto veneziano che si piega e non si spezza; e poi c’è Valerio Di Lucente, il nostro graphic ed exhibition designer, unica altra presenza maschile.

Di Chiara Fumai, scomparsa da quasi due anni, proporrai un lavoro che avevate pensato insieme e mai realizzato. In questo caso, oltre al ruolo di curatore, sarai anche un po’ artista?
No, come accennavo prima, c’è stato uno studio filologico delle email, dei progetti, degli appunti e di molte conversazioni con altre persone che avevano seguito il concepimento del lavoro. Questo ha permesso un processo di trascrizione: ho trascritto fedelmente, con le informazioni in mio possesso, un lavoro, il cui titolo stesso dichiara il desiderio di non voler essere tradotto. Non c’è stato margine d’interpretazione creativa da parte mia.

Secondo te perché il MiBAC ha scelto il tuo progetto?
Questo dovresti chiederlo a loro. Quello che posso dirti io è che sono felice di potermi interfacciare con la DGAAP – Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane diretta dall’architetto Federica Galloni, con cui ho subito instaurato un ottimo rapporto professionale e da cui mi sento appoggiato e sostenuto.

Arianna Rosica

aap.beniculturali.it
labiennale.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48

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AutoriLiliana Moro , Chiara Fumai, Enrico David
CuratoreMilovan Farronato
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Arianna Rosica
Responsabile dei Progetti speciali per Artribune, è stata caporedattrice di Flash Art Italia. Ha curato mostre e progetti speciali in musei e spazi espositivi pubblici e privati, in Italia e all’estero (Biennale di Praga, Industria Superstudio - New York, MARCA - Catanzaro, Galleria O. - Roma, L’ARCA - Teramo, Galleria Francesco Pantaleone - Palermo, Museo MADRE - Napoli). Ha ideato per la Fondazione Capri il progetto Travelogue. Tra i progetti recenti, l’ideazione, con Gianluca Riccio, del Festival del Paesaggio di Anacapri e la curatela, sempre con Gianluca Riccio, della mostra di Sandro Chia per il Festival di Ravello. Ha curato il talk Game Changer per la Iqos Embassy di Milano.

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