Biennale di Venezia 2019. Nel padiglione Emirati Arabi Uniti ci sarà una poetessa: Nujoom Alghanem

La poetessa e cineasta, tra i nomi più in vista nel mondo della cultura del suo paese, concentra la sua ricerca nel racconto di storie di donne, tra tradizione e modernità

Biennale di Venezia. ph. Desirée Maida
Biennale di Venezia. ph. Desirée Maida

Sarà la cineasta e poetessa Nujoom Alghanem (Dubai, 1962) a rappresentare gli Emirati Arabi Uniti alla 58. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia, in programma dall’11 maggio al 24 novembre 2019. I curatori del Padiglione emiratino, Sam Bardaouil e Till Fellrath, hanno così invitato l’artista che ha portato “alcune delle posizioni letterarie più innovative e le più audaci pratiche cinematografiche degli Emirati Arabi e del Golfo. Il suo lavoro evocativo”, continuano Bardaouil e Fellrath, “è profondamente interessato all’espansione delle componenti formali della sua pratica, principalmente poesia e film, ed è volto a catturare la complessità della condizione umana attraverso il racconto di storie su personaggi eccezionali. Siamo fiduciosi che la commissione site specific con cui rappresenterà gli Emirati Arabi Uniti alla Biennale di Venezia del 2019 affronterà la comunità artistica internazionale con una posizione artistica davvero unica e multidisciplinare”. Per Alghanem non si tratta della sua prima volta alla Biennale di Venezia: nel 2017, l’artista ha esposto al Padiglione degli Emirati Arabi Uniti nell’ambito della mostra Rock, Paper, Scissors: Positions in Play, insieme a Sara Al Haddad, Vikram Divecha, Lantian Xie e Mohamed Yousif.

TRA CINEMA E POESIA

Nel corso della sua carriera, Nujoom Alghanem ha diretto e prodotto diversi cortometraggi d’arte e documentari. È anche una consulente di film, media e cultura per istituti e organizzazioni educative e professionali negli Emirati Arabi Uniti. Tra i suoi film ricordiamo Sharp Tools (2017), che ha vinto una decina di premi regionali e internazionali, Honey, Rain and Dust (2016), Nearby Sky (2014), vincitore del premio Best Fiction al Muhr Feature Competition al Dubai International Film Festival (DIFF) e Miglior documentario al GCC Film Festival del 2016, Sound of the Sea (2014), che è stato insignito del Premio speciale della giuria all’Alhamria Mediterranean Countries Film Festival e Amal (2011), che ha vinto il Premio speciale della giuria del Beirut International Film Festival. Come poetessa, Alghanem ha scritto otto raccolte tra cui Asqoto Fi Nafsi (2012), Layloun Thakilon Alla Allayle (2010), Malaikat Al- Ashwaaq Al-Baeeda (2008), La Wasf Lima Ana Feeh (2005). “Le forme e i soggetti della mia pratica sono stati modellati dalla mia esperienza personale nel contesto di una società in rapida trasformazione”, ha dichiarato Alghanem. “L’approccio con cui ho dovuto risolvere la tensione tra tradizione e modernità ha profondamente influenzato il contenuto del mio lavoro di artista, ed è incorporato nella mia scrittura e produzione cinematografica. Come donna, ho trovato soddisfacente concentrarsi su storie femminili straordinarie della nostra società o del mondo arabo meritevoli di attenzione. Sono entusiasta di lavorare a questa nuova commissione in collaborazione con i curatori e il team del Padiglione Nazionale UAE – La Biennale di Venezia”.

UNA BIENNALE AL FEMMINILE

Negli ultimi mesi abbiamo dedicato molti articoli alla prossima Biennale, in cui svelavamo i nomi – e in qualche caso anche i progetti – degli artisti che andranno a rappresentare i Paesi partecipanti. Nonostante il quadro della kermesse lagunare non sia ancora completo, emerge già una tendenza: la predominante presenza di artiste, molte delle quali impegnate a indagare il ruolo della donna nella società contemporanea. Qualche esempio? Renate Bertlmann per l’Austria, Eva Rothschild per l’Irlanda, Cathy Wilkes per la Gran Bretagna, Laure Prouvost per la Francia, Charlotte Prodger, vincitrice del Turner Prize 2018, per la Scozia, Shirley Tze per Hong Kong, e poi due dei tre artisti scelti dal curatore Milovan Farronato per il Padiglione Italiano, ovvero Chiara Fumai e Liliana Moro. E l’elenco al femminile non termina qui: Georgia e Taiwan saranno rappresentate, rispettivamente, da Anna K.E. e Shu Lea Cheang, e l’Islanda dalla psichedelica Hrafnhildur Arnardóttir/Shoplifter.

– Desirée Maida

www.nationalpavilionuae.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.