La fondazione del grande artista Enrico Castellani a Milano apre straordinariamente le sue porte con una mostra intergenerazionale

L’apertura eccezionale dello spazio fino al 20 giugno propone un dialogo con la fotografa Luisa Lambri che, l’anno scorso, ha avuto modo di confrontarsi con l’opera di Castellani

Ci sono luoghi in cui la storia dell’arte non si limita a essere esposta, ma si respira nella sua forma più intima e progettuale. Tra questi, gli archivi d’artista rappresentano scrigni di memoria solitamente custoditi con rigorosa discrezione e accessibili quasi esclusivamente agli studiosi su appuntamento. C’è dunque il sapore dell’evento eccezionale nell’esposizione Luisa Lambri. Ipotesi di visione. Dialogo con Enrico Castellani, in corso fino al 10 giugno presso la Fondazione Enrico Castellani, che apre straordinariamente al pubblico le porte del proprio archivio milanese per mostrare questo inedito incontro tra una serie di opere di Enrico Castellani e alcune fotografie di Luisa Lambri, artista nota per la sua capacità di catturare l’essenza dell’arte e dell’architettura.

La storia dell’Archivio dedicato all’opera di Enrico Castellani

L’Archivio dedicato all’opera di Enrico Castellani prende forma alla fine degli Anni Novanta, in un momento in cui la strutturazione archivistica degli artisti contemporanei non era ancora una prassi consolidata. La sua origine non è il risultato di un progetto istituzionale immediato, ma l’esito di un processo graduale, radicato in una pratica affettiva e insieme scientifica di conservazione. Nel corso degli anni Duemila, anche in seguito alla crescente attenzione internazionale per l’opera di Enrico Castellani, l’archivio si struttura progressivamente come organismo autonomo fino alla costituzione della Fondazione Enrico Castellani nel 2013, ente ritenuto più idoneo alla tutela, valorizzazione e gestione integrata dell’opera e del nome dell’artista. “Questa trasformazione istituzionale”, spiega la Fondazione Enrico Castellani, “sancisce una distinzione cruciale tra la figura dell’artista e il sistema archivistico che ne organizza la memoria: da un lato la pratica creativa, dall’altro una struttura razionale e verificabile deputata alla conservazione, certificazione e trasmissione”.

L’apertura straordinaria dell’Archivio Enrico Castellani a Milano e il dialogo intergenerazionale

La mostra è dunque un’occasione rara per collezionisti, studiosi e appassionati di accostarsi al laboratorio concettuale di uno dei maestri indiscussi del Secondo Novecento che, a cavallo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, ha ridefinito i confini della pittura. Non si tratta, però, di una semplice operazione di svelamento documentario, ma di un cambio di passo metodologico: per la prima volta, il confronto si sposta su un asse intergenerazionale. “Questo momento di dialogo e di verifica è stato pensato in stretta collaborazione con Luisa Lambri”, continua la Fondazione. “Negli anni, tra le varie attività promosse dalla Fondazione, sono state organizzate una serie di mostre che hanno previsto che il lavoro di Castellani fosse accostato a quello di altri autori quali Carl Andre, Donald Judd, François Morellett, Lee Ufaan, Günter Uecher, Fred Sandbach, Frank Stella privilegiando sempre accostamenti arditi, anche finalizzati a una nuova lettura del lavoro. Nel caso specifico di questa occasione, diversamente da come abbiamo sempre proceduto, è stato favorito un momento di dialogo con una artista di una generazione diversa da quella di Castellani, il cui lavoro è però strettamente relazionabile a quello di Enrico Castellani”.

L’allestimento della mostra alla Fondazione Enrico Castellani

Il nucleo teorico di questo incontro risiede, infatti, in una sorprendente convergenza operativa e attitudinale. Dalla fine degli Anni Cinquanta, Castellani ha scardinato la bidimensionalità della tela con le sue celebri superfici a rilievo, compiendo quel passo ampiamente storicizzato che lo ha portato “oltre la pittura”. Allo stesso modo, l’indagine recente di Luisa Lambri si muove lungo un crinale che la conduce, inevitabilmente, “oltre la fotografia”. Il mezzo fotografico, nelle mani di Lambri, perde qualsiasi velleità puramente documentaria o rappresentativa per farsi indagine sullo spazio, sulla luce e sulla percezione, specchiandosi idealmente nel rigore geometrico e nella sensibilità spaziale di Castellani. “L’allestimento è stato pensato, studiato e realizzato con Luisa Lambri”, conclude la Fondazione, “e, come lei stessa ha sottolineato, il lavori proposti dialogano tra loro e con lo spazio che li accoglie innescando inaspettate sinergie e evidenti relazioni, tanto che l’incontro tra le opere dei due autori ha dato vita a una nuova, grandiosa ed inedita opera. I lavori di Luisa Lambri e di Enrico Castellani divengono, in tale ottica, il risultato della combinazione dei lavori stessi con gli spazi che li accolgono”.

Claudia Giraud

Scopri di più

Luisa Lambri. Ipotesi di visione. Dialogo con Enrico Castellan
Fino al 10 giugno
Fondazione Enrico Castellani
Via Pietro Maroncelli 19, Milano

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Claudia Giraud

Claudia Giraud

Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate…

Scopri di più