Tutti i musei da vedere a Palermo

Palermo rappresenta l’esempio assoluto della stratificazione culturale. Le diverse maestranze hanno segnato nel profondo la storia della città, dalle architetture ai reperti archeologici, visibili nei tanti musei della città, fra il centro e la periferia

Palermo rappresenta l’esempio assoluto della stratificazione culturale. Le diverse maestranze hanno segnato nel profondo la storia della città, dalle architetture ai reperti archeologici, visibili nei tanti musei della città, fra il centro e la periferia
Battezzata con il nome “Palermo” dai navigatori greci, il capoluogo siciliano aveva origini fenicie e – forse –, secondo la Treccani, era chiamata in punico “ziz”, ovvero fiore. A definirla oggi “fiore all’occhiello” d’Italia è l’UNESCO, a cui fa eco il gran numero di turisti che affollano le sue vie alla scoperta dei preziosi tesori custoditi nei numerosi musei. Ma quali sono i musei di Palermo da non perdere? Ecco una guida per vedere i più importanti.

Valentina Muzi

1. CASTELLO DELLA ZISA E IL MUSEO DELL’ARTE ISLAMICA

Castello della Zisa, Palermo

Tra i musei da non perdere di Palermo c’è sicuramente il Museo d’Arte Islamica, nato nel 1991 e ospitato all’interno del regale Castello della Zisa che si staglia imponente sull’omonima piazza. La collezione esposta raccoglie diversi oggetti provenienti dalla dominazione araba in Sicilia, tra il IX e l’XI secolo, insieme a numerose opere d’arte islamica del periodo successivo alla dominazione normanna. Utensili e oggetti di arredo in ottone, oro e argento spiccano nel percorso espositivo, assieme a dei particolari musharabia in legno. Di cosa si tratta? Stiamo parlando dei tipici paraventi lignei dei Paesi arabi composti da grovigli intrecciati di rocchetti raffinati e ornamentali. Infine, è esposta una iscrizione lapidea cristiana risalente al 1149 scritta in quattro lingue, ovvero l’ebraico, il latino, il greco bizantino e l’arabo. L’importanza di questo antico reperto testimonia la multietnicità di Palermo durante il Medioevo.

Piazza Zisa
https://turismo.comune.palermo.it/palermo-welcome-luogo-dettaglio.php?tp=68&det=21&id=180

2. PALAZZO REALE E CAPPELLA PALATINA

Incoronato dal World Heritage List come Patrimonio dell’Umanità, il Palazzo Reale e la Cappella Palatina di Palermo sono imperdibili proprio perché costituiscono l’ossatura dell’itinerario arabo-normanno. Infatti, guardando il Palazzo Reale l’eco del potere politico e della cultura normanna torna ancora oggi grazie alle numerose sale che animano l’immobile, quali: la Sala d’Ercole, le Sale Duca di Montalto, la Sala dei Vicerè, la Sala Pompeiana, la Sala Cinese, la Sala dei Venti e di Re Ruggero. Ma, per citare Guy de Maupassant, “il più stupendo gioiello religioso” è la Cappella Palatina sita al primo piano del Palazzo. Qui, dopo la sua incoronazione ne 1130, Ruggero II ne ordinò la costruzione, dove furono coinvolte diverse maestranze (bizantine, islamiche e latine). Fra i mosaici più antichi arrivati a noi è possibile ammirare episodi del Nuovo Testamento dove spicca il raffinato Battesimo di Cristo.

Piazza del Parlamento

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3. GALLERIA D’ARTE MODERNA

GAM, Palermo

Intitolata al suo fondatore, la Galleria d’Arte Moderna di Palermo è uno dei musei da non perdere in città. Dal 2006 è ospitato negli ampi spazi del complesso monumentale di Sant’Anna, prima di allora la sua sede era il ridotto del Teatro Politeama – monumento emblematico della lontana belle époque siciliana. Fra pitture e sculture si contano oltre duecento opere esposte, suddivise in quattordici sezioni tematiche e monografiche che delineano il percorso delle arti nel Bel Paese tra l’Ottocento e il Novecento. Passeggiando per le sale è possibile ammirare le grandi tele di Giuseppe Sciuti, i paesaggi di Francesco Lojacono, Giovanni Boldini, Mario Sironi e Renato Guttuso.

Via Sant’Anna 21
https://www.gampalermo.it

4. GALLERIA REGIONALE DELLA SICILIA DI PALAZZO ABATELLIS

Trionfo della Morte, affresco staccato (600 x 642 cm), Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo

Passeggiando per Via Alloro è possibile scorgere il predominante stile gotico-catalano di Palazzo Abatellis, dimora di Francesco Patella, maestro portolano del regno nonché pretore della città. Sin dal 1953, lo storico immobile ospita l’imperdibile Galleria Regionale della Sicilia che è possibile annoverare tra i musei di Palermo da non perdere assolutamente. Al suo interno sono custodite numerose opere di artisti siciliani medievali, tardo medievali, vasi e manufatti risalenti al periodo arabo, nonché pitture del Sei e del Settecento. Fra i capolavori esposti non possiamo non ricordare il busto di Eleonora d’Aragona finemente realizzato dallo scultore Francesco Laurana e la celeberrima “Annunziata” realizzata da Antonello da Messina nel 1473.

Via Alloro 4
https://turismo.comune.palermo.it/palermo-welcome-luogo-dettaglio.php?tp=68&det=21&id=177

5. PALAZZO DELLA CUBA

Castello della Cuba

Attraversando Corso Calatafimi si può ammirare Palazzo della Cuba, uno degli stabili più belli di Palermo. La sua storia risulta intricata perché per molto tempo La Cuba è stata ritenuta di origini arabe; una tesi che venne smentita da Michele Amari nel 1849 e con la sua traduzione dell’iscrizione scolpita sul palazzo, dove è riportata la data del 1180 e il nome di re Guglielmo II in qualità di costruttore. A questo punto si è potuto constatare che l’epoca araba era abbandonata da tempo, e questo palazzo era una delle ultime architetture dell’età normanna. Ad oggi, l’immobile si presenta come un compatto parallelepipedo dalla forma rettangolare, slanciato all’esterno da una serie di arcate cieche e ritmato dalla presenza di una serie di monofore e bifore. Il suo interno, invece, è diviso in tre ambienti – uno centrale e i restanti laterali- comunicanti tra di loro, e grazie a degli scavi condotti nel 1936 è stato possibile recuperare i resti di un impluvium a forma di otto punte – parte di un pavimento originario ‒ e un frammento di mosaico pavimentale.

Corso Calatafimi 100
https://arabonormannaunesco.it/altri-monumenti/cuba.html

6. MUSEO REGIONALE DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

La facciata del Museo Riso

Attraversando il centro storico di Palermo, uno dei musei da non perdere è proprio il Museo Riso, ospitato all’interno della storica dimora settecentesca di Palazzo Belmonte Riso. Lo stile tardo barocco si incontra con il rigore neoclassico, rendendo assai particolare la residenza nobiliare privata che, oggi, espone al suo interno opere di artisti contemporanei di calibro internazionale. Ovvero? Fra i grandi nomi che animano il museo d’arte moderna e contemporanea, troviamo Accardi, Boltanski, Kounellis, Isgrò, Pivi, Rovella, Simeti e Vitone, esposti nello spazio realizzato a seguito di un profondo restauro ad opera della Regione Siciliana.

Via Vittorio Emanuele 365

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7. MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE “A. SALINAS”

Palermo, Museo Salinas

Negli spazi dell’ex convento dei Padri Filippini si trova uno dei musei di Palermo da non perdere, ovvero il Museo Archeologico Regionale intitolato ad Antonino Salinas. L’ex complesso religioso si articolava attorno a tre cortili, due dei quali sono ancora integri mentre uno è rimasto vittima dei danni scatenati dalla guerra. Attraversando il cortile interno si può ammirare la cinquecentesca fontana del Tritone e due portali in pietra dalle rifiniture eleganti. Salendo al primo piano si incontra una cappella privata con ricche decorazioni seicentesche, mentre al secondo è possibile attraversare la loggia dal pavimento maiolicato. Ma parliamo della collezione del museo, una raccolta costituita nel XVII secolo dal gesuita Ignazio Salnitro, colui che diede origine all’omonimo Museo e che inglobava anche il primo nucleo della Pinacoteca. Con gli scavi condotti negli anni in tutta l’Isola la collezione aumentò moltissimo, tanto che nel 1950 avvenne la sistemazione organizzativa del museo, dividendo in sezioni i numerosi reperti, fra cui spiccano “Pietra di Palermo” l’iscrizione geroglifica del 2900 a.C., le Metope provenienti dai templi di Selinunte, i reperti della civiltà etrusca provenienti da Chiusi e l’Ariete bronzea del III secolo a. C.

Piazza Olivella
https://turismo.comune.palermo.it/palermo-welcome-luogo-dettaglio.php?tp=68&det=21&id=178

8. PALAZZO SANT’ELIA

Francesco Clemente – Frontiera di immagini – veduta della mostra presso Palazzo Sant’Elia, Palermo 2013

Uno dei migliori esempi di barocco settecentesco a Palermo da non perdere è Palazzo sant’Elia, in Via Maqueda. A volerlo fu il marchese Giambattista Celestri di Santa Croce e, assieme al fratello, diedero vita ad una nuova concezione di palazzo nobile che annetteva nel complesso locali, appartamenti e alloggi per servitù e cadetti. I lavori furono condotti dall’architetto Nicolò Anito, in qualità di Ingegnere Regio, per poi essere conclusi dall’architetto Giovanbattista Cascione Vaccarini. Nel 1866, l’ultima discendente di Santa Croce cedette la proprietà al cugino, ovvero Romualdo Trigona, principe di Sant’Elia e nel 1984 venne acquistato dalla Provincia Regionale di Palermo. Con ben quindici balconi e 75 metri di prospetto, il palazzo palermitano non restituisce solo lo sfarzo dell’epoca, ma regala alla città uno degli edifici più grandi e prestigiosi in pieno stile barocco.

Via Maqueda 81
http://www.fondazionesantelia.it

9. PALAZZO FORCELLA DE SETA

Manifesta 12, Palazzo Forcella De Seta, installation view. Ph. Desirée Maida

Palazzo Forcella de Seta è uno degli esempi più significativi di eclettismo ottocentesco a Palermo da non perdere. Antica residenza dei Bonanno, principi della Cattolica, questa fu riprogettata nella sua interezza a causa di diversi danneggiamenti subito coi moti rivoluzionari dell’Ottocento. Dai Bonanno si passò ai Forcella attraverso la colta figura di Enrico Forcella, marchese di Villalonga, grecista di fama e collezionista di antichità. Fu grazie al suo erudito committente se nella ricostruzione del palazzo furono coinvolti Emmanuele Palazzotto e Nicola Puglia, che donarono nuovamente lo stile neoclassico a tutta la parte centrale e alla facciata del golfo. La Sala dell’Alhambra, quella ottagonale e dei Mosaici suddividono l’interno con richiami in stile moresco, decorazioni arabesche in stucco policromo e pavimentazioni con tarsie marmoree colorate. Infine, l’edificio passò alla famiglia De Seta, prefetto di Palermo, che affidò nel 1923 ad Onofrio Tomaselli l’affresco del Trionfo della Primavera nel salone neoclassico.

Foro Italico Umberto I
https://m12.manifesta.org/palazzo-forcella-de-seta/index_lang=it.html

10. PALAZZO BUTERA

Palazzo Butera, Palermo, ph Giovanni Cappelletti

Quando si guarda Palazzo Butera si vede una delle opere architettoniche più importanti realizzata da Giacomo Amato, chiamato per “rimodernare” il casino del duca Branciforti Girolamo Martini. Qui, nel 1735, venne incoronato Re di Sicilia, Carlo di Borbone, che aprì un trentennio di prosperità e vitalità che investì anche Palazzo Butera. Successivamente, nel 1759, un incendio rovinoso divampò nell’immobile e l’anno seguente il principe decise di acquistare l’edificio adiacente ed il palazzo assunse le fattezze e le dimensioni che ritroviamo oggi, attraversando l’omonima via. È proprio in questa seconda metà del Settecento che sono databili gli affreschi di Gioacchino Martorana, e Gaspare Fumagalli per le quadrature architettoniche. I saloni decorati negli anni seguenti sono una testimonianza del gusto rococò che circolava da un trentennio fra le corti più altisonanti dell’epoca, ovvero Napoli, Parigi e Vienna. Lo sfarzo e la bellezza che hanno contraddistinto Palazzo Butera giungono a noi grazie ai Valsecchi che, dopo aver acquistato e recuperato -con profondi interventi di restauro- l’immobile, hanno deciso di commissionare per ogni salone progetti artistici o collezionare opere d’arte antica pensate appositamente per il Palazzo. Qualche esempio? La sala gotica vede una commistione perfetta tra antico e contemporaneo grazie agli interventi raffinati di Anne e Patrick Poirer. Così facendo gli allestimenti delle sale interne cambieranno periodicamente, creando una fitta rete di scambi e di prestiti di opere d’arte che restituisce alla città di Palermo una dimensione di capitale culturale di ampio respiro.

Via Butera 8
https://palazzobutera.it/it

11. CATACOMBE DEI CAPPUCCINI

Catacombe dei Cappuccini, Palermo

Infine, fra i musei di Palermo da non perdere assolutamente ci sono le Catacombe dei Cappuccini di Palermo. Uno dei luoghi più particolari che affascina e impressiona il pubblico per lo spettacolo macabro “messo in scena”. Infatti, attraversando i tanti corridoi si scoprono i primissimi 45 corpi mummificati naturalmente, gli stessi che XVIII secolo resero celebre la fama del convento. Dopo il 1723, i Frati decisero di concedere la sepoltura non solo ai membri della confraternita, ma a tutti coloro che fossero in grado di permettersi l’imbalsamazione. Da quel dì, le catacombe si espansero e furono creati nuovi corridoi. Attraversando i tanti cunicoli, si possono vedere veri e propri scampoli di vita che mettono in evidenza gli usi, i costumi e le tradizioni della comunità palermitana del XVII e del XIX secolo. Un vero e proprio patrimonio culturale che, nel corso della sua storia, ha attirato molteplici intellettuali, poeti, scrittori. Qualche esempio? Alexandre Dumas, Mario Praz, Guy de Maupassant, Fanny Lewald e Carlo Levi.

Piazza Cappuccini
http://www.catacombepalermo.it

 

12. ZAC – ZISA ZONA ARTI CONTEMPORANEE

L’altro, lo stesso. Mario Merz. Exhibition view at ZACentrale, Palermo 2021. Courtesy Fondazione Merz. Photo Filippo M. Nicoletti

Con questa meta viriamo decisamente sulla contemporaneità e su una iniziativa temporanea, che merita però grande attenzione. Fino al 2023 l’ex hangar industriale ai Cantieri Culturali alla Zisa, infatti, è sede del progetto ZACentrale 2021-2023, esito della sinergia tra il Comune di Palermo e la Fondazione Merz di Torino, selezionata attraverso un bando indetto dallo stesso Comune nel 2020. L’obiettivo? Ideare un programma di attività interdisciplinari – dalle mostre agli spettacoli teatrali, dai concerti alla formazione – che ampli l’offerta culturale palermitana.

Via Paolo Gili 4

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.