Palazzo Abatellis da Palermo a Milano. In un libro

Sarà presentato alla Triennale di Milano domani 25 maggio dalle 20 alle 21. È “Palazzo Abatellis, Palermo”, un libro di Cloe Piccoli e Stefano Graziani che conclude un articolato progetto svoltosi a Palermo durante Manifesta. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Cloe Piccoli & Stefano Graziani Palazzo Abatellis Palermo (Humboldt Books, Milano 2019)
Cloe Piccoli & Stefano Graziani Palazzo Abatellis Palermo (Humboldt Books, Milano 2019)

Palazzo Abatellis, Palermo è l’ultima tappa del progetto The Hidden City. Puoi raccontarci il percorso?
Questo libro nasce da un invito di Manifesta a lavorare su strati culturali, trame e narrazioni della città di Palermo. Per farlo ho scelto Palazzo Abatellis per la storia di questa dimora del Rinascimento, per l’intervento di Carlo Scarpa nel 1954, per le collezioni d’arte con opere sublimi di Laurana e Antonello da Messina. Mi piaceva poi la collocazione del museo nel quartiere della Kalsa, vicino al mare, ma da cui il mare non si vede, collegato alla città attraverso piazza Marina. Carlo Scarpa questa collocazione urbana l’ha sottolineata molto bene nel suo intervento, orientando le opere in modo da intercettare la luce e le traiettorie urbane. Infine, Palazzo Abatellis è un luogo nascosto. E forse anche per questo ha conservato intatta una certa atmosfera.

A quel punto hai invitato diversi ospiti a lavorare in questo contesto.
Ho invitato Stefano Graziani, che ha una particolare sensibilità per i musei, gli archivi, le istituzioni. Con Graziani abbiamo sviluppato un progetto in cui osservare e sperimentare il luogo, con l’idea di farne un racconto contemporaneo con parole e immagini. Il libro è l’ultima tappa del nostro lavoro. Un lavoro condiviso con artisti, architetti, storici dell’arte, fotografi, critici e curatori che abbiamo invitato a partecipare al public program. Sono venuti, fra gli altri, Massimo Bartolini, Simon Starling e Luca Trevisani, che hanno scritto bellissime storie per il libro. E poi sono intervenuti gli architetti (da Kersten Geers a Simona Malvezzi, Angelo Lunati, Emanuel Christ, Tim Power), storici e studiosi come Philippe Duboy, Margherita Guccione (che ha studiato i disegni dell’archivio di Scarpa al Maxxi), Guido Beltramini, Maria Vittoria Capitanucci, Santo Giunta dell’Università di Palermo, Paolo Inglese, Maurizio Carta, fotografi come Giovanna Silva, che è anche l’editore (Humboldt Books).

Cloe Piccoli & Stefano Graziani Palazzo Abatellis Palermo (Humboldt Books, Milano 2019)
Cloe Piccoli & Stefano Graziani Palazzo Abatellis Palermo (Humboldt Books, Milano 2019)

Non ci sono però soltanto i professionisti. Con Graziani avete selezionato un gruppo di studenti che hanno studiato il contesto per mesi.
Abbiamo organizzato un workshop a partire da un bando pubblico realizzato con l’Accademia di Brera di Milano, l’Università, l’Accademia e il Conservatorio di Palermo. I ragazzi hanno prodotto opere, idee, lavori e narrazioni, ma soprattutto con loro abbiamo costituito un gruppo di studio permanente che è durato un’intera settimana a settembre, che ha catalizzato a Palazzo Abatellis l’attenzione e la partecipazione di molte persone.

Da ciò che mi racconti, The Hidden City ha creato una sinergia fra luoghi e persone. Durante Manifesta, non solo i visitatori da altre città (italiani e stranieri) ma anche gli stessi palermitani hanno “scoperto” luoghi della propria città che non conoscevano. Credi sia una caratteristica peculiare di Palermo?
Palermo ha risposto con grande energia e intensità a questo progetto, così come ha accolto e condiviso Manifesta stessa e molti altri progetti internazionali. L’approccio dei curatori di questa Manifesta (Ippolito Pestellini Laparelli, Mirjam Varadinis, Andrés Jaque, Bregtje van der Haak) è stato proprio quello di dialogare con la città toccando temi come urbanistica, storia, identità, cultura e geopolitica. Direi che ci sono riusciti: Manifesta non è stata una mostra “calata dall’alto” ma condivisa con il luogo e con le persone che hanno reso possibile tutto ciò. Per ciò che mi riguarda, sono stata accolta e supportata in maniera unica dalla direttrice di Palazzo Abatellis, Evelina De Castro, e da tutto il suo team, così come dalla Regione Sicilia, dall’assessore Sebastiano Tusa al dirigente generale Sergio Alessandro.

Torniamo al libro e alle fotografie di Stefano Graziani. Dove non si tratta di documentare il museo, bensì di osservarlo con uno sguardo laterale, curioso, letteralmente critico. Cosa ci puoi dire di questo particolare reportage?
Le fotografie di Graziani, come giustamente dici, costituiscono uno sguardo critico sul museo e sul lavoro di Carlo Scarpa. Sono state fatte in un contesto di lettura critica dell’istituzione, in quella settimana di settembre in cui sono culminati mesi di studi, conversazioni, incontri e confronti. Graziani ha iniziato a lavorare il lunedì mattina a museo chiuso, chiedendo di fare un giro del museo a luci spente con tutti i partecipanti di The Hidden City. Spegnere la luce è un gesto semplice ma radicale. È il primo ribaltamento di prospettiva nell’ottica di un processo di Institutional Critique.

Cloe Piccoli & Stefano Graziani Palazzo Abatellis Palermo (Humboldt Books, Milano 2019)
Cloe Piccoli & Stefano Graziani Palazzo Abatellis Palermo (Humboldt Books, Milano 2019)

Come ricordavi all’inizio, Palazzo Abatellis è un museo il cui allestimento è stato progettato e disegnato da Carlo Scarpa. Cosa può insegnarci ancora oggi?
Nel libro vengono messi in luce temi e aspetti di grande contemporaneità di questo allestimento, come la lettura critica del display, il dialogo con il contesto, la specificità dell’intervento.

Massimo Bartolini, Simon Starling e Luca Trevisani sono parte integrante del progetto e del libro. In che modo peculiare ognuno di loro ha contribuito all’indagine sulla “città nascosta”.
L’idea del libro è sempre stata quella di un racconto contemporaneo ispirato da questo luogo specifico. Ognuno di loro aveva già un legame personale, speciale e specifico con questo luogo. Li ho invitati a Palermo e ho chiesto loro di raccontare le loro storie e poi di scriverle.

Qual è la tua valutazione ex post su Manifesta a Palermo? Il rischio sempre in agguato è che queste manifestazioni tengano alta l’attenzione per qualche settimana e poi lascino le città che le ospitano al punto iniziale. Sta succedendo e succederà anche a Palermo, per quanto hai potuto osservare?
Credo che un’esperienza come quella di Manifesta a Palermo abbia aperto nuove prospettive e innescato un processo di trasformazione. Fino a dove arriverà staremo a vedere.

Marco Enrico Giacomelli

Cloe Piccoli, Stefano Graziani – Palazzo Abatellis, Palermo
Humboldt Books, Milano 2019
Pagg. 160, € 25
ISBN 9788899385583
www.humboldtbooks.com
http://thehiddencitypalermo.com

Dati correlati
AutoreStefano Graziani
CuratoreCloe Piccoli
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.