Sul Gran Paradiso per scoprire la montagna che fa cultura. Dal cinema al turismo intelligente
Continuando a interrogarci sul ruolo e le dinamiche del turismo culturale, arriviamo nel parco nazionale più antico d’Italia per incontrare Luisa Vuillermoz, ideatrice del Gran Paradiso Film Festival. Il tema è quello della montagna che invita a restare e che sa farsi scegliere
Luisa Vuillermoz (Ivrea, 1972) ha passato la vita a immaginare il futuro del Gran Paradiso. A progettare un turismo che non divori la montagna ma la celebri; a trasformare un parco nazionale in un luogo vivo di incontro e di cultura. Nata e cresciuta tra le Alpi piemontosi, di cui conosce e ama natura e storia, oggi è una voce autorevole della comunità alpina: laureata in Economia Politica alla Bocconi, è direttrice di Fondation Grand Paradis, motore e anima del Gran Paradiso Film Festival, oltre a essere membro del CdA della Fondazione CRT.

Oltre lo spopolamento: restare, tornare, scegliere la montagna
Con lei parliamo di cosa significhi fare turismo in montagna e di quali prospettive si possano immaginare. La sua esperienza muove dal “più antico parco nazionale d’Italia (nel 2022 ha compiuto cento anni, ndr), che abbiamo la responsabilità di preservare e raccontare alle generazioni future. Il nostro lavoro è creare legami tra le persone e questo patrimonio, per trasformare una visita in un’esperienza di consapevolezza”. In questa visione si inserisce il tema dello spopolamento che colpisce molte aree alpine: conoscenza e sapere sono motore per restare e per cambiare. “La cultura diventa infrastruttura quando smette di essere episodica. In montagna questo significa radicarsi, parlare la lingua dei luoghi, riconoscere le vocazioni profonde. Quando è coerente con la vocazione di un luogo, la cultura non intrattiene soltanto: costruisce senso, crea relazioni, genera possibilità. Fondation Grand Paradis lavora su questa continuità, attivando processi che restano, come il Gran Paradiso Film Festival, oggi tra i principali e più longevi festival internazionali di cinema wildlife al mondo. È lì che la cultura smette di essere evento e diventa condizione: una ragione per restare, tornare, scegliere”.
Il Gran Paradiso Film Festival e il cinema wildlife
In un Paese ricco di scenari naturali, il Gran Paradiso suggerisce come andare oltre la semplice contemplazione. Qui il paesaggio non è un fondale, ma la sostanza stessa dell’operato, e l’evento diventa educativo: insegna ai viaggiatori a non fermarsi alla bellezza del panorama, ma a usare la cultura come lente per capire i cambiamenti del presente e il valore del territorio. “Il cinema wildlife cambia lo sguardo. Non mostra soltanto la natura, la restituisce nella sua complessità, nella sua bellezza e nella sua vulnerabilità. E in questo passaggio accade qualcosa: lo spettatore non è più esterno, si sente coinvolto, parte di un equilibrio più grande. Il Parco è un luogo da conoscere, rispettare e amare, secondo l’insegnamento di Renzo Videsott, veterinario, alpinista, uno dei pionieri dell’ambientalismo in Italia, e il cinema rende possibile questo percorso: dalla conoscenza nasce il rispetto, dal rispetto nasce l’attaccamento, e da lì la cura. È una trasformazione silenziosa, ma profonda”. Accanto agli eventi, la Fondazione si configura come un vero e proprio motore di sviluppo territoriale, capace di generare lavoro e innovazione. “Un ente culturale diventa motore quando smette di essere un contenitore e immagina e crea contenuti. Significa investire nelle persone, nelle competenze, nella capacità di tenere insieme tradizione e nuovi linguaggi. Un esempio è la Sibilla del Gran Paradiso, un progetto che utilizza l’intelligenza artificiale generativa per accogliere i visitatori e accompagnarli nella scoperta del territorio. Non sostituisce l’esperienza, la amplifica: crea nuove modalità di accesso alla conoscenza, apre possibilità. Intorno a questi progetti si attivano professionalità, si costruiscono filiere, si sperimentano modelli. In Fondation Grand Paradis la cultura genera lavoro, innovazione e futuro”.
Vivere la montagna, tutto l’anno. L’esempio del Gran Paradiso
La priorità è creare un ecosistema stabile che superi la logica del turismo mordi e fuggi. “La sfida è restituire continuità alla vita in montagna. Rafforzare le comunità, creare condizioni concrete per vivere e lavorare qui, tutto l’anno. La montagna deve tornare a essere una frontiera: non marginalità, ma luogo di sperimentazione. Per farlo deve dialogare costantemente con la città, attrarre energie, idee, competenze. Solo così si supera la stagionalità e si costruisce un tempo nuovo, più lungo, più abitato”. Il Gran Paradiso Film Festival, che nel 2026 si terrà dal 27 luglio al 9 agosto, invita a leggere il mondo attraverso le sue tensioni intrinseche. Con il tema della 29° edizione, Dominio e coesistenza, la rassegna si chiede come l’umanità possa abitare la Terra senza sopraffarla, trasformando il conflitto in una nuova forma di cittadinanza planetaria. “La natura diventa uno specchio del presente, un linguaggio attraverso cui comprendere le dinamiche che attraversano la nostra società. Da non perdere: gli appuntamenti di grande cinema di natura, con le prime italiane di film che hanno ricevuto i riconoscimenti più importanti a livello internazionale; e gli incontri e le riflessioni del ciclo di conferenze De Rerum Natura, con personalità internazionali che ci aiutano a interpretare il nostro tempo. Il tutto negli scenari maestosi del Gran Paradiso, dove nomen omen”. Un nome che è già una promessa: quella di un luogo dove la bellezza è realtà.
Luisa Taliento
Gran Paradiso Film Festival 2026 // dal 27 luglio al 9 agosto
Cogne e Valli del Gran Paradiso
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